San Martino e il Manghen, dove osano le aquile

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22,01 km da affrontare due volte, nessun ritocco alla mitica prova speciale, Il ricordo di Piccolotto (2010): “Un’avventura a lieto fine, ma che spavento”

San Martino di Castrozza, 20 agosto 2020_ I rallisti duri e puri lo chiedono sempre: “Ma quest’anno c’è il Manghen?”. E dipende spesso da una risposta affermativa se poi decidono di iscriversi al Rallye San Martino, perché la prova speciale che transita a quota 2047 sulla catena del Lagorai fa parte del mito, racchiude storie incredibili, consegna porzioni di orgoglio a ogni equipaggio che si migliora tra un giro e l’altro. Il Rallye 2020 la proporrà due volte sabato 5 settembre: ps 1 alle 9:47, ps 4 alle 14:47. Tracciato immutato rispetto alla scorsa edizione: 22,01 km che daranno l’imprinting di gara a tutti i concorrenti, orfani della prova spettacolo del venerdì sera che serviva a entrare nel clima di derapata e controsterzo senza distacchi profondi. Mister Covid-19, ormai colpevole di ogni mutazione (anche di sé stesso..), ha costretto gli organizzatori dei rally a evitare situazione di contatto con il pubblico, allontanando la corsa dai centri abitati. Quindi niente sfida cittadina a San Martino, si comincerà col Manghen e per assistere al ripetersi del rito rombante bisognerà arrampicarsi dove osano le aquile. Sul piano dei ricordi, uno speciale ce l’hanno senza dubbio Michele Piccolotto e Gianni Marchi, quando nel 2010 la loro Fiat Punto S2000 restò per quasi mezza misura sull’orlo del precipizio. “Avevamo preso un bel ritmo – racconta il driver bassanese – e la macchina non era malvagia. Subito dopo il passo comincia la discesa, c’è una curva a sinistra che chiude e invece di scalare misi dentro una marcia. Incredibilmente riuscii a bloccare l’auto in bilico sopra un masso con due ruote all’aria. Gianni aprì la porta e mi disse “guarda Michele che sotto non c’è niente”. Allora con circospezione, cercando di evitare il minimo basculamento dell’auto, decidemmo di uscire dal retro, prima lui e poi io, fuori dal portellone posteriore infilandoci tra il roll-bar. Avventura a lieto fine, altrimenti non sarei qui a raccontarla”. Da allora ad inizio discesa è stata sistemata una barriera protettiva in cemento.

 

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