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COURMAYEUR
(AO) – Chissà se gli organizzatori del Rally
della Valle d’Aosta di trent’anni fa si resero conto di aver
posto un’altra pietra miliare sul lungo percorso del mito Stratos.
In quell’inverno di fine 1977, infatti, il loro rally, giunto appena
alla settima edizione faceva il grande salto entrando nel novero delle
gare internazionali e veniva subito benedetto dalla presenza di una
campionessa ormai affermato, quattro vittorie al rally di MonteCarlo
erano già nel suo palmares, quale Sandro
Munari.
Così,
per ricordare quella favolosa edizione gli organizzatori hanno
chiamato a raccolta Stratos proponendo da mezza Europa, capitanate da
quel sacerdote della Stratos
che è Tomas Popper, appassionato svizzero che di ogni Stratos sa
vita morte e miracoli. Certo la belva di Chivasso non è stata più
impegnata allo spasimo come allora. Il ritmo dell’incontro è stato
tutt’altro che frenetico con cene e pranzi farti apposta per
ricordare i bei tempi di quando sulla Stratos si saliva esclusivamente
con il casco in testa.
Il
raduno Stratos ha avuto due momenti pubblici molto importanti. Il
sabato pomeriggio, 9 giugno, la
scalata del Colle San Carlo che è sempre stato il giudice più
importante della gara valdostana. E proprio come ai tempi delle gare
anche questa volta il pubblico è accorso alla sirena del sei
cilindri Ferrari, affollando ogni tornante nell’attesa che i
piccoli e grandi campioni facessero il loro bel numero. Domenica
mattina invece altro bel passaggio in prova speciale, la famosa Saint
Pierre-Saint Nicolas, ricca di curve e tornanti larghi in cui far
derapare il retrotreno della Stratos.
E
poi la grande festa finale in Piazza Chanoux ad Aosta, dove le 37 Stratos hanno fatto un ingresso
degno di una regal dama quale la Stratos è. In mezzo un intermezzo
sabato sera nella fresca Courmayeur,
che prende benefiche boccate d’aria dai ghiacciai del Monte
Bianco. Ad ospitare i radunisti sulla porta del suo Auberge de la Maison ad Entreves
Leo Garin, un antico signore che corse e vinse con una Lancia
Fulvia HF che chiamava, con molta deferenza “La mia Signora”.
E
non c’era solo Leo Garin
ad attendere i partecipanti, ma anche la Stratos Gruppo 5 che corse e
vinse nel 1976 il Giro
d’Italia nella mani di Carlo Facetti, il prototipo
Zero, quello presentato al salone di Torino del 1970 (con motore
Fulvia HF) e protagonista della famosa leggenda (che però è realtà
documentata) dell’ingresso di
Nuccio Bertone e Gianbeppe Panicco nel cortile del Palazzo Lancia
di Borgo San Paolo a Torino passando sotto la sbarra della guardiola,
tanto la vettura era, ed è bassa. Infine un’interpretazione in
chiave terzo millennio del concetto Stratos, opera del designer
inglese Chris “Hrabi”
Hrabalek.
Molti,
moltissimi i grandi nomi che hanno onorato questo raduno. Con il
numero 1 Sandro Munari, che ha ritrovato la Stratos con cui vinse
il rally di MonteCarlo del 1977; una vettura che eroga 320 cavalli
e che è ancora oggi capace di emozionare. “Il
rally della Val d’Aosta?” commenta con la sua solita asciuttezza Munari. “Bellissimo
perché si correva in pieno inverno in prove speciali molto guidate ed
innevati. Come finì quel Val d’Aosta. Ma vinsi io”.
Dietro
al “Drago” Federico
“Tramezzino” Ormezzano che sfiorò appena l’universo della
Stratos, togliendosi comunque di vincere con questa vettura due volte
il Rally di Monza. Per lui una Stratos in versione Alitalia 75 dopo
aver iniziato a gareggiare l’anno prima con i colori ufficiali
Marlboro, uno dei primi esemplari che scesero in campo. “Conobbi
Munari al Rally di Montecarlo. C’era una piccola differenza, lui aveva la Stratos ed io l’Alfasud. Con Munari ho avuto strani
intrecci quando correvo. Ad esempio al Sanremo del 1974 siamo stati
accomunati dalla sfortuna del ritiro. Il mio incontro con la Stratos
avvenne nel 1972. Fu ‘Speedy’ Perazio a portarmi al Col de La
Machine a vedere dei test della Stratos. Fu un bel viaggio che feci
appesi al rollbar della vettura”.
Una
bella rimpatriata per Pierfelice Filippi e Giampaolo Demela, che, appoggiati al tetto
della loro Stratos si guardano attorno soddisfatti: “Siamo l’unico equipaggio DOC della manifestazione. Macchina, pilota,
navigatore sono quelli dell’epoca” commenta il vincitore del
Trofeo Rally Nazionali del 1981. “Ho
corso con questa vettura dal 1978 al 1982. Ne avevo due, una purtroppo
l’ho venduta. Le ho acquistate stradali e poi furono preparate da
Piero Gobbi, con lei ho vinto il Trofeo Rally Nazionali del 1981 e mi
ha dato grandi soddisfazioni che ho diviso con Giampaolo. Ad esempio
come a quel Rally di Asti
eravamo in testa prima di una toccata. Ci siamo ritrovati alla
partenza dell’ultima prova speciale con 14” di ritardo da De
Paoli-Ercole. Ci bastava il secondo posto, ma attaccammo a fondo
all’ultima prova, la
Canelli-Loazzolo, e staccammo un tempo che era sovrapponibile a
quello ottenuto qualche mese prima da Markku Alen in preparazione al
Giro d’Italia. E recuperammo tutto il ritardo da De Paolo, vincendo
la gara grazie alla discriminante. Andò tutto bene, un po’ per
abilità, molto per fortuna” racconta modestamente il pilota
monregalese. “E dire -
sottolinea Demela, il navigatore - che
ad inizio speciale aveva promesso ai suoi genitori di prenderla con
calma”.
Fra
i tanti personaggi presenti hanno fatto la loro comparsa senza salire
in vettura Tony Carello,
campione Europeo su Stratos nel 1978, Mauro
Pregliasco (pilota ufficiale Lancia 1976 e 1977), mentre Andrea
Francone la Stratos continua ad usarla tutte le volte che ne ha
l’occasione, come faceva trent’anni fa quando leggeva le note a
suo fratello Gian Mario,
diventando i dominatori della zona.
Chi
ha vissuto tutta l’epopea
Stratos è Piero Gobbi: “ma
non ci ho mai potuto correre perché quando la Stratos era ai massimi
livelli io facevo il preparatore e non avevo certo tempo di poter
scendere in gara. Ma mi ha dato delle grandi soddisfazioni, specie con
Ormezzano che usò la mia vettura per vincere a Monza e con Pierfelice
Filippi, vincitore del TRN”.
La
Stratos è una vetture che richiede fedeltà. Bene
lo sa Enrico Lorenzatto, pilota torinese che ha mantenuto intatta
la sua Stratos con i colori R6 preparate University Motors. “Nel
1981 con questa vettura corse Isabella Bignardi, l’anno successivo
disputai le finali del TRN io stesso. Dopo scadde l’omologazione, ma
non me ne sono mai separato ed ancora oggi è nella livrea di 25 anni
fa”. Un’altra vettura molto seguita era la persone pista
schierata dal tema francese Aseptogyl che metteva in pista solamente
equipaggi femminili: nel 1976 corsero a Le Mans Christine Dacremont, l’anno successivo la pilotessa
piemontese fu sostituita da Mariane
Hoepfner, ma il risultato non fu diverso, visto che si ritirarono
in entrambe le gare; una vettura dotata di carburatore più
Intercooler mutuato dalla Ferrari
208 Turbo capace di erogare 380 CV. È rimasta nelle condizioni
d’origine. Come nelle condizioni di origine è la Stratos
assolutamente stradale che ha percorso appena tremila chilometri in
appena trent’anni di vita.
Chiude
il raduno Ettore Vierin, presidente ACI Aosta, un passato recente
di organizzatore del Rally Valle d’Aosta e deus ex machina del
raduno: “La Stratos l’ho solo sfiorato facendo qualche gara a fianco di Remo
Celesia. Quel Valle d’Aosta me lo ricordo benissimo. Facevo le
dirette per una radio locale con un telefono da campo. Ricordo
bene Sandro Munari nell’officina Lancia mentre faceva l’assetto.
Allora era come ora: serio, compassato, ma un drago in vettura. Un
mito proprio come oggi. La mia carriera giornalistica invece finì lì.
E forse è stata una fortuna”.
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