Rallisti ai tempi del Coronavirus. Roberto Malvasio si racconta: dall’esordio fra i birilli alla 124 Abarth, passando per le cronoscalate

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Il pilota genovese è nato negli slalom, specialità in cui ha conquistato dieci titoli tricolori, approdando un decennio fa alle cronoscalate, senza dimenticare i rally. A inizio anno aveva in programma di salire sulla Hyundai i20 R5, ma il Coronavirus ha per ora fermato tutto. Testi di Tommaso M. Valinotti, immagini di Elio Magnano  (www.fotomagnano.com)

RONCO SCRIVIA (GE) – Chi meglio di Roberto Malvasio può parlare con conoscenza di causa del mondo dei motori da competizione. Dalla sua posizione di slalomista, protagonista delle cronoscalate, rallista e soprattutto per il fatto di essere uno degli uomini chiave della OMP, ha il polso della situazione del motorsport come pochi possono vantare.

Sono sempre stato appassionato di motori sin da piccolino, anche se provengo da una famiglia in cui le automobili e soprattutto le corse erano cose totalmente estranee” afferma il pilota genovese.

Però, quando il sacro fuoco delle corse circola veloce nel sangue, uno la passione se la coltiva da solo. E inevitabilmente incoccia chi quella passione l’alimenta e spesso la concretizza. L’uomo che ha dato realtà a quelle che erano fantasie del giovane Malvasio è un carrozziere di Ronco Scrivia che, oltre a tirare su parafanghi e raddrizzare bauli tamponati, è un appassionato di slalom; non dimentichiamo che nella zona si disputavano due classiche fra i birilli come lo slalom Mignanego-Giovi e la Ceranesi-Praglia. Il gioco è fatto.

Il carrozziere era Gaetano Balbi, Roberto Malvasio era amico del figlio, che aveva preparato una 126 prototipo con la quale il quasi 23enne neo pilota di Ronco-Scrivia prese parte alla Mignanego-Giovi del 1990 nella tradizionale data del primo maggio. La gara non va nel migliore dei modi, la 126 ha qualche problema di gioventù, ma Roberto Malvasio arriva in cima ed è quello l’importante per un esordiente.

Da quel momento ho intensificato la mia attività negli slalom, l’unica specialità alla mia portata sia di tempo sia a livello economico. In famiglia non mi hanno mai ostacolato, però nemmeno non mi hanno mai aiutato, visto che non condividevano la mia passione”.

Nel quotidiano Roberto Malvasio si accontenta di guidare la 127 di famiglia, mentre con il passare del tempo prepara una Peugeot 205 Rallye con la quale affronta il Superslalom, il challenge che allora va per la maggiore, organizzato da Mauro Scanavino e che vede al via un centinaio di piloti a ogni occasione. Il lavoro di sviluppo della berlinetta del Leone termina a inizio 1995, quando Malvasio passa alla Renault 5 GT Turbo di Saccone, con la quale tenta l’assalto al Campionato Italiano Gruppo N.

Ero uno sconosciuto senza palmares e vinsi immediatamente le prime due gare segnando lo scompiglio fra gli avversari”. E da quel momento Roberto Malvasio è nel mirino degli avversari che si sfidano fra i birilli, anche perché è vincente conquistando ogni anno il trofeo che si prefigge, sia esso il Trofeo Nord Slalom o la Coppa Csai di categoria. La Renault 5 GT Turbo è una gran macchina, che va forte ma, come tutti i piloti, Malvasio vuole qualcosa di più. Che si concretizza nel 1998 con la Peugeot 205 Gruppo A curata da Salino che quell’anno gli porta il titolo tricolore Gruppo A, per passare l’anno successivo alla Clio Williams Gruppo N, la vettura alla quale, forse, è più affezionato, avendo disputato al volante della velocissima vettura francese oltre 100 gare conquistando i titoli italiani Gruppo N nel 2000 e 2001 e l’anno successivo il Gruppo A.

In totale ho vinto dieci titoli nazionali fra i birilli, una specialità che mi ha dato molto e che mi ha permesso di guidare vetture molto prestazionali. L’ultima delle quali è stata la biposto Radical che mi ha messo a disposizione l’Autosport Sorrento a cominciare dal 2007 e con la quale ho corso fino al 2012 alternandola con la Clio RS Gruppo N, che in quell’anno mi ha regalato il titolo nazionale di Gruppo, mentre con la Radical ho vinto il Trofeo Nord”.

Un po’ come i pugili, che quando sono vincenti in una categoria fanno fatica a passare a quella superiore, Roberto Malvasio ha faticato emotivamente a staccarsi dagli slalom

Gli slalom sono stati un momento bellissimo del mio percorso agonistico. Ricordo un podio assoluto, conquistato con la Clio Williams alla Susa-Moncenisio nel 1997 sotto la  pioggia con 110 partecipanti al via preceduto da due mostri come una Osella e una Delta S4. Una gara che resterà per sempre nei miei ricordi

Le altre specialità arrivano alla chetichella.

Nel 1992 ho disputato il Rally Valli Genovesi con la mia Peugeot 205 Gruppo N in una notte di nebbia da tregenda. Invece ho dovuto aspettare il 2010 per iniziare a correre nelle cronoscalate. E ciò è dovuto esclusivamente a un discorso economico. Le salite hanno un costo decisamente superiore agli slalom. Se corri con un prototipo devi mettere in conto di usare un treno di gomme a gara e devi presentarti sul posto al giovedì per essere competitivo. E le gare sono quasi tutte lontane da Genova. Il primo anno disputai la Gubbio-Madonna della Cima in provincia di Perugia e la Limabetone nei monti di Pistoia. Nel 2013 ho disputato un paio di gare con la Radical, ed è stato molto divertente e con la berlinetta dell’Austosport Sorrento nel 2014 ho vinto la classifica moderne alla Cesana-Sestriere. Una gande soddisfazione

Nel 2015 Roberto Malvasio stringe un accordo con Claudio De Ciampis de L’Aquila per guidare la sua Osella ex Pasquale Irlando, una vettura dal palmares importante.

In quell’anno mi dedicai completamente alle cronoscalate, impegnandomi in tutto il Campionato Italiano, cosa che ha significato disputare due gare in Sicilia, un’altra in Calabria, un’altra ancora in Puglia, oltre a tutte quelle del Nord e Centro Italia, ma alla fine ho centrato il titolo tricolore di categoria ed è stato bello”.

L’esperienza di Malvasio permette al pilota genovese di evidenziare qual è il fascino delle gare in salita.

È una scarica di adrenalina che ha pochi uguali. Percorsi di gara da affrontare a velocità elevatissime, attorno ai 200 all’ora; strade di montagna che sono state costruite per le vetture di uso quotidiano. Una gara come la Trento-Bondone, la più lunga in Italia con i suoi 17 chilometri, si fa in appena dieci minuti. È facile calcolare la media e immaginare la velocità di punta. È una specialità per perfezionisti. Se non riesci a imparare a memoria il percorso, senza alcun tentennamento, stai a casa. A volte, per imparare il percorso di gara, ho fatto mille chilometri nei due o tre giorni precedenti l’evento. L’ideale è poter impostare un programma completo come ho fatto nel 2015. Dieci gare, tutte con la stessa macchina, precedute da test in pista in modo da avere la vettura cucita addosso al primo semaforo di partenza”.

Malvasio, anche per questioni di tempo, ha lasciato un po’ in disparte il discorso rally e nei quasi trent’anni di corse ha disputato una ventina di gare su strada o poco più.

Ho corso in modo sporadico sulle prove speciali con le macchine che mi venivano offerte, e ciò mi ha sicuramente impedito di ottenere risultati significativi. Ho preferibilmente disputato le gare soprattutto di zona a cominciare dal Rally Altavalpolcevera, che mi ha visto al via sei volte, la prima delle quali con una Opel Kadett di Scaduta Omologazione. Ho corso con vetture interessanti come la Clio Williams e la Clio RS, ma anche con la Honda Civic, una vettura velocissima e recentemente con la 124 Abarth Rally. La gara che mi ha dato maggiori soddisfazioni è stato il Rally dell’Evançon del 2008 quando ho vinto il Gruppo N con una Clio RS riuscendo a stare davanti ai velocissimi locali. Anche se ho disputato pochi rally, non significa che mi piacciano meno. Una volta li seguivo assiduamente, anche perché i rally sono una festa fra amici, specie quando si correvano di notte al buio, quando si stava via delle notti intere”.

Recentemente Roberto Malvasio ha disputato due gare con la 124 Abarth e avrebbe dovuto esordire a inizio anno con una Hyundai i20 R5 a Castelletto di Branduzzo. Il Coronavirus ha rimandato, per il momento, tutto.

Una particolarità che distingue Roberto Malvasio dai numerosi frequentatori delle gare è il fatto di lavorare in OMP, una delle aziende leader nel settore dell’abbigliamento e degli accessori nel motorsport.

Ho iniziato a lavorare in OMP nel 1998 nel periodo in cui correvo negli slalom. L’azienda ha la sua sede a Ronco Scrivia, dove vivo e ho conosciuto Roberto, uno dei fratelli Percivale i titolari, che anche lui correva. Abbiamo parlato diverse volte, poi quando è venuta l’occasione mi hanno fatto un colloquio e mi hanno assunto”.

Raccontato così sembra facile e quasi scontato.

In realtà il mio amore per le auto da corsa viaggia di pari passo con la passione per la meccanica. Ho lavorato in officina, poi ho fatto il manutentore in una grossa azienda seguendo i macchinari della produzione. In OMP mi sono occupato e mi occupo di molte cose, dagli acquisti e produzione e per un certo periodo delle omologazioni dei prodotti”.

Una posizione che gli ha permesso di incontrare molti personaggi del motorsport.

Da ragazzino il mio idolo era Markku Alen che seguivo con passione quando andavo a vedere il Monte-Carlo o il Sanremo. In azienda ho avuto modo di conoscere un personaggio incredibile come Mauro Nesti, che era amico dei titolari. Spesso passava il lunedì dopo le gare e ci raccontava quanto aveva fatto la domenica, con una serie di aneddoti molto divertenti e illuminanti. Un vero monumento delle cronoscalate”.

OMP è stata partner di Michael Schumacher negli anni in cui corse con la Ferrari.

Schumacher è stato uno degli ultimi piloti a scegliere il partner dell’abbigliamento indipendentemente dal team. I primi approcci avvennero quando stava lasciando la Benetton per approdare in Ferrari. Un personaggio simile va seguito costantemente, dai momenti in cui fa i test sino a quando si schiera sulla griglia di partenza. Per questo motivo c’era una persona dedicata esclusivamente a Schumacher. Molti credono che siano solo capricci di campioni viziati; in realtà, a quel livello, ci sono delle esigenze che cambiano da gara a gara, alle quali bisogna rispondere con la massima sollecitudine. E noi lo abbiamo sempre fatto. Come nel recente passato lo abbiamo fatto nel WRC con il team Volkswagen e lo stiamo facendo con la squadra Toyota adesso”.

E che ricominceranno a seguire Sébastien Ogier-Julien Ingrassia, Elfyn Evans-Scott Martin e Kalle Rovanperä-Jonne Halttunen appena torneranno sulle strade iridate.

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