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Nel
1928, con l’acquisto della
Fahrzeugfabrik Eisenach, dopo la produzione di motori da aviazione
e quella di motociclette, la
BMW acquisì un terzo campo di attività: la produzione di automobili.
Per motivi di tempo e per non correre nessun rischio in questo nuovo
mercato, l’azienda proseguì la produzione su licenza avviata nel
1927 della Austin Seven sotto la denominazione 3/15 CV DA 2.
Dopo
quattro anni, gli ingegneri avevano raccolto sufficienti esperienze con
le quattroruote per lanciare sul mercato la prima automobile di
propria progettazione, la BMW
3/20 CV.
Questa
automobile era un concentrato di innovazioni: dotata di un telaio
scatolato centrale e sospensioni indipendenti sia anteriormente che
posteriormente, essa offriva ai clienti una sensazione di marcia sino
ad allora conosciuta solo in automobili più grandi e di maggior
lusso. Nell’arco di circa un anno, con la BMW 3/20 CV non era nata solamente una nuova automobile, ma anche
un nuovo motore. Il nuovo propulsore, che da una cilindrata di 782
cm³ riusciva ad ottenere 20 CV, disponeva di valvole sospese ed era
molto meno rumoroso del suo predecessore. I sedili, la comodità e le
linee della nuova vettura erano molto più armoniche e moderne
rispetto a quelli del suo spartano predecessore.
BMW
303: il primo sei cilindri - Nel 1933, la BMW si portò al top
tecnologico della categoria anche nel settore dell’automobile: il
modello 303 era la seconda automobile costruita in proprio dalla BMW e
la prima con il doppio rene nella griglia del radiatore. Esso celava
un motore a sei cilindri in linea di 1,2 litri di cilindrata da 30 CV.
Fra le sue caratteristiche principali spiccavano le
ottime qualità di funzionamento, sino a tal momento sconosciute in
vetture di questa categoria.
La
decisione era caduta su questo motore, denominato M78, dopo che altre
due soluzioni si erano dimostrate troppo complesse o troppo primitive.
Esso si basava sul motore a quattro cilindri montato per la prima
volta un anno addietro e si contraddistingueva sostanzialmente per il
raggruppamento in un singolo componente del basamento e del blocco dei
cilindri. Questo motore
disponeva di un albero a camme inferiore, aste e bilancieri e valvole
sospese disposte in linea. Le condutture di aspirazione e di
scarico erano disposte sullo stesso lato.
Una
particolarità sicuramente strana erano le
differenti distanze fra i cilindri. Fra il secondo e il terzo come
anche fra il quarto e il quinto cilindro era stata prevista una
distanza maggiore, sfruttata per il collocamento dei cuscinetti
dell’albero a gomiti e dell’albero a camme. L’albero a gomiti,
dunque, che non era dotato di contrappesi, era supportato su quattro
punti, allo stesso modo dell’albero a camme. Questo però non era il
motivo per tale soluzione. Le differenti distanze derivavano
dall’allora classico montaggio dell’albero a gomiti, già completo
di bielle e di pistoni: poiché per tale motivo i pistoni dovevano
essere introdotti dal basso, le sedi principali delle bronzine non
dovevano sporgere nel profilo dei cilindri. I cuscinetti principali
potevano dunque essere montati solo fra cilindri dotati di una
sufficiente distanza reciproca.
Inventiva:
gas di scarico che riscaldano i carburatori - Un dettaglio nella
preparazione della miscela, che ancor oggi può essere considerato
singolare, simboleggia la grande e tradizionale inventiva della BMW:
direttamente al di sopra dei carburatori a gas ascendente, i tubi di
aspirazione erano circondati da camere di sei centimetri. Queste
camere sfruttavano il calore proveniente dal sistema di scarico
riscaldando così la miscela. Ciò impediva alla stessa di ghiacciarsi
e ne permetteva una migliore distribuzione.
Negli
anni seguenti, da questo
propulsore venne sviluppata tutta una serie di motori a sei cilindri,
in parte persino con testata in alluminio. La cilindrata fu aumentata
sino a due litri, mentre a seconda della potenza richiesta le camere
di combustione venivano alimentate da uno, due o tre carburatori.
Sarà
un simile motore a tre carburatori e da 40 CV a movimentare la BMW 315/1.
Questa leggera biposto sportiva fece la sua apparizione nel 1934 e
conquistò subito grande fama grazie ai suoi numerosi successi in
differenti gare: la fama sportiva delle automobili BMW nacque con
questo motore e con questo modello.
BMW
326: telaio e carrozzeria saldati - Due anni più tardi, la BMW
presentò un nuovo modello di punta, ai suoi tempi una delle più
moderne vetture costruite in grande serie: la
BMW 326. Era la prima BMW a possedere una carrozzeria saldata al
telaio, con portiere incernierate anteriormente, con servofreno
idraulico e con ruota di scorta interna. Su di un nuovo telaio
scatolato a canale ribassato con asse posteriore a barra di torsione e
dunque silenziato e con molla a balestra trasversale ribassata
sull’asse anteriore, era nato un modello di classe media
completamente nuovo. Il motore era un nuovo sei cilindri da due litri
di cilindrata a due carburatori, i cui 50 CV venivano trasmessi alle
ruote tramite un cambio a quattro marce semisincronizzato con
posizione folle in 1a e in 2° marcia. Esso
permetteva alla 326 di raggiungere una velocità massima di 115 km/h.
La
326, però, non sarebbe rimasta l’unica novità BMW del 1936.
La
seconda arrivò il 14 giugno sul Nürburgring – con la prima della
nuovissima BMW 328. Questa vettura sportiva era il risultato di un’operazione
di sviluppo lampo: i costruttori, i meccanici e i designer del
reparto di sviluppo della BMW di Monaco avevano ottenuto poco tempo e
poco denaro per la realizzazione di questa sportiva. Essi dovettero
limitarsi al necessario, ma investirono tutta la creatività di cui
disponevano. L’enorme successo li premiò: in quattro e
quattr’otto la BMW 328 dominò
nella sua classe, declassando spesso concorrenti dalla motorizzazione
ben più potente. Gli 80 CV della versione di serie e il peso di
soli 830 kg permettevano all’elegante roadster di sprigionare la
propria potenza in maniera impressionante.
Eleganza
e leggerezza: BMW 328 Mille Miglia - Alla Mille Miglia del 1940,
la BMW si presentò con roadster
e coupé vestiti dalla Carrozzeria Touring di Milano. In queste
carrozzerie di tipo “Superleggera”, la sottile pelle di alluminio
era fissata direttamente sul telaio tubolare portante in acciaio, di
fattura filigrana. Grazie a tale soluzione, il
peso in ordine di marcia del coupé era di soli 780 chilogrammi, con
una velocità massima di 220 km/h.
Per
la prima volta in una vettura BMW, il motore di questa leggendaria
sportiva disponeva di valvole sospese a V, aperte però non più da
alberi a camme in testa, ma da aste e bilancieri. Poiché però le
guide delle aste del motore di base si trovavano solamente sul lato di
aspirazione, un meccanismo nella testata del cilindro rinviava le
forze di azionamento sul lato contrapposto tramite opportuni leveraggi.
Una
vettura di prova: la BMW 328 con iniezione a benzina - Nella sua
versione di serie, questo motore
a sei cilindri da due litri di cilindrata e con tre carburatori
invertiti montati sulla testata dei cilindri erogava una
potenza di 80 CV. Esso permetteva alla leggera 328 di volare a oltre
155 km/h e divenne ben presto un sinonimo di motore sportivo.
Naturalmente, il potenziale del motore a sei cilindri non era ancora
stato completamente sfruttato. Su
motori da gara, si riuscirono a ottenere anche potenze di 100 e 110 CV.
Il limite non era rappresentato dal motore, ma dal carburante, che
raggiungeva al massimo solo 80 ottani. Ciò limitava il rapporto di
compressione al massimo a 9,5:1, se non si voleva rischiare la
bruciatura dei pistoni. Questo limite venne a cadere solo con l’uso
di speciali carburanti da gara, cosa che permise
alla BMW 328 di sviluppare una potenza di 136 CV.
Già
nel 1941, gli ingegneri della BMW eseguirono con questo motore degli
esperimenti con sistemi di iniezione e tre valvole a farfalla al posti
dei carburatori.
BMW
501. Tecnica prelibata - A causa della perdita dell’Eisenacher
Automobilwerk, la ripartenza della BMW nel dopoguerra fu faticosa. Il
primo nuovo modello, la BMW
501, venne presentato alla IAA del 1951. Nonostante le sue forme
classicheggianti, questa vettura soprannominata “Barockengel” – “putto” in tedesco – era costellata di
soluzioni tecniche prelibate. I semiassi anteriori erano condotti
ognuno su due bracci trasversali triangolari, e montati su spine.
Questo supporto a basso attrito offriva anche una risposta
estremamente sensibile delle sospensioni progressive. Queste, a loro
volta, erano formate ognuna da una barra di torsione molto lunga
disposta longitudinalmente. Anche la disposizione degli ammortizzatori
non era del tutto abituale: fissati in posizione esterna al braccio
triangolare inferiore, essi erano montati obliquamente verso l’alto
e poggiavano internamente al braccio trasversale superiore. Ciò impediva loro qualsiasi contatto con la carrozzeria molleggiata
rendendo impossibile la trasmissione di rumori.
Per
quanto riguarda la disposizione dello sterzo, i costruttori bavaresi
ebbero un’idea particolare: essi trasferirono il principio dello
sterzo a cremagliera a un segmento di ruota piatta ottenendo
così un’eccezionale precisione di sterzo.
La
carica d’olio di questo sterzo serviva allo stesso tempo alla
lubrificazione di tutti gli altri componenti dell’asse anteriore,
cosa che li rendeva indipendenti da un normale impianto centrale di
lubrificazione. L’asse posteriore, a parere unanime degli esperti
del tempo, rappresentava il “massimo
grado di perfezione nello sviluppo dell’asse rigido”. Anche in
tal caso, delle barre di torsione fissate all’asse tramite bracci
elastici in posizione esterna si prendevano carico del molleggio
fornendo contemporaneamente anche la necessaria guida longitudinale.
Persino
il cambio con comando sul volante era situato in una posizione diversa
rispetto a tutte le altre automobili: invece di essere flangiato
direttamente sul motore, la cassetta di comando con le quattro marce
completamente sincronizzate era situata sotto ai sedili anteriori,
collegata al propulsore mediante un corto albero cardanico. Questa
disposizione offriva da un lato il vantaggio di tenere libero il vano
piedi dalla voluminosa campana del cambio. D’altro lato le
sospensioni del motore non dovevano essere dimensionate per reggere la
massima coppia del cambio, ma era dunque possibile sospendere il
propulsore in maniera particolarmente morbida.
Questo
motore a sei cilindri da 65 CV, una versione modificata del propulsore
della 326, era nella 501 un vero e proprio modello di tranquillità.
1954:
il primo otto cilindri in lega leggera del mondo - La 501 però
era solo l’apripista per l’innovazione BMW più spettacolare degli
anni ‘50: il primo motore di serie in lega leggera del mondo e allo
stesso tempo il primo motore a
otto cilindri del dopoguerra, introdotto nel 1954. Con i suoi 210
kg, il propulsore da 2,6 litri di cilindrata della 502 era solo 28
chili più pesante del sei cilindri montato sulla 501. I pistoni,
dotati ognuno di 4 fasce elastiche, scorrevano in bussole in materiale
fuso in colata centrifuga “bagnate”, vale a dire circondate da un
circuito di raffreddamento ad acqua.
Questa
soluzione si prestò in maniera particolare già solo per
il fatto che oltre alla cilindrata praticamente quadra di 2,6 litri
era prevista anche una versione da 3,2 litri con identica corsa.
La pompa dell’olio del motore più piccolo era azionata da un
alberino di distribuzione, quella del motore più grande da una catena
a rulli. La maggiore portata di questa pompa avrebbe potuto altrimenti
sollecitare eccessivamente le sensibili ruote elicoidali.
La
forza innovativa degli ingegneri BMW viene dimostrata dall’ingegnoso
fissaggio degli alberi dei bilancieri: come anche le aste, le viti
interne di serraggio delle sedi dei cuscinetti
erano in acciaio Dural e scorrevano attraverso tutta la testata dei
cilindri sino sul lato posteriore, nella carcassa. In tale
maniera, esse potevano garantire una distanza costante dal basamento
anche durante il passaggio dal funzionamento a freddo a quello a
caldo, fase critica dovuta al differente riscaldamento dei vari
metalli. Il risultato fu un’eccezionale compensazione del gioco
delle valvole fra il funzionamento a freddo e quello a caldo. Nella
pubblicità di allora, questa soluzione venne chiamata “compensazione
automatica del gioco delle valvole”.
Le
valvole stesse erano inclinate di 12° rispetto all’asse dei
cilindri, ed erano disposte in maniera parallela le une alle altre.
Non si trattava dunque di una testata a flusso traverso di tipo
odierno, in cui le valvole
sospese e disposte a V si trovavano contrapposte. Ciò permetteva
comunque di mantenere ridotta la larghezza costruttiva, in quanto
sotto il cofano della 502 lo spazio a disposizione non era eccessivo.
Per
ridurre al minimo la fase di funzionamento a freddo, questo motore ad
otto cilindri possedeva un tubo ondulato pieno di olio all’interno
del mantello d’acqua che fungeva da scambiatore di calore: dopo la
partenza a freddo, l’acqua raggiungeva dunque più rapidamente la temperatura
d’esercizio, mentre in caso di guida impegnativa essa
contribuiva al raffreddamento dell’olio. Nella versione da 2,6
litri, il V8 con doppio carburatore invertito erogava al suo debutto
una potenza di 100 CV.
La
nuova classe: il meglio della tecnica - Già a metà degli anni
‘50, i progettisti della BMW riconobbero la necessità di
un’automobile moderna di classe media. Ebbero dunque inizio dei
primi sviluppi, sebbene per il
momento, finanziariamente, la progettazione di un’automobile di
classe media completamente nuova non era ancora alla portata
dell’azienda. All’inizio degli anni ‘60, però, la
situazione era fondamentalmente cambiata, e il progetto di una nuova
“auto
di classe media” prese forma come filante quattroporte di
media grandezza, con sospensioni sportive e potente motorizzazione:
sufficientemente comoda per cinque persone e agile quanto basta per
permettere di viaggiare velocemente. Gli strateghi del marketing la
chiamarono “la nuova classe”: nel
1961, in occasione dell’Esposizione Internazionale
dell’Automobile di Francoforte, debutta così la BMW 1500.
Sotto
al cofano anteriore si cela un motore a quattro cilindri in linea da
1,5 litri completamente nuovo, sviluppato dal più grande specialista
di motori della BMW, Alexander von Falkenhausen. 80
CV permettono di raggiungere una velocità di quasi 150 km/h, un
valore eccezionale rispetto alla concorrenza.
Ancora
una volta, i progettisti della BMW erano riusciti a trarre il meglio
dallo stato attuale della tecnica e a dare vita a un concetto che
perdurò per molti anni: sulla base costruttiva del motore da 1,5
litri nacquero versioni a quattro e a sei cilindri di cilindrata
maggiore, che a loro volta videro la nascita di numerose innovazioni
nel campo della motoristica. Così, per esempio, nel 1966 sulla variante da due litri fu applicato un concetto di
raffreddamento brevettato: secondo lo stato attuale della tecnica,
in caso di superamento di una determinata soglia di temperatura era
prevista l’apertura di un termostato in corrispondenza dello scarico
del refrigerante. Facendo in modo che nel blocco del motore venisse
convogliata acqua fredda. Tale soluzione però causava notevoli sbalzi
termici con estrema sollecitazione del motore.
Il
nuovo concetto BMW prevedeva il termostato all’entrata del blocco
motore, dove una condotta di miscelazione fra l’acqua fredda del
radiatore e il refrigerante caldo, montata nella testata, provvedeva a
delle temperature moderate. Questa soluzione alzava la temperatura del
motore d’inverno e la abbassava d’estate. Senza dimenticare che
ora non era più necessario sostituire il termostato estivo con quello
invernale, operazione sino ad ora indispensabile.
La
prima turbo di produzione europea - Le grandi riserve di potenza
del quattro cilindri permisero inoltre di aumentare notevolmente le
prestazioni: nel 1970, la 2000
Tii con i suoi 130 CV e come prima BMW a iniezione meccanica, pose
nuovi standard nella classe delle due litri. Ancora più spettacolare
fu, tre anni più tardi, l’entrata in scena della 2002 turbo: la regina della serie 02, con i
suoi 170 CV, raggiungeva ben 210 km/h e per dieci mesi venne
fornita esclusivamente nei colori bianco ed argento. Il breve periodo
di produzione della BMW 02 fu dettato dall’industria petrolifera: alle minacce dei paesi produttori di petrolio, l’occidente reagì con
limiti di velocità e divieti di traffico, mentre il prezzo della
benzina balzò da 70 a 90 Pfennig; vittime di tali sviluppi furono
automobili così sofisticate e moderne quali la 2002 turbo. Questa BMW
turbocompressa segnò, ancora una volta, l’inizio di una nuova era:
come prima automobile di serie europea disponeva infatti di un
turbocompressore.
Sei
cilindri con innovativa camera di combustione - Già nel 1968, gli
ingegneri della BMW avevano derivato dal motore a quattro cilindri una
seconda famiglia di motori, che avrebbe caratterizzato a lungo la fama
del marchio BMW: il sei
cilindri in linea per i modelli 2500 e 2800, con cui l’azienda
si ripresentò nel segmento delle grandi berline e dei coupé.
I
propulsori, montati con un’inclinazione di 30 gradi, disponevano di
un albero a gomiti su sette punti dotato di dodici contropesi che
garantivano l’assenza di vibrazioni, oltre che di un albero a camme
in testa: nacque così il caratteristico “funzionamento a turbina”
dei sei cilindri BMW. Insieme all’albero a gomiti fucinato e
supportato su sette punti, dotato di due pesi di compensazione su ogni
mozzo, fu possibile ottenere eccezionali caratteristiche di
funzionamento.
Una
delle novità tecniche dei due motori, di identica costruzione, fu la
camera di combustione a vortice a tre sfere integrata nel pistone. La
sua geometria creava una turbolenza ben mirata insieme a una
concentrazione volumetrica in corrispondenza della candela. Questa
soluzione offriva un andamento efficace e allo stesso tempo dolce
della combustione, oltre che a fornire
potenze ancor maggiori: il motore da 2,5 litri erogava 150 CV, la
versione da 2,8 litri ben 170 CV. Ciò bastò per catapultare la
BMW 2800 nell’esclusivo segmento di automobili da 200 km/h.
Anche la BMW 2500, con la sua velocità di punta di 190 km/h, non
aveva molti concorrenti. L’esemplarità di questo propulsore non
derivò comunque solo dalle sue prestazioni, ma anche dal fatto che
esso, allo stesso tempo, si dimostrò essere economico, robusto e
duraturo.
M1:
il pioniere delle quattrovalvole - Il
potenziale insito nel sei cilindri venne svelato nel 1978 con la BMW
M1.
Questo
‘razzo’ con motore centrale fu azionato da un motore a sei cilindri in linea da 3,5 litri, in grado di trasmettere
sull’asse posteriore una potenza di 277 CV. Questo motore,
denominato M88, era basato sul propulsore di grande serie M06 e
possedeva la testata a quattro valvole dei motori da corsa CSL. Ciò
fece della BMW il leader sul mercato della tecnica a quattro valvole.
BMW
524td: pietra miliare delle vetture diesel - Praticamente
rivoluzionaria nella storia della BMW fu la decisione di lanciarsi sul
combattuto mercato delle vetture diesel e di sviluppare dunque una
nuova generazione di motori. Nel
giugno del 1983 fu dunque presentata la BMW 524td. La BMW si era
posta l’obiettivo di costruire un motore diesel che combinasse i
vantaggi del principio diesel con le caratteristiche tipiche delle
BMW, quali dinamicità e tranquillità di marcia. Nacque così, sulla
base dei propulsori a sei cilindri in linea di cilindrata compresa fra
2 e 2,7 litri, il motore BMW Turbodiesel.
Grazie
al turbocompressore e alle grandi sezioni di flusso delle valvole di
aspirazione e di scarico del motore da 2,4 litri, fu
possibile ottenere un’elevata potenza di 115 CV. Il processo di
combustione con camera a vortice, ancora più sviluppato, offrì allo
stesso tempo la possibilità di ridurre ulteriormente i consumi e la
rumorosità di combustione. Secondo il DIN, con questo moderno motore
turbodiesel la BMW realizzò un consumo di soli 7,1 l/100 km, mentre
con una velocità massima di 180 km/h ed un’accelerazione di 13,5
secondi da 0–100 km/h vennero posti nuovi parametri per la
dinamica di automobili diesel.
Un
concetto singolare: il motore eta - In alternativa, la BMW offrì
un concetto di propulsione innovativo anche nel settore dei motori a
benzina. Nel 1983 venne lanciata sul mercato la 525e, la cui lettera
‘e’ stava ad indicare eta, il simbolo dell’efficienza. Il motore
a sei cilindri da 2,7 litri di questo modello venne ottimizzato senza
compromessi dal punto di vista della coppia e dell’economicità di
esercizio; con una potenza di 122 CV, consumava solamente 8,4 litri di
benzina normale per 100 chilometri.
Questo
valore, pressoché invariato anche nell’uso pratico, venne
considerato sensazionale per un motore a sei cilindri di tale
cilindrata.
BMW
750i: dodici cilindri con tecnologia d’avanguardia - La
sensazione del decennio arrivò dalla BMW tre anni più tardi: nel
1987 debuttò, con la 750i, la prima berlina a dodici cilindri dagli
anni 30.
L’ammiraglia
della serie 7 si distingueva dagli altri modelli per la maggiore
larghezza del “doppio
rene” e del profilo centrale del cofano anteriore, oltre che
per i tubi di scarico rettangolari. La BMW V12 era stata sviluppata
con l’obiettivo di ottenere alte prestazioni, una forma compatta,
economicità di esercizio e bassi valori di emissione. A livello
mondiale, il risultato non ebbe eguali. Questi obiettivi vennero
raggiunti grazie all’impiego delle più moderne tecnologie e
l’applicazione coerente di idee innovative. Con i suoi 240 kg, già solo il peso complessivo del motore V12 da 5
litri era un record. La potenza di 300 CV e la coppia massima di
450 Nm non erano seconde a nessuno in tutto il mercato delle quattro
ruote.
BMW
Z1: vettura sperimentale di serie - Nel 1988, la BMW decise per la
prima volta di produrre in serie una
vettura sperimentale: la BMW Z1. La BMW Technik GmbH concepì e
costruì questa vettura come - ben riuscito - modello per concezioni
alternative di carrozzeria.
Per
la progettazione di questa automobile, la BMW aveva seguito strade
completamente nuove. Questa due
posti disponeva infatti di un telaio autoportante di tipo
monoscocca in lamiera di acciaio inossidabile, mentre la carrozzeria
era realizzata in materiali termoplastici riciclabili. Una
particolarità di questa moderna carrozzeria era rappresentata dalle
fiancate laterali che, al posto delle portiere, potevano essere
abbassate elettricamente. Solo
per il propulsore ci si rifornì “dal
magazzino” dei prodotti di serie. Come motore era stato
scelto il sei cilindri da 170 CV della BMW 325i, in grado di spingere questa
straordinaria roadster a oltre 220 km/h.
BMW
Z8: Spaceframe e otto cilindri ad alte prestazioni - Nel
2000, la BMW fece rivivere il concetto di vettura
sperimentale di serie e le diede il nome di Z8. Questa automobile
rappresentava il meglio della tecnica attualmente disponibile
nell’industria dell’automobile. La struttura della carrozzeria era
tanto innovativa quanto lo erano le sue linee. Essa era infatti
composta da un telaio in alluminio autoportante denominato ‘Spaceframe’.
Esso
possedeva la stessa struttura di una casa a tralicci: delle lamiere
strutturali in alluminio ad alta resistenza riempivano i vani creati
fra i profilati pressofusi e generosamente dimensionati, che formavano
una stabile “intelaiatura”. Sopra tale struttura era applicato il
rivestimento esterno, e ogni suo componente era avvitabile. Con questo
concetto dal peso ottimizzato,
nelle gare per automobili da corsa aperte fu possibile ottenere i
migliori risultati per quanto riguarda la rigidità della
carrozzeria. Il risultato per l’automobilista fu una sensazione di
guida eccezionalmente diretta senza le tipiche oscillazioni vibranti
delle vetture aperte. Nulla da rimpiangere nemmeno per quanto riguarda
la potenza: sotto al cofano, un motore sportivo V8
ad alte prestazioni con una cilindrata di cinque litri erogava una
potenza di 400 CV.
BMW
X5 definisce la nuova classe delle SAV - Un anno prima, la BMW
aveva definito con la X5
un’ulteriore nuova classe di veicoli, gli Sports Activity Vehicles (SAV).
Questa newcomer a trazione integrale offriva, oltre alle
caratteristiche di sportività e di comodità di una tipica berlina
BMW, la possibilità di un uso fuoristradale. Con
i suoi 1,72 metri, essa era molto più alta di qualsiasi altra BMW,
larga come una BMW Serie 7, ma molto più corta di una BMW Serie
5. Grazie all’impiego di una carrozzeria autoportante, la BMW X5
offriva prestazioni eccezionali sia nell’uso offroad sia nella guida
su strada. Questa quattroporte venne prodotta
nello stabilimento BMW di Spartanburg/South Carolina ed era
equipaggiata con motori a sei cilindri in linea o con motori V8. Nel
2003, BMW affiancò alla grande SAV la
più compatta BMW X3. Per la prima volta, nella classe al di sotto
della BMW X5 venne lanciata sul mercato una vettura premium.
Una
trasmissione ottimale: l’xDrive BMW - L’elemento di maggiore
interesse nella BMW X3 era la nuova trazione integrale intelligente
xDrive. xDrive permette la
distribuzione lineare e completamente variabile delle forze di
trasmissione fra l’asse anteriore e quello posteriore. Il
sistema riconosce immediatamente quando si rende necessaria una
variazione della distribuzione delle forze e reagisce in tempi
estremamente ridotti e, in caso di marcia su strada, solitamente prima
della perdita di aderenza di una ruota. In curve percorse velocemente,
per esempio, il sistema xDrive è in grado di riconoscere in qualsiasi
momento la forza ottimale di trasmissione che deve essere fornita a
ogni asse riducendo dunque al minimo la tendenza al sotto- e al
sovrasterzo.
Da
VANOS a VALVETRONIC - Nel 1992, per la prima volta nel mondo, la BMW
introdusse nella BMW M3 il controllo variabile lineare delle valvole,
denominato doppio VANOS. Esso permette di adattare alle condizioni
di esercizio del motore i tempi di comando delle valvole, sia di
aspirazione che di scarico, tramite la regolazione degli angoli
dell’albero a camme, in funzione della posizione del pedale
dell’acceleratore e del numero di giri del motore stesso. Ciò
permette di ottenere un’enorme coppia a bassi giri e una grande
potenza ad alti giri.
Grazie
alla minore quantità di gas di scarico incombusti viene
migliorato il funzionamento al minimo. La speciale configurazione
della centralina di gestione per la fase di riscaldamento del motore
aumenta inoltre l’efficacia del catalizzatore. Tale gestione viene
realizzata mediante il sistema elettronico di gestione del motore (DME).
Nel
2001, con il sistema Valvetronic l’efficienza dei motori BMW viene
ulteriormente aumentata. Valvetronic è un sistema di comando
delle valvole con azionamento completamente variabile delle valvole di
aspirazione. La potenza del motore viene regolata tramite la
variazione della corsa della valvola di aspirazione e senza l’uso,
obbligatorio nei motori tradizionali, di una valvola a farfalla;
questa soluzione regola la quantità dell’aria con una perdita di
potenza notevolmente ridotta (regolazione quantitativa).
Per
il guidatore BMW, la tecnologia
Valvetronic si concretizza in consumi ed emissioni minori e allo
stesso tempo offre una risposta migliore e una maggiore tranquillità
di funzionamento del motore.
Leader
nella fusione di leghe leggere - Già poco dopo la nascita del
marchio BMW, l’azienda costruì una propria fonderia per leghe
leggere, in quanto i componenti in alluminio di fornitura esterna non
soddisfacevano gli alti requisiti di qualità richiesti per la
costruzione del motore da aviazione IIIa. Nel corso dei decenni,
dunque, la BMW acquisì un
grande ed esclusivo know-how nella produzione di componenti in lega
leggera. Solo così fu possibile la nascita di innovazioni quali
il motore boxer in lega leggera all’inizio degli anni ‘20, il
primo motore V8 del mondo in alluminio della BMW 502 nel 1954, e poi
l’impiego dell’alluminio su tutta la gamma dei motori BMW,
processo ormai da tempo concluso.
Il
sei cilindri BMW: l’unico motore al mondo in lega composita - Nel
2004, il pionierismo della BMW fu nuovamente dimostrato dalla nascita
del primo motore di serie con basamento in magnesio e alluminio.
Grazie a questa esclusiva tecnologia di fusione, sviluppata e
praticata in proprio dalla BMW, il
sei cilindri in linea pesa ormai solo 165 chilogrammi. Nel
febbraio del 2006 seguirà il motore biturbo con sistema di iniezione
diretta High Precision Injection, con cui la BMW ritorna in qualità
di leader nel settore della turbocompressione di motori a scoppio di
grande serie. Insieme al sei cilindri in linea diesel con tecnologia
biturbo variabile, questo motore riveste un ruolo di punta a livello
internazionale.
BMW
EfficientDynamics: verso una mobilità sostenibile - L’obiettivo
dell’innovativa strategia a lungo termine ‘BMW
EfficientDynamics’ è quello di ottenere la massima potenza
dal minor consumo possibile di risorse naturali. Già nel 2007, BMW
introduce un sistema globale di gestione intelligente dell’energia
con funzionalità ibride. Fra i vari sistemi disponibili, per
esempio, la Brake Energy Regeneration permette di ottenere una
maggiore efficienza. Questo sistema permette di concentrare la
generazione di energia elettrica per la rete di bordo alle fasi di
spinta e di frenata del motore. Uno sfruttamento più efficiente del
carburante viene favorito anche dalla funzione Auto Start Stop,
disponibile per le versioni con cambio manuale della BMW Serie 1 in
abbinamento ai nuovi motori benzina e diesel a quattro cilindri. Per
sfruttare questa nuova funzione, è
sufficiente portare la leva del cambio in posizione di folle al
momento di fermarsi al semaforo o se ci si trova in coda, e
rilasciare il pedale della frizione. Il motore si spegne e viene
riacceso automaticamente non appena il pedale della frizione viene
nuovamente premuto. La funzione Auto Start Stop permette di evitare
l’inutile consumo di carburante quando la vettura è ferma.
Oltre
al sistema Brake Energy Regeneration e alla funzione Auto Start Stop,
sono i nuovi motori a quattro cilindri, già di per sé progettati per
una massima efficienza energetica, a garantire un’ulteriore
ottimizzazione dei consumi. La nuova generazione di motori a benzina
è disponibile già dall’inizio in due varianti. Esse dispongono di
un sistema di iniezione diretta a benzina di seconda generazione. Esso
permette di adottare una miscela “magra”, una miscela dunque in
cui la percentuale di benzina può essere mantenuta estremamente
ridotta, lungo un ampio spettro di carico e di numero di giri. Nel
traffico quotidiano, tale soluzione permette a questa
nuova tecnica, denominata High Precision Injection, di ottenere
una riduzione dei consumi di circa 14%.
Nella
produzione di serie sono anche in stadio molto avanzato gli sforzi di
elettrificazione del gruppo di trasmissione sino alla creazione di un
veicolo completamente ibrido. Esso verrà presentato al pubblico entro i prossimi tre anni e si baserà
su di un cambio attivo e su di un accumulatore intelligente di
energia. Comunque, tutti questi veicoli emetteranno CO2.
Per tale motivo, la strategia BMW EfficientDynamics prevede a lungo
termine lo sfruttamento di idrogeno prodotto da fonti rigenerative.
Con la Hydrogen 7, infatti, e come prima casa costruttrice del mondo,
il BMW Group ha lanciato sul mercato una berlina di lusso prodotta in
serie dotata di un propulsore a idrogeno. Durante l’esercizio a
idrogeno, esso emette praticamente solo vapore acqueo. La
caratteristica BMW rimane invariata: la vettura, grazie all’uso di
un generoso motore a dodici cilindri, conserva le proprie doti di
comfort, di potenza e di affidabilità. Poiché esso può essere
alternativamente fatto funzionare con benzina super, esso permette una
mobilità illimitata anche laddove non siano disponibili rifornitori
di idrogeno. Con questa soluzione pratica, BMW dimostra non solo il proprio ruolo di leader tecnologico nel settore
dei sistemi di trasmissione del futuro. L’integrazione
dell’uso dell’idrogeno in un concetto veicolare già esistente e
di affidabilità consolidata crea anche le prerogative per
un’alternativa di alto gradimento e realistico uso da parte della
clientela nei confronti dei sistemi di trasmissione tradizionali. La
presentazione della BMW Hydrogen 7 non è dunque solo una pietra miliare BMW lungo la
strada verso un’era di mobilità indipendente da carburanti fossili,
ma allo stesso tempo un segnale per l’intera industria
dell’automobile e dell’energia. Ancora una volta, BMW dimostra la
forza innovativa del proprio marchio.
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