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luglio 2007

Stratos, il mito ritorna
Sul Colle San Carlo

foto di Gianni Tomazzoni

 



COURMAYEUR (AO) – Chissà se gli organizzatori del Rally della Valle d’Aosta di trent’anni fa si resero conto di aver posto un’altra pietra miliare sul lungo percorso del mito Stratos. In quell’inverno di fine 1977, infatti, il loro rally, giunto appena alla settima edizione faceva il grande salto entrando nel novero delle gare internazionali e veniva subito benedetto dalla presenza di una campionessa ormai affermato, quattro vittorie al rally di MonteCarlo erano già nel suo palmares, quale Sandro Munari.

Così, per ricordare quella favolosa edizione gli organizzatori hanno chiamato a raccolta Stratos proponendo da mezza Europa, capitanate da quel sacerdote della Stratos che è Tomas Popper, appassionato svizzero che di ogni Stratos sa vita morte e miracoli. Certo la belva di Chivasso non è stata più impegnata allo spasimo come allora. Il ritmo dell’incontro è stato tutt’altro che frenetico con cene e pranzi farti apposta per ricordare i bei tempi di quando sulla Stratos si saliva esclusivamente con il casco in testa.

Il raduno Stratos ha avuto due momenti pubblici molto importanti. Il sabato pomeriggio, 9 giugno, la scalata del Colle San Carlo che è sempre stato il giudice più importante della gara valdostana. E proprio come ai tempi delle gare anche questa volta il pubblico è accorso alla sirena del sei cilindri Ferrari, affollando ogni tornante nell’attesa che i piccoli e grandi campioni facessero il loro bel numero. Domenica mattina invece altro bel passaggio in prova speciale, la famosa Saint Pierre-Saint Nicolas, ricca di curve e tornanti larghi in cui far derapare il retrotreno della Stratos.

E poi la grande festa finale in Piazza Chanoux ad Aosta, dove le 37 Stratos hanno fatto un ingresso degno di una regal dama quale la Stratos è. In mezzo un intermezzo sabato sera nella fresca Courmayeur, che prende benefiche boccate d’aria dai ghiacciai del Monte Bianco. Ad ospitare i radunisti sulla porta del suo Auberge de la Maison ad Entreves Leo Garin, un antico signore che corse e vinse con una Lancia Fulvia HF che chiamava, con molta deferenza La mia Signora”.

E non c’era solo Leo Garin ad attendere i partecipanti, ma anche la Stratos Gruppo 5 che corse e vinse nel 1976 il Giro d’Italia nella mani di Carlo Facetti, il prototipo Zero, quello presentato al salone di Torino del 1970 (con motore Fulvia HF) e protagonista della famosa leggenda (che però è realtà documentata) dell’ingresso di Nuccio Bertone e Gianbeppe Panicco nel cortile del Palazzo Lancia di Borgo San Paolo a Torino passando sotto la sbarra della guardiola, tanto la vettura era, ed è bassa. Infine un’interpretazione in chiave terzo millennio del concetto Stratos, opera del designer inglese Chris “Hrabi” Hrabalek.

Molti, moltissimi i grandi nomi che hanno onorato questo raduno. Con il numero 1 Sandro Munari, che ha ritrovato la Stratos con cui vinse il rally di MonteCarlo del 1977; una vettura che eroga 320 cavalli e che è ancora oggi capace di emozionare. “Il rally della Val d’Aosta?” commenta con la sua solita asciuttezza Munari. “Bellissimo perché si correva in pieno inverno in prove speciali molto guidate ed innevati. Come finì quel Val d’Aosta. Ma vinsi io”.

Dietro al “DragoFederico “Tramezzino” Ormezzano che sfiorò appena l’universo della Stratos, togliendosi comunque di vincere con questa vettura due volte il Rally di Monza. Per lui una Stratos in versione Alitalia 75 dopo aver iniziato a gareggiare l’anno prima con i colori ufficiali Marlboro, uno dei primi esemplari che scesero in campo. “Conobbi Munari al Rally di Montecarlo. C’era una piccola differenza, lui aveva la Stratos ed io l’Alfasud. Con Munari ho avuto strani intrecci quando correvo. Ad esempio al Sanremo del 1974 siamo stati accomunati dalla sfortuna del ritiro. Il mio incontro con la Stratos avvenne nel 1972. Fu ‘Speedy’ Perazio a portarmi al Col de La Machine a vedere dei test della Stratos. Fu un bel viaggio che feci appesi al rollbar della vettura”.

Una bella rimpatriata per Pierfelice Filippi e Giampaolo Demela, che, appoggiati al tetto della loro Stratos si guardano attorno soddisfatti: “Siamo l’unico equipaggio DOC della manifestazione. Macchina, pilota, navigatore sono quelli dell’epoca” commenta il vincitore del Trofeo Rally Nazionali del 1981. “Ho corso con questa vettura dal 1978 al 1982. Ne avevo due, una purtroppo l’ho venduta. Le ho acquistate stradali e poi furono preparate da Piero Gobbi, con lei ho vinto il Trofeo Rally Nazionali del 1981 e mi ha dato grandi soddisfazioni che ho diviso con Giampaolo. Ad esempio come a quel Rally di Asti eravamo in testa prima di una toccata. Ci siamo ritrovati alla partenza dell’ultima prova speciale con 14” di ritardo da De Paoli-Ercole. Ci bastava il secondo posto, ma attaccammo a fondo all’ultima prova, la Canelli-Loazzolo, e staccammo un tempo che era sovrapponibile a quello ottenuto qualche mese prima da Markku Alen in preparazione al Giro d’Italia. E recuperammo tutto il ritardo da De Paolo, vincendo la gara grazie alla discriminante. Andò tutto bene, un po’ per abilità, molto per fortuna” racconta modestamente il pilota monregalese. “E dire - sottolinea Demela, il navigatore - che ad inizio speciale aveva promesso ai suoi genitori di prenderla con calma”.

Fra i tanti personaggi presenti hanno fatto la loro comparsa senza salire in vettura Tony Carello, campione Europeo su Stratos nel 1978, Mauro Pregliasco (pilota ufficiale Lancia 1976 e 1977), mentre Andrea Francone la Stratos continua ad usarla tutte le volte che ne ha l’occasione, come faceva trent’anni fa quando leggeva le note a suo fratello Gian Mario, diventando i dominatori della zona.

Chi ha vissuto tutta l’epopea Stratos è Piero Gobbi: “ma non ci ho mai potuto correre perché quando la Stratos era ai massimi livelli io facevo il preparatore e non avevo certo tempo di poter scendere in gara. Ma mi ha dato delle grandi soddisfazioni, specie con Ormezzano che usò la mia vettura per vincere a Monza e con Pierfelice Filippi, vincitore del TRN”.

La Stratos è una vetture che richiede fedeltà. Bene lo sa Enrico Lorenzatto, pilota torinese che ha mantenuto intatta la sua Stratos con i colori R6 preparate University Motors. “Nel 1981 con questa vettura corse Isabella Bignardi, l’anno successivo disputai le finali del TRN io stesso. Dopo scadde l’omologazione, ma non me ne sono mai separato ed ancora oggi è nella livrea di 25 anni fa”. Un’altra vettura molto seguita era la persone pista schierata dal tema francese Aseptogyl che metteva in pista solamente equipaggi femminili: nel 1976 corsero a Le Mans Christine Dacremont, l’anno successivo la pilotessa piemontese fu sostituita da Mariane Hoepfner, ma il risultato non fu diverso, visto che si ritirarono in entrambe le gare; una vettura dotata di carburatore più Intercooler mutuato dalla Ferrari 208 Turbo capace di erogare 380 CV. È rimasta nelle condizioni d’origine. Come nelle condizioni di origine è la Stratos assolutamente stradale che ha percorso appena tremila chilometri in appena trent’anni di vita.

Chiude il raduno Ettore Vierin, presidente ACI Aosta, un passato recente di organizzatore del Rally Valle d’Aosta e deus ex machina del raduno: “La Stratos l’ho solo sfiorato facendo qualche gara a fianco di Remo Celesia. Quel Valle d’Aosta me lo ricordo benissimo. Facevo le dirette per una radio locale con un telefono da campo. Ricordo bene Sandro Munari nell’officina Lancia mentre faceva l’assetto. Allora era come ora: serio, compassato, ma un drago in vettura. Un mito proprio come oggi. La mia carriera giornalistica invece finì lì. E forse è stata una fortuna”.

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