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CARMAGNOLA
(TO) - Il primo
successo del Grand Prix Terre
dei Savoia deriva dal fatto che nella giornata di domenica 28 ottobre splendesse un bel sole. Merito di nessuno,
certo, ma dover affrontare i
244 km del percorso sotto una pioggia battente o avvolti nella
nebbia autunnale che caratterizza questa stagione la
pianura alle falde del Monviso non era un fatto simpatico. Non per
i fotografi, forse, che avrebbero trovati spunti poetici dallo
sciabolare giallognolo dei fari di profondità emergendo da dietro
mura di castelli diroccati, che evocavano lo
spirito di fantasmi di cui, le Terre dei Savoia, non hanno
tradizione.
Meglio
il sole, che ha permesso ai 38 partenti e tre apripista di godersi una bella giornata
ammirando vestigia dell’antica terre sabauda ai più sconosciuti.
Tutti conoscono il Castello di
Racconigi, ma pochi sanno dell’esistenza di fortezze a Polonghera, Ruffia, Villanova Solaro, Lagnasco o quella splendida costruzione
del Choss d’l Re, dispersa in mezzo ai campi nella borgata di Rigrasso
poco fuori Savigliano. E i centri storici toccati: ognuno ha una sua
storia secolare a cominciare da Caramagna,
Murello, Villafalletto con la sua piazza di grandi dimensioni, Monasterolo
e Cavallerleone che proprio in questi giorni festeggia i 700 anni
di storia scritta (proprio al 1307 risale un documento che cita questo
splendido nucleo di case rimasto intatto al di fuori dei normali giri
turistici).
E
poi la campagna e le cascine,
con il riverbero della neve che già imbianca il Monviso e tutte
le alpi cuneesi.
Si
dice poi che i piemontesi siano freddi e distaccati, ma
l’accoglienza nelle piazza è stata di quelle sopraffine. Caramagna, con le sue frittelle, e Lagnasco con la sua frutta e le sue torte innanzi tutto. Ma solo
perché i concorrenti hanno potuto fermarsi per una sosta più
prolungata e godere in santa pace di un attimo di tregua dalla durezza
della gara, ma ad ogni tappa
c’era un piccolo ricordo che gli equipaggi hanno potuto portarsi
a casa. O meglio, gran parte dei ricordi di questa giornata, perché
ad esempio i
Basin d’Vila, deliziosi bocconcini di cioccolato, consegnati
nella Piazza Sacco e Vanzetti di una Villafalletto gremita di gente hanno fatto ben poca strada. Al
successivo controllo di Monsola, dopo circa 5 km dei Basin d’Vila rimaneva solo più un nostalgico e gustoso ricordo di
carta nelle vetture.
Il
sole ha illuminato una manifestazione che è stata gara vera. Anche
per quella bella fetta di equipaggi che aveva preso la gita domenicale
come un’allegra scampagnata
lungo le campagne delle Terre dei Savoia. Nossignore, il
cronometro innanzi tutto. E se era chiaro che la classifica
(consultabile all’indirizzo www.kaleidosweb.com/r&f/classifiche.htm)
avrebbe premiato gli specialisti come Marco
Calegari-Monica Barri ed il solitario Gian
Maria Aghem, con parecchi outisder a dire la loro (Bruno Lanteri-Armando Vela, Daniele Cerrato e Massimo Cerrato, solo
per citare i più accreditati sulla carta), appena lasciato lo stabilimento della Embo a Caramagna, tutti a consultare
cronometri e radar, mettendo nel baule lo spirito decoubertiniano.
Così
alla fine hanno vinto Calegari-Barri con la loro Porsche 911 del 1972, ma solo a causa di
una penalità ad un Controllo Orario che ha pesantemente attardato il navigatore
solitario Gian Maria Aghem; poi la sorpresa di Riccardo Pugno e Sabrina Sibari a completare un podio di concorrenti
molto agguerriti.
Ma
il pubblico sulle strade ha potuto ammirare vetture bellissime e rare.
Come la Lancia Astura in
versione sportiva del 1932 di Novarese-Mancasola o la raffinata Lancia
Augusta Carbiolet del 1933 costruita in Francia di Ronco-Ronco; la
maestosità dalla Mercedes 190 SL del 1955 di Rossi-Rastiello e della Fiat
2300 S del 1967 di Armando-Baudino, o la semplicità della Fiat
600 del 1960 di Goffi Pertusio e della 500
F classe 1972 dei fidanzatini alla prima esperienza (in gara di
regolarità) Mastrototaro-Audisio, che diviene leggiadra nella Fiat 750 Coupé Carrozzata Vignale del 1961 di Cerrato-Fossati. O
l’eleganza discreta e solida della Lancia
Appia Seconda Serie del 1957 di Giaj-Levra Bagnasco, che si
trasforma in sportività se alla berlina di famiglia si aggiunge un
faro centrale, come accade alla Fiat
1100 TV del 1955 di Ghirardo Romero padre e figlio. La sportività
ha sempre avuto un rapporto con l’automobile. E si è espressa con
vetture come le Porsche 356 Cabrio di Vigada-Bagnasco (1956) e Giombini-Burzio
(1959) o la grinta delle Alfa
GT di Bedendi-Toro (1966) e Pellis-Franchino (1973) o del piacere
di viaggiare a cielo aperto della Fiat
124 Sport Spider di Merenda-Dutto. Ma anche in forme più
semplici, come sottolineate dalla Fiat
850 Sport Coupé dei piacentini Grassini-Scanielli, o dal design
raffinato (opera di Zagato) come la Lancia
Fulvia Sport di Merenda-Dalmasso, o nel desiderio di linee sinuose
come la Opel Manta GT/E del 1976 di Ruà-Gonzalez.
La
marca sportiva per eccellenza è la Porsche, che si sublima nella 911. Alla Prima Edizione del Grand
Prix Terre dei Savoia c’erano le prime versioni di Novo-Baldi e
Zaberti Lodigiani (1969), le Carrera di Calegari-Barri (1972) e le
Carrera di Aghem (1976) e Bertazzini-Bratta (1986) cui si
contrapponeva l’avversaria di sempre: la Ferrari
rappresentata dalla Dino 308 GT4 di Merreale-Venturelli.
Sport,
nel linguaggio automobilistico, si dice anche rally. E la primogenita del mondo rallistico moderno
è senza dubbio la Mini,
declinata in tutte le sostanze, dall’Austin
Seven del 1961 di Lanteri-Vela, alla
Morris Cooper dell’apripista Bruno Perno alla versione italiana
della Cooper realizzata dalla
Inoocenti come quella del 1970 di Olocco-Poccardi.
Rally
è Fiat, con le
sue grintose 124 Abarth Rally
del 1973 di Barbotto-Alcalino ed Icardi Gallese, alla 131 Abarth del 1976 di Baldi-Gallio, fino ad arrivare alla Ritmo
125 TC del 1982 di Cuteri-Cuteri che ha portato alle corse ed al
successo decine di piloti privati.
Rally
è Lancia, con la Fulvia
di Borca-Borca, con la splendida
037 in livrea stradale che ha esaltato come apripista o alle tre Delta
HF Integrale di Zagato-Rabbia, La Rosa-Formica e Pugno-Simari che
hanno rappresentato un’esaltate lunga stagione per la Casa italiana
nelle corse.
Rally
è Alpine A110
con la sua berlinetta vincente sulle nevi di Montecarlo, come quella
di Seghesio-Gabetti, o la rivoluzione delle quattro ruote motrici,
intuizione dell’Audi Quattro
rappresentata dalla vettura di Giuva-Galliano.
Poi
le vetture più giovani, come la gialla Lotus Elise di Poet-De Marchi che ha espresso tutta la
leggiadria tecnica di Colin Chapman e le sue sportive di Casa Fiat che
si sono scambiate il testimone nelle fantasie dei giovani. La Punto GT del 1998 di Sasso-Fenoglio e la neonata Panda
100 HP del 2007 di Olocco Lo Jacono.
La
carovana della Prima Edizione delle Terre dei Savoia va ora in
letargo. Per risvegliarsi prima possibile.
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