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ROVANIEMI
(Finlandia) - La sfida fra Kosti
Katajamäki ed Anton Alen per il successo nell’Artic
Rally disputatosi lo scorso fine settimana a Rovaniemi, la città di
Babbo Natale, oltre il Circolo Polare Artico, non ha coinvolto i nostri
eroi. Il genovese Mario Vinciguerra,
navigato dal torinese Giorgio Volpatto, hanno infatti concluso
46esimi, mentre i genovesi Paolo
Lavagna e Nicola Arena non sono stati classificati (nello score del
rally internazionale) per un guasto al cambio della loro Mitsubishi
Lancer EVO 8 del Baltic Rally Team. Ma hanno potuto disputare
l’intera gara grazie alla Formula del Super Rally.
Nonostante
questo i quattro moschettieri in pellegrinaggio nel grande Nord sono molto
soddisfatti della loro avventura.
“Come
ha sempre detto Paolo Lavagna ‘appena
salgo in macchina comincia l’inferno’, un inferno bianco ed
affascinante” commenta l’avvocato navigatore Giorgio Volpatto. “L’avventura
comincia fin dal momento in cui si scende dalla scaletta dell’aero a
Rovaniemi. Le prove sono avventura perché si viaggia per chilometri e
chilometri nel buio totale. L’alba sorge alle 9.15 del mattino ed alle
15.20 è buio. Se la giornata è limpida altrimenti è tutto lattiginoso e
scuro. Questo a Rovaniemi, perché 50 km più a Nord, a
Ivalo, il sole non sorge proprio”.
In
un ambiente così difficile, con temperature che scendono fino a 35°, è
necessario prendere alcuni accorgimenti. “Non si va mai a provare da soli. Troppo rischioso. Se esci di strada e
nessuno ti soccorre rischi l’assideramento. In
gara poi si parte sempre con il pieno. Io avevo fatto tutti i miei
bravi calcoli di quanto ci occorresse da un’assistenza all’altra, ma i
meccanici hanno riempito il serbatoio. Perché se esci di strada devi
poter mantenere il motore accesso fino a quando vengono a recuperarti”.
Avventura
capitata due volte a Vinciguerra-Volpatto, ma senza conseguenze, perché
entrambe le volte sono stati ributtati in strada dal pubblico presente
nelle prove speciali. “In pieno
nulla non c’è pubblico, ma ad ogni bivio c’è il pubblico delle
grandi occasioni, tanto quanto ce n’è nelle nostre prove speciali. Consideriamo
però che la Lapponia ha una densità di popolazione molto bassa, a
differenza del Nord Italia. Però per i finlandesi il rally è la sport
nazionale. Tutti sanno guidare in controsterzo e sanno gestire la
potenza sul ghiaccio. Non solo hanno un campionato per le giovani promesse
che disputano una tappa sola dei loro rally nazionali, senza però poter
effettuare le ricognizioni. L’anno successivo si passa di categoria e si
può disputare l’intera gara, ricognizioni comprese. In questo modo chi
ha classe viene fuori ”.
Un’esperienza
molto diversa da quella che abbiamo noi italiani. Mario
Vinciguerra ha fatto un giro a fianco di Kai Eklund, che ha concluso al
quinto posto la gara. Un’esperienza sconvolgente visto che i
finlandesi continuano a tenere giù in qualsiasi condizione, su strade
sterrate e innevate che hanno rettilinei lunghi centinaia di metri
inframmezzati solo da dossi. Magari in curva.
“Hanno
anche un concetto della sportività diverso. Ad esempio nella seconda
tappa partiva dietro di noi il russo Oleg Sinitsyn che aveva patito
problemi nella prima giornata. Poiché
si corre praticamente su rotaia nella prima prova lunga lo abbiamo
aspettato e fatto passare in un punto facile, poi abbiamo pagato un
minuto di ritardo permettendogli di fare tranquillamente la sua gara,
mentre noi non aveva la sua ombra sul collo. All’assistenza è arrivato
con due bottiglie di vodka Putinska, quella preferita di Putin, per
ringraziarci”.
Una
bella avventura condivisa da pochi latini. Al decimo posto ha concluso,
primo dei non finlandesi, il portoghese Armindo Aralvo, navigato da Miguel Ramalho. Un vero
fenomeno visto che affrontava le tundre lapponi per la prima volta. In
ultima posizione hanno chiuso gli
spagnoli Carlos Larrode Rodriguez e Marcos Perez Guerra, due
navigatori che si sono divisi il volante di una Volkswagen Golf.
Se
non è voglia di avventura questa…
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