La Collezione ASI Bertone ospite di Retromobile 2020

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A Parigi dal 4 al 9 febbraio

Appena concluso il salone Automotoretrò di Torino, l’Automotoclub Storico Italiano è già pronto ad affrontare la rassegna parigina Retromobile, ospitata dal 4 al 9 febbraio nel polo espositivo di Porte de Versailles. Questa importante kermesse internazionale dedica una speciale mostra tematica al marchio Bertone e per la sua realizzazione ha invitato l’Automotoclub Storico Italiano, che nel 2015 ha acquisito l’intera collezione del celebre carrozziere torinese.
A Retromobile, sul principale palcoscenico mondiale del motorismo storico, sono esposti 10 straordinari prototipi Bertone realizzati tra il 1969 e il 2001: l’Autobianchi Runabout (1969), la Suzuki Go (1972), la Citroën Camargue (1972), la Ferrari Rainbow (1976), la Volvo Tundra (1979), la Chevrolet Ramarro (1984), la Citroën Zabrus (1986), la Lamborghini Genesis (1988), la BMW Pickster (1998) e la Opel Filo (2001).
Queste vetture – il cui valore complessivo sfiora i 2 milioni di euro – hanno ottenuto uno speciale nulla osta da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che ne ha consentito l’uscita temporanea dai confini italiani vista l’importanza dell’evento e la sua rilevanza a livello mondiale.
La Collezione ASI Bertone è composta da 79 pezzi – tra veicoli completi e funzionanti, telai e modelli di stile – e rappresenta un patrimonio che non potrà essere disperso vendendo singolarmente i pezzi e non potrà nemmeno essere trasferito all’estero, poiché tutelato da vincolo ministeriale. Attualmente è a disposizione del pubblico, che può ammirare questa traccia fondamentale del motorismo storico italiano nei locali del Museo Volandia all’Aeroporto Milano Malpensa.

Le dieci vetture esposte a Porte de Versailles
Bertone Runabout (1969). Nel 1969 Bertone scelse la briosa meccanica dell’Autobianchi A112 per presentare una stravagante barchetta a cuneo, una delle prime con questa linea, dove spiccano i proiettori all’altezza dei montanti e i due gusci da cui è composta. La soluzione di rovesciare la meccanica di una “tutto avanti” come la A112, servì come banco di prova per la Fiat X 1/9.
Suzuki Go (1972). Fra i progetti più eclettici di Bertone negli anni ’70, c’è sicuramente la Go del 1972, un originalissimo veicolo polivalente adatto al trasporto di una motocicletta. In pratica una “chiatta” su 4 ruote dal disegno filante e sottile. La meccanica era motociclistica: 750 cc da 67 CV e gruppo differenziale-invertitore con trasmissione a catena brevetto interno di Bertone.
Citroën Camargue (1972). Bertone realizzò numerosi prototipi su basi Citroën. Uno di questi fu la Camargue su base della berlina GS: un’elegante hatchback 2+2 con lunotto degradante arricchito dalle due lunette di vetro separati dall’imponente roll-bar. L’anteriore era invece impreziosito dal parabrezza curvo, tipico dei suoi modelli in quegli anni.
Ferrari Rainbow (1976). Dopo il modello di serie 308 GT4 già realizzata da Nuccio (una delle prime Ferrari non disegnate da Pininfarina), Bertone si lancia in un esercizio di stile sullo stesso telaio. Il risultato è l’avveniristica Rainbow, una “targa” che fa scivolare il tetto dietro gli schienali dei sedili. La linea è compatta e filante, molto segmentata, a tratti volutamente disarmonica: un vero e proprio taglio netto con le linee del passato.
Volvo Tundra (1979). Oltre alla collaborazione per veicoli di serie, quella con Volvo portò anche alla definizione, nel 1979, del prototipo Tundra, sviluppata sulla meccanica della 343 (motore di 1.397 cc per 70 CV). La vettura è un coupé compatto basso e largo con linee tagliate di netto molto moderne tanto che, diverse “trovate” stilistiche, verranno poi riprese da modelli successivi di Bertone, non solo Volvo (è fortissima la somiglianza con la Citroen BX). Belli i cristalli al vivo.
Chevrolet Ramarro (1984). Uno dei grandi obiettivi di Nuccio Bertone fu di carrozzare un telaio Chevrolet Corvette con alcuni criteri ritenuti rivoluzionari. Ci riuscì nel 1984 con la Ramarro, una vettura sperimentale dove il motore veniva “sezionato” spostando radiatore e condizionatore al posteriore. Questo permise agli stilisti maggiore flessibilità nel realizzare un design modernissimo tipicamente Bertone: la linea è un grande cuneo che influenza l’intero design.
Citroën Zabrus (1986). Sulla base della BX a trazione integrale, Bertone realizzò una moderna 2 volumi di linea sfuggente e affilata a cui fa da contraltare un posteriore avvolgente. Dalla vettura furono poi presi numerosi stilemi apparsi sulla successiva ZX mentre rimasero esercizio di stile le grandi porte apribili verso l’alto.
Lamborghini Genesis (1988). Per l’ultima dream car su base Lamborghini, Bertone scelse di estremizzare il concetto di station wagon di lusso presentando la Genesis, in pratica una casa viaggiante equipaggiata da un V12 da 455 CV posteriore. Meraviglia destarono le porte anteriori incernierate al centro del tetto, le due posteriori apribili a compasso e gli interni modulabili. La vettura poi, pur essendo di aspetto imponente e massiccio, vantava un Cx invidiabile.
BMW Pickster (1998). Una carrozzeria bassa e larga non si addice a un pick-up, ecco perché l’esercizio di stile su telaio e motore BMW (6 cilindri di 3.152 cc per 320 CV) fu provocatorio: frontale aggressivo (reso più accattivante dalla doppia colorazione), grandi ruote da 21” e piano di carico piatto accerchiato da linee sinuose e dal vistoso alettone.
Opel Filo (2001). Per introdurre la tecnologia drive by wire, nuovo rapporto uomo-macchina realizzato in collaborazione con SKF (eliminata la pedaliera), la Bertone presenta la Filo (con marchio Opel), una monovolume compatta dalle linee nette e dal padiglione luminoso ed esteticamente piacevole, che influirà i modelli futuri della Casa tedesca (Meriva).

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