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Chi
sa cos’era l’East African
Safari (ex gara del mondiale rally che si svolgeva in Kenia) sa anche
che la maggior parte di coloro che avevano la fortuna, o la sventura in
alcuni casi, di parteciparvi venivano inesorabilmente colpiti dal “mal
d’Africa”; lo stesso
“Drago” Sandro Munari ha insistito per diversi anni a disputare
quello che per lui è rimasto un rally stregato, l’unico che lui non
abbia vinto almeno una volta.
Questo
derivava dal fascino di una gara
unica nel suo genere, sia in positivo per la bellezza dei luoghi
attraversati, per i villaggi nei quali si transitava (senza entrare troppo
nel merito dell’opportunità di tali situazioni “stridenti”…), sia
a volte in negativo per la durezza
al limite delle possibilità umane e dei mezzi meccanici, per la
pericolosità del viaggiare sul filo dei 200 all’ora su strade aperte al
traffico (e chiamarle strade è puro eufemismo!), per le condizioni
climatiche che passavano da temperature insopportabilmente elevate a
giganteschi acquazzoni equatoriali in grado di trasformare le già
durissime di per sé piste sterrate in micidiali trappole di fango.
Ebbene,
con le ovvie dovute proporzioni da tre anni a questa parte si sta verificando la stessa cosa per coloro
che come me, appassionati di Autostoriche anni ‘70/’80, hanno
avuto la fortuna di partecipare al Rallylegend: inesorabilmente colpiti
dal “Mal
di San Marino”!
Perché?
Semplice: elenchi iscritti da pelle
d’oca con un numero incredibile di ex-campioni che si sfidano alla
guida delle stesse vetture da loro utilizzate all’epoca mischiati a più
di 100 gentlemen drivers che si sfogano sulle più disparate auto datate “tardo
periodo Beatles/Rolling Stones”;
prove speciali misto asfalto-terra nelle quali proprio i tratti sterrati
sono quanto di meglio può desiderare qualsiasi “traversomane”;
un ambiente allegro ed appassionato dove, a differenza dei rally moderni,
ben difficilmente senti dire “mi è stato davanti perché aveva una
mescola migliore”, dove tutti si prendono anche bonariamente in giro, e
dove se ci scappa un ”quello
è sporco” ci si riferisce al fatto che il fango ha ricoperto la sua
Stratos o alla sua Kadett GT/E, o al massimo alla freschezza della sua
t-shirt all’arrivo…!
E
poi il pubblico: da applauso, proprio perché di applausi
non ne fa mai mancare a nessuno, soprattutto se la guida pulita e
redditizia lascia spazio ai funambolismi ed al divertimento, e questo tipo
di vetture sembrano, anzi sono fatte apposta per permettere numeri che le
varie Clio e Peugeot 106 proprio non permettono, se non a rischio di
perdere del tempo prezioso… Ma prezioso poi per chi? Non stiamo giocando? Mah…
Pubblico
che invade le speciali come se si trattasse di una gara mondiale, in una
quantità tale che fa addirittura rabbrividire chi come me è un signor
nessuno e quindi non è abituato ad uscire dai bivi e trovarsi la
gente che esulta come se stesse passando Rohrl! Nemmeno il vero
nubifragio della passata edizione era servito a limitare questa fiumana di
gente che ha davvero a cuore la specialità, a differenza di altre zone (vedi
il mio annoiato Piemonte) dove certe volte ti rechi ad assistere ad
una PS e cominci a chiederti ”… che fosse domenica prossima?”.
Fino
al passaggio del triplozero, al che un’infinita tristezza ti assale, e
chi corre, se è intelligente, si pone la domanda “ma
che ci sto a fare qui? Magari do anche fastidio!”.
Ma
al Legend no, anzi, ti senti parte di una festa, in dovere di dare il
tuo massimo, tanto o poco che sia, campione o comprimario, 037 o A112 poco
importa, l’essenziale è esserci. Soprattutto se capiti sui vari Forum
relativi a questa manifestazione, nei quali gli appassionati di tutta
Italia da mesi si danno appuntamento nei vari punti spettacolari del
percorso, come forse solo in
occasione del “Monte” o del
vecchio Sanremo capita. Ed in quanto a spettacolo qui non c’è che
l’imbarazzo della scelta: la più gettonata è la “curva della
casa”, chissà poi perché, è un 90° sinistro come altri, ma già a
luglio se ne parlava come ritrovo di un microuniverso fatto di camper,
grappa, striscioni, salame, notti in macchina e soprattutto facce
simpatiche. Ma nel 2005 già durante le ricognizioni mi ero comunque reso conto che ad ogni
metro di percorso fin dal mattino, sotto un vero diluvio che avrebbe
fatto desistere anche il più accanito degli spettatori, vi era accampato un tale numero di persone che… mamma mia, da brividi!
Ebbene,
come volevasi dimostrare anche quest’anno il “mal
di Legend” mi ha colpito inesorabile, quindi ritornerò a
disputare quello che a giudizio di molti è un qualcosa di magico in grado
di far tornare i rally alla loro primordiale natura, ovvero uno sport nel
quale a contare non era tanto la velocità pura del mezzo (e
l’anno scorso Rosati lo ha ampiamente dimostrato vincendo con un’auto
inferiore almeno sulla carta), non era solo la mescola della gomma, e
nemmeno l’estremizzazione del professionismo, bensì il Cuore con la
“T” maiuscola… la “T” di Traverso!
Questa
volta ci sarà al mio fianco Elena Savarino, 19 anni, recente
vincitrice del Tartufo, che oltre ad essersi rivelata un “talento
naturale” al suo primo anno di gare, ha anche dalla sua
un’intelligenza ed una sensibilità non comuni che fanno sì che
nonostante la giovane età abbia capito quale può essere il fascino di
queste auto che spesso i più giovani considerano addirittura ridicole.
Tra
l’altro non saremo sulla Kadett col quale mi ero divertito come un
bambino, bensì con la “famigerata” Talbot Lotus (preparata dalla Tauracing di Torino e con l’appoggio del New Driver’s Team),
potente quanto “scorbutica; ma il bello sta proprio lì, nel
“domare” un mezzo meccanico che non compie traiettorie perfette perché
ha i differenziali “intelligenti”, ma che non sta dritto manco morto
forse anche perché ha un pilota “deficiente”…
Se
poi a domarlo ci si riesce o no lo si scopre solo alla fine…
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