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luglio 2007

Cesana-Sestriere,
Mille emozioni in cima al Colle

di Tommaso M. Valinotti, foto di Sergio Zoom Biancolli*

 

SESTRIERE (TO) - Sono trascorsi 15 anni da quando si è spento il motore della Lola T298 BMW di Andres Vilarino. In quella domenica estiva nessuno pensava che sarebbe scivolato tanto tempo prima di poter rivedere le auto da competizione sui 10.400 metri che s’inerpicano dai 1350 metri di Cesana ai 2035 del Colle del Sestriere. La gara piemontese è una delle più importanti del panorama continentale e sul suo asfalto si affrontano i migliori piloti della serie continentale. Dopo un lungo dominio degli italiani il campionato europeo è stato preda dai piloti baschi. Le ultime tre edizioni, infatti, vedono il successo di Vilarino (1990-1992) e Francisco Egozque (1991). Ma l’albo d’oro vede solo personaggi di altissimo livello, che hanno lasciato il segno nel panorama delle corse in salita, che per un lungo periodo della storia dei motori da corsa contendevano la notorietà alle stesse gare in pista. Vediamolo questo elenco: Mennato Boffa (Maserati 2000, 1961); Odoardo Govoni (Maserati 2000, 1962); Edgar Barth (Porsche, 1963); Edgar Barth (Porsche, 1964); Ludovico Scarfiotti (Ferrari Dino, 1965); Ludovico Scarfiotti (Ferrari Dino, 1966); Rolf Stommelem (Porsche 908, 1967); Gerhard Mitter (Porsche, 1968); Peter Schetty (Ferrari 212 E, 1969); Arturo Merzario (Abarth 3000, 1970); Johannes Ortner (Abarth 3000, 1971).

E poi l’epopea di Mauro Nesti, fatta di nove dal 1972 al 1989, con tre sole caselle vuote: dal 1974 al 1980, quando la gara non venne disputata, nel 1985 quando a vincere fu Renato Casasola e nel 1987 per merito dell’astro nascente delle cronoscalate italiane il bresciano Ezio Baribbi.

Nata nel 1961 per celebrare il centenario dell’Unità d’Italia, la Cesana-Sestriere è sempre stata una gara di altissimo livello e non poteva rinascere in formula minore. Per questo motivo si è scelto di numerarla con il numero 26 in bella evidenza e di proporla come gara per auto storiche. Sarebbe stato impossibile ottenere immediatamente la titolarità tricolore, meno ancora quella europea per una gara di vetture moderne; mentre il fascino del nome è bastato a richiamare in cima al Colle quasi un centinaio di piloti. Ma prima che i concorrenti stessi dessero spettacolo è stata una sfilata di grandi nomi del passato. Sfilata e non passerella, visto che tutti l’hanno presa molto seriamente.

A cominciare da Dario Cerrato che ha avuto a disposizione una Grande Punto Abarth S2000:

Peccato che questa vettura non abbia il turbo, altrimenti sarebbe una Delta bella e buonacommenta Re Dario dopo un bel testacoda che ha fatto venire i sudori freddi al suo passeggero, ma non lo ha scomposto di un millimetro. “La Cesana-Sestriere non l’ho mai fatta, ma sono venuto a vederla mille volte. Almeno in macchina, perché in bici l’ho scalata più di una volta. Il mio tempo, è di 44 minuti; non male se confrontato con quello dei piloti professionisti. Il migliore da Cesana a Sestriere, durante una tappa del Giro d’Italia fu dell’olandese Rjjs che impiegò 28 minuti”.

Con le Fiat 500 scalano il colle tre grandi del passato: Piero Lavazza, Eris Tondelli (se guardate bene in una foto c’è ancora una scritta inneggiante al pilota torinese) e lui, Mauro Nesti. Nessuna sfida al cronometro, almeno non ufficiale, ma tutti, prima di partire, controllano la lancetta dei secondi del loro orologio.

Piero Lavazza. “Al Sestriere vinsi la mai categoria quattro volte con le 500 dal 1970 al 1973 ed ho ancora il record di categoria. Quella volta che stabilii il record provai un’emozione particolare. Durante le prove del sabato ruppi il motore e fui costretto a tornare nella mia officina di Torino a rotta di collo. Nella notte rimontai un motore nuovo e feci il rodaggio in mattinata. Non era ottimale, ma vinsi ugualmente, con 10” sul più vicino degli avversari. Con il motore perfetto avrei dato tolto ancora qualche secondo” dice il mago di Cherasco, che ancora oggi vede le sue 500 sfrecciare in questa gara.

Eris Tondelli e Mauro Nesti, finita la loro salita, e liberatisi dei tanti ammiratori (quanto pubblico nei punti classici della gara) si concedono un caffé al bar in piazza, mentre cominciano le partenze. E partono i ricordi, ma senza la nostalgia di un  mondo migliore. La Cesana-Sestriere è bella anche oggi. “E lo era moltissimo anche allora” ricorda Mauro Nesti “Una gara che aveva la particolarità di dover percorrere lunghi tratti in apnea. Vi era una sequela di curve” e Nesti le cita una per una “in cui non si poteva respirare, tanta era la concentrazione che dovevi mettere nella guida”. Ricordi, tanti bei ricordi, ma anche il momento più difficile della sua carriera agonistica, con l’incidente del 1985 che gli costò la frattura di tibia e perone.

Nesti lo spiega nel dettaglio: “Avvenne alla casa dei Francesi, dopo la deviazione per Sansicario. Era una curva che si faceva di quinta piena. Si ruppe la sospensione sinistra ed andai a toccare il muretto a secco che costeggiava la strada. Si staccò un sasso che s’infilò sotto la scocca proprio nel punto in cui poggiavo il piede destro. La fece risalire e partirono tibia e perone. L’incidente di per sé non era grave. La mia Osella BMW aveva solo delle strisciate sul lato sinistro, ma ci fu la volontà del destino di procurarmi quella doppia frattura che mi tolse di gara”.

Fisico asciutto e duro come uno scalatore in bici, memoria eccezionale “Se non ti ricordi a memoria, senza la minima esitazione tutta la salita, stai a casa perché sei pericoloso” Nesti dimentica i suoi gesti sportivi nei confronti degli avversari. Quell’edizione fu vinta da Casasola, che ringraziò Nesti per avergli fornito una frizione di scorta la notte precedente la gara, senza la quale non avrebbe potuto correre.

Il pistoiese si stringe nelle spalle e commenta: “Può darsi, a quel tempo c’era un forte spirito di amicizia fra tutti o quasi. Può essere capitato ma non ha importanza”. Più che di parlare di Casasola e del suo incidente Nesti vuole tornare a Vilarino.

Le mie vittorie infastidivano la federazione e non solo. Modificarono i regolamenti, permettendo i motori 2500 e mi misero in condizione di inferiorità”. Nesti non aggiunge altro, ma Tondelli non ha remore ad esprimere dubbi sulla regolarità in bilancia della Lola T298 BMW del basco. “E poi persi per soli 12/100 di secondo” conclude Nestie il fatto mi brucia oggi come allora”.

Nel frattempo arriva anche la splendida Ferrari 250 TR del 1958 di Gino Munaron, e poi iniziano a comparire i primi riscontri cronometrici. C’è ansia di sapere se i migliori riusciranno a battere il record di Vilarino, anche se molti scuotono la testa.

Compare per prima la bella Steyr Puch di Enrico Vazzola, poi l’Abarth 850 TC del toscano Giovanni Maggiorelli. Tutti però aspettano lui, il veneto Denny Zardo, uno dei protagonisti annunciati della gara. Il suo tempo è di 5’30”45, un vero prodigio con la piccola Lotus Elan 1600 del 1964. Ed infatti dietro di lui chiudono via via gli avversari senza riuscire a battere il suo tempo. Eppure cominciano ad arrivare le auto con la cavalleria pesante, ma lui è sempre lì, tranquillo sul Colle della classifica. Non ce la fa Graziano Muccioli, sammarinese imprestato dal mondo dei rally, che nel suo raggruppamento batte le altre due Porsche del torinese Ricky Siciliano, autore di un dritto da paura in un tornante che gli costa ben più dei 5”  che lo separano da Muccioli, e di Gianfranco Navone, che si era sfilato il casco dalla testa giusto 15 anni fa qui alla Cesana-Sestriere. Per vederlo scalzato dal ponte di comando bisogna aspettare il numero 122, il siciliano Francesco Corallo che lo batte al volante della sua Osella PA 8. Ma ormai mancano solo più poche vetture al termine e Zardo commenta soddisfatto: “volevo essere il migliore dietro le Sport. Ci sono riuscito, mettendomene dietro un paio. Meglio di quanto aspirassi”.

Arriva anche Gigi Bormolini, che era già un giovanotto di belle speranze quando la Cesana-Sestriere venne inventate, e dà un ritocco verso il basso ai tempi della classifica, e per concludere lui, il re delle cronoscalate storiche, il senese Uberto Bonucci, che con l’Osella PA9 appartenuta a Don Mimì Scola sfiora il muro dei 5 minuti, senza abbatterlo.

Ma come aveva previsto il mago Nesti, il record è rimasto imbattuto.

La Cesana Sestriere presentava un bel panorama di vetture ed un agguerrito gruppo di piloti piemontesi. Fra le auto più interessanti da segnalare la Maserati 200 del 1958 portata da Gigi Baulino, una vettura progenitrice delle Maserati che consentirono a Mennato Boffa prima ed Odoardo Govoni poi di vincere le prime due edizioni della gara. Interessante la Frazer Nash di Georg Prugger, una vettura del 1932 che disputò le gare club inglesi e la Siata 508 CMM di Giovanni Pagliarelli. L’affollato gruppo dei piloti torinesi, che si divideva fra l’ombrello della Dolly Motorsport e la Rododendri Historic se l’è cavata per il meglio. Roberto Bosco, con la Porsche 356 Super 90, ha conquistato l’ottava piazza del raggruppamento delle vetture più anziane; Siciliano e Navone sono saliti sui gradini più bassi del secondo, precedendo la Porsche 911 di Nello Parisi; Adriano Salvi è stato velocissimo con la sua Fiat 124 Abarth, mentre Piero Gobbi ha dato spettacolo con la sua Lancia Stratos, e Simone Giombini ha fatto esperienza all’esordio con la Stratos ex Bernard Darniche. Salite buone, sempre nel secondo raggruppamento per Roberto Polledro (Alpine A110), Giuseppe D’Angelo (Porsche 911 S), Giovanni Panero (Fiat 124 Abarth) e Vittorio Novo, mentre Bruno Corio ha dovuto sfruttare ogni goccia di potenza della sua perfetta Fiat 128 Coupé. Meno fortunata la salita di Renato Avico con la Lancia Fulvia HF.

Nel terzo Raggruppamento, quello riservato alle vetture più moderne con le sport a spopolare, quarto tempo per Massimo Perotto, Porsche 911 Turbo. Grande prestazione di Giorgio Tessore, ottavo di Raggruppamento con la Opel Kadett GT/E che ha preceduto il sempre verde (e sempre veloce) Ennio Moro, e l’altro “evergreen” terribile Giovanni Carena (Volkswagen Scirocco). Problemi meccanici hanno rallentato la scalata Stefano Villani e Giovanni Baldi, Opel Kadett GT/E.

Per chiudere la panoramica sui piloti del Nord Ovest bella prova di Maurizio Ciarrocchi, con l’Autobianchi A112 Abarth, secondo di classe per soli 76/100.

 

* Si ringrazia l’Automobil Club Torino ed Elio Magnano per le foto storiche

 

 

 

 

 

 

 

 

Le immagini della gara

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