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novembre 2006

Costa Smeralda la vittoria è sempre d’oro

a cura dell’ufficio stampa Costa Smeralda

foto Photo4

PORTO CERVO (SS) - Smeraldo o argento? In fondo importa poco, il colore è sempre brillante.

E sì, perché il Rally Costa Smeralda, ha brillato di luce intensa fin dalle prime battute. Per questo i 25 anni della gara acquistano un significato importante.

Organizzare per un anno, due, tre una gara stellare è impresa, ma metterla in scena per 25 anni ha del divino.

Nel 1978, quando i cronometristi finirono il loro conto alla rovescia per la prima speciale si accorsero che il parco partenti era di quelli importanti, di quelli che avrebbero lasciato il segno nella storia. Erano gli anni in cui le trazioni posteriori sembravano avere vita infinita e lo scontro Fiat-Opel andava in scena ogni domenica.

Vinse una vettura ufficiale, la 131 Abarth di Verini-Mannucci, che precedette le Opel Kadett GT/E di Ormezzano-“Rudy” e quella di un giovane equipaggio promettente: Cerrato-Cerri.

Il Costa Smeralda numero 2 fu un’altra epica battaglia, con le 131 Abarth di Bettega-Perissinot e “Lucky”-Pons che ebbero la meglio sul tentativo Alfa Romeo di uscire dal perimetro delle piste per venire a spadroneggiare anche nei tornanti. Un sano tentativo che premio l’Alfetta di Pregliasco-Reisoli con il gradino più basso del podio.

A sancire che il Costa Smeralda era un evento ci aveva pensato quell’anno anche la televisione, che effettuò una diretta memorabile, per noi fanatici del controsterzo, dalla prova dell’Isuledda. Fu spettacolo, spettacolo vero. Anche chi non era sulla speciale sentì il rombo dei motori e il profumo della polvere sollevata penetrargli in ogni poro come una buona medicina che dà serenità.

Si cominciò a vociferare di un Costa Smeralda mondiale. Anche se la gara sarda non ottenne mai la titolazione, mondiale lo fu veramente. Ad esempio come definire altrimenti l’edizione del 1980 con il successo dei francesi Darniche-Mahé, sulla bestia immortale, la Lancia Stratos, davanti agli svedesi Blomqvist-Cedeberg, sulla Saab 900, con al terzo posto una giovane promessa uscita dalla scuola del Trofeo A112: Franco Cunico, ai primi passi importanti sulla Lancia Stratos. Mondiale fu anche l’edizione successiva.

La Fiat mandava un paio di equipaggi della squadra ufficiale e gli altri erano obbligati a rispondere. Anche perché vincere in Costa Smeralda faceva risonanza su tutte le pagine dei giornali, non solo quelli specializzati. Fu così che il 1980 i golfi del Costa Smeralda si vestirono dei colori dell’iride. Vinsero gli svedesi Alen-Kiwimaki, Fiat 131 Abarth, davanti ai connazionali Airikkila-Virtanen, Ford Escort RS, e alla 131 Abarth del privato più veloce del mondo: Adartico Vudafieri, navigato da Arnaldo Bernacchini.

L’anno dopo, 1981, fu nuovamente un successo italiano; non perché lo Smeralda avesse perso la sua patina mondiale, ma grazie ad un giovane piemontese che nelle stanze del mondiale voleva entrarci di forza, come la sua classe esigeva: Michele Cinotto fu primo sul traguardo di Olbia, affiancato da Emilio Radaelli, iscrivendo per la prima volta nell’albo d’oro del Costa Smeralda una vettura a quattro ruote motrici: l’Audi Quattro. Dietro di lui il meglio del giovane rallismo italiano: Tabaton-Tedeschini, Lancia Stratos e Zanussi-Bernacchini, Fiat 131 Abarth.

Il 1983 fu l’ultimo grande anno per le Lancia Rally nel mondiale ed anche il Costa Smeralda si adeguò con una tripletta delle berlinette torinesi: Biasion-Siviero spiccarono da qui il loro volo che li avrebbe portati a conquistare una doppietta iridata, poi Tabaton-Tedeschini e Cunico-Bartolich.

Il 1984 porta al successo un giovane finlandese bello come il sole, grande come l’infinito: Henri Toivonen che, navigato da Juha Piironen (un altro che coronerà un bel poker di titoli iridati), farà danzare il posteriore della sua Porsche a trazione posteriore esaltando chi era a mangiare la polvere sulle strade della Gallura. Dietro chiudono la Lancia Rally Carlo Capone e Sergio Cresto, il navigatore che unirà definitivamente il suo destino con Toivonen, e l’Opel Manta 400 di Dario Cerrato e Geppi Cerri, confinati, per l’ultimo anno, nel purgatorio dei privati, pur se assistiti dalla struttura ufficiale di Virgilio Conrero.

Proprio Cerrato-Cerri, con i galloni dell’ufficialità sulla Lancia Rally conquistano una splendida vittoria nel 1985, con un podio monopolizzato dalle Rally. Anche nei confini nazionali la Lancia Rally sta finendo il suo grande ciclo e vincere in modo così netto e perentorio.

Il 1986 vede in campo il predominio delle Gruppo B, ormai al massimo della loro evoluzione: vetture che superano i 500 CV con quattro ruote motrici e accelerazioni in grado di competere con i caccia in picchiata.

Vince il poeta della Lancia Delta S4 Henri Toivonen con l’italo americano Sergio Cresto alle note. Per loro sarà l’ultimo podio.

Dietro agli imprendibili Toivonen-Cresto si consuma la battaglia che dà punti per il titolo tricolore. Andrea Zanussi e Popi Amati, con la Peugeot 205 Turbo 16 ufficiale, sono secondi davanti a Cerrato-Cerri, Lancia Delta S4 altrettanto ufficiale, in una lotta che si protrarrà sino alle nevi autunnali del Valle d’Aosta.

Nel 1987 finisce l’era delle Gruppo B, che cedono il posto alle più umane Gruppo A.

È ancora Lancia a dare l’impronta iridata con Alen-Kiwimaki, imbattibili sulla terra, che precedono Cerrato-Cerri per una doppietta marchiata Delta 4WD. L’Audi coltiva fantasie di poter fermare l’onda impetuosa Lancia e conquista un ottimo terzo posto con la Quattro Coupé del gallese Llwellin. L’anno dopo è la volta di Markku Alen salire sul gradino più alto del podio, davanti ai due galletti del campionato italiano ed europeo, sempre marchiato Lancia, Cerrato-Cerri, Tabaton-Tedeschini.

La Lancia è ormai inavvicinabile sugli sterrati della Gallura e per altri quattro anni mette il suo marchio con Cerrato-Cerri (1989-1990) Kankkunen-Piironen (1991) e Auriol-Occelli (1992) con le varie versioni della Delta.

Il disimpegno Lancia coincise con il disimpegno della Martini, da sempre partner stretto della gara sarda. Dal 1994 iniziarono le vittorie delle Case giapponesi in una gara che continuava ad essere fra le più prestigiose del campionato italiano ed europeo.

Ci furono successi di Piero Liatti e Gigi Pirollo, Subaru Impreza, nel 1994, poi una breve interruzione per riproporre gli sterrati della Gallura nel 1998 con Pucci Grossi e Max Chiapponi primi vincitori con la Celica, mentre Manrico Falleri portò per l’ultima sul podio la mitica Delta. Fu un susseguirsi di edizioni ad altissimo livello, in cui gentleman driver, come Daniele Griotti, vincitore nel 1999, e Michele Gregis, primo nel 2000, si confrontarono con i soliti big dell’italiano: Paolo Andreucci, primo con la Focus WRC nel 2001, e Luca Cantamessa vincitore nel 2002 con la Subaru WRC. Nel 2003 riprende la tradizione degli stranieri, con il successo della Peugeot 206 WRC dei finlandesi Rovampera-Pietilainen, prima di arrivare alla doppietta di Andrea Navarra (2004 con la Subaru, 2005 con la Mitsubishi).

Come si vede le 24 edizioni del Costa Smeralda hanno vissuto nello splendore di grandi campioni del rallismo mondiale. E per il venticinquennale c’è una sola certezza: chi salire sul più altro gradino del podio di Olbia sarà un campione.

O lo diventerà.

Ed infatti Paolo Andreucci ed Anna Andreussi coronano qui il loro indeguimento al titolo italiano 2006 con la Fiat Grande Punto.

E sarà anche il trampolino per vederli impegnati sulle strade iridate.

 

Gepi Cerri, la sfida infinita con i finlandesi

“È una provincia della Finlandia.”

Così Gepi Cerrì, storico navigatore di Cario Cerrato, definisce gli sterrati del Costa Smeralda.

Noi italiani siamo da sempre asfaltisti, mentre i finlandesi sono da sempre dei grandi terraioli. Il Costa Smeralda godeva dello stretto appoggio della Martini, che era lo sponsor della lancia nel mondiale. Ed ogni anno c’era il finlandese di turno da battere, o per lo meno da stargli vicino”.

L’avventura di Cerrato-Cerri al Costa Smeralda comincia con le Opel di Virgilio Conrero e il primo risultato importante lo conquistano nel 1984 con la Manta 400.

Un ottimo risultato il nostro, con una vettura strutturalmente inferiore. La Manta ha motore anteriore e trazione posteriore, una configurazione sicuramente penalizzata sulla terra nei confronti della Porsche di Toivonen, tutta dietro”.

L’anno successivo la consacrazione con le Lancia e nuova battaglia contro Toivonen, questa volta però ad armi pari.

La nostra vittoria al Costa Smeralda di quell’anno fu probabilmente la più bella della nostra carriera. Lottammo ad armi pari con Henri fin dalle prime battute e fummo così incisivi che Toivonen esagerò ed uscì di strada lasciandoci strada spianata verso un memorabile successo”.

L’anno successivo ancora Toivonen con le Lancia Martini in Sardegna.

Quello fu l’anno delle S4 e contro Henri, con quella macchina, nessuno riuscì a far nulla. Semplicemente lui era più veloce, e noi puntammo al secondo posto contro il nostro avversario della stagione: Andrea Zanussi. Fu una battaglia persa, perché la sua 205 T16 era sicuramente più in forma della nostra S4; ma la S4 era una vettura fantastica, velocissima e anche solida, al punto che non stavi a guardare tanto per il sottile dove mettevi le ruote. L’importante era che fosse il percorso più breve per fare la curva, poi buche e sassi non avevano significato”.

Cancellato il Gruppo B, Cerrato-Cerri si ripresentarono l’anno successivo con la fragile Delta 4WD allestita in fretta e furia dalla Lancia per rispondere alle nuove normative regolamentari. Ancora una volta si trovarono un finlandese abituale frequentatore del mondiale a combatterli. Vinse Markku Alen, ma ancora una volta loro erano lì a tenere alto il nome degli italiani.

Due vittorie consecutive ed ancora un secondo posto nel 1991, alle spalle di Kankkunen, concludono il prestigioso palmares di Cerrato-Cerri al Costa Smeralda.

Era la nostra unica gara vera su terra. La preparavamo con una cura certosina addirittura superiore alle altre gare. Era una sfida per noi, tradizionalmente abituati a correre su asflato, affrontare i finlandesi che gli dei dell’Olimpo della terra. Noi abbiamo avuto la fortuna di misurarci con loro ad armi pari, o per lo meno simili. E quel duello con Henri Toivonen è rimasto scolpito nella mia mente”.

 

 

 

 

 

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