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ottobre 2007

Valle Varaita, finisce tutto ad Isasca

di Tommaso M. Valinotti, immagini di Elio Magnano

 



SAMPEYRE (CN) - Personalmente non sono superstizioso e non faccio molto caso alla Cabala. Ma questa 13esima edizione del Rally della Valle Varaita è stata molto sfortunata. La tredicesima vettura a partire è finita contro il monumento ai caduti ad Isasca, nel corso della terza prova speciale ed uno spettatore è morto. Forse investito, molto più probabilmente per aver sbattuto la testa saltando all’indietro per evitare la Focus WRC di Sossella-Ronzani.

Come molti altri giornalisti, appassionati, addetti ai lavori, tifosi, mi sono recato sul posto. Ed ho scambiato alcune riflessioni sull’accaduto. Non tanto per cominciare la caccia al capro espiatorio, ma cercare di fare in modo che simili tragedie non accadano, nel limite del possibile, più.

Un po’ come nel calcio, l’anello debole della catena dei rally sono gli spettatori. Anche i più esperti diventano presuntuosi e si arrogano capacità divine di sfuggire all’incidente. Mettersi sul piccolo muretto, una ventina di centimetri di altezza dal livello stradale, è assolutamente folle. Anche perché le vetture arrivavano in staccata in pieno e l’errore per i piloti ci sta, visto che pur essendo bravi, sono esseri umani.

Sono anni che si discute del calo di spettatori sulle prove speciali, ma la Brondello-Isasca, per la sua grande spettacolarità, ha richiamato una vera folla. Nuovamente, dopo anni, bisognava percorrere chilometri a piedi (come ai vecchi tempi) per raggiungere il punto spettacolare. Che era questa circumnavigazione del monumento ai caduti di Isasca (nella foto di Andrea Savant).

Ma nonostante il dispiego di energie da parte dell’organizzazione, non è stato possibile controllare la folla. Forse perché è necessario cambiare la mentalità degli spettatori: tutto il fianco delle prove speciali è vietato al pubblico, poi vi sono delle aree predisposte dagli spettatori, fettucciate con bandelle alte una settantina di centimetri, un po’ come capita nel mondiale, dove il pubblico si raccoglie a distanza dal tracciato e mai sulla via di fuga dalla traiettoria. Altre zone sono riservate ai fotografi ed ai cineoperatori (magari riuscendo a predisporre una piccola area parcheggio e controllando maggiormente il proliferare di pass che vengono rilasciati a volte con troppa faciloneria).

Sperare che il pubblico metta coscienza è purtroppo un’utopia.

Gli ultimi due gravi incidenti piemontesi (Biella e Isasca) hanno purtroppo dimostrato che gli spettatori vanno a cacciarsi in zone pericolo nonostante la fettuccia con la scritta, forse troppo piccola, di zona vietata al pubblico. Bisogna fettucciare con la scritta “ZONA VIETATA AL PUBBLICO - L’ORGANIZZAIONE ED I PILOTI NON RISPONDONO AI DANNI ARRECATI DALLE VETTURE IN GARA ALLE PERSONE PRESENTI IN QUEST’AREA”.

Troppo esplicito? No, mi risulta che negli Stati Uniti i produttori di lavatrici scrivano nelle istruzioni che è vietato lavare i piccoli animali domestici (vivi) in lavatrice…

Per fare tutto ciò occorrono risorse economiche, ma un bel fettucciato lungo è anche una risorsa per spazi pubblicitari. Se poi perderemo qualche gara non ci farà sicuramente male. Lo diciamo tutti che ci sono troppe gare e questa è una possibilità per fare selezione. Gli organizzatori che non saranno in grado di attuare queste misure chiudono.

L’altro mio pallino sono le gomme e gli assetti troppo estremi delle vetture. Si bloccano le prove quando piove (e si parte con le gomme slick) o c’è un po’ di sporco sull’asfalto. Se si limitassero le prestazioni delle gomme la velocità di percorrenza in curva sarebbe molto più bassa. L’incidente di Isasca, con molta probabilità, sarebbe capitato ugualmente (quello è un problema di pubblico), ma Federico Ronzani, il navigatore di Sossella, non avrebbe subito danni nell’impatto laterale (una dinamica simile a quella che uccise il povero Mike Park, esattamente due anni fa).

Se analizziamo gli incidenti che hanno coinvolto i concorrenti negli ultimi anni scopriamo che nella stragrande maggioranza le vittime era tutte a bordo di vetture da primato, che hanno ormai raggiunto livelli di prestazioni difficilmente gestibili quando scappano al controllo del pilota. E ciò accade, in modo pericoloso, su asfalto asciutto e pulito quando le velocità sono massime. Quindi è necessaria una drastica riduzione del numero delle gomme da usare (l’optimum sarebbe sei gomme punzonate a tappa, tutte a bordo della vettura) e così si ridurrebbe l’esasperazione dei pneumatici che ha raggiunto limiti ingestibili in caso di problemi. Cosi facendo le vetture deraperebbero di più e prima, ritornando a regalare spettacolo e ad attirare il pubblico che si affollerebbe, in sicurezza sulle speciali.

Insomma soluzioni che richiedono impegno economico importante (sia per cambiare le vetture, che per allestire le speciali), ma che ci permetteranno di superare questa situazione.

Infine è necessario che il popolo dei rally faccia sentire la sua voce e la sua solidarietà agli organizzatori ed a chi opera nei rally. Sicuramente vedremo i nemici dei rally si scateneranno per ottenere demagogicamente potere.

 

Val Varaita, la parola all’organizzazione

Comunicato ufficiale dello Sport Rally Team

SAMPEYRE (CN) - Sono circa 25 anni che lo Sport Rally Team organizza gare automobilistiche, di cui il rally della Valle Varaita è una delle punte di diamante.

Imponente l’apparato di sicurezza messo a punto anche in questa occasione. Erano infatti circa 500 gli addetti all’organizzazione e alla sicurezza della gara impegnati ieri a Sampeyre e dintorni: 250 commissari di percorso dislocati sulle 11 prove in programma fra venerdì (tre in notturna) e sabato (le altre otto), 40 cronometristi, 30 postazioni radio, 10 medici di gara, 26 ambulanze e altrettanti carri attrezzi con personale a bordo più una serie di altre figure ausiliarie.

L’organizzatore Piero Capello, che firma anche altre noti rally quali il “Carmagnola” e il “Bagnolo”, addolorato per l’evento luttuoso di ieri, esprime le sue condoglianze alla famiglia dello spettatore deceduto, ma rimarca come non sia stato tralasciato alcun dettaglio per garantire la massima riuscita di un rally sicuro.

Purtroppo il pensionato si trovava in zona vietata al pubblico, e non si è allontanato nonostante gli inviti dei commissari. Quando, sulla piazza di Isasca, la Ford Focus WRC, in quel momento seconda in classifica, è finita contro il muretto del monumento ai caduti, l’uomo, che accompagnava il figlio, fotografo di un sito Internet specializzato in rally, è volato a terra, battendo la testa e perdendo così la vita.

 

Valle Varaita, rally concluso dopo tre PS
Bettega primo al debutto con la Focus WRC

SAMPEYRE (CN) - Due prove speciali. Diciannove chilometri per capirci qualcosa. Sufficienti, comunque, a rassicurare, a far capire che Alessandro Bettega ci mette un niente a prendere confidenza con una macchina per lui nuova. Anche con una WRC, vale a dire la massima espressione tecnologica delle auto da rally. Poi, nel terzo tratto cronometrato, la fine di tutto. Improvvisamente. Drammaticamente.
Il Rally Valle Varaita e Valli Cuneesi, quinta prova dell’International Rally, si è bloccato lì, nella prova speciale numero 3 di ieri sera, il secondo passaggio di Brondello, quando l’uscita di strada della Ford Focus di Manuel Sossella è costata la vita a uno spettatore. Niente seconda giornata di gara, quindi, niente restanti otto prove speciali.
L’organizzazione ha diramato una classifica finale, che è quella stilata dopo la PS numero 3, prova nella quale gli equipaggi sono stati equiparati con un tempo imposto.

Una graduatoria che vede al primo posto Alessandro Bettega e Simone Scattolin alla guida della Ford Focus WRC 02 della Errepi Racing gommata Pirelli.

Si è concluso così, molto prima del previsto e per cause tragiche, il debutto del pilota trentino di TRT su una Focus WRC. Primo passo conoscitivo per avvicinarsi al Tour de Corse di ottobre, quando Bettega guiderà la Focus WRC di M-Sport. Un debutto che, per quel poco che si era visto, era iniziato positivamente e aveva tutti i presupposti per continuare ancora meglio, soprattutto perché Bettega se la cavava egregiamente su un palcoscenico dove si esibivano ben 10 vetture WRC al top.

Bettega aveva preso il volante della Focus-Errepi per la prima volta nel pomeriggio, in occasione dello shake-down. Diversi giri per “farsi un’idea”. A cominciare dalle modalità elettroniche di partenza, per continuare con il cambio sul volante che richiede una manualità diversa. Il tutto alternato ai test con le varie mescole di pneumatici da asfalto della Pirelli. Una volta sceso dalla vettura, la tensione era completamente sparita dal viso di Bettega per lasciare spazio a un rassicurante sorriso e a commenti d’eccitazione.

Neanche il tempo di meditare sull’esperienza
che era già tempo di prendere il via del Rally Valle Varaita. Prima prova speciale, Brondello, corta (8,76 km) ma veloce e impegnativa. Il tempo di riferimento diventa subito quello di Luca Gulfi, partito con il numero 1, alla guida di una Peugeot 206 WRC: 6’08”1. Per arrivare a un pilota che stacca un tempo inferiore bisogna aspettare Sossella, anche lui alla guida di una Ford Focus WRC della Errepi, numero di fiancata 14. Il pilota vicentino balza davanti a tutti fermando il cronometro sul tempo di 6’04”7. Subito dopo arriva Borsa, quindi Betti.  Poi tocca a Bettega. Primo responso della giornata. Tutti col fiato sospeso, in particolare Walter Calcinotto, patron della scuderia TRT, agitato come non mai a fine prova. Dopo l’arrivo della Focus di Alessandro e dopo aver sbirciato il suo tempo sul tavolo dei cronometristi, anche il nervosismo di Calcinotto si trasforma in un largo sorriso: 6’08”9 il tempo di Bettega. Un tempo che lo pone al terzo posto nella classifica provvisoria, a soli 4” dalla migliore prestazione. Ma siamo all’inizio.

Si va alla prova seguente: Valmala
, un po’ più lunga con i suoi 10,26 km. Gulfi fa di nuovo bene, ma viene battuto da Luca Betti, che realizza la prestazione di riferimento: 6’34”3. Miglior tempo che resta imbattuto anche dopo Sossella, fermo a 6’37”6. Quando arriva Bettega, però, la classifica cambia. Con 6’32”9 il pilota trentino mette tutti in fila e balza al comando della classifica provvisoria con 5 decimi di vantaggio su Sossella e 2”4 su Gulfi.

Primo riordino, a Saluzzo, con il tramonto che lascia posto alla notte e alla necessità si montare la batteria supplementare di fari per affrontare l’ultima prova della giornata, la ripetizione di Brondello. Ripetizione che diventa ansia e preoccupazione quando i secondi passano e la Focus di Sossella non si presenta allo stop di fine prova.

Una sfibrante incertezza che si trasforma in drammatica realtà al momento dell’arrivo della Focus di Bettega, il quale, concitatamente, informa la folla dei presenti: “Mi hanno fermato in prova per dirmi che Sossella ha avuto un grave incidente”.

Da lì in avanti si scatena una ridda di notizie frammentarie e discordanti. Finché la direzione di gara non ufficializza che nel botto della Focus di Sossella ha perso la vita uno spettatore che stava lì dove non doveva stare, vale a dire in una zona vietata al pubblico e lì era restato nonostante i continui inviti ad andarsene dei commissari di percorso. Fatto sta che agli equipaggi viene assegnato un tempo imposto e la classifica di fine prova diventa quella finale.

Al di là del fatto che la gara era appena iniziata, conforta il fatto che Alessandro Bettega aveva subito dimostrato di essere competitivo anche con una WRC. Purtroppo, però, non ha potuto fare molta strada, ed era questo lo scopo principale della trasferta cuneese.

Adesso Bettega attende da M-Sport la formalizzazione dei due giorni di test
che affronterà in Inghilterra. Ad attenderlo, in quella occasione, ci sarà la stessa Focus 06 ufficiale che poi guiderà al Tour de Corse.

 

Val Varaita, Luca Betti
Primo a transitare sul luogo dell’incidente

SAMPEYRE (CN) - Un grave incidente avviene al 13° rally della Val Varaita. Succede intorno alle 22, nel corso della PS 3 di Brondello, nell’inversione sulla piazza di Isasca. L’equipaggio 14 Sossella-Ronzani su Ford Focus WRC allarga la traiettoria e finisce in una zona vietata al pubblico, dove però si trova uno spettatore, sollecitato più volte a lasciare quel punto dai commissari di percorso presenti.  L’auto urta il muretto di un monumento che si sgretola. L’uomo cade e batte fortemente il capo. Appare subito in condizioni gravissime ai soccorritori; sul posto sono presenti 4 medici, e accorrono due ambulanze con rianimatore a bordo. Inutile purtroppo ogni tentativo di rianimazione. La prova viene subito sospesa. La direzione gara e l’organizzazione decidono di sospendere la manifestazione in segno di lutto.

Luca Betti è stato il primo pilota a fermarsi sul luogo della tragedia ed a allertare a fine prova speciale i soccorsi:

"Quando sono giunto sul luogo dell'incidente mi sono subito fermato. Poi dopo pochi secondi una persona mi ha chiesto in modo allarmato di andare a fine prova per chiamare i soccorsi. A quel punto ho capito che la situazione era grave e mi sono precipitato a richiedere l'ambulanza. L'intervento è stato immediato e rapido, ma purtoppo non c'è stato nulla da fare.

Immediatamente sono rimasto profondamente colpito dalla tragedia. In quei momenti ti passa la voglia di correre in macchina.

Questa mattina (sabato ndr) poi mi sono informato sui fatti, ho sentito più opinioni e mi sono fatto un'idea in merito. In questi momenti, molti punteranno il dito su di uno sport pericoloso, su situazioni già vissute e cercheranno dei colpevoli.

Da ciò che ho sentito, ritengo, che il povero spettatore-fotografo sia stato molto imprudente e nonostante sia stato più volte richiamato di spostarsi dalla posizione che occupava, non abbia considerato la pericolosità di quello che stava facendo. Se i commissari lo avevano più volte avvisato, un motivo ci doveva essere...

Credo che ora sia ingiusto colpevolizzare questo sport, il pilota coinvolto, gli organizzatori, le autorità che ne permettono lo svolgimento. È stata una fatalità, come purtroppo tante ne succedono nello sport e nella vita di tutti i giorni, forse aiutata dall'imprudenza di una persona che ora non c'è più. Io e il mio staff ci uniamo al lutto della famiglia e dei cari di Tommaso Gorga".

Dunque, questa non può e non deve essere una giornata di festa, di sport e di divertimento, deve essere una giornata di lutto ma, soprattutto di riflessione. I rally salgono alla cronaca solo in caso di eventi luttuosi e per altri motivi, se ne parla sempre poco.  L’imponderabile esiste, nei rally, in tutti gli sport e nella vita a volte il fato è subdolo e maligno.

A questo punto, poco importa della bellissima gara di Luca Betti fino lì disputata.

Non c’è stata festa per le sue cento gare, ma solo un profondo silenzio.

 

Un rally da dimenticare…?

ricevuta via e-mail

I rally sono pericolosi, non sono sicuri…” Sono solo alcuni dei pensieri generali della gente, soprattutto dopo gare in cui perde la vita qualcuno, spettatore o protagonista. In molti rally, purtroppo, siamo stati spettatori d'incidenti più o meno gravi, ma ad un certo punto bisogna fermarsi e riflettere...

La prima cosa che ci viene in mente è di accusare lo sport in sé, di accusare l’organizzazione, di accusare il pilota che, per quanto bravo può essere, può avere momenti di incertezza, problemi improvvisi alla vettura, che nessuno, nemmeno lui, può prevedere… Quante volte siamo stati spettatori di litigi tra persone del pubblico e commissari? Quante volte abbiamo notato che in prova, durante lo svolgimento della gara, il pubblico sostava in zona pericolosa? Quante volte abbiamo notato che  nonostante la segnaletica di avviso pericolo, i piloti continuano la corsa senza il minimo problema?

Difficile ogni volta dire “è colpa di questo” o “è colpa di quell'altro”, certo è che spesso la sicurezza, durante lo svolgimento di un rally, è messa in secondo piano, a volte da parte delle varie Organizzazioni, a volte da parte dei commissari di percorso, a volte dai piloti stessi e molto ma molto spesso da parte di spettatori. Purtroppo è così, sono gli spettatori che, incuranti del pericolo, si posizionano in zone non sicure pur di provare chissà quale brivido durante il passaggio dei piloti, pur di scattare una semplicissima fotografia... Come se i piloti fossero macchine incapaci di compiere errori o come se le auto stessero correndo su binari e non potessero aver mai problemi.

Ieri (venerdì nd.r), durante il Rally Valle Varaita, siamo stati ennesimi spettatori di quello che non dovrebbe mai succedere, una tragedia annunciata... Uno spettatore si trovava in zona pericolosa, più volte è stato invitato a spostarsi ma non l'ha fatto... L'auto non correva sui binari, il pilota non era una macchina incapace di sbagliare... Non c'è stato nulla da fare in quel momento, forse prima, ma in quel preciso istante nulla e nessuno ha potuto evitare quel che è successo... Una persona ha perso la vita... Ma si può paragonare la propria vita al brivido di far passare un'auto a qualche metro, a volte centimetri, dal proprio corpo? Si può paragonare la propria vita ad un brivido di 5 secondi? Cosa sono una, cento, mille foto se paragonate alla propria vita?

Non siamo qui per voler scaricare colpe su qualcuno in particolare ma vorremmo invitare tutti a riflettere... tutti, organizzatori, piloti, spettatori, commissari, forze dell'ordine…

Perchè la perdita di una vita non finisca nel dimenticatoio… Perché possa servire a farci pensare a cose che diamo per scontate mentre non lo sono… Perché i protagonisti dei rally siamo anche tutti noi, che andiamo sulle prove speciali per vedere le auto passare, sentire il loro rumore, fare festa con gli amici lungo le prove…
Dobbiamo essere tutti più responsabili, una festa può trasformarsi in una tragedia in un solo secondo, coinvolgendo centinaia di persone…

Dobbiamo difendere il nostro sport, unirci per farlo diventare migliore…

Tutti insieme perché questo sport continui a regalarci emozioni da ricordare, e non da dimenticare…

 

Trofeo OS Piemonte per lutto
Si ferma in Valle Varaita

SAMPEYRE (CN) - Dopo il tragico incidente avvenuto durante la 13° edizione del rally “Valle Varaita e Valli Cuneesi”, in cui è deceduto lo spettatore Tommaso Gorga, pensionato sessantenne di Dronero (CN) e che ha portato all’annullamento della gara, l’organizzazione del Trofeo OS Piemonte comunica che tutti i trofeisti al via di questo rally non accumuleranno nessun punteggio ai fini delle classifiche del trofeo.

Le classifiche ufficiali rimangono quelle attualmente on line, cioé quelle aggiornate dopo il “Rally del Tartufo” fino al prossimo appuntamento, che sarà la 6° edizione della  Ronde del Moscato” in programma il 29-30 Settembre a Santo Stefano Belbo (CN), gara a coefficiente 1 per il Trofeo OS Piemonte.

Gli organizzatori del Trofeo, i collaboratori, insieme a tutti gli equipaggi iscritti porgono le più sentite condoglianze alla famiglia della vittima ed esprimono la loro solidarietà all’equipaggio Sossella–Ronzani ed a tutto lo SportRallyTeam di Piero Capello, organizzatore della manifestazione.

 

Post Valle Varaita,
riflessione di un ex pilota

di Cesare Bracco

Carissimo Kaleidosweb,

ti scrivo in merito all’articolo pubblicato sul sito lunedì 17 settembre scorso, in merito al grave fatto del Val Varaita.

Come ben sai mio figlio Armando da quasi due anni ha iniziato a correre, per me è stato molto difficile farlo iniziare e ho sempre lottato per non farlo correre fino a quando, dopo un corso, i sui istruttori hanno detto che lui guidava molto bene e sarebbe valsa la pena fargli fare qualche gara.

Io sapevo che lui era bravo, ma ero rimasto talmente deluso e scottato quando correvo io che mai e poi mai avrei voluto farlo entrare nell’ambiente dei rally.

Per andare forte occorre trovare in breve tempo i limiti della vettura con poche possibilità di provare al di fuori delle gare. Non ti nascondo che ogni volta che Armando corre sono sempre con “il cuore in gola”. Devo anche dirti che, con molto piacere, ho trovato tanti bravi ragazzi intorno a lui, ma sono rimasto deluso dalla situazione generale.

Situazione che esprimi benissimo nell’articolo, se vogliamo ritornare a correre con serenità dobbiamo affrontare in modo concreto e veloce la situazione.

Io ritengo che le vetture di oggi siano TROPPO PERFORMANTI, e quando ci si trova in situazioni limite succedono i disastri.

È chiaro che occorre delimitare molto bene le aree di accesso al pubblico, ho visto personalmente situazioni che rasentano l’incredibile, penso che un biglietto di accesso garantirebbe una maggiore sicurezza, inoltre i commissari dovrebbero essere collegati sempre via radio tra loro e con l’organizzazione, con i tempi attuali non sarebbero costi eccessivi e si avrebbe un controllo immediato della situazione. Parte tecnica, per me è la più dolente, hai perfettamente ragione quando dici che le gomme e gli assetti sono estremi, ho provato personalmente una delle vetture di Armando ed è la prima cosa che mi ha colpito. Le velocità di percorrenza delle curve sono altissime inoltre sulle macchine di alto livello l’elettronica consente delle velocità molto alte a scapito dello spettacolo e della sicurezza.

Non me ne voglia chi guida le WRC ma sono macchine altamente specialistiche che ogni anno migliorano le prestazioni e solo chi fa notevoli quantità di test è in grado di portare al limite senza rischi. Inoltre ogni anno queste macchine diventano più esasperate quindi una macchina del 2006 è molto avvantaggiata rispetto alle vetture degli anni precedenti… Basta avere quindi i soldi per comprare o affittare la vettura più recente per vincere qualcosa aumentando i rischi per chi cerca di avvicinare i tempi di queste vetture.

Per fortuna sulle S2000 l’elettronica nella trasmissione non c’è.

Occorre stabilizzare questa situazione, indispensabile quello che proponi di avere 6 gomme per tappa, e studiare un modo di garantire il proseguimento in caso di forature.

Tu parli di prove sospese per la pioggia, mi ricordo al rally di Messina del 1981 ho fatto due prove con gli slik (allora erano slik senza intaglio) nonostante piovesse a dirotto, certo guidavo con la massima cautela, e nonostante questo ho concluso le prove con bellissimi tempi, nella mia situazione si sono trovate anche la vetture da assoluto e, non per questo, hanno annullato le prove.

Oggi queste situazioni sarebbero improponibili.

Oltre a questo le soluzioni che ritengo garantirebbero un futuro ai rally sono:

- diminuzione della velocità media massima delle speciali
- uso di carburanti ecologici
- diminuzione della rumorosità

- prove libere, ma nel rispetto totale del codice ( per me l’ideale per avere la situazione chiara e non limitare chi inizia sarebbero 4-5 passaggi a prova, ma come si fa a controllare seriamente?)

- giornate periodiche per ogni zona per test delle vetture in strade chiuse.

Ritengo che questa sia una base per iniziare poi con le idee di tutti, si può proporre qualcosa di concreto, perchè occorre aiutare gli organizzatori e garantire a chi si iscrive alle gare di partecipare nella massima sicurezza, inoltre non dare la possibilità ai media di attaccare in modo sconsiderato questa specialità.

Sempre che prima o poi esista veramente una federazione legittima.

* Cesare Bracco ha corso ad alti livelli nel passato arrivano a gareggiare con vetture come la Lancia 037. Il figlio Armando è stato quest’anno protagonista del Trofeo Rally Asfalto con la Renault Clio RS del Team di Mario D’Ambra rimanendo fino al Fabaria in lizza per il titolo Under 25.

 

DueGi Corse in Valle Varaita
Allo stop Luison secondo di classe

SAMPEYRE (CN) - Termina ancora prima di entrare nel vivo la 13^ edizione del Rally Internazionale della Valle Varaita e Valli Cuneesi. Il tragico incidente nel quale ha perso la vita uno spettatore nel corso della prova speciale 3 di Brondello e il conseguente annullamento della gara non hanno dato la possibilità ai piloti della Due Gi Sport di confrontarsi con gli avversari fino in fondo. Dopo le uniche 3 speciali disputate la classifica vede comunque l’equipaggio formato da Marco Luison navigato per la prima volta da Erika Baruzzi a bordo della Peugeot 106 al 63 esimo posto in classifica assoluta e secondo in classe A6. In classe N1 i rappresentanti della sezione veneto Michele Antonini e Matteo Castellari, impegnati per la prima volta nei 124 km cronometrati delle undici prove speciali del “Varaita” a bordo della Rover conquistano un meritevole secondo piazzamento in classe e il 106 esimo in assoluta. Terza piazza d’onore per la scuderia rossoblu in classe A0 con l’equipaggio dei dottori Marco Giordanino – Renato Meroni a bordo della Fiat Cinquecento.

 

 

Le immagini della gara

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