Salone dell’Auto Parco Valentino: fra milioni di meraviglie Cesare Zucco sceglie Italdesign

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Difficile scegliere su cosa soffermarsi in un Salone tanto ricco di cose da vedere ed ammirare. Con il giovane foto-reporter milanese Kaleidosweb ha deciso di puntare  il suo sguardo sull’Italdesign, scegliendo come regina del cortile del Castello del Valentino la Bugatti EB112. Di Tommaso M. Valinotti, foto di Cesare Zucco

TORINO, 7 giugno – Settanta marchi, migliaia di auto, probabilmente milioni di cavalli di potenza (se qualcuno avesse la follia di contarli). Il Salone dell’Auto Parco Valentino, con la sua formula plein air e la disposizione degli stand tutti uguali (che annulla le follie dei saloni milionari, in €, che si vedevano in giro e che hanno strozzato le rassegne quando è cominciata la crisi) è cresciuto in modo così esponenziale al punto che oggi non esserci significa essere tagliati fuori. Significa  tagliarsi fuori da una fetta di comunicazione che non va solo ad impattare le settecentomila persone che hanno visitato e visiteranno il Parco Valentino, ma i milioni (ecco che la cifra ricorre) che saranno toccate dalla comunicazione dagli stand espositivi, alle vie e le piazze di Torino, dagli articoli sui giornali, ai servizi televisivi, dai milioni (ancora) di foto che gireranno nel cyber-spazio alle immagini che ritroveremo ovunque.

Travolti da tanta magnificenza e bellezza di offerta era difficile per Kaleidosweb fare una scelta del materiale da fotografare e su cui soffermarsi. In un confronto a distanza con il nostro giovanissimo reporter, Cesare Zucco, studente universitario ma appassionato di motori e fotografia (spesso le due passioni sono gemelle) abbiamo scelto di focalizzare il nostro interesse sull’Italdesign; lasciandoci affascinare dalle sue proposte che vanno dall’epoca della fondazione ai giorni nostri, dall’epoca in cui Giorgetto Giugiaro e Aldo Mantovani iniziarono la loro attività, al post padri fondatori, forse unico esempio di “antico carrozziere” ancora in piena forza e attività, dei giorni nostri. Senza esserci dimenticati che il 2018 significa molto per l’atelier di Moncalieri (ma si può ancora chiamare atelier una struttura che supera i mille dipendenti e dove i computer, il computer design in 3D la fanno da padrone. Dove però sono sempre donne e uomini pensanti a guidare la forma): fondata il 13 febbraio 1968 festeggia quest’estate anche gli ottant’anni di Giorgetto Giugiaro che non ha perso voglia e stimoli si creare, di proporci il bello, di essere l’artista  del rinascimento (automobilistico) italiano del Terzo Millennio.

Compiuta la prima grande scrematura restava l’ancor più difficile scelta di far emergere quella che era l’immagine copertina fra le proposte che meravigliano i visitatori nel cortile del Castello del Valentino, ripercorrendo i cinquant’anni di creazioni che vanno da Giorgetto Giugiaro 1968 a Filippo Perini del 2018. Una scelta molto difficile perché mezzo secolo di storia condensati in una sola immagine diventano un’impresa difficile. Il nostro ventenne reporter milanese ha però le idee chiare: due sono le vetture “che mi porterei a casa”: la BMW M1 del 1978 e la Bugatti EB112 del 1993 che ha influenzato il design stilistico di alcune berline in controtendenza. Due vetture dalle fortune estremamente diverse; il coupé bavarese, nonostante un prezzo da supercar qual era, è stata prodotta in poco meno di cinquecento esemplari (si dice 456) ed ha vissuto anche un’intensa stagione di corse con un monomarca che si disputava in associazione ai Gran Premi di Formula 1 con i piloti della serie iridata al volante ( vincitori della serie furono Niki Lauda e Nelson Piquet, tre volte campioni del mondo entrambi).

La Bugatti EB112 del 1993 doveva riportare la Casa di Molsheim (ma allora con sede a Campogalliano, in provincia di Modena) fra le regine delle ammiraglie sfidando Mercedes, Jaguar, BMW oltre alla stessa  Rolls-Royce. Con la sua linea mozzafiato, che interpretava in chiave fine millennio la bellezza shoccante della Type 57 Atlantic degli anni Trenta, con la nervatura centrale che dava slancio alla carrozzeria massiccia. Purtroppo la Bugatti fu travolta dal fallimento e della Bugatti EB112 non se ne fece nulla, essendo rimasti a memoria solo il prototipo presentato a Ginevra nel 1993 (esposto in questi giorni al Castello del Valentino) e due altri esemplari assemblati successivamente. Fra queste due proposte la mia scelta cade sulla EB112, una vettura che mi affascina e che mi meraviglia ogni volta che la vedo e la rivedo. Ma l’esposizione nel cortile del Castello del Valentino ci offre un’esaustiva panoramica di quello che è stato, è e sarà Italdesign. Cominciando dalla Bizzarrini Manta, show car del 1969, sino alla ZeroUno presentata a Ginevra lo scorso di cui si sta completando l’assemblaggio dei cinque esemplari di produzione previsti. Ma non affrettativi. Ogni esemplare è già stato acquistato da un facoltoso appassionato, prima ancora che della vettura si avesse notizia.

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