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CARMAGNOLA
- Piero Capello,
gran patron del rally di Carmagnola, da qualche anno aveva il pallino
di far passare il Monte-Carlo
Historique in piazza a Carmagnola.
Complice
l’amministrazione comunale, c’è riuscito, riuscendo a far
transitare i concorrenti per un controllo timbro.
Ma
all’avvicinarsi dell’evento e con lo scendere della temperatura a logici livelli invernali, Piero
Capello ha cominciato a preoccuparsi.
“Se
non ci fosse nessuno in Piazza
Sant’Agostino faremmo proprio una bella figura di m…”.
Nel frattempo la febbre della festa montava. Poiché nella piazza
medievale, cuore della cittadina, è stata montata una pista di pattinaggio
la Pro-Loco ha organizzato uno spettacolo di pattinaggio su ghiaccio e
di fontane luminose. Mentre c’erano il club di autostoriche di
Carmagnola hanno esposto i loro gioielli a far da ala agli equipaggi
in arrivo.
Risultato
alle 20.30 di venerdì 26 gennaio, la piazza era piena come un uovo ed
alle 23, quando sono arrivate le prime vetture provenienti da Torino
(come diavolo ha fatto Sergio Aravecchia ad arrivare al contrario lo
sa solo lui…) la folla non si è mossa di un millimetro.
Così,
in una cornice degna del Rally
del Portogallo dei tempi d’oro (quando gli spettatori si
divertivano ad emulare i toreri “caricando” le macchine) sono
transitate le trenta vetture provenienti da Torino, con
Marco Aghem, unico italiano ad aver vinto una delle dieci edizioni
della gara, a dover subire l’assalto dei microfoni.
Terminato
il transito di quelli provenienti da Torino (che nel frattempo si
erano già fatti una bella sgroppata passando per Chieri,
Asti, Alba, Savigliano e Racconigi), ecco arrivare il primo
equipaggio proveniente da Montecarlo, via Sospel e Colle di Tenda.
È
Erik Comas, quattro anni di esperienza di Formula,
che abituato alle pubbliche relazioni, non si accontenta di rispondere
alle domande al microfono, ma decide di scendere dalla sua Alpine A110
e raccogliere l’ovazione della folla.
Come
sia riuscito a risalire in macchina, così pressato dalla calca, è un mistero. Probabilmente, oltre al
ricordo di carmagnola, un’artistica confezione di due barattoli di
peperoni, probabilmente si è portato via un paio di spettatori
ansiosi di chiedere l’autografo.
Dietro
a lui arriva Jean Pierre
Nicolas, Renault 8 Gordini, che il Monte-Carlo lo ha vinto
veramente, essendo il più veloce nel 1978 con la sua Porsche. E poi
via via tutti gli altri, compreso il
monegasco “Tchine” che di Monte-Carlo veri ne ha fatti 27, che
dice di avere parenti a Carmagnola. L’amministrazione comunale pensa
di farne un cittadino onorario.
Verso
l’una di notte, quando i passaggi si fanno più radi, qualcuno
comincia a pensare di tornare a casa, chi resiste maggiormente tira
fino alle due. Alle 2.15 lo
staff dello Sport Rally Team di Carmagnola decide di smantellare il
pallone che urla benvenuti a Carmagnola. Sono rimasti in pochi. Un
paio di persone della Pro-Loco, che non hanno mai smesso di consegnare
i loro gadget agli equipaggi, i commissari di percorso, Pier
Luigi Capello e qualche irriducibile.
Poi
si dice basta. Chi arriva ora è decisamente fuori tempo massimo. Trafelati
arrivano Jean François Picquier e Claude Rattoni, con la loro Peugeot
204 Coupé che in francese chiedono se sono gli ultimi. Risposta
in piemontese “abbastanza”
e sguardo di compassione.
“Tu a Saint Etienne in orario non ci arrivi proprio”, ma anche
questo è il fascino del Monte.
Via
sotto tono dalla Città di Torino per questa decima edizione del
Monte-Carlo Historique. Dopo i fasti di Piazza San Carlo, il salotto
buono del capoluogo piemontese, e il Lingotto, quest’anno si è optato
per il piazzale della Concessionaria Progetto di Corso Unione
Sovietica.
Come
se gli equipaggi lo sapessero Torino è stata scelta da soli trenta
equipaggi e disertata dalla grande folla. Ovviamente da Torino sono partiti la maggioranza degli italiani, come
Marco Aghem, Gian Maria Aghem e Sergio Aravecchia, Vittorio Novo,
che rappresentano le nostre speranze di vittoria oppure i
finlandesi di Cuneo Mikkila-Silvasti, o i francesi Laurent-Laurent
con la loro piccola Daf 66 Marathon.
Naturalmente
scarso l’apporto della folla.
Per
mantenere la sede di partenza Torino deve compiere uno sforzo per
ridare lustro alla manifestazione. Altrimenti vi sono altri candidati,
anche italiani.
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