|
SAMPEYRE
(CN) - Personalmente non
sono superstizioso e non faccio molto caso alla Cabala. Ma questa 13esima
edizione del Rally della Valle Varaita è stata molto sfortunata.
La tredicesima vettura a partire è finita contro il monumento ai
caduti ad Isasca, nel corso della terza prova speciale ed uno
spettatore è morto. Forse investito, molto più probabilmente per
aver sbattuto la testa saltando all’indietro per evitare la Focus WRC di Sossella-Ronzani.
Come
molti altri giornalisti, appassionati, addetti ai lavori, tifosi, mi
sono recato sul posto. Ed ho scambiato alcune riflessioni
sull’accaduto. Non tanto per cominciare la caccia al capro espiatorio, ma cercare di fare in modo
che simili tragedie non accadano, nel limite del possibile, più.
Un
po’ come nel calcio, l’anello debole della catena dei rally
sono gli spettatori. Anche i più esperti diventano presuntuosi e si
arrogano capacità divine di sfuggire all’incidente. Mettersi sul
piccolo muretto, una ventina di centimetri di altezza dal livello
stradale, è assolutamente folle. Anche perché le vetture arrivavano
in staccata in pieno e l’errore per i piloti ci sta, visto che pur
essendo bravi, sono esseri umani.
Sono
anni che si discute del calo di spettatori sulle prove speciali, ma la
Brondello-Isasca, per la sua grande spettacolarità, ha richiamato una
vera folla. Nuovamente, dopo anni, bisognava percorrere chilometri a
piedi (come ai vecchi tempi) per raggiungere il punto spettacolare.
Che era questa circumnavigazione del monumento
ai caduti di Isasca (nella foto di Andrea
Savant).
Ma
nonostante il dispiego di energie da parte dell’organizzazione, non è stato
possibile controllare la folla. Forse perché è necessario cambiare
la mentalità degli spettatori: tutto il fianco delle prove speciali
è vietato al pubblico, poi vi sono delle aree predisposte dagli
spettatori, fettucciate con bandelle alte una settantina di centimetri, un po’
come capita nel mondiale, dove il pubblico si raccoglie a distanza dal
tracciato e mai sulla via di fuga dalla traiettoria. Altre zone sono riservate
ai fotografi ed ai cineoperatori (magari riuscendo a predisporre
una piccola area parcheggio e controllando maggiormente il proliferare
di pass che vengono rilasciati a volte con troppa faciloneria).
Sperare
che il pubblico metta coscienza è purtroppo un’utopia.
Gli
ultimi due gravi incidenti piemontesi (Biella e Isasca) hanno
purtroppo dimostrato che gli spettatori vanno a cacciarsi in zone
pericolo nonostante la fettuccia con la scritta, forse troppo piccola,
di zona vietata al pubblico. Bisogna fettucciare con la scritta “ZONA VIETATA AL PUBBLICO - L’ORGANIZZAIONE ED I PILOTI
NON RISPONDONO AI DANNI ARRECATI DALLE VETTURE IN GARA ALLE PERSONE
PRESENTI IN QUEST’AREA”.
Troppo
esplicito? No, mi risulta che negli Stati Uniti i produttori di
lavatrici scrivano nelle istruzioni che è vietato
lavare i piccoli animali domestici (vivi) in lavatrice…
Per
fare tutto ciò occorrono risorse economiche, ma un bel fettucciato
lungo è anche una risorsa per spazi pubblicitari. Se
poi perderemo qualche gara non ci farà sicuramente male. Lo
diciamo tutti che ci sono troppe gare e questa è una possibilità per
fare selezione. Gli organizzatori che non saranno in grado di attuare
queste misure chiudono.
L’altro
mio pallino sono le gomme e gli assetti troppo estremi delle vetture.
Si bloccano le prove quando piove (e si parte con le gomme slick) o
c’è un po’ di sporco sull’asfalto. Se si limitassero le
prestazioni delle gomme la velocità di percorrenza in curva sarebbe
molto più bassa. L’incidente di Isasca, con molta probabilità, sarebbe capitato
ugualmente (quello è un problema di pubblico), ma Federico Ronzani, il navigatore di Sossella, non avrebbe subito
danni nell’impatto laterale (una dinamica
simile a quella che uccise il povero Mike Park, esattamente due
anni fa).
Se
analizziamo gli incidenti che hanno coinvolto i concorrenti negli
ultimi anni scopriamo che nella stragrande maggioranza le
vittime era tutte a bordo di vetture da primato, che hanno ormai
raggiunto livelli di prestazioni difficilmente gestibili quando
scappano al controllo del pilota. E ciò accade, in
modo pericoloso, su asfalto asciutto e pulito quando le velocità
sono massime. Quindi è necessaria una drastica riduzione del numero
delle gomme da usare (l’optimum sarebbe sei gomme punzonate a tappa,
tutte a bordo della vettura) e così si ridurrebbe l’esasperazione
dei pneumatici che ha raggiunto limiti ingestibili in caso di
problemi. Cosi facendo le
vetture deraperebbero di più e prima, ritornando a regalare
spettacolo e ad attirare il pubblico che si affollerebbe, in sicurezza
sulle speciali.
Insomma
soluzioni che richiedono impegno economico importante (sia per
cambiare le vetture, che per allestire le speciali), ma che ci
permetteranno di superare questa situazione.
Infine
è necessario che il popolo dei
rally faccia sentire la sua voce e la sua solidarietà agli
organizzatori ed a chi opera nei rally. Sicuramente vedremo i nemici
dei rally si scateneranno per ottenere demagogicamente potere.
Val
Varaita, la parola all’organizzazione
Comunicato
ufficiale dello Sport Rally Team
SAMPEYRE (CN) - Sono circa 25 anni che lo Sport Rally Team organizza
gare automobilistiche, di cui il rally della Valle Varaita è una
delle punte di diamante.
Imponente l’apparato di sicurezza messo a punto anche in questa
occasione. Erano infatti circa 500
gli addetti all’organizzazione e alla sicurezza della gara
impegnati ieri a Sampeyre e dintorni: 250
commissari di percorso dislocati sulle 11 prove in programma fra
venerdì (tre in notturna) e sabato (le altre otto), 40 cronometristi,
30 postazioni radio, 10 medici di gara, 26 ambulanze e altrettanti
carri attrezzi con personale a bordo più una serie di altre figure
ausiliarie.
L’organizzatore Piero Capello, che firma anche altre noti rally
quali il “Carmagnola” e il “Bagnolo”,
addolorato per l’evento luttuoso di ieri, esprime le sue
condoglianze alla famiglia dello spettatore deceduto, ma rimarca
come non sia stato tralasciato alcun dettaglio per garantire la
massima riuscita di un rally sicuro.
Purtroppo
il pensionato si trovava in zona vietata al pubblico, e non si è
allontanato nonostante gli inviti dei commissari. Quando, sulla piazza
di Isasca, la Ford Focus WRC,
in quel momento seconda in classifica, è finita contro il muretto del
monumento ai caduti, l’uomo,
che accompagnava il figlio, fotografo di un sito Internet
specializzato in rally, è volato a terra, battendo la testa e
perdendo così la vita.
Valle
Varaita, rally concluso dopo tre PS
Bettega primo al debutto con la Focus WRC
SAMPEYRE
(CN) - Due prove speciali. Diciannove
chilometri per capirci qualcosa. Sufficienti, comunque, a
rassicurare, a far capire che Alessandro Bettega ci mette un niente a prendere confidenza con una
macchina per lui nuova. Anche con una WRC, vale a dire la massima
espressione tecnologica delle auto da rally. Poi, nel terzo tratto
cronometrato, la fine di tutto. Improvvisamente. Drammaticamente.
Il Rally Valle Varaita e Valli
Cuneesi, quinta prova dell’International Rally, si è bloccato lì,
nella prova speciale numero 3 di ieri sera, il secondo passaggio di
Brondello, quando l’uscita di strada della Ford Focus di Manuel
Sossella è costata la vita a uno spettatore. Niente seconda giornata
di gara, quindi, niente restanti otto prove speciali.
L’organizzazione ha diramato una classifica finale, che è quella
stilata dopo la PS numero 3, prova nella quale gli equipaggi sono
stati equiparati con un tempo imposto.
Una graduatoria che vede al
primo posto Alessandro Bettega e Simone Scattolin alla guida della
Ford Focus WRC 02 della Errepi Racing gommata Pirelli.
Si è concluso così, molto prima del previsto e per cause tragiche, il
debutto del pilota trentino di TRT su una Focus WRC. Primo passo
conoscitivo per avvicinarsi al Tour de Corse di ottobre, quando
Bettega guiderà la Focus WRC di M-Sport. Un debutto che, per quel
poco che si era visto, era iniziato positivamente e aveva tutti i
presupposti per continuare ancora meglio, soprattutto perché Bettega
se la cavava egregiamente su un palcoscenico dove si esibivano ben 10 vetture WRC al top.
Bettega aveva preso il volante della Focus-Errepi per la prima volta nel pomeriggio, in occasione dello shake-down.
Diversi giri per “farsi un’idea”. A cominciare dalle modalità
elettroniche di partenza, per continuare con il cambio sul volante che
richiede una manualità diversa. Il tutto alternato ai test
con le varie mescole di pneumatici da asfalto della Pirelli. Una
volta sceso dalla vettura, la tensione era completamente sparita dal
viso di Bettega per lasciare spazio a un rassicurante sorriso e a
commenti d’eccitazione.
Neanche il tempo di meditare sull’esperienza che era già tempo
di prendere il via del Rally Valle Varaita. Prima prova speciale, Brondello,
corta (8,76 km) ma veloce e impegnativa. Il tempo di riferimento
diventa subito quello di Luca
Gulfi, partito con il numero 1, alla guida di una Peugeot 206 WRC:
6’08”1. Per arrivare a un pilota che stacca un tempo inferiore
bisogna aspettare Sossella, anche lui alla guida di una Ford
Focus WRC della Errepi, numero di fiancata 14. Il pilota vicentino
balza davanti a tutti fermando il cronometro sul tempo di 6’04”7.
Subito dopo arriva Borsa, quindi Betti. Poi tocca a Bettega.
Primo responso della giornata. Tutti col fiato sospeso, in particolare Walter Calcinotto, patron
della scuderia TRT, agitato come non mai a fine prova. Dopo l’arrivo
della Focus di Alessandro e dopo aver sbirciato il suo tempo sul
tavolo dei cronometristi, anche il nervosismo di Calcinotto si
trasforma in un largo sorriso: 6’08”9
il tempo di Bettega. Un tempo che lo pone al terzo posto nella
classifica provvisoria, a soli 4” dalla migliore prestazione. Ma
siamo all’inizio.
Si va alla prova seguente: Valmala, un po’ più lunga con i suoi
10,26 km. Gulfi fa di nuovo bene, ma viene battuto da Luca Betti, che
realizza la prestazione di riferimento: 6’34”3. Miglior tempo che
resta imbattuto anche dopo Sossella, fermo a 6’37”6. Quando arriva
Bettega, però, la classifica cambia. Con 6’32”9 il pilota
trentino mette tutti in fila e balza al
comando della classifica provvisoria con 5 decimi di vantaggio su
Sossella e 2”4 su Gulfi.
Primo riordino, a Saluzzo, con il tramonto che lascia posto alla notte
e alla necessità si montare la batteria supplementare di fari per
affrontare l’ultima prova della giornata, la ripetizione di
Brondello. Ripetizione che diventa ansia e preoccupazione quando i
secondi passano e la Focus di Sossella non si presenta allo stop di fine prova.
Una sfibrante incertezza che si trasforma in drammatica realtà al
momento dell’arrivo della Focus di Bettega, il quale,
concitatamente, informa la folla dei presenti: “Mi hanno fermato in prova per dirmi che Sossella ha avuto un grave
incidente”.
Da lì in avanti si scatena una ridda di notizie frammentarie e
discordanti. Finché la direzione di gara non ufficializza che nel
botto della Focus di Sossella ha perso la vita uno spettatore che
stava lì dove non doveva stare, vale a dire in una zona vietata al
pubblico e lì era restato nonostante i continui inviti ad andarsene
dei commissari di percorso. Fatto sta che agli
equipaggi viene assegnato un tempo imposto e la classifica di fine
prova diventa quella finale.
Al di là del fatto che la gara era appena iniziata, conforta il fatto
che Alessandro Bettega aveva subito dimostrato di essere competitivo
anche con una WRC. Purtroppo, però, non ha potuto fare molta strada,
ed era questo lo scopo principale della trasferta cuneese.
Adesso Bettega attende da M-Sport la formalizzazione dei due giorni di
test che affronterà in Inghilterra. Ad attenderlo, in quella
occasione, ci sarà la stessa Focus 06 ufficiale che poi guiderà al
Tour de Corse.
Val
Varaita, Luca Betti
Primo a transitare sul luogo dell’incidente
SAMPEYRE (CN) - Un grave incidente avviene al 13° rally della Val
Varaita. Succede intorno alle 22, nel corso della PS 3 di Brondello,
nell’inversione sulla piazza di Isasca. L’equipaggio 14 Sossella-Ronzani su Ford Focus WRC allarga la traiettoria e finisce
in una zona vietata al pubblico, dove però si
trova uno spettatore, sollecitato più volte a lasciare quel punto
dai commissari di percorso presenti.
L’auto urta il muretto di un monumento che si sgretola.
L’uomo cade e batte fortemente il capo. Appare subito in condizioni
gravissime ai soccorritori; sul
posto sono presenti 4 medici, e accorrono due ambulanze con
rianimatore a bordo. Inutile purtroppo ogni tentativo di rianimazione.
La prova viene subito sospesa. La direzione gara e l’organizzazione
decidono di sospendere la
manifestazione in segno di lutto.
Luca Betti è stato il primo pilota a fermarsi sul luogo della
tragedia ed a allertare a fine prova speciale i soccorsi:
"Quando sono giunto sul luogo dell'incidente mi sono subito fermato. Poi
dopo pochi secondi una persona mi
ha chiesto in modo allarmato di andare a fine prova per chiamare i
soccorsi. A quel punto ho capito che la situazione era grave e mi sono precipitato a richiedere l'ambulanza. L'intervento è stato
immediato e rapido, ma purtoppo non c'è stato nulla da fare.
Immediatamente sono rimasto
profondamente colpito dalla tragedia. In quei momenti ti passa la
voglia di correre in macchina.
Questa mattina (sabato ndr)
poi mi sono informato sui fatti, ho sentito più opinioni e mi sono
fatto un'idea in merito. In questi momenti, molti
punteranno il dito su di uno sport pericoloso, su situazioni già
vissute e cercheranno dei colpevoli.
Da ciò che ho sentito,
ritengo, che il povero
spettatore-fotografo sia stato molto imprudente e nonostante sia
stato più volte richiamato di spostarsi dalla posizione che occupava,
non abbia considerato la pericolosità di quello che stava facendo. Se i commissari lo avevano più volte avvisato, un motivo ci doveva
essere...
Credo che ora sia ingiusto colpevolizzare questo sport, il pilota
coinvolto, gli organizzatori, le autorità che ne permettono lo
svolgimento. È stata una
fatalità, come purtroppo tante ne succedono nello sport e nella
vita di tutti i giorni, forse aiutata dall'imprudenza di una persona
che ora non c'è più. Io e il mio staff ci
uniamo al lutto della famiglia e dei cari di Tommaso Gorga".
Dunque,
questa non può e non deve essere una giornata di festa, di sport e di
divertimento, deve essere una giornata di lutto ma, soprattutto di
riflessione. I rally salgono alla cronaca solo in caso di eventi luttuosi e per
altri motivi, se ne parla sempre poco.
L’imponderabile esiste, nei rally, in tutti gli sport e nella
vita a volte il fato è subdolo e maligno.
A
questo punto, poco importa della bellissima gara di Luca Betti fino lì
disputata.
Non
c’è stata festa per le sue cento gare, ma
solo un profondo silenzio.
Un
rally da dimenticare…?
ricevuta
via e-mail
“I rally sono pericolosi, non sono sicuri…” Sono solo alcuni
dei pensieri generali della gente, soprattutto dopo gare in cui perde
la vita qualcuno, spettatore o protagonista. In molti rally,
purtroppo, siamo stati spettatori d'incidenti più o meno gravi, ma ad un certo punto bisogna fermarsi e riflettere...
La
prima cosa che ci viene in mente è di accusare lo sport in sé, di
accusare l’organizzazione, di accusare il pilota che, per quanto
bravo può essere, può avere momenti di incertezza, problemi
improvvisi alla vettura, che nessuno, nemmeno lui, può prevedere… Quante volte siamo stati spettatori di litigi tra persone del pubblico e
commissari? Quante volte abbiamo notato che in prova, durante lo
svolgimento della gara, il
pubblico sostava in zona pericolosa? Quante volte abbiamo notato
che nonostante la
segnaletica di avviso pericolo, i piloti continuano la corsa senza il
minimo problema?
Difficile
ogni volta dire “è colpa di questo” o
“è colpa di quell'altro”, certo è che spesso la sicurezza,
durante lo svolgimento di un rally, è messa in secondo piano, a volte
da parte delle varie Organizzazioni, a volte da parte dei commissari
di percorso, a volte dai piloti stessi e
molto ma molto spesso da parte di spettatori. Purtroppo è così,
sono gli spettatori che, incuranti del pericolo, si posizionano in
zone non sicure pur di provare chissà quale brivido durante il
passaggio dei piloti, pur di
scattare una semplicissima fotografia... Come se i piloti fossero
macchine incapaci di compiere errori o come se le auto stessero
correndo su binari e non potessero aver mai problemi.
Ieri
(venerdì nd.r), durante il
Rally Valle Varaita, siamo stati ennesimi spettatori di quello che
non dovrebbe mai succedere, una tragedia annunciata... Uno spettatore si trovava in zona pericolosa, più volte è stato
invitato a spostarsi ma non l'ha fatto... L'auto non correva sui
binari, il pilota non era una macchina incapace di sbagliare... Non c'è
stato nulla da fare in quel momento, forse prima, ma in quel preciso
istante nulla e nessuno ha potuto evitare quel che è successo... Una
persona ha perso la vita... Ma si
può paragonare la propria vita al brivido di far passare un'auto a
qualche metro, a volte centimetri, dal proprio corpo? Si può
paragonare la propria vita ad un brivido di 5 secondi? Cosa sono una,
cento, mille foto se paragonate alla propria vita?
Non
siamo qui per voler scaricare colpe su qualcuno in particolare ma vorremmo
invitare tutti a riflettere... tutti, organizzatori, piloti,
spettatori, commissari, forze dell'ordine…
Perchè
la perdita di una vita non finisca nel dimenticatoio… Perché possa
servire a farci pensare a cose che diamo per scontate mentre non lo
sono… Perché i protagonisti dei rally siamo anche tutti noi, che
andiamo sulle prove speciali per vedere le auto passare, sentire il
loro rumore, fare festa con gli amici lungo le prove…
Dobbiamo essere tutti più
responsabili, una festa può trasformarsi in una tragedia in un
solo secondo, coinvolgendo centinaia di persone…
Dobbiamo
difendere il nostro sport, unirci per farlo diventare migliore…
Tutti
insieme perché questo sport continui a regalarci emozioni da
ricordare, e non da dimenticare…
Trofeo
OS Piemonte per lutto
Si ferma in Valle Varaita
SAMPEYRE
(CN) - Dopo il tragico incidente avvenuto durante la 13° edizione
del rally “Valle
Varaita e Valli Cuneesi”, in cui è deceduto lo spettatore
Tommaso Gorga, pensionato sessantenne di Dronero (CN) e che ha portato
all’annullamento della gara, l’organizzazione
del Trofeo OS Piemonte comunica che tutti i trofeisti al via di
questo rally non accumuleranno nessun punteggio ai fini delle
classifiche del trofeo.
Le
classifiche ufficiali rimangono quelle attualmente on line, cioé
quelle aggiornate dopo il “Rally
del Tartufo” fino al prossimo appuntamento, che sarà la 6°
edizione della “ Ronde del Moscato” in
programma il 29-30 Settembre a Santo Stefano Belbo (CN), gara a
coefficiente 1 per il Trofeo OS Piemonte.
Gli
organizzatori del Trofeo, i collaboratori, insieme a tutti gli
equipaggi iscritti porgono le
più sentite condoglianze alla famiglia della vittima ed esprimono
la loro solidarietà all’equipaggio Sossella–Ronzani ed a tutto lo
SportRallyTeam di Piero Capello, organizzatore della manifestazione.
Post
Valle Varaita,
riflessione di un ex pilota
di
Cesare Bracco
Carissimo
Kaleidosweb,
ti
scrivo in merito all’articolo
pubblicato sul sito lunedì 17 settembre scorso, in merito al
grave fatto del Val Varaita.
Come
ben sai mio figlio Armando da
quasi due anni ha iniziato a correre, per me è stato molto difficile
farlo iniziare e ho sempre lottato per non farlo correre fino a
quando, dopo un corso, i sui istruttori hanno detto che lui guidava
molto bene e sarebbe valsa la pena fargli fare qualche gara.
Io
sapevo che lui era bravo, ma ero rimasto talmente deluso e scottato
quando correvo io che mai e poi mai avrei voluto farlo entrare
nell’ambiente dei rally.
Per
andare forte occorre trovare in
breve tempo i limiti della vettura con poche possibilità di
provare al di fuori delle gare. Non ti nascondo che ogni volta che Armando corre sono sempre con “il cuore in gola”. Devo
anche dirti che, con molto piacere, ho trovato tanti bravi ragazzi
intorno a lui, ma sono rimasto deluso dalla situazione generale.
Situazione
che esprimi benissimo nell’articolo, se vogliamo ritornare a correre
con serenità dobbiamo affrontare in modo concreto e veloce la
situazione.
Io
ritengo che le vetture di oggi
siano TROPPO PERFORMANTI, e quando ci si trova in situazioni
limite succedono i disastri.
È
chiaro che occorre delimitare molto bene le aree di accesso al
pubblico, ho visto personalmente situazioni che rasentano
l’incredibile, penso che un
biglietto di accesso garantirebbe una maggiore sicurezza, inoltre
i commissari dovrebbero essere collegati sempre via radio tra loro e
con l’organizzazione, con i tempi attuali non sarebbero costi
eccessivi e si avrebbe un controllo immediato della situazione. Parte
tecnica, per me è la più dolente, hai perfettamente ragione quando
dici che le gomme e gli assetti
sono estremi, ho provato personalmente una delle vetture di
Armando ed è la prima cosa che mi ha colpito. Le velocità di percorrenza delle curve sono altissime inoltre sulle
macchine di alto livello l’elettronica consente delle velocità
molto alte a scapito dello spettacolo e della sicurezza.
Non
me ne voglia chi guida le WRC ma sono macchine altamente
specialistiche che ogni anno migliorano le prestazioni e solo chi fa
notevoli quantità di test è in grado di portare al limite senza
rischi. Inoltre ogni anno queste macchine diventano più esasperate quindi una macchina del
2006 è molto avvantaggiata rispetto alle vetture degli anni
precedenti… Basta avere quindi i soldi per comprare o affittare la
vettura più recente per vincere qualcosa aumentando i rischi per chi
cerca di avvicinare i tempi di queste vetture.
Per
fortuna sulle S2000 l’elettronica nella trasmissione non c’è.
Occorre
stabilizzare questa situazione, indispensabile quello che proponi di
avere 6 gomme per tappa, e studiare un modo di garantire il
proseguimento in caso di forature.
Tu
parli di prove sospese per la pioggia, mi
ricordo al rally di Messina del 1981 ho fatto due prove con gli
slik (allora erano slik senza intaglio) nonostante piovesse a dirotto,
certo guidavo con la massima cautela, e nonostante questo ho concluso
le prove con bellissimi tempi, nella
mia situazione si sono trovate anche la vetture da assoluto e, non
per questo, hanno annullato le prove.
Oggi
queste situazioni sarebbero improponibili.
Oltre
a questo le soluzioni che ritengo garantirebbero un futuro ai rally sono:
-
diminuzione della velocità media massima delle speciali
- uso di carburanti ecologici
- diminuzione della rumorosità
-
prove libere, ma nel rispetto
totale del codice ( per me l’ideale per avere la situazione
chiara e non limitare chi inizia sarebbero 4-5 passaggi a prova, ma
come si fa a controllare seriamente?)
-
giornate periodiche per ogni zona per test delle vetture in strade
chiuse.
Ritengo
che questa sia una base per iniziare poi con le idee di tutti, si può
proporre qualcosa di concreto, perchè occorre aiutare gli organizzatori e garantire a chi si iscrive alle gare
di partecipare nella massima sicurezza, inoltre non dare la
possibilità ai media di attaccare in modo sconsiderato questa
specialità.
Sempre
che prima o poi esista veramente una federazione legittima.
* Cesare Bracco ha corso ad alti livelli nel passato arrivano a gareggiare con vetture come la Lancia 037. Il
figlio Armando è stato quest’anno protagonista del Trofeo Rally
Asfalto con la Renault Clio RS del Team di Mario D’Ambra rimanendo
fino al Fabaria in lizza per il titolo Under 25.
DueGi
Corse in Valle Varaita
Allo stop Luison secondo di classe
SAMPEYRE
(CN) - Termina ancora prima di entrare nel vivo la
13^ edizione del Rally Internazionale della Valle Varaita e Valli
Cuneesi. Il tragico incidente nel quale ha perso la vita uno
spettatore nel corso della prova speciale 3 di Brondello e il
conseguente annullamento della gara non hanno dato la possibilità ai
piloti della Due Gi Sport di confrontarsi con gli avversari fino in
fondo. Dopo le uniche 3
speciali disputate la classifica vede comunque l’equipaggio
formato da Marco Luison
navigato per la prima volta da Erika Baruzzi a bordo della Peugeot
106 al 63 esimo posto in classifica assoluta e secondo in classe A6.
In classe N1 i rappresentanti della sezione veneto Michele
Antonini e Matteo Castellari, impegnati per la prima volta nei 124
km cronometrati delle undici prove speciali del “Varaita” a bordo
della Rover conquistano un meritevole secondo piazzamento in classe e
il 106 esimo in assoluta. Terza piazza d’onore per la scuderia
rossoblu in classe A0 con l’equipaggio dei dottori Marco
Giordanino – Renato Meroni a bordo della Fiat Cinquecento.
|