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luglio 2007

Brunetto Perno e Daniele Cerrato
Volano in alto al Sestrierestorico

foto di Sergio Zoom Biancolli




SESTRIERE (TO) - Ci sono ricette che tutti conoscono e pochi riescono ad applicare. Ad esempio la ricetta per organizzare una gara di regolarità di successo è molto semplice: percorso affascinante e belle vetture.

Detto così sembra tutto elementare, ma tradurre in realtà questa semplice formuletta non così immediato. Ci riesce, da ormai 12 edizioni, il Sestrierestorico gara che vanta radici nel passato di quasi mezzo secolo, ed appoggi importanti quali l’Aci Torino e la Lancia, che chiama a raccolta i suoi appassionati per partecipare alla gara.

Poi il percorso, che partendo da due punti fermi, partenza ed arrivo a Torino, fine della prima tappa in cima al Colle di Sestriere, svaria per tutta il Piemonte occidentale concedendosi, ormai da tempo immemorabile, una sana divagazione in Francia. Quest’anno il percorso ha subito un’importante mutazione. Gli organizzatori hanno infatti abbandonato la scelta di percorrere la Val di Susa, trafficata non solo automobilisticamente per andare a cercare altri sbocchi. Dall’iniziale passaggio attraverso la tenuta della Mandria, dove si sono svolte le prime prove di precisazione, un assaggio delle colline del basso canavese, prima di voltare la rotta verso sud, transitare nel basso pinerolese ed arrivare nella provincia di Cuneo, per poi risalire la Valle Varaita passando fra quelle meraviglie della natura che sono i panorami di Sampeyre, Casteldelfino, Pontechianale, per effettuare lo strappo su, fino ai 2748 metri del Colle dell’Agnello. E poi giù in picchiata, sul versante francese delle Alpi, ma solo per provare il brivido prima di risalire faticosamente le pendici del Colle dell’Isoard che è alto 2361. La successiva salita da Briançon al Colle del Monginevro, che arriva ad appena 1854 metri diventa un gioco da ragazzi, prima di fermarsi per il meritato riposo a Sestriere, dopo 305 km impegnativi e da percorrere a ritmo garibaldino. La seconda tappa diventa poco più di una formalità. Da Sestriere al Lingotto, appena 109 km, passando dalla frescura dei monti al forno torinese che a fine giugno è pronto a cuocere a puntino macchine ed equipaggi.

Alla fine si tirano le somme ed in base alla classifica ecco svettare Bruno Perno e Daniele Cerrato, Porsche 911 T del 1969, che riportano la Coppa del Sestrierestorico in Piemonte dopo otto anni di esilio. E lo fanno precedendo un altro equipaggio torinese quello costituito da Gian Maria Aghem e Rossella Conti, Lancia Fulvia HF, che la soddisfazione di vincere questa durissima se l’erano già presa nove anni fa.

Ma il Sestrierestorico è un’avventura per tutti i 130 equipaggi che hanno preso il via. Specie se hanno per le mani una Fiat 501 del 1925, come Claudio Abate e Federico Viola, che più che ai controlli orari debbono basare a non bollire il motore della loro vettura o Alessandro Gamberini e Paolo Nobili, che tentano il colpaccio di accumulare punti pesanti per il campionato italiano schierandosi con un’Austin Seven Sport del 1930, o gli otto equipaggi portoghesi per i quali la gara è iniziata con una settimana di anticipo, visto che la trasferta Lisbona-Torino l’hanno effettuata in gran parte al volante delle loro vetture.

Per non parlare di Sandro Munari, il drago, finalmente assurto a uomo immagine della Lancia, affiancato dal giornalista Sergio Remondino, che si sarà chiesto perché non poteva passare a tutta manetta sui pressostati, quando lui vinceva le gare perché era il più veloce.

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