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SESTRIERE
(TO) - Ci sono ricette che tutti conoscono e pochi riescono ad
applicare. Ad esempio la ricetta per organizzare una gara di regolarità
di successo è molto semplice: percorso affascinante e belle vetture.
Detto
così sembra tutto elementare, ma tradurre in realtà questa semplice
formuletta non così immediato. Ci riesce, da ormai 12 edizioni, il
Sestrierestorico gara che vanta radici nel passato di quasi mezzo
secolo, ed appoggi importanti quali l’Aci Torino e la Lancia,
che chiama a raccolta i suoi appassionati per partecipare alla gara.
Poi
il percorso, che partendo da due punti fermi, partenza ed arrivo a
Torino, fine della prima tappa in cima al Colle di Sestriere, svaria
per tutta il Piemonte occidentale concedendosi, ormai da tempo
immemorabile, una sana divagazione in Francia. Quest’anno il
percorso ha subito un’importante mutazione. Gli organizzatori hanno
infatti abbandonato la scelta di percorrere la Val di Susa, trafficata
non solo automobilisticamente per andare a cercare altri sbocchi.
Dall’iniziale passaggio attraverso la tenuta della Mandria, dove si
sono svolte le prime prove di precisazione, un assaggio delle colline
del basso canavese, prima di voltare la rotta verso sud, transitare
nel basso pinerolese ed arrivare nella provincia di Cuneo, per poi
risalire la Valle Varaita passando fra quelle meraviglie della natura
che sono i panorami di Sampeyre, Casteldelfino, Pontechianale, per
effettuare lo strappo su, fino ai 2748 metri del Colle dell’Agnello.
E poi giù in picchiata, sul versante francese delle Alpi, ma solo per
provare il brivido prima di risalire faticosamente le pendici del
Colle dell’Isoard che è alto 2361. La successiva salita da Briançon
al Colle del Monginevro, che arriva ad appena 1854 metri diventa un
gioco da ragazzi, prima di fermarsi per il meritato riposo a
Sestriere, dopo 305 km impegnativi e da percorrere a ritmo
garibaldino. La seconda tappa diventa poco più di una formalità. Da
Sestriere al Lingotto, appena 109 km, passando dalla frescura dei
monti al forno torinese che a fine giugno è pronto a cuocere a
puntino macchine ed equipaggi.
Alla
fine si tirano le somme ed in base alla classifica ecco svettare Bruno
Perno e Daniele Cerrato, Porsche 911 T del 1969, che riportano la
Coppa del Sestrierestorico in Piemonte dopo otto anni di esilio. E lo
fanno precedendo un altro equipaggio torinese quello costituito da
Gian Maria Aghem e Rossella Conti, Lancia Fulvia HF, che la
soddisfazione di vincere questa durissima se l’erano già presa nove
anni fa.
Ma
il Sestrierestorico è un’avventura per tutti i 130 equipaggi che
hanno preso il via. Specie se hanno per le mani una Fiat 501 del
1925, come Claudio Abate e Federico Viola, che più che ai controlli
orari debbono basare a non bollire il motore della loro vettura o
Alessandro Gamberini e Paolo Nobili, che tentano il colpaccio di
accumulare punti pesanti per il campionato italiano schierandosi con
un’Austin Seven Sport del 1930, o gli otto equipaggi portoghesi per
i quali la gara è iniziata con una settimana di anticipo, visto che
la trasferta Lisbona-Torino l’hanno effettuata in gran parte al
volante delle loro vetture.
Per
non parlare di Sandro Munari, il drago, finalmente assurto a uomo
immagine della Lancia, affiancato dal giornalista Sergio Remondino,
che si sarà chiesto perché non poteva passare a tutta manetta sui
pressostati, quando lui vinceva le gare perché era il più veloce.
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