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BALOCCO
(VC) - Il Mosé, Piazza San Marco, il David, il loggiato di Piazza San
Pietro, la Nascita di Venere, L’ultima Cena, Piazza Carlo Alberto a
Torino.
L’Italia
è piena di capolavori realizzati nei secoli passati dagli artisti
italiani. Il XX° secolo probabilmente non ha espresso un simile
livello di genialità a 360° nel mondo dell’arte italiana, schiacciata
dall’emergere di nuove e diverse culture, ma in un settore sicuramente
gli artisti italiani hanno primeggiato: nel
realizzare automobili.
Come
gli artisti dei secoli passati i costruttori di automobili italiani del
secolo scorso erano valenti artigiani che sapevano plasmare la materia
fino a creare dei capolavori.
Cultori
di questa forma d’arte sono i Soci del Club Italia che una volta l’anno, sotto la regia della Scuderia
Supergara, portano in pista i loro capolavori semoventi.
Così
sabato scorso, 14 ottobre, in pista a Balocco (VC), la pista privata della
Fiat, si è presentato un gruppo di vetture che hanno meravigliato nella
seconda meta del secolo scorso.
Rara,
rarissima la Cisitalia D46 che rappresenta la monoposto con cui si
tornò a correre in Italia nell’immediato dopoguerra. Al volante di
questa monoposto si misero in luce campioni come Tazio Nuvolari e
gentleman come Piero Dusio, il grande creatore del marchio dello
Stambecco, che ebbe il merito di “riscattare” dalla prigionia il prof.
Porsche. La Cisitalia ebbe una produzione limitata nel tempo e nei numeri,
ma ha sicuramente lasciato il segno. Con la 202 ad esempio, costruita fra il 1947 e il 1952 che grazie
alla linea creata da Pinin Farina ha conquistato un posto stabile nel Museo
of Modern Art (il mitico MoMa) di New York come unico esempio di
design automobilistico.
Facendo
scorrere il calendario di pochissimi anni a Balocco era presente l’unica
Fiat 8V carrozzata nel 1952 da Vignale. Da mozzare il fiato la linea della
carrozzeria disegnata da quel grande e, purtroppo, poco conosciuto re
della matita torinese Giovanni Michelotti. E che dire del motore 8
cilindri a V che non venne sviluppato a dovere, e visto malvolentieri dai
vertici della proletaria Fiat, protesa in quell’epoca, probabilmente a
ragione, a dare un’utilitaria a tutti gli italiani.
E così ecco che a Balocco c’era un’umile Fiat 600, ma nobilitata
dall’elaborazione Abarth, che trasformò la brava lavoratrice del
quotidiano in una purosangue che seppe farsi onore sulle piste e le strade
di tutto il mondo.
Carlo
Abarth, austriaco di Torino, aveva un collegamento molto stretto con la
Fiat e tutte le utilitarie torinesi
subirono la trasformazione Abarth, che creò dei veri oggetti da
competizione che oggi fanno venire l’acquolina in bocca ai collezionisti
di tutto il mondo soprattutto giapponesi. Fra queste vetture la
1300 della seconda metà degli anni Sessanta creata sulla base della Fiat
850 Coupé.
Uno
dei miti degli anni Cinquanta è la Lancia B24 che molti ricordano per essere la protagonista di uno dei
pochi film on the road italiani: Il Sorpasso.
A
Balocco erano presenti due splendidi esemplari della più rara e
formalmente riuscita prima serie. Una vettura i cui stilemi Pinin Farina
ripropose successivamente con la fortunata Alfa Romeo Giulietta. Assente
quest’ultima la Lancia era però egregiamente rappresentata da ben
tre Stratos stradali, Fulvia HF Fanalone e da uno dei tre esemplari
costruiti della Fulvia F&M, il prototipo costruito da Fiorio e Maglioli
tagliando il tetto alla Fulvia Coupé per avere una vettura ancor più
leggere a performante. A chiudere
il mondo Lancia la possente Flaminia Coupé carrozzata Touring ed una
Hyena, sogno folle di Zagato di realizzare un coupé ad alte
prestazioni su base Lancia Fulvia HF.
Per
gli appassionati di Rally una 037 nei colori Martini magistralmente
guidata da Beppe Volta e una Delta
S4 con i suoi 500 cavalli espressi dalla turbina e dal compressore
volumetrico. Ovviamente a contrastare le Lancia da Rally c’erano due Fiat
124 spider da prova speciale: una 1600 che segnò gli esordi della
vettura nei rally ed un’Abarth 4
valvole nei colori ufficiali guidata dal presiedente della Csai, ed ex
navigatore di grido, Gino Macaluso.
L’Alfa
e le corse sono una parola sola, perciò ecco un proliferare di GTA
che vinsero tutto quanto si poteva vincere ed una
splendida 1900 SS carrozzata in modo raffinato da Touring, nonché una
33 Daytona, che mandava in fibrillazione cuore ed arterie di tutti i
presenti ogni volta che andava in moto il suo 8 cilindri.
Naturalmente
c’era anche la Ferrari con una berlinetta degli anni Sessanta in un serioso colore
grigio ed una 250 TdF con tanto di
rollbar, mentre la Maserati
era rappresentata, fuori gara, da una bellissima
3500 GT Cabriolet carrozzata Touring.
Ci
fosse stata anche una Lamborghini il pianeta Italia sarebbe stato
esplorato per intero. |