ASIMOTOSHOW, impossibile spegnere i motori

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Di Tommaso M. Valinotti. Foto di Cesare Zucco

VARANO DE’ MELEGARI (PR) – Ma quanto resta in circolo l’adrenalina prodotta da ASIMOTOSHOW? Sono passate quasi tre settimane e l’eccitazione per il rombo dei motori, la piega in curva e la libidine della staccata sono rimasti ben fissi nella mente e nel cuore, negli occhi e nelle orecchie di chi ha assistito dalle tribune e da bordo pista alla meraviglia di una manifestazione che ha portato circa 750 moto (ma si fa fatica al solo pensare di contarle) nell’autodromo intitolato a Riccardo Paletti adagiato sul greto del torrente Ceno.

Per due giorni (dalle ore 13 del venerdì alle ore 13 di domenica, quando va in scena la spettacolare “parata dei campioni”)  il rombo dei motori ha deliziato la vallata (deliziato, perché a Varano se non sei appassionato di motori rischi il decreto di espulsione seduta stante) rendendo difficile la scelta di chi era presente in autodromo. È la ricchezza dell’offerta a portare alle stelle questa difficoltà, in quanto si è eternamente in dubbio se fiondarsi al “ferro di cavallo” per vedere la “piega” di chi è in pista, oppure girare per il paddock per ammirare da vicino gioielli della tecnica passata che possono sfiorare il secolo intero, oppure avere solo un paio di decenni; entrambi ugualmente capaci di rapirci con la loro armoniosa delizia. E sì, perché 48 ore di esibizioni (si iniziava puntualmente alle ore 8.30 e via fino alle 18 della sera senza soluzione di continuità nemmeno per la pausa pranzo) sembrano tante, ma anche quello che offre ASIMOTOSHOW è tantissimo al punto da obbligare a compiere delle drastiche scelte.

Per questa selezione di foto ci siamo affidati a Cesare Zucco, quasi ventenne figlio d’arte giornalistica, ma ferreamente indirizzato verso altri porti e altre attività, che ha estratto dalle migliaia di foto che ha scattato (come tutti i reporter delle nuove generazioni che non hanno mai conosciuto e messo in conto il costo della piccola, spara a raffica sull’obiettivo da immortalare) immagini del paddock miscelate con il gusto della “piega”, il ritratto del campione (Giacomo Agostini per intenderci) con la descrizione della raffinatezza tecnica della Laverda 1000 6 cilindri, la passione delle bikers in pettorina rosa e l’audacia (come si può definirla diversamente) dei passeggeri dei sidecar.

Ne viene fuori un racconto per immagini di ASIMOTOSHOW appassionante che lascia spazio anche a quel piccolo angolo di nostalgia quando si scopre tra le foto uno scatto o due del Gilera Saturno, moto su cui sono salito quando ero troppo piccolo per ricordarmene, ma che osservo con grande attenzione sentimentale pensando che su quella moto mio padre ha girato l’Europa negli anni Cinquanta, quando spostarsi da Torino a Moncalieri (da Milano a Monza?,  da Roma a Tivoli?) era già un’avventura. E le immagini di Cesare Zucco rispondono anche ad un’altra domanda che ci siamo fatti ad inizio di questa riflessione. Quanto resta in circolo l’adrenalina prodotta da ASIMOTOSHOW? Esattamente cinquantadue settimane, fino al giorno in cui, di venerdì in tarda mattinata, ritorneremo al “Riccardo Paletti”, pronti a sentire il rombo di 750 moto, che come un’orchestra infinita, suonano per noi.

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