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SESTRIERE
(TO) - Sono trascorsi 15 anni da quando si è spento il motore
della Lola T298 BMW di Andres Vilarino. In quella domenica estiva nessuno
pensava che sarebbe scivolato tanto tempo prima di poter rivedere le
auto da competizione sui 10.400
metri che s’inerpicano dai 1350 metri di Cesana ai 2035 del Colle del Sestriere. La gara piemontese è una delle più importanti
del panorama continentale e sul suo asfalto si affrontano i migliori
piloti della serie continentale. Dopo un lungo dominio degli italiani
il campionato europeo è stato preda dai piloti baschi. Le ultime tre
edizioni, infatti, vedono il
successo di Vilarino (1990-1992) e Francisco
Egozque (1991). Ma l’albo d’oro vede solo personaggi di
altissimo livello, che hanno lasciato il segno nel panorama delle
corse in salita, che per un lungo periodo della storia dei motori da
corsa contendevano la notorietà alle stesse gare in pista. Vediamolo
questo elenco: Mennato Boffa
(Maserati 2000, 1961); Odoardo
Govoni (Maserati 2000, 1962); Edgar
Barth (Porsche, 1963); Edgar
Barth (Porsche, 1964); Ludovico
Scarfiotti (Ferrari Dino, 1965); Ludovico
Scarfiotti (Ferrari Dino, 1966); Rolf
Stommelem (Porsche 908, 1967); Gerhard
Mitter (Porsche, 1968); Peter
Schetty (Ferrari 212 E, 1969); Arturo
Merzario (Abarth 3000, 1970); Johannes
Ortner (Abarth 3000, 1971).
E
poi l’epopea di Mauro Nesti, fatta di nove dal 1972 al 1989, con
tre sole caselle vuote: dal 1974 al 1980, quando la gara non venne
disputata, nel 1985 quando a vincere fu Renato
Casasola e nel 1987 per merito dell’astro nascente delle
cronoscalate italiane il bresciano Ezio
Baribbi.
Nata
nel 1961 per celebrare il
centenario dell’Unità d’Italia, la Cesana-Sestriere è sempre
stata una gara di altissimo livello e non poteva rinascere in formula
minore. Per questo motivo si è scelto di numerarla con il numero 26
in bella evidenza e di proporla come gara per auto storiche. Sarebbe
stato impossibile ottenere immediatamente la titolarità tricolore,
meno ancora quella europea per una gara di vetture moderne; mentre il
fascino del nome è bastato a richiamare in cima al Colle quasi un
centinaio di piloti. Ma prima che i concorrenti stessi dessero
spettacolo è stata una sfilata di grandi nomi del passato. Sfilata
e non passerella, visto che tutti l’hanno presa molto
seriamente.
A
cominciare da Dario Cerrato che ha avuto a disposizione una Grande Punto Abarth S2000:
“Peccato
che questa vettura non abbia il turbo, altrimenti sarebbe una Delta
bella e buona” commenta
Re Dario dopo un bel testacoda che ha fatto venire i sudori freddi al suo
passeggero, ma non lo ha scomposto di un millimetro. “La Cesana-Sestriere non l’ho mai
fatta, ma sono venuto a
vederla mille volte. Almeno in macchina, perché in bici l’ho
scalata più di una volta. Il mio tempo, è di 44 minuti; non male se
confrontato con quello dei piloti professionisti. Il migliore da
Cesana a Sestriere, durante una tappa del Giro d’Italia fu
dell’olandese Rjjs che impiegò 28 minuti”.
Con
le Fiat 500 scalano il colle tre grandi del passato: Piero
Lavazza, Eris Tondelli (se guardate bene in una foto c’è ancora
una scritta inneggiante al pilota torinese) e lui, Mauro
Nesti. Nessuna sfida al cronometro, almeno non ufficiale, ma
tutti, prima di partire, controllano la lancetta dei secondi del loro
orologio.
Piero
Lavazza. “Al Sestriere
vinsi la mai categoria quattro volte con le 500 dal 1970 al 1973 ed ho
ancora il record di categoria. Quella volta che stabilii il record
provai un’emozione particolare. Durante le prove del sabato ruppi il
motore e fui costretto a tornare nella mia officina di Torino a rotta
di collo. Nella notte rimontai un motore nuovo e feci il rodaggio in
mattinata. Non era ottimale, ma
vinsi ugualmente, con 10” sul più vicino degli avversari. Con
il motore perfetto avrei dato tolto ancora qualche secondo” dice
il mago di Cherasco, che ancora oggi vede le sue 500 sfrecciare in
questa gara.
Eris
Tondelli e Mauro Nesti, finita la loro salita, e liberatisi dei
tanti ammiratori (quanto pubblico nei punti classici della gara) si
concedono un caffé al bar in piazza, mentre cominciano le partenze. E
partono i ricordi, ma senza la nostalgia di un
mondo migliore. La Cesana-Sestriere è bella anche oggi. “E
lo era moltissimo anche allora” ricorda Mauro Nesti “Una
gara che aveva la particolarità di dover percorrere lunghi tratti in
apnea. Vi era una sequela di curve” e Nesti le cita una per una
“in cui non si poteva respirare,
tanta era la concentrazione che dovevi mettere nella guida”.
Ricordi, tanti bei ricordi, ma anche il momento più difficile della
sua carriera agonistica, con l’incidente del 1985 che gli costò la frattura di tibia e perone.
Nesti
lo spiega nel dettaglio: “Avvenne alla casa dei Francesi, dopo la deviazione per Sansicario. Era
una curva che si faceva di quinta piena. Si
ruppe la sospensione sinistra ed andai a toccare il muretto a secco
che costeggiava la strada. Si staccò un sasso che s’infilò
sotto la scocca proprio nel punto in cui poggiavo il piede destro. La
fece risalire e partirono tibia e perone. L’incidente di per sé non
era grave. La mia Osella BMW aveva solo delle strisciate sul lato
sinistro, ma ci fu la volontà del destino di procurarmi quella doppia
frattura che mi tolse di gara”.
Fisico
asciutto e duro come uno scalatore in bici, memoria eccezionale “Se
non ti ricordi a memoria, senza la minima esitazione tutta la salita, stai a casa perché sei pericoloso” Nesti dimentica i suoi
gesti sportivi nei confronti degli avversari. Quell’edizione
fu vinta da Casasola, che ringraziò Nesti per avergli fornito una
frizione di scorta la notte precedente la gara, senza la quale non
avrebbe potuto correre.
Il
pistoiese si stringe nelle spalle e commenta: “Può
darsi, a quel tempo c’era un forte spirito di amicizia fra tutti o
quasi. Può essere capitato ma non ha importanza”. Più che di
parlare di Casasola e del suo incidente Nesti vuole tornare a Vilarino.
“Le
mie vittorie infastidivano la federazione e non solo. Modificarono i
regolamenti, permettendo i motori 2500 e mi misero in condizione di
inferiorità”. Nesti non aggiunge altro, ma Tondelli
non ha remore ad esprimere dubbi sulla regolarità in bilancia
della Lola T298 BMW del basco. “E
poi persi per soli 12/100 di secondo” conclude Nesti “e il
fatto mi brucia oggi come allora”.
Nel
frattempo arriva anche la splendida Ferrari 250 TR del 1958 di Gino Munaron, e poi iniziano a
comparire i primi riscontri cronometrici. C’è ansia di sapere se i
migliori riusciranno a battere il record di Vilarino, anche se molti
scuotono la testa.
Compare
per prima la bella Steyr Puch di Enrico Vazzola, poi l’Abarth 850 TC del toscano Giovanni
Maggiorelli. Tutti però aspettano lui, il
veneto Denny Zardo, uno dei protagonisti annunciati della gara. Il
suo tempo è di 5’30”45, un vero prodigio con la piccola Lotus Elan 1600 del 1964. Ed infatti dietro di lui chiudono via via
gli avversari senza riuscire a battere il suo tempo. Eppure cominciano
ad arrivare le auto con la cavalleria pesante, ma lui è sempre lì,
tranquillo sul Colle della classifica.
Non ce la fa Graziano Muccioli, sammarinese imprestato dal mondo
dei rally, che nel suo raggruppamento batte le altre due
Porsche del torinese Ricky Siciliano, autore di un dritto da paura
in un tornante che gli costa ben più dei 5”
che lo separano da Muccioli, e di Gianfranco
Navone, che si era sfilato il casco dalla testa giusto 15 anni fa
qui alla Cesana-Sestriere. Per vederlo scalzato dal ponte di comando
bisogna aspettare il numero 122, il siciliano Francesco
Corallo che lo batte al volante della sua Osella PA 8. Ma ormai mancano solo più poche vetture al termine e
Zardo commenta soddisfatto: “volevo
essere il migliore dietro le Sport. Ci sono riuscito, mettendomene
dietro un paio. Meglio di quanto aspirassi”.
Arriva
anche Gigi Bormolini, che era già un giovanotto di belle speranze
quando la Cesana-Sestriere venne inventate, e dà un ritocco verso il
basso ai tempi della classifica, e per concludere lui, il re delle
cronoscalate storiche, il
senese Uberto Bonucci, che con l’Osella PA9 appartenuta a Don
Mimì Scola sfiora il muro dei 5 minuti, senza abbatterlo.
Ma
come aveva previsto il mago Nesti, il record è rimasto imbattuto.
La
Cesana Sestriere presentava un bel panorama di vetture ed un
agguerrito gruppo di piloti piemontesi. Fra le auto più interessanti
da segnalare la Maserati 200 del 1958 portata da Gigi Baulino, una vettura
progenitrice delle Maserati che consentirono a Mennato Boffa prima ed
Odoardo Govoni poi di vincere le prime due edizioni della gara.
Interessante la Frazer Nash di
Georg Prugger, una vettura del 1932 che disputò le gare club
inglesi e la Siata 508 CMM di Giovanni Pagliarelli. L’affollato gruppo dei
piloti torinesi, che si divideva fra l’ombrello della Dolly Motorsport e la Rododendri Historic se l’è cavata per il
meglio. Roberto Bosco, con
la Porsche 356 Super 90, ha
conquistato l’ottava piazza del raggruppamento delle vetture più
anziane; Siciliano e Navone sono saliti sui gradini più bassi del
secondo, precedendo la Porsche
911 di Nello Parisi; Adriano Salvi è stato velocissimo con la sua
Fiat 124 Abarth, mentre Piero
Gobbi ha dato spettacolo con la sua Lancia
Stratos, e Simone Giombini
ha fatto esperienza all’esordio con la Stratos
ex Bernard Darniche. Salite buone, sempre nel secondo
raggruppamento per Roberto
Polledro (Alpine A110), Giuseppe
D’Angelo (Porsche 911 S), Giovanni
Panero (Fiat 124 Abarth) e Vittorio
Novo, mentre Bruno Corio ha dovuto sfruttare ogni goccia di
potenza della sua perfetta Fiat 128 Coupé. Meno fortunata la salita di Renato Avico con la Lancia Fulvia HF.
Nel
terzo Raggruppamento, quello riservato alle vetture più moderne con
le sport a spopolare, quarto tempo per Massimo Perotto, Porsche 911 Turbo. Grande prestazione di Giorgio
Tessore, ottavo di Raggruppamento con la
Opel Kadett GT/E che ha preceduto il sempre verde (e sempre
veloce) Ennio Moro, e l’altro “evergreen”
terribile Giovanni Carena (Volkswagen
Scirocco). Problemi meccanici hanno rallentato la scalata Stefano
Villani e Giovanni Baldi, Opel Kadett GT/E.
Per
chiudere la panoramica sui piloti del Nord Ovest bella prova di Maurizio
Ciarrocchi, con l’Autobianchi
A112 Abarth, secondo di classe per soli 76/100.
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Si ringrazia l’Automobil Club
Torino ed Elio Magnano per le foto storiche
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Le immagini della gara


































































































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