La Ferrari di Rossocorsa esce a testa alta dalla Pechino-Parigi

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• 36 giorni e 14.000 km passando per coliche renali, deserti, buche, terra e fango, ascessi, campi tendati, steppe, laghi, caldo, freddissimo, stanchezza, rifornimenti sbagliati, demoralizzazione ma sempre con l’entusiasmo alle stelle
• La 308 GT4 di Rossocorsa è la prima Ferrari che completa la Pechino-Parigi, con prestazioni sempre nelle posizioni di vertice senza alcun cedimento né minimo problema per tutta la gara
• Il risultato finale penalizzato pesantemente dalle tappe non disputate a causa dei problemi di salute che hanno costretto i piloti a cure ospedaliere.
Parigi, 7 Luglio 2019, La sfida, anzi la “pazza idea”, come da subito si è voluta chiamare questa avventura, era dimostrare che una granturismo raffinata come una Ferrari, per di più d’epoca con 44 primavere sulle spalle, sarebbe stata in grado di percorrere i 14.000 chilometri della Pechino-Parigi attraverso montagne, deserti, steppe e strade al limite della praticabilità, con tappe fino a 600 chilometri al giorno a velocità medie intorno ai 100 km/h, dimostrando affidabilità e prestazioni. Addirittura i due piloti, Giorgio Schon ed Enrico Guggiari, gente di esperienza che guida auto da corsa da cinquanta anni, si erano lasciati scappare l’intenzione di figurare bene in classifica generale proprio confidando nelle potenzialità della macchina. La Ferrari 308 GT4 infatti aveva subìto un lunghissimo lavoro di preparazione ed irrobustimento durato un anno nell’officina di Rossocorsa, smontata fino all’ultimo bullone e razionalizzata proprio in funzione della durezza della gara che avrebbe dovuto affrontare.
Bene, la Ferrari alla fine ne è uscita vincente sotto tutti gli aspetti, ha superato agevolmente tutte le prove, dai greti dei torrenti alle rocce del deserto dei Gobi, dalle steppe siberiane ai tratturi mongoli, dalle piste di rallycross ai circuiti di velocità. Non un minimo cedimento meccanico, se si esclude la rottura del salvacoppa usurato dai continui contatti col terreno accidentato, subito riparato appena possibile. Per il resto tutto ha funzionato come un orologio svizzero, una affidabilità impressionante anche nelle situazioni di maggiore stress: in 36 giorni di gara massacrante gli interventi più importanti sono stati la pulizia ed il lavaggio della macchina, ridotta in uno stato inguardabile da terra e fango, la sostituzione di un pneumatico lacerato su una roccia appuntita, la riparazione di un supporto dello scarico ed il rabbocco di 1 chilo di olio. Tutto qui, molto meno che un tagliando d’officina.
Vincente, dunque, la Ferrari 308 GT4 di Rossocorsa, ma non vincitrice. Infatti si può pure preparare una gara in maniera maniacale con la massima meticolosità possibile, senza lasciare nulla al caso, prevedendo tutte le situazioni avverse e preparandosi bene per affrontarle al meglio, ma di fronte all’imponderabile non c’è proprio nulla da fare. E’ così che la Pechino-Parigi di Schon-Guggiari, appena dopo la partenza dalla Grande Muraglia, si è trasformata in una gara tutta in salita, e che salita! L’imponderabile si è manifestato subito sotto la forma di un grave attacco di calcoli renali ai danni del povero Guggiari, che patendo le pene dell’inferno ha concluso la tappa iniziale prima di essere fermato dai medici dell’organizzazione che ne hanno imposto il ricovero in ospedale. Due giorni persi mentre per gli altri la gara -e la classifica- andava avanti, col rischio che i medici decidessero che, per ragioni fisiche di sicurezza, l’equipaggio della Ferrari non avrebbe potuto proseguire. Rientrati in gara dopo aver saltato 2 tappe, con un bottino incolmabile di 2440 penalità contro le meno di 10 del primo, la Ferrari di Schon-Guggiari riprendeva in solitaria staccatissima in ultima posizione, 108^. Che fare? Tirare “alla morte” per recuperare il poco recuperabile, confidando nella durezza del percorso e nelle conseguenti immancabili disgrazie altri. E infatti la Ferrari, in ogni prova speciale nel massacrante deserto della Mongolia, faceva segnare tempi di tutto rispetto, sempre tra i primissimi. Ma i recuperi andavano nell’ordine dei secondi, mentre il ritardo si contava in 2 giorni.

Appena stabilizzato il ritmo di gara, seconda doccia fredda: stavolta è Schon a dover ricorrere alle cure ospedaliere per un enorme ascesso che procura dolori lancinanti che non gli permettono di pilotare sui veloci sterrati. Altra mezza giornata persa ed altro ritardo accumulato, con perdita delle posizioni recuperate. Il resto della Mongolia, la Siberia, il Kazakistan e la Russia passano fortunatamente senza altri problemi fisici, la Ferrari gira che è una meraviglia, le prestazioni nelle prove cronometrate sono sempre nelle posizioni di vertice ed all’arrivo in Finlandia, dopo 27 giorni di gara durissima, Schon e Guggiari sono 50^ avendo recuperato parecchie posizioni, anche se gli avversari davanti sono praticamente irraggiungibili. L’obiettivo ora è quello di lottare per la European Cup, una classifica separata riservata alle tappe europee della Pechino-Parigi, attraverso Finlandia, Estonia, Lituania, Lettonia, Polonia, Germania, Belgio e Francia, quasi tutte su percorsi asfaltati o sterrati belli. E qui l’esperienza di Schon e Guggiari e le prestazioni della Ferrari 308 GT4 hanno subito la meglio sugli avversari, col team Rossocorsa che conquista la testa della classifica provvisoria e sembra contenere gli avversari. Ma l’imponderabile questa volta si materializza ad un distributore automatico di carburante: in Polonia la sigla “V-Power” identifica sia la benzina che il gasolio, e la cosa confonde il povero Guggiari. Con un pieno di diesel la Ferrari non va avanti neppure in discesa, e ci vogliono più di 5 ore per svuotare i serbatoi, ripulire gli 8 carburatori, cambiare le candele e rifare la messa a punto del V8 di Maranello: da primi a ultimi nella Coppa Europa, anche se nella classifica generale le posizioni perse sono solo un paio, il tutto a 4 giorni dall’arrivo a Parigi.

Questo il racconto dei fatti di una avventura straordinaria, combattuta da Schon e Guggiari facendo segnare sempre prestazioni da assoluto con una vettura che li ha assecondati al massimo, ma persa per ragioni che neppure a sforzarsi si potrebbero immaginare. Facendo due calcoli, senza i 2440 punti dovuti ai ricoveri in ospedale dall’altra parte del mondo e senza il guaio del gasolio i piloti di Rossocorsa si sarebbero giocati addirittura il podio, con la certezza oltretutto della vittoria in Coppa Europa.
“Se avessi una foto della signora Delusione ve la manderei, sarebbe molto esplicativa” commenta Giorgio Schon. “Ci resta la soddisfazione di essere arrivati in fondo, per la prima volta una Ferrari ha completato un rally così lungo e difficile senza alcun problema. Abbiamo girato mezzo mondo, l’avventura è rispettata, la sfortuna ci ha sorriso, ma arrivare in fondo è sempre una impresa impegnativa.”
Alla delusione dei protagonisti fa però eco la soddisfazione comunque di chi ha ci ha creduto fin dall’inizio ed ha supportato con sportività l’avventura in giro per mezzo mondo: “Complimenti a Giorgio Schon ed Enrico Guggiari, il formidabile equipaggio della Ferrari 308 GT4 che si è battuto come un leone nonostante la sorte avversa nella settima edizione della Pechino-Parigi” dichiara Alberto Galassi, CEO di Ferretti Group. “Come Cantieri Riva abbiamo sostenuto da subito questa splendida impresa perché il legame tra la Ferrari e Riva, la Ferrari del mare, è sempre vivo e appassionante. So anche che i due piloti sono da tempo armatori Riva, e quindi gli faccio complimenti pure per il gusto nautico”.
E infatti per tutti i 36 giorni di gara l’equipaggio di Rossocorsa si è portato appresso in macchina un modellino di motoscafo Riva, a sugello della partnership di questa lunga traversata transcontinentale.

La partecipazione di Giorgio Schon ed Enrico Guggiari con la Ferrari 308 GT4 al 7° Peking to Paris Motor Challenge 2019 è stata supportata, oltre che dai Cantieri Navali Riva, da Liqui Moly, da Autoluce, da Larus Miani, da Pirelli, da Cantine Colle Manora, da Rossocorsa e seguita da Corriere Motori

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