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PORTO
CERVO (SS) - Smeraldo o
argento? In fondo importa poco, il colore è sempre brillante.
E
sì, perché il Rally Costa Smeralda, ha brillato di luce intensa fin
dalle prime battute. Per questo i 25 anni della gara acquistano un
significato importante.
Organizzare
per un anno, due, tre una gara stellare è impresa, ma
metterla in scena per 25 anni ha del divino.
Nel
1978, quando i cronometristi finirono il loro conto alla rovescia
per la prima speciale si accorsero che il parco partenti era di quelli
importanti, di quelli che avrebbero lasciato il segno nella storia. Erano
gli anni in cui le trazioni posteriori sembravano avere vita infinita
e lo scontro Fiat-Opel andava in scena ogni domenica.
Vinse
una vettura ufficiale, la 131 Abarth di Verini-Mannucci, che precedette le Opel
Kadett GT/E di Ormezzano-“Rudy” e quella di un giovane
equipaggio promettente: Cerrato-Cerri.
Il
Costa Smeralda numero 2 fu un’altra epica battaglia, con le
131 Abarth di Bettega-Perissinot e “Lucky”-Pons che ebbero la
meglio sul tentativo Alfa Romeo di uscire dal perimetro delle
piste per venire a spadroneggiare anche nei tornanti. Un sano
tentativo che premio l’Alfetta di Pregliasco-Reisoli
con il gradino più basso del podio.
A
sancire che il Costa Smeralda era un evento ci aveva pensato
quell’anno anche la televisione, che effettuò una diretta
memorabile, per noi fanatici del controsterzo, dalla prova dell’Isuledda.
Fu spettacolo, spettacolo vero. Anche chi non era sulla speciale sentì
il rombo dei motori e il profumo della polvere sollevata penetrargli
in ogni poro come una buona medicina che dà serenità.
Si
cominciò a vociferare di un Costa Smeralda mondiale. Anche se la
gara sarda non ottenne mai la titolazione, mondiale lo fu veramente.
Ad esempio come definire altrimenti l’edizione del 1980 con il
successo dei francesi Darniche-Mahé, sulla bestia immortale, la Lancia Stratos,
davanti agli svedesi Blomqvist-Cedeberg, sulla Saab 900, con al
terzo posto una giovane promessa uscita dalla scuola del Trofeo A112: Franco Cunico, ai primi passi importanti sulla Lancia
Stratos. Mondiale fu anche l’edizione successiva.
La
Fiat mandava un paio di equipaggi della squadra ufficiale e gli altri
erano obbligati a rispondere. Anche perché vincere in Costa Smeralda
faceva risonanza su tutte le pagine dei giornali, non solo quelli
specializzati. Fu così che il
1980 i golfi del Costa Smeralda si vestirono dei colori dell’iride.
Vinsero gli svedesi Alen-Kiwimaki, Fiat 131 Abarth, davanti ai
connazionali Airikkila-Virtanen, Ford Escort RS, e alla 131 Abarth del
privato più veloce del mondo: Adartico
Vudafieri, navigato da Arnaldo Bernacchini.
L’anno
dopo, 1981, fu nuovamente un successo italiano; non perché lo
Smeralda avesse perso la sua patina mondiale, ma grazie ad un giovane
piemontese che nelle stanze del mondiale voleva entrarci di forza,
come la sua classe esigeva: Michele
Cinotto fu primo sul traguardo di Olbia, affiancato da Emilio Radaelli,
iscrivendo per la prima volta nell’albo d’oro del Costa Smeralda
una vettura a quattro ruote motrici: l’Audi Quattro. Dietro di lui
il meglio del giovane rallismo italiano: Tabaton-Tedeschini,
Lancia Stratos e Zanussi-Bernacchini, Fiat 131 Abarth.
Il
1983 fu l’ultimo grande anno per le Lancia Rally nel mondiale ed anche il Costa Smeralda si adeguò
con una tripletta delle berlinette torinesi: Biasion-Siviero
spiccarono da qui il loro volo che li avrebbe portati a conquistare
una doppietta iridata, poi Tabaton-Tedeschini e Cunico-Bartolich.
Il
1984 porta al successo un giovane finlandese bello come il sole,
grande come l’infinito: Henri Toivonen che, navigato da Juha
Piironen (un altro che coronerà un bel poker di titoli iridati),
farà danzare il posteriore della sua Porsche a trazione posteriore
esaltando chi era a mangiare la polvere sulle strade della Gallura. Dietro
chiudono la Lancia Rally Carlo Capone e Sergio Cresto, il navigatore
che unirà definitivamente il suo destino con Toivonen, e l’Opel
Manta 400 di Dario Cerrato e Geppi Cerri, confinati, per l’ultimo
anno, nel purgatorio dei privati, pur se assistiti dalla struttura
ufficiale di Virgilio Conrero.
Proprio
Cerrato-Cerri, con i galloni dell’ufficialità sulla Lancia Rally
conquistano una splendida vittoria nel 1985, con un podio
monopolizzato dalle Rally. Anche nei confini nazionali la Lancia Rally
sta finendo il suo grande ciclo e vincere in modo così netto e
perentorio.
Il
1986 vede in campo il predominio delle Gruppo B, ormai al massimo
della loro evoluzione: vetture che superano i 500 CV con quattro ruote
motrici e accelerazioni in grado di competere con i caccia in
picchiata.
Vince
il poeta della Lancia Delta S4 Henri Toivonen con l’italo americano
Sergio Cresto alle note. Per loro sarà l’ultimo podio.
Dietro
agli imprendibili Toivonen-Cresto si consuma la battaglia che dà
punti per il titolo tricolore. Andrea Zanussi e Popi Amati, con la
Peugeot 205 Turbo 16 ufficiale, sono secondi davanti a Cerrato-Cerri,
Lancia Delta S4 altrettanto ufficiale, in una lotta che si protrarrà
sino alle nevi autunnali del Valle d’Aosta.
Nel
1987 finisce l’era delle Gruppo B, che cedono il posto alle più
umane Gruppo A.
È
ancora Lancia a dare l’impronta iridata con Alen-Kiwimaki,
imbattibili sulla terra, che precedono Cerrato-Cerri per una doppietta
marchiata Delta 4WD. L’Audi coltiva fantasie di poter fermare
l’onda impetuosa Lancia e conquista un ottimo terzo posto con la
Quattro Coupé del gallese Llwellin. L’anno
dopo è la volta di Markku Alen salire sul gradino più alto del podio,
davanti ai due galletti del campionato italiano ed europeo, sempre
marchiato Lancia, Cerrato-Cerri, Tabaton-Tedeschini.
La
Lancia è ormai inavvicinabile sugli sterrati della Gallura e per
altri quattro anni mette il suo marchio con Cerrato-Cerri (1989-1990)
Kankkunen-Piironen (1991) e Auriol-Occelli (1992) con le varie
versioni della Delta.
Il
disimpegno Lancia coincise con il disimpegno della Martini, da sempre
partner stretto della gara sarda. Dal 1994 iniziarono le vittorie
delle Case giapponesi in una gara che continuava ad essere fra le più
prestigiose del campionato italiano ed europeo.
Ci
furono successi di Piero Liatti e Gigi Pirollo, Subaru Impreza, nel
1994, poi una breve interruzione per riproporre gli sterrati della
Gallura nel 1998 con Pucci Grossi e Max Chiapponi primi vincitori con
la Celica, mentre Manrico Falleri portò per l’ultima sul podio la
mitica Delta. Fu un susseguirsi di edizioni ad altissimo livello, in
cui gentleman driver, come Daniele Griotti, vincitore nel 1999, e
Michele Gregis, primo nel 2000, si confrontarono con i soliti big
dell’italiano: Paolo Andreucci, primo con la Focus WRC nel 2001, e
Luca Cantamessa vincitore nel 2002 con la Subaru WRC. Nel 2003
riprende la tradizione degli stranieri, con il successo della Peugeot
206 WRC dei finlandesi Rovampera-Pietilainen, prima di arrivare alla
doppietta di Andrea Navarra (2004 con la Subaru, 2005 con la
Mitsubishi).
Come
si vede le 24 edizioni del Costa Smeralda hanno vissuto nello
splendore di grandi campioni del rallismo mondiale. E per il
venticinquennale c’è una sola certezza: chi salire sul più altro
gradino del podio di Olbia sarà un campione.
O
lo diventerà.
Ed
infatti Paolo Andreucci ed Anna Andreussi coronano qui il loro
indeguimento al titolo italiano 2006 con la Fiat Grande Punto.
E
sarà anche il trampolino per vederli impegnati sulle strade iridate.
Gepi
Cerri, la sfida infinita con i finlandesi
“È
una provincia della Finlandia.”
Così
Gepi Cerrì, storico navigatore di Cario Cerrato, definisce gli
sterrati del Costa Smeralda.
“Noi
italiani siamo da sempre asfaltisti, mentre i finlandesi sono da
sempre dei grandi terraioli. Il Costa Smeralda godeva dello stretto
appoggio della Martini, che era lo sponsor della lancia nel mondiale.
Ed ogni anno c’era il finlandese di turno da battere, o per lo meno
da stargli vicino”.
L’avventura
di Cerrato-Cerri al Costa Smeralda comincia con le Opel di Virgilio
Conrero e il primo risultato importante lo conquistano nel 1984
con la Manta 400.
“Un
ottimo risultato il nostro, con una vettura strutturalmente inferiore.
La Manta ha motore anteriore e trazione posteriore, una configurazione
sicuramente penalizzata sulla terra nei confronti della Porsche di
Toivonen, tutta dietro”.
L’anno
successivo la consacrazione con le Lancia e nuova battaglia contro
Toivonen, questa volta però ad armi pari.
“La
nostra vittoria al Costa Smeralda di quell’anno fu probabilmente la
più bella della nostra carriera. Lottammo ad armi pari con Henri fin
dalle prime battute e fummo così incisivi che Toivonen esagerò ed
uscì di strada lasciandoci strada spianata verso un memorabile
successo”.
L’anno
successivo ancora Toivonen con le Lancia Martini in Sardegna.
“Quello
fu l’anno delle S4 e contro Henri, con quella macchina, nessuno
riuscì a far nulla. Semplicemente lui era più veloce, e noi puntammo
al secondo posto contro il nostro avversario della stagione: Andrea
Zanussi. Fu una battaglia persa, perché la sua 205 T16 era
sicuramente più in forma della nostra S4; ma la S4 era una
vettura fantastica, velocissima e anche solida, al punto che non stavi
a guardare tanto per il sottile dove mettevi le ruote. L’importante
era che fosse il percorso più breve per fare la curva, poi buche e
sassi non avevano significato”.
Cancellato
il Gruppo B, Cerrato-Cerri si ripresentarono l’anno successivo
con la fragile Delta 4WD allestita in fretta e furia dalla Lancia per
rispondere alle nuove normative regolamentari. Ancora una volta si
trovarono un finlandese abituale frequentatore del mondiale a
combatterli. Vinse Markku Alen, ma ancora una volta loro erano lì a
tenere alto il nome degli italiani.
Due
vittorie consecutive ed ancora un secondo posto nel 1991, alle
spalle di Kankkunen, concludono il prestigioso palmares di
Cerrato-Cerri al Costa Smeralda.
“Era
la nostra unica gara vera su terra. La preparavamo con una cura
certosina addirittura superiore alle altre gare. Era una sfida per
noi, tradizionalmente abituati a correre su asflato, affrontare i
finlandesi che gli dei dell’Olimpo della terra.
Noi abbiamo avuto la fortuna di misurarci con loro ad armi pari, o per
lo meno simili. E quel duello con Henri Toivonen è rimasto scolpito
nella mia mente”.
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