Produzione industriale in retromarcia a settembre (-5,6%)

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Mentre restano da recuperare gli effetti della pandemia ed anche quelli della crisi del 2008. A cura del Centro Studi Promotor
BOLOGNA, 10 novembre –
Si è interrotto in settembre il recupero della produzione industriale iniziato a maggio dopo i crolli di marzo e aprile dovuti al lockdown. In settembre, considerando i dati destagionalizzati, si registra infatti un calo del 5,6% su agosto, mentre, al netto degli effetti di calendario vi è un calo del 5,1% su settembre 2019. Il calo di settembre è dovuto ad andamenti negativi nella maggior parte dei settori considerati dall’Istat con cali congiunturali, cioè sul mese precedente, del 24,1% per l’industria del tessile, abbigliamento pelli e accessori e dell’11,9% per la fabbricazione di mezzi di trasporto.
Come mostra il grafico, l’indice di agosto si era riportato su livelli precedenti il crollo dovuto alla pandemia, ma restava da recuperare il calo dovuto alla pandemia. Purtroppo le prospettive per l’ultimo trimestre dell’anno sono tutt’altro che favorevoli per il riaccendersi dell’emergenza coronavirus e per l’effetto negativo sull’economia (ma non sulla salute dei cittadini) degli interventi per contrastarla.
Secondo Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, è facile prevedere che il consuntivo dell’attività industriale nel 2020 sarà pesantemente in perdita e questo fatto renderà ancora più difficile l’obiettivo di ritornare ai livelli che hanno preceduto la grande crisi innescata dal fallimento di Lehman Brothers il 15 settembre 2008. Molte speranze per uscire dalla crisi attuale sono riposte nell’utilizzazione del Recovery Fund. Occorre tuttavia che il nostro Paese utilizzi questa opportunità con l’obiettivo, non solo di annullare l’effetto pandemia, ma anche di recuperare almeno in parte la rovinosa caduta in cui il sistema produttivo italiano era stato gettato dalla crisi precedente a quella del coronavirus, cioè dalla crisi più sopra ricordata che per la produzione industriale aveva avuto come conseguenza un crollo, non ancora recuperato, a fine 2019 di ben il 23,1%.

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