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ottobre 2006

L’ottava meraviglia

testo e foto di Tommaso M. Valinotti

BALOCCO (VC) - Il Mosé, Piazza San Marco, il David, il loggiato di Piazza San Pietro, la Nascita di Venere, L’ultima Cena, Piazza Carlo Alberto a Torino.

L’Italia è piena di capolavori realizzati nei secoli passati dagli artisti italiani. Il XX° secolo probabilmente non ha espresso un simile livello di genialità a 360° nel mondo dell’arte italiana, schiacciata dall’emergere di nuove e diverse culture, ma in un settore sicuramente gli artisti italiani hanno primeggiato: nel realizzare automobili.

Come gli artisti dei secoli passati i costruttori di automobili italiani del secolo scorso erano valenti artigiani che sapevano plasmare la materia fino a creare dei capolavori.

Cultori di questa forma d’arte sono i Soci del Club Italia che una volta l’anno, sotto la regia della Scuderia Supergara, portano in pista i loro capolavori semoventi.

Così sabato scorso, 14 ottobre, in pista a Balocco (VC), la pista privata della Fiat, si è presentato un gruppo di vetture che hanno meravigliato nella seconda meta del secolo scorso.

Rara, rarissima la Cisitalia D46 che rappresenta la monoposto con cui si tornò a correre in Italia nell’immediato dopoguerra. Al volante di questa monoposto si misero in luce campioni come Tazio Nuvolari e gentleman come Piero Dusio, il grande creatore del marchio dello Stambecco, che ebbe il merito di “riscattare” dalla prigionia il prof. Porsche. La Cisitalia ebbe una produzione limitata nel tempo e nei numeri, ma ha sicuramente lasciato il segno. Con la 202 ad esempio, costruita fra il 1947 e il 1952 che grazie alla linea creata da Pinin Farina ha conquistato un posto stabile nel Museo of Modern Art (il mitico MoMa) di New York come unico esempio di design automobilistico.

Facendo scorrere il calendario di pochissimi anni a Balocco era presente l’unica Fiat 8V carrozzata nel 1952 da Vignale. Da mozzare il fiato la linea della carrozzeria disegnata da quel grande e, purtroppo, poco conosciuto re della matita torinese Giovanni Michelotti. E che dire del motore 8 cilindri a V che non venne sviluppato a dovere, e visto malvolentieri dai vertici della proletaria Fiat, protesa in quell’epoca, probabilmente a ragione, a dare un’utilitaria a tutti gli italiani. E così ecco che a Balocco c’era un’umile Fiat 600, ma nobilitata dall’elaborazione Abarth, che trasformò la brava lavoratrice del quotidiano in una purosangue che seppe farsi onore sulle piste e le strade di tutto il mondo.

Carlo Abarth, austriaco di Torino, aveva un collegamento molto stretto con la Fiat e tutte le utilitarie torinesi subirono la trasformazione Abarth, che creò dei veri oggetti da competizione che oggi fanno venire l’acquolina in bocca ai collezionisti di tutto il mondo soprattutto giapponesi. Fra queste vetture la 1300 della seconda metà degli anni Sessanta creata sulla base della Fiat 850 Coupé.

Uno dei miti degli anni Cinquanta è la Lancia B24 che molti ricordano per essere la protagonista di uno dei pochi film on the road italiani: Il Sorpasso.

A Balocco erano presenti due splendidi esemplari della più rara e formalmente riuscita prima serie. Una vettura i cui stilemi Pinin Farina ripropose successivamente con la fortunata Alfa Romeo Giulietta. Assente quest’ultima la Lancia era però egregiamente rappresentata da ben tre Stratos stradali, Fulvia HF Fanalone e da uno dei tre esemplari costruiti della Fulvia F&M, il prototipo costruito da Fiorio e Maglioli tagliando il tetto alla Fulvia Coupé per avere una vettura ancor più leggere a performante. A chiudere il mondo Lancia la possente Flaminia Coupé carrozzata Touring ed una Hyena, sogno folle di Zagato di realizzare un coupé ad alte prestazioni su base Lancia Fulvia HF.

Per gli appassionati di Rally una 037 nei colori Martini magistralmente guidata da Beppe Volta e una Delta S4 con i suoi 500 cavalli espressi dalla turbina e dal compressore volumetrico. Ovviamente a contrastare le Lancia da Rally c’erano due Fiat 124 spider da prova speciale: una 1600 che segnò gli esordi della vettura nei rally ed un’Abarth 4 valvole nei colori ufficiali guidata dal presiedente della Csai, ed ex navigatore di grido, Gino Macaluso.

L’Alfa e le corse sono una parola sola, perciò ecco un proliferare di GTA che vinsero tutto quanto si poteva vincere ed una splendida 1900 SS carrozzata in modo raffinato da Touring, nonché una 33 Daytona, che mandava in fibrillazione cuore ed arterie di tutti i presenti ogni volta che andava in moto il suo 8 cilindri.

Naturalmente c’era anche la Ferrari con una berlinetta degli anni Sessanta in un serioso colore grigio ed una 250 TdF con tanto di rollbar, mentre la Maserati era rappresentata, fuori gara, da una bellissima 3500 GT Cabriolet carrozzata Touring.

Ci fosse stata anche una Lamborghini il pianeta Italia sarebbe stato esplorato per intero.

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