Rallisti ai tempi del Coronavirus. Piero Bosco: “Mi preparavo a conquistare l’Europa”

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A poche ore dalla partenza per il Rally Storico Costa Brava, il pilota torinese si vede costretto ad annullare la trasferta spagnola. Ma confida di mettere il casco in testa nella seconda parte della stagione e schierarsi al via in alcune gare di Cross Country. Siano esse storiche o di Cross Country. Testi di Tommaso M. Valinotti, immagini di Elio Magnano  (www.fotomagnano.com)

VINOVO (TO) – Tutto pronto per una stagione rallistica di alto livello che comprendeva alcune gare del Campionato Europeo Autostoriche con la Renault 5 GT Turbo affiancato da Renzo Fraschia e il sedile del navigatore di Andrea Luchini nel Campionato Italiano Cross Country con la Suzuki Vitara. Questi erano i programmi di massima di Piero Bosco che in questa seconda parte dell’intervista ci racconta quelli che erano gli obiettivi della stagione in corso, come ha vissuto i giorni della reclusione per il Coronavirus e come vede lo sviluppo del settore Motorsport nell’immediato futuro.

Qual è stata l’ultima manifestazione cui hai partecipato? – “Il Rally del Grappolo di inizio giugno dello scorso anno. Per la prima volta ho corso con la Clio RS N3 che mi ha prestato Massimo Formaggio affiancato da Alessandro Scrigna, con cui avevo disputato in precedenza altre cinque gare. Purtroppo non è andata come speravo perché ho avuto un problema al leveraggio del cambio; ma se un amico ti presta la vettura devi gareggiare con cognizione per non fare danni. Ho percorso la speciale di Ronchesio-2, l’ultima della gara, con la sola quarta marcia dentro, ma volevo assolutamente portarla al traguardo. Mi capita a volte di utilizzare le vetture di amici che mi affidano la vettura a prezzo simbolico, ma non voglio noleggiare una vettura solo per togliermi lo sfizio di fare una gara. Soprattutto per i costi delle ultime R2”.

Quali sono state le gare che hai saltato? – “Il Rally Storico Costa Brava in programma il 13-14 marzo a Girona in Spagna. Appena ho avuto sentore che l’emergenza Covid stava crescendo mi sono messo in contatto con gli organizzatori, ma per giorni mi hanno assicurato che non c’erano problemi. Prima della partenza avrebbero misurato la febbre ai concorrenti e avrebbero escluso solo i febbricitanti. Quando stavo per agganciare il carrello con la macchina da corsa sopra alla vettura tender mi hanno chiamato dalla Spagna informandomi che non avrebbero fatto partire gli italiani. A metà marzo, secondo il pensiero degli stranieri, gli unici appestati eravamo noi italiani. Ho sganciato il carrello e mi sono messo l’animo in pace. In realtà a poche ore dalla partenza della gara il Ministero della Sanità spagnolo ha bloccato tutto. Ho tirato un sospiro di sollievo. Fortunatamente non ero partito facendomi 1600 chilometri fra andata e ritorno senza correre”.

Quali erano i tuoi programmi per il 2020? – “Quest’anno volevo dedicarmi al Campionato Europeo Autostoriche, selezionando tre o quattro gare particolarmente interessanti, da fare con Renzo Fraschia. Durante l’inverno ho lavorato per rendere affidabile e competitiva la Renault 5GT Turbo che ho acquistato un paio di anni fa e che aveva bisogno di una risistemata. Il programma era di fare alcune gare interessanti che avessero allo stesso tempo lo spirito della vacanza. Inoltre dovevo fare da navigatore ad Andrea Luchini nel Campionato Italiano Cross Country con la Suzuki Vitara. Abbiamo già saltato il Vermentino-Terre di Gallura di aprile e proprio in questi giorni è stata annullata l’edizione 2020 del Liburna Terra inizialmente in programma a inizio aprile”.

A cosa hai dovuto rinunciare per l’emergenza Coronavirus? – “Mi è sembrato mi crollasse addosso il mondo. Una situazione surreale che nessuno delle nostre generazioni ha mai vissuto. Era come se fossimo precipitati nella terza guerra mondiale. Poi ho capito che saremmo stati fortunati a non ammalarci ed è andata meglio”.

Che cosa hai fatto in questo periodo di reclusione? – “Come tutti mi sono attaccato alla televisione e al computer. Ma anche quegli svaghi dopo un po’ sono diventati noiosi. Sono un grande appassionato di calcio e mi piace guardare le coppe. Ma pure quelle non c’erano. Mi sono dedicato al computer, consultando i siti che parlano di corse e di commercio auto. Sono alla ricerca di una Peugeot 205 Rallye, una macchina che mi ha regalato grandi soddisfazioni, avendo conquistato un terzo posto nel Trofeo Peugeot nel 1989. Ricordo ancora la memorabile premiazione a Monte-Carlo. Cose d’altri tempi”.

Come è cambiata la tua vita dopo il 4 maggio, e cosa farai nel prossimo futuro? – “Ho potuto dedicarmi alle attività agricole nella mia proprietà a Canale d’Alba che nei giorni in cui non si poteva uscire non ho potuto raggiungere. Ma è brutto vedere in giro tutta questa gente con le mascherine. Necessarie, ma tristi”.

Cosa bisogna fare per uscire da questa situazione di emergenza? – “La categoria del Motorsport ha preso una brutta botta. I 2/3 del fatturato si fa nei primi mesi dell’anno. Questo vale per i preparatori che confermano i programmi con i piloti e per le aziende che operano nel Motorsport. Aspetto di vedere i protocolli per l’organizzazione delle gare che al momento attuale sono ancora fumosi e i conseguenti calendari. Nel secondo semestre si potrebbe recuperare un po’ di fatturato. I piloti sono euforici e hanno voglia di mettersi al volante, ma bisognerà vedere se avranno il budget sufficiente per correre. E poi dovremo vedere come si comporterà la gente. Tutti avranno una grande voglia di fare e uscire. Se si esagererà ci sarà una recrudescenza dei contagi. E sarà un guaio”.

Come festeggerai il ritorno alla normalità? – “Festeggerò tornando in prova speciale. Con i rally dovrebbe essere più facile che con il calcio perché si svolgono su un terreno più ampio e distribuito. Ma staremo a vedere”.

Qual è il sogno nel cassetto? – “Mi piacerebbe fare una bella gara con una vettura con tanta cavalleria. Finora non mi è mai capitato. Una R2, addirittura una R5, anche se quest’ultima è parecchio impegnativa e bisognerebbe effettuare numerosi test prima di mettersi al volante. Per quanto riguarda le gare mi piacerebbe fare qualche rally dal respiro internazionale, come il Sanremo o il RomaCapitale. E ritornare ad Antibes che ho già disputato sei volte, l’ultima delle quali dieci anni fa. Una gara lunga e impegnativa, che consente di partire tranquilli e poi riprendere il ritmo di guida e recuperare posizioni”.

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