Alberto Pirelli: così ho vissuto il 12° Rally Città di Arezzo Valtiberina

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Il popolare industriale, pilota e organizzatore della serie Raceday si impegna nella gara toscana anche come pilota, affrontando  le difficoltà che hanno messo in crisi anche i piloti più esperti. Divertendosi però un mondo. Ecco il suo racconto in prima persona. Testo di Alberto Pirelli, foto RaceEmotion

AREZZO, 8 marzo 2018 – Venerdì 2 marzo, sono ad Arezzo. Cammino velocemente, infreddolito sotto al mio umido giaccone Raceday e con  addosso il  berrettino calato il più possibile. Ma che freddo che fa!  Sto andando all’ assistenza del Rally Città di Arezzo Valtiberina. Sono le 21 circa ed  il camion del team, dopo dieci ore di viaggio è  arrivato da Como.  Mentre scivolo nel buio gelido, sento un ragazzo che dice ad un amico:  “Se il prossimo anno ci compriamo una salina in Sicilia facciamo prima…” Mi giro per capire meglio e vedo i due ragazzoni con il volto stanco  mentre  parlano del lavoro che hanno fatto e faranno per ripulire le prove speciali dalla neve caduta e che cadrà. Sono due dei circa venti volontari del Valtiberina Motorsport, che tra il 23 febbraio e il 3 marzo hanno dedicato giorno e notte per mettere in sicurezza  le tre PS Cerbaiolo, Battaglia di Anghiari e Alpe di Poti. Lavorare giorno e notte per passione, ingaggiare una gara con Madre Natura per far correre il rally, trascinati dal  senso d’orgoglio  di riuscire in un’ impresa quasi impossibile.  Le passate notti , come nelle precedenti giornate, hanno lavorato con  tre escavatori  da cantiere e quattro trattori con le pale  su e giù dalle PS, ma giovedì sera tutto il lavoro fatto è svanito. La gelata, come una strega maligna,  ha sorvolato le  PS, rendendo  una solida lastra di ghiaccio tutto il fango fatto di terra di neve e acqua. E mentre alcuni equipaggi  incominciavano a panicare per il rischio di correre  senza le condizioni necessarie di sicurezza, ed il brusio dei sempre scontenti si alzava sempre più rumoroso, come un fastidioso stridio di gesso su una lavagna, i volontari, per l’ennesima volta si fiondavano sull’Alpe strappando con le pale, i picconi  ed i mezzi il ghiaccio e spargendo tonnellate di sale. Io sono passato in ricognizione sull‘Alpe alle 14 del venerdì. Dal “valico” in giù era assolutamente inguidabile.

Sono allora andato sul Cerbaiolo, era bello,  si saliva, anzi stupendo perché  salire con ai lati mezzo metro  o più di neve compattata dalle ruspe è uno spettacolo fantastico, ma al  terzo passaggio verso le 17 la PS era diventata quasi un fiume, pozze e torrentelli che la coprivano schiumosi e pieni di voglia di guastar la festa. No dai, c’erano già i grandi rallisti panicati … bastavano loro a guastar la festa!. Ed allora i volontari del Valtiberina su per l’Alpe e per il Cerbaiolo: tutta la notte del venerdì sotto un diluvio e temperature ghiacce a far fossi di raccolta acqua, a scavare con i badili, perché non ovunque salivano i mezzi. La forza dell’organizzazione, del mirare tutti allo stesso obiettivo, quello di fare la gara,  ha fatto di questo gruppo un eccezionale rimedio alla Natura un po’ arrabbiata ed esagerata. Il sabato mattina, quando noi ben riposati, siamo andati a provare la PS dell’Alpe, tutto era perfetto: fondo ottimo sicurezze messe, neve e ghiaccio non c’erano, spazi per eventuali mezzi di soccorso erano stati ricavati  e disponibili.  I fiumi nella strada del Cerbaiolo erano stati imbrigliati in profondi fossi. Insomma, come Gregory , Alessio e le ragazze ed i ragazzi del Valtiberina Motorsport ci avevano promesso la gara sarebbe partita e sarebbe stata conclusa con la massima soddisfazione di tutti.

Pochissimi organizzatori mettono la riuscita delle gara davanti ai soldi: i ragazzi del Valtiberina hanno lavorato usando macchinari, gasolio, sale, energia elettrica …spendendo senza sapere quanto stessero sforando,  lo hanno fatto per dimostrare quanto siano tenaci e competenti e  per darci un rally fantastico.

Grazie a tutti, siete realmente un esempio

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