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BARCELLONA
(Spagna) - Nel maggio del 1957, le
catene di montaggio dello stabilimento SEAT, allora ubicato presso la Zona
Franca di Barcellona, iniziarono a produrre i primi esemplari della
SEAT 600. Il Marchio spagnolo, già
impegnato nella fabbricazione della 1400 con licenza FIAT, negoziò
con la Casa italiana una concessione che le avrebbe consentito di produrre
a Barcellona una seconda vettura. Questo modello, la 600, era la seconda
versione dell'auto lanciata due mesi prima in Italia e caratterizzata da
un maggior rapporto di compressione, lievi modifiche in termini di
distribuzione e finestrini discendenti anziché i tradizionali vetri
scorrevoli, tra gli altri numerosi dettagli tecnici ed estetici.
Il
modello originale, progettato dall'ingegnere Dante Giacosa, rispondeva
a requisiti decisamente concreti: un
veicolo a 4 posti del peso di 450 kg (200 per la meccanica e 250 per
la carrozzeria) in grado di
raggiungere una velocità di 85 km/h e caratterizzato dalla massima
libertà di disposizione del gruppo motore-trasmissione: nel cofano
anteriore o posteriore. Una volta valutate entrambe le opzioni. Giacosa
decise, grazie ai costi ridotti, per la formula del tutto
dietro, resa celebre dal Maggiolino della Volkswagen e dalla
Renault 4CV. All'epoca, infatti, l'Ingegnere non era certo di poter
disporre di giunti omocinetici sufficientemente economici e affidabili da
essere montati su un'auto con trazione anteriore prodotta in serie.
Anche
se all'epoca si stava studiando un motore a due cilindri opposti raffreddato ad aria, quello che
trovò spazio nel cofano del futuro modello fu un quattro cilindri in
linea raffreddato ad acqua, disposto longitudinalmente dietro l'asse
posteriore e collegato a una scatola del cambio a quattro rapporti. Le
valvole, poste nella testata, erano azionate da leve e bilancieri, mentre
per la distribuzione si utilizzava un albero a camme laterale comandato a
catena; l'albero a gomito disponeva di tre supporti. Inizialmente, l'auto
presentava una cilindrata di 570 cm3 con 16 CV di potenza,
che le consentivano di raggiungere una velocità massima di 88 km/h, per
un peso totale di 515 kg. Per mancanza di spazio, il radiatore era
collocato a lato del motore ed era raffreddato da una pompa dell'acqua
collegata al motore per mezzo di un braccio al cui centro ruotava la
ventola, orientata in senso contrario alla direzione di marcia. Per
il riscaldamento dell'abitacolo si utilizzava una soluzione semplice:
l'aria calda generata dal motore veniva convogliata nel tunnel
centrale della carrozzeria e da qui all'interno della vettura.
“Il motore è di una semplicità esemplare e semplicità è sinonimo di
affidabilità”, scrisse
Giacosa nelle sue memorie. In realtà, l'intera auto era di una
semplicità proverbiale. La sospensione era indipendente su entrambi gli
assi, dotata anteriormente di bracci triangolari e balestra trasversale e
posteriormente di bracci triangolari longitudinali e molle elicoidali. Era
inoltre provvista di freni a tamburo sulle quattro ruote e sterzo a vite
senza fine e settore elicoidale. L'auto
montava cerchi da 12 pollici. L'Ingegnere aveva progettato i diversi
elementi meccanici in modo da ridurre al minimo la quantità di lamiera
necessaria a contenerli, inducendo inoltre i responsabili della
carrozzeria a un'analoga riduzione delle dimensioni dei cofani anteriore e
posteriore.
Malgrado
le dimensioni piuttosto compatte, l'auto era tutt'altro che scomoda.
In realtà, era proprio l'abitabilità ad essere uno dei suoi punti forti,
frutto dell'innovativa concezione che
procede dall'interno all'esterno. Giacosa, infatti, fece dapprima
disegnare l'abitacolo, per posizionare di conseguenza il volante e i
comandi, e per valutare attentamente le dimensioni ideali delle portiere
per salire e scendere comodamente. “Grazie alla mia statura, non ebbi difficoltà a dimostrare ai miei
Collaboratori il giusto modo di concepire l'apertura delle portiere,
il passaggio dei piedi e la disposizione dei pedali nel poco spazio
disponibile. Sono sempre stato molto esigente quanto alla posizione del
guidatore e all'accessibilità della vettura”. Forse è proprio per
la celebre statura del tecnico piemontese che le portiere furono concepite
con un'apertura invertita.
Il
modello fu denominato 600, a indicare emblematicamente la nuova
cilindrata scelta per l'auto (633 cm3) e il suo peso (590 kg);
la potenza passò a 19 CV SAE (Standard della Society of Automotive
Engineers, utilizzati all'epoca) a 4.600 giri. La produzione ebbe inizio
nei primi mesi del 1955. Il
successo riscosso presso il pubblico italiano fu immediato e di tale
portata che la SEAT decise di fare di tutto per portare la vettura in
Spagna, decisione rivelatasi indubbiamente azzeccata. La SEAT 600 arrivò
un paio d'anni dopo a Barcellona e il lancio sul mercato superò ogni più
rosea previsione.
Evoluzione
della SEAT 600 - I modelli successivi: N, D, E, L. Varianti e derivati
La
prima 600 prodotta dalla SEAT, successivamente denominata 600 N per
distinguerla dalle versioni successive, presenta ben poche differenze
rispetto all'originale. Monta un motore da 633 cm3 e 21,5 CV
SAE (Standard della Society of Automotive Engineers, utilizzati all'epoca)
a 4.600 giri, ed è commercializzata
al prezzo di 65.000 pesetas. L'interno si presenta alquanto spartano:
due semplici sedili anteriori con schienale ribaltabile per consentire
l'accesso al divano posteriore, dietro al quale si cela un piccolo vano
riservato a borse e oggetti vari.
A
partire dal luglio 1958 è
disponibile la versione dotata di tettuccio scorrevole in tela olona,
la nota SEAT 600 Decappottabile, che costa 5.000 pesetas in più rispetto
alla versione base. In occasione del Salone
di Barcellona del 1959, la SEAT presenta in anteprima una monovolume 4
porte, 6 posti, del peso di 710 kg derivata dalla berlina e denominata
600 Multipla. Altro non è che la nota FIAT
600 Multipla che, a differenza del modello italiano, non sarà
prodotta in serie.
Nel
febbraio del 1961 debutta sul mercato spagnolo la SEAT 600 Commerciale,
priva di sedili e cristalli posteriori e caratterizzata da finiture
essenziali. È un piccolo veicolo da carico per usi aziendali e
commerciali, esente quindi dalla Imposta sul Lusso; la stessa Casa
spagnola la utilizzerà per il servizio di assistenza tecnica su strada.
Nello stesso anno, la SEAT 600 è oggetto di diverse migliorie tecniche
(un carburatore più grande, un alternatore e una batteria più potenti e
una ventola in alluminio) che le consentiranno di guadagnare 3 CV di potenza, aumentando così la
sua velocità massima fino a
superare la barriera dei 100 km/h.
Nel
luglio del 1963, la SEAT lancia la 600 D, la versione di maggior
successo - prodotta con modifiche minime fino al 1970 - che sintetizza
diverse migliorie sostanziali, tra le quali un carburatore più grande, già
dotato di pompa di accelerazione, serbatoio della benzina maggiorato e
tamponi dell'albero a gomiti rinforzati. Aumenta
anche la cilindrata che passa a 767 cm3 e, con
essa, la potenza che sale a 29 CV SAE (Standard della Society of
Automotive Engineers, utilizzati all'epoca) a 4.800 giri; anche il peso
aumenta (605 kg) e la velocità massima sfiora i 110 km/h. La leva di
accensione cede il passo a una chiave convenzionale posta al centro del
cruscotto. I nuovi rivestimenti in
tessuto e ulteriori dettagli contribuiscono a conferire maggior
comfort all'abitacolo. Quanto agli esterni, tra le modifiche più
rilevanti spiccano le luci di posizione anteriori e gli indicatori di
direzione che abbandonano la tradizionale posizione a lato del paraurti
per collocarsi sotto i proiettori.
A
settembre, è la volta della SEAT 800, modello senza equivalenti nella
gamma FIAT. Questa berlina quattro porte, viene prodotta al di fuori dello
stabilimento dalle Carrozzerie Costa, di Terrassa. La
lavorazione parte dalle monoscocche fornite dalla SEAT, le quali fanno
poi il loro rientro presso lo stabilimento di Zona Franca, più larghe di
18 cm e con due porte aggiuntive. Le altre parti del telaio e della
meccanica non si discostano da quelle della 600 D; unica variazione è il
prezzo di vendita: 74.000 pesetas.
In quegli stessi anni, fa la sua
comparsa un'altra derivata della 600, la Formichetta, una sorta di van
a chiara vocazione commerciale realizzato a Tarragona dal Marchio SIATA,
con capacità di carico di 300 kg. Successivamente, per soddisfare la
domanda crescente, le Carrozzerie Costa lanciano la produzione di un
modello pressoché identico (di fatto copiato dalla Formichetta),
denominato Furgoncino SEAT Costa.
Nei
setti anni di commercializzazione, la SEAT 600 D è stata oggetto di diverse modifiche, sia tecniche,
che estetiche (sedili, cerchi, paraurti, mascherine dei proiettori, ecc.)
volte a migliorare le prestazioni pur mantenendone inalterati i tratti
essenziali. Tra gli eventi più significativi dell'epoca spicca il lancio, nel 1966, della nuova SEAT 850, caratterizzata
dalla stessa meccanica di base della 600, seppure all'insegna di
prestazioni e comfort maggiori.
Nel
febbraio del 1970, cessa la produzione della 600 in Italia mentre si
presenta in Spagna la sua terza evoluzione: è la volta della SEAT 600 E.
Tra le novità più importanti vi è il sistema di apertura della portiere
convenzionale e la presenza di serratura su entrambi i lati. La nuova
versione non prevede modifiche in termini di meccanica, privilegiando
piuttosto l'aspetto pratico ed estetico per migliorare il comfort e la
semplicità d'impiego a vantaggio dell'automobilista (proiettori,
rivestimenti, ecc.).
Nel
1972 infine, viene presentata la versione più potente e meglio
rifinita della 600: la SEAT 600 L
Special. Senza intervenire sulla cilindrata (767 cm3) la
nuova versione si caratterizza per il nuovo rapporto
di compressione (aumentato a 8,5:1), la distribuzione (grazie
all'integrazione dell'albero a camme della 850 Special) e il carburatore
(diametro del diffusore aumentato di 1 mm), senza parlare dei collettori
di scarico, grazie ai quali la potenza raggiunge i 32,5 CV (SAE) - 28 DIN
- a 5.500 giri, in funzione di una
velocità massima di 120 km/h. Le finiture interne sono più accurate
e sono disponibili optional inediti quali l'alternatore, il lunotto
posteriore termico e il rivestimento per il fondo. L'auto
costa 3.800 pesetas in più rispetto alla versione E, pur continuando
a mantenere il primato di vettura più economica del mercato spagnolo,
tanto da competere addirittura con la Citroën 2CV-6.
Nell'agosto
del 1973, la SEAT 600 esce di scena. L'anno successivo, la Casa
spagnola lancia la 133, modello concepito con la collaborazione della
FIAT, anche se non trova equivalenti nella gamma italiana. Il nuovo
modello s'ispira allo schema tecnico della 850 e della 600, delle quali è
diretto discendente, caratterizzandosi per la meccanica della 127 adattata
alla formula tutto dietro e alle linee proprie della 126. La 133 approda sul mercato europeo grazie alla rete FIAT e viene
assemblata, su licenza spagnola, in Egitto e Argentina. Il modello tiene
banco per otto anni e cessa di essere prodotto nel 1981, dopo aver venduto
oltre 200.000 esemplari.
L'inedita
innovazione rappresentata da nuovi, versatili
modelli con motore e trazione anteriore, rende indubbiamente obsoleto
l'erede della SEAT 600, che fu una fra gli ultimi insigni
rappresentanti del concetto tutto dietro, comune alle utilitarie europee che si sono spartite il
mercato per quasi quattro decenni.
Influenza
della SEAT 600 sulla vita degli spagnoli. Un fenomeno socioeconomico - L'avvento
della SEAT 600 ha contribuito a mettere letteralmente su "quattro
ruote" la Spagna. La profonda influenza sullo stile di vita dei
cittadini continua a essere oggetto di analisi di studi sociologici. Quando storici e sociologi parlano della "Spagna della 600", fanno in effetti riferimento a un
periodo cruciale del passato recente, un'epoca in cui finalmente si
scacciano i fantasmi del dopoguerra per aprire un nuovo capitolo storico,
caratterizzato dalla speranza in un futuro migliore. Emblematica di questa
profonda mutazione dei costumi è proprio questa piccola utilitaria che ha
contribuito a migliorare le condizioni di vita di buona parte del popolo
spagnolo, mettendo a disposizione una mobilità e un'indipendenza sino ad
allora sconosciuti.
Alla
data del lancio della SEAT 600, nel 1957, il mercato automobilistico spagnolo poggiava su un'offerta
piuttosto limitata e i pochi marchi presenti avevano ancora capacità
produttive ridotte: la 1400, una
turismo di fascia medio-alta (140.000 pesetas) di Casa SEAT (10.590
esemplari nel 1956), la Renault 4/4
prodotta dalla FASA a Valladolid (5.780 esemplari nel 1956), il cui
prezzo di vendita superava quello della 600 (73.500 pesetas) e la tanto sognata Pegaso Z-102, sofisticata sportiva riservata agli
abbienti dell'epoca (a partire da 330.000 pesetas), frutto di una
produzione pressoché artigianale (in sei anni ne sono state prodotte solo
84 esemplari), oltre ai veicoli d'importazione prodotti in quantitativi
limitati.
D'altro
canto, la comparsa di questo modello sul mercato inflisse una dura battuta
d'arresto a un settore fino ad allora fiorente, ossia la
miriade di microvetture, motocarri e motociclette con sidecar che per
anni avevano dominato le vie e le strade del Paese. La maggior parte dei
costruttori di questi mezzi, infatti, scomparve o dovette suo malgrado
convertirsi alle nuove tendenze del mercato. La ragione era di per sé
semplice: la SEAT 600 era
un'automobile vera; modesta forse, ma comunque un'automobile con
portiere in lamiera, finestrini con vetri che salivano e scendevano,
sedili per quattro persone e addirittura un sistema di riscaldamento. E
questo senza contare la possibilità, seppure come optional a pagamento,
d'installarvi una radio.
L'aspettativa
generata dalla nuova SEAT era enorme. Gli ordini d'acquisto toccarono
cifre impensabili per l'epoca: nel marzo del 1957, il portafoglio ordini
superò le 100.000 unità, tanto che dovettero respingere ulteriori
richieste per l'impossibilità di soddisfarle. I tempi di consegna si
prolungarono sino a quattro anni, il che trasformò l'acquisto dell'auto
in un'autentica epopea. Nel 1958, la produzione si era sestuplicata. Dalle
80 auto giornaliere prodotte nel primo trimestre del 1961, si era passati
dapprima a 100, quindi a 120 per raggiungere infine i 240 esemplari al
giorno alla fine del 1964.
L'avvento
della SEAT 600 D, nel 1963, coincise con la
fase di massima ascesa del modello che impose con fermezza la propria
egemonia, pressoché indiscussa nel panorama automobilistico spagnolo
per quasi un intero decennio. La crescente domanda comportò un incremento
della produzione con la conseguente riduzione dei costi e, di rimando, un
ribasso del prezzo di vendita che, a sua volta, diede nuova spinta alla
domanda. Al contempo, il tessuto industriale di Barcellona, si rafforzava
grazie alla richiesta di componenti di tutti i tipi prodotti per la
fabbrica di Zona Franca. È questo l'inizio dell'età d'oro della SEAT,
caratterizzata da un consolidamento della rete di distribuzione e del
posizionamento leader del Marchio sul mercato spagnolo. La SEAT vantava all'epoca un organico di 10.000 dipendenti con una
capacità produttiva giornaliera di 300 esemplari. L'esportazione
rientrava a pieno titolo nei piani d'espansione del Marchio spagnolo e, dopo
l'approdo dei primi modelli della SEAT 600 in Colombia, la Casa
iberica avrebbe esportato le sue auto in ben dodici Paesi diversi.
Gli
spagnoli avevano messo da parte la vecchia moto per passare alla SEAT 600
e le famiglie si abituarono ben presto a fare gite fuori porta nel fine
settimana con la nuova auto. Le donne si vedevano con sempre maggior frequenza alla guida delle auto;
questo modello rappresentava la soluzione ideale come seconda auto per
muoversi in città e al volante della 600 fecero pratica i figli prima, e
i nipoti poi, dei primi Clienti.
Il
successo riscosso dalle escursioni domenicali e dalle vacanze "motorizzate" rappresentava in nuce il futuro automobilismo
per il tempo libero, dividendo il
paese tra pedoni e seatoni:
“la strada nazionale è tua, uomo
della 600”, cantò qualche anno più tardi Moncho Alpuente; la SEAT
600 aprì la stagione dei viaggi non solo attraverso la penisola, bensì
nell'intera Europa, all'epoca ancora sconosciuta a buona parte della
popolazione spagnola.
“Alla
base della stabilità economica spagnola vi è un segreto semplice e al
contempo unico, la SEAT 600”, questo era l'assioma dell'economista
Fabián Estapé che, a sua volta, era solito attribuire al suo maestro,
Joan Sardà Dexeus. Quando un numero crescente di persone delle classi
sociali più modeste accede a un prodotto dal valore così profondamente
simbolico come l'automobile, allora la difesa della proprietà privata
rischia davvero di trovare sostenitori un tempo insperati. Seppur
pagata a rate e utilizzata solo nel fine settimana, l'auto
rappresentava un sogno di libertà alla portata di chiunque. Senza parlare
di chi, pur potendosi permettere un'auto di fascia superiore, sceglieva la
600 per la sua praticità. Le dimensioni compatte e l'estrema
maneggevolezza rendevano questo modello la soluzione ideale per muoversi
nel traffico cittadino. La semplicità, l'economicità d'uso e la
resistenza della SEAT 600 contribuirono alla nascita di autoscuole,
compagnie di noleggio, flotte commerciali...
Era
l'8 agosto del 1973 quando uscì dalla catena di montaggio l'ultima 600,
una L Special di colore bianco che gli operai dello stabilimento
salutarono con uno striscione che recitava: “Sei
nata principessa, sei morta regina”. La fine della sua
produzione altro non era infatti che la "cronaca di una morte
annunciata", che nondimeno animò periodici e settimanali del calibro
di Autopista: "Poiché
ognuno di noi sa bene quanto abbia rappresentato la SEAT 600 per la Spagna,"
titolava la rivista, "inizio della vita moderna, polo di attrazione
di migliaia di famiglie, momento di gioia per una gioventù acculturata e
spensierata, collante sociale, compendio di sogni e aspettative in un
futuro migliore ..."
Il
successo riscosso dalla SEAT 600 è comparabile a quello ottenuto dal Maggiolino Volkswagen in Germania, dalla 2CV in Francia o dalla Mini nel
Regno Unito. Ribattezzata con simpatici nomignoli quali Seílla
o Garbancito o Pelotilla…
riprodotta sotto forma di giocattolo, modellino o auto di Scalextric, protagonista di innumerevoli barzellette e aneddoti
divertenti, dalle pellicole cinematografiche sino alle canzoni, il fascino
della SEAT 600 risiede nella storia d'amore che ha visto legati un Paese e
un'automobile, una relazione che va ben oltre i confini della meccanica.
“Il giorno stesso in cui gli spagnoli sedettero al volante della 600, iniziarono a prendere le
distanze da un doloroso passato e si abbandonarono a un'escursione
domenicale dalla quale ancora non sono tornati”, scrisse lo
scomparso giornalista e scrittore
Manuel Vázquez Montalbán, il quale amava definirsi cronista
sentimentale della transizione. La SEAT 600 è stata e per sempre resterà
l'auto di tutti gli spagnoli.
La
Seat 600 scende in pista - Rally e corse d'alta quota. I primi Club 600
Abarth, Conti, Nardi e ulteriori preparazioni - Nonostante la sua
chiara vocazione di utilitaria e prestazioni piuttosto modeste, di lì a
poco la piccola SEAT 600 fece il suo ingresso nell'universo delle
manifestazioni sportive. All'epoca, le corse erano molto diffuse e di
diverse tipologie; si disputavano sull'intero territorio spagnolo, anche
se Barcellona e Madrid erano i maggiori centri per le competizioni: i
rally (il Costa Brava e il RACE, entrambi inaugurati nel 1953,
registravano moltissimi iscritti ed appassionati), e le corse in montagna
(le popolari piste lungo le pendici). A queste si aggiungevano gare su
circuiti improvvisati, anche presso aree urbane o centri industriali, o
prove di regolarità su strade aperte al traffico; queste con il tempo si
trasformarono in vere e proprie gare di velocità su strade chiuse al
traffico, in quanto le velocità stabilite dall'organizzazione, di
volta in volta più alte, obbligavano le squadre a "darsi da
fare" per rispettare i controlli.
La
SEAT 600 elaborata diventò di lì
a poco un'autentica istituzione dell'automobilismo a livello nazionale
e rappresentò in un certo senso la via di accesso all'universo delle
competizioni per molti piloti che successivamente si sarebbero distinti
nelle diverse discipline. Nel 1960, i fratelli Fernando e Luís de Baviera
conquistarono il trofeo RACE con la loro SEAT 600, facendo letteralmente
mangiare la polvere ad auto molto più potenti. Quello stesso anno, grande
successo riscosse il Campionato di
Castilla di Slalom-Gincana patrocinato dal quotidiano El
Alcázar e organizzato dal Club SEAT 600. Il primo di questi club fu
fondato a Madrid qualche tempo dopo il lancio del modello sul mercato, ne seguirono poi un secondo a Barcellona e un terzo a Vigo. Promosse
dalla SEAT stessa nell'intento di pubblicizzare la nuova utilitaria,
queste istituzioni svolsero un ruolo chiave sul fronte squisitamente
sportivo, sociale e commerciale (l'appartenenza
al Club SEAT 600 conferiva una serie di vantaggi, quale ad esempio,
potersi aggiudicare con maggiore facilità l'auto nel caso in cui la
domanda avesse superato l'offerta).
Tra
i più attivi in tal senso, era indubbiamente il Club SEAT 600 di Barcellona, creato nel 1960
che, all'apice del successo, conterà oltre mille iscritti. Al Club si
deve l'organizzazione del cosiddetto Rally
Femminile al quale seguì il Rally 600, valido per il Campionato di
Catalogna e, successivamente per quello spagnolo.
L'istituzione rimase attiva sino alla fine degli anni settanta,
sopravvivendo anche alla stessa SEAT 600 che cessò di essere prodotta
tempo prima. Continuò ad organizzare corse importanti, alcune delle quali
di portata internazionale, quali la
1000 Km di Barcellona sul circuito di Montjuïc, per diventare poi
parte di diverse istituzioni sportive dalle cui fila sarebbero uscite
importanti figure dell'automobilismo spagnolo (piloti, copiloti,
giornalisti, commissari, organizzatori...).
La
preparazione della SEAT 600 per le corse non presentava grandi
difficoltà, in quanto la sua meccanica semplice e robusta ben si prestava
a ogni tipo di elaborazione. Di lì a poco il termine auto
elaborata entrò nel vocabolario comune: si eliminavano innanzi tutto
le modanature cromate quali la mascherina
frontale e i copriruota, si invertivano i cerchi, il portellone
posteriore veniva fissato semi-aperto e si sostituiva il volante
tradizionale con uno di dimensioni ridotte con corona in cuoio. Tutto
questo per valorizzare le caratteristiche sportive dell'auto. Date le
dimensioni compatte, per esempio, che la rendevano una vettura maneggevole
e leggera, abbassando leggermente le sospensioni si aumentava la stabilità;
le sue reazioni dinamiche erano buone e facili da controllare per molti
aspiranti piloti.
Il
grado di elaborazione del motore dipendeva dalle risorse economiche:
l'obiettivo era aumentare la potenza senza eccessivo dispendio di denaro
modificando, per esempio, la testata per una maggiore compressione ed
installando una marmitta con doppio
terminale di scarico.
Grazie
all'ampia diffusione del modello, piloti e meccanici, potevano reperire
pezzi speciali con i quali era possibile truccare le auto. Inoltre, non
dimentichiamo che la SEAT 600 era
nata in Italia, dove qualche anno prima la stessa passione per le
corse aveva conquistato il Paese e diversi preparatori
(Abarth, Conti, Gianni, Nardi, ZM, ecc.) commercializzavano tutti i pezzi
e i kit di potenziamento. Di lì a poco, fiorirono in Spagna veri e
propri centri specializzati in questo genere di componenti, che in alcuni
casi non si limitavano a emulare gli originali italiani, bensì
presentavano essi stessi delle innovazioni come, ad esempio, i fratelli
Juncosa a Barcellona o Antonio Madueño, fulcro di Autotécnica, a Madrid.
La
meccanica della SEAT 600 si prestava a innumerevoli modifiche:
distribuzione, cilindrata, carburazione, testata, albero a gomito,
collettori, pistoni, molle, valvole… A
partire dalla cilindrata originale della prima SEAT 600 (633 cm3)
sino a oltre 1 litro, era possibile ottenere diverse combinazioni, grazie
a ritocchi e migliorie sugli altri componenti. Il risultato finale? Una
potenza che oscillava tra i 30 CV circa e gli
oltre 100 CV generati dalla Abarth 1000 Corsa, in grado di raggiungere i
200 Km/h.
SEAT
600. Storia e curiosità - La prima 600 immatricolata - con numero di
telaio 100.106-400071 - era targata
B-141.141 e, contrariamente a quanto i media sostennero all'epoca, non
fu assegnata a nessuno dei figli del generale Muñoz Grandes.
Nel
1958 sugli schermi cinematografici uscì
la pellicola Ya tenemos coche,
con la regia di Julio Salvador, con una 600 come protagonista. Alla 600,
inoltre, venne conferito un ruolo di spicco nella serie televisiva Plinio diffusa da TVE.
Con
l'inno Mi seiscientos, con
testo di Juan Aguirre e musica di Chano Montes, la piccola utilitaria entrò
di diritto nella tradizione folcloristica spagnola.
Tra
il 28 aprile e il 1 maggio 1963, due giovani almeriensi compirono
un tour della Spagna in 92 ore e 14 minuti al volante di una SEAT 600
Commercial, percorrendo complessivamente 4.460 chilometri.
Caba,
Gabor, Inauto, Milton, Nardi, Serra e Siata: questi sono i nomi di
alcuni dei carrozzieri che trasformarono la 600 in coupé o decappottabile
negli anni Sessanta. Rany creò invece una versione buggy su base 600
negli anni Ottanta.
Nel
novembre del 1965 iniziò
l’esportazione dei primi 150 esemplari, trasportati sulla nave da
carico Megera, con destinazione Colombia.
Alcuni modelli viaggiarono sugli aerei della compagnia Aviaco.
Probabilmente
spetta a una famiglia di Madrid il
primato di possedere il più alto numero di 600 all'interno dello
stesso nucleo familiare: ben nove auto.
La
Casa della 600, in calle Rosselló di Barcellona, era il centro di
auto d'occasione più popolare della città. Stando al suo fondatore, il
centro completò la compravendita della stessa 600 oltre 15 volte.
Nel
1965 la madrilena Dolores Laguna diede alla luce la sua bambina sul
sedile posteriore della 600 sulla strada verso l'ospedale. Qualche anno più
tardi, il figlio di Rosario Martínez venne al mondo in circostanze
analoghe.
Un
agricoltore di Huesca, José Lacambra, trasformò la sua 600 in un
trattore, dopo aver percorso con il suo mezzo ben 100.000 km. Un'altra
persona fece il contrario, installando parte della carrozzeria della 600
come cabina sul suo trattore.
Nel
1967, il quotidiano Pueblo indicò
la 600 come icona nazionale, definendola "piccola casa mobile del
povero Juan Español" NT
(Juan Español è usato come
nome tipico spagnolo).
Il premio fu consegnato dal Ministro per l'Informazione Manuel Fraga
Iribarne.
Oltre
ai nomignoli quali Seílla e Pelotilla,
la 600 veniva tradizionalmente chiamata Ombelico, perchè "tutti ne avevano una".
Nell'aprile
del 1969, per celebrare il mezzo milione di 600 prodotte, a
Castelldefels si tenne un raduno dei modelli più antichi del Paese con la
targa di ogni provincia spagnola.
La
definizione più curiosa della 600 si deve al giornalista Tico Medina,
che la considerò un “segno di
liberazione sociale e di pieno godimento della libertà per sfuggire alla
prigionia di confini soffocanti”.
Nel
1970, l'artista catalano Joan Vila
Casas Casas trasformò la sua 600 in un'autentica opera d'arte mobile,
che battezzò per l'occasione Autometria
600, pur continuando a guidarla abitualmente per anni.
Secondo
le statistiche, sulle strade spagnole nel
1971 un'auto su quattro era una SEAT 600.
Alcuni
guidatori misero a dura prova la loro 600 intraprendendo viaggi
importanti: Torrelavega-Mosca,
andata e ritorno senza inconvenienti; fino in Libano attraversando
Jugoslavia e Turchia e pare addirittura che una
600 fosse arrivata fino a Kathmandu (Nepal).
Nel
1972, sei studenti madrileni
attraversarono in 4 mesi l'Africa, da nord a sud, a bordo di tre 600
prive di modifiche di rilievo, attraversando ben 30.000 km di deserti,
selve e sabbie mobili.
Seppur
a produzione ormai terminata, la SEAT esportò 171.500 esemplari in formato CKD (Completely Knocked
Down), ossia completamente smontati per il successivo assemblaggio nel
Paese di destinazione.
Nel
1973, Simoneta Garith, alias Yolanda, fu la prima donna ad
aggiudicarsi una corsa sul circuito del Jarama battendo, con la sua
600 Abarth - elaborata, da 750 cm3 - gli altri piloti,
rigorosamente maschi.
La
600, su licenza Neckar, fu prodotta
anche nell'ex RDT (Repubblica Democratica Tedesca), a Zastava nella ex
Jugoslavia, Steyr-Puch in Austria, Tofas in Turchia e FIAT-Concord in
Argentina, dove era nota con il nome di Fitito.
La
SEAT esportò circa 80.000 esemplari della 600, ossia pressappoco il
10% della produzione totale. Le auto esportate verso i mercati esteri con
marchio FIAT riportavano l'indicazione costruzione
SEAT.
Se
si potessero disporre in fila indiana i quasi 800.000 esemplari di 600
realizzate, si coprirebbe la
distanza che separa Madrid dal Mar Baltico.
A
metà degli anni Ottanta, un meccanico originario di Terrassa, Antonio
García, trasformò una 600 in
carrello elevatore per promuovere un servizio di assistenza stradale.
Il
collezionista di miniature Antonio Coria disponeva, nella sua casa di
Mataró, di circa 500 riproduzioni
della 600 in tutte le scale, dalle piccolissime 1/96 destinate ai
plastici ferroviari, sino a una riproduzione 1/10 telecomandata.
Nell'ottobre
del 1997, in occasione del 40° anniversario dalla nascita del modello,
venne organizzato un raduno presso il Circuito di Catalogna a Montmeló al quale
parteciparono 530 SEAT 600 giunte da ogni angolo della Spagna.
L'epitaffio
in assoluto più sarcastico fu firmato dall'umorista Máximo nel
quotidiano Pueblo: “Qui
giace la Seicento, vittima dei mille dollari pro capite di reddito”.
Personaggi
che possedettero una SEAT 600 - Alvaro Pombo (scrittore), Angel Nieto (pilota), Antoni de Senillosa (avvocato), Antoni Deig
(vescovo), Antonio Mingote (umorista), Cristina Peri Rossi (scrittrice),
Epifanio Ridruejo (scrittore), Esther Tusquets (editrice), Fernando Sánchez-Dragó
(scrittore), Ignacio Salas (umorista), Joan Capri (attore), Joan Vila
Casas (artista), José Agustín Goytisolo (scrittore), Jose María García
(giornalista), José María Iñigo (giornalista), José María Martínez Pirri
(calciatore), Josep Maria Castellet (editore), Josep Maria Espinàs
(scrittore), Juan María Bandrés (avvocato), Lina Morgan (attrice), Luis
Rosales (poeta), Macià Alavedra (imprenditore), Magda Oranich
(avvocatessa), Manuel Benítez El Cordobés,
(torero), Manuel Galiana (attore), Marisa Medina (attrice), Oriol
Bohigas (architetto), Oriol Regàs (imprenditore), Pasqual Maragall
(economista), Paul Naschy (regista cinematografico), Pilar del Castillo
(eurodeputata), Purificación García (designer), Salvador Pániker
(scrittore), Teresa Gimpera (modella), Tico Medina (giornalista), Xavier
Rubert de Ventós (professore).
Bibliografía
della SEAT 600
Nuestro
SEAT, Ramón Roca, Edizioni Benzina 2006
SEAT
600, símbolo de una época,
Lluís Cassany-Isabel López, Susaeta Ediciones 1996
SEAT
600, un coche de leyenda, Eulàlia Solé, Edizioni Benzina 2001
SEAT
600, y España ya no fue la misma,
Pablo Gimeno, CIE Dossat 2003
SEAT
(1950-1993), Eulàlia
Solé, Ediciones de la Tempestad 1994
SEATt,
auto emoción, Joan
Rossinyol-SEAT, Lunwerg Editores 2006
La
SEAT 600 oggi - Dopo
un lungo periodo trascorso nell'oblio, la
SEAT 600 tornò di moda quando gli amanti delle vetture d'epoca, alla
fine degli anni Ottanta sull'onda della nostalgia, riscattarono il modello
dando nuovo impulso alla nascita dei club 600 dell'era moderna. Il primo
di questi club, emblematicamente battezzato "Amics del 600",
sorse a Barcellona nel 1992 e venne poi rifondato cinque anni più tardi;
di lì a poco ne seguirono altri. Oggi, si
contano ben 40 club nel territorio spagnolo, alcuni dei quali
incorporati in club generici, come sezione specializzata oppure
espressamente dedicati al Marchio. A queste istituzioni si deve
l'organizzazione di raduni e la possibilità di ritrovare pezzi e ricambi;
alcune di esse curano la pubblicazione di newsletter e, in generale,
forniscono l'assistenza e le necessarie informazioni a quanti desiderano
ancora oggi conservare o utilizzare una SEAT 600. Al
di là dell'aspetto nostalgico (buona parte degli odierni seicentisti
è troppo giovane per aver conosciuto l'auto all'epoca della sua
commercializzazione), l'affetto profondo per la
SEAT 600 ha ridato a molti il piacere di divertirsi alla guida di
un'auto dalla personalità originale, motivo per cui ancora oggi non è
raro vedere la mitica 600 circolare lungo strade e città spagnole.
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