Buon compleanno Dante, papà di tutte le Fiat

ROMA, 3 gennaio – Per quarant’anni tutte le Fiat sono uscite dalla sua matita. Anzi, dal suo tecnigrafo. Dante Giacosa, nato a Roma il 3 gennaio 1905 e morto a Torino, il 31 marzo 1996 è stato il padre di tutte le Fiat dalla 500 (la Topolino, per intenderci) del 1936 alla 126 del 1972, esperienza che ha condensato nel libro “I miei quarant’anni alla Fiat”. La famiglia Giacosa era originaria di Neive (CN), trasferita a Roma per seguire il padre Costantino, maresciallo dei carabinieri. Studente modello ricordava così i suoi studi classici: “Conoscere la lingua greca e quella latina ha dato un senso di misura ed equilibrio senza il quale non avrei potuto svolgere il mio lavoro”.  A soli 22 anni, nel 1927, si laurea in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino.

Il primo contatto con il mondo del lavoro non fu fortunato per Giacosa. Rispose a un annuncio da parte della SPA (Società Piemontese Automobili) da poco tempo in orbita FIAT, alla ricerca di un disegnatore meccanico, ma venne scartato. A fargli ottenere quel lavoro provvede Vittorio Valletta, direttore centrale di FIAT e conoscente di famiglia. Quel lavoro non soddisfa il giovane Dante, che passa le giornate a ripassare lucidi, non potendo esprimere la sua creatività tecnica. Allora (1928) esegue alcuni progetti e li sottopone alla dirigenza SPA che si convincono a offrire a Dante Giacosa incarichi più importanti e gratificanti. La definitiva chiusura della SPA fa spostare l’ufficio progettazione dell’azienda presso lo stabilimento del Lingotto e nel 1929 anche Giacosa si trasferisce in via Nizza per seguire il trattore agricolo P4, per approdare l’anno successivo al reparto motori automobilistici FIAT. Fu l’inizio di una carriera intensa e ricca di soddisfazioni per una posizione che passerà dall’essere uno dei tanti disegnatori pagato appena 600 lire al mese (circa 550 € odierni, dieci anni dopo l’italiano medio sogna uno stipendio di mille lire al mese) sino a essere il dirigente a capo dell’intero reparto progettazione FIAT, passando attraverso il divenire capo dell’ufficio tecnico vetture nel 1933 8° 28 anni), quindi capo della direzione superiore tecnica degli autoveicoli (1955) e nel 1966 direttore di divisione divenendo anche membro del consiglio direttivo della FIAT.

La carriera di Dante Giacosa può essere suddivisa in due grandi sezioni: dal 1928 al 1946 caratterizzato da una costante crescita professionale e continua ricerca di maggior conoscenza nel settore progettuale. Il secondo periodo va dal dopoguerra al 1970, anno in cui si dimise con massima discrezione per raggiunti limiti di età (nonostante il 29 gennaio di quell’anno fosse stato nominato consulente alla presidenza e alla direzione generale, e rappresentante della FIAT presso i più importanti enti nazionali e internazionali). Periodo nel quale poté esprimersi in tutto il settore motoristico dell’azienda torinese, da quello automobilistico a quello aeronautico, da quello marino sino alla sezione Grandi Motori per usi industriali e ed energetici. Occupandosi anche di progettazione dei veicoli speciali e militari, occupandosi spesso non solo dell’aspetto motoristico, ma anche del design della vettura, come ad esempio nel caso della Nuova 500 del 1957, vettura che gli regalò il “Compasso d’Oro” nel 1959, avendo sotto la sua direzione anche il Centro Stile FIAT, creato nel 1959 proprio per volere di Giacosa.

Terminata la carriera in FIAT, si dedicò alla scrittura di libri e consulenze.

Morì il 31 marzo 1996 a Torino ed è sepolto nel cimitero dell’originaria Neive (CN).

Fondamentale per tutti i motoristi è il suo “Motori endotermici” pubblicato nel 1956 come libro di testo per i periti meccanici; dopo il suo pensionamento scrisse “I miei quarant’anni di progettazione alla FIAT” (Automobilia, Milano, 1979), “L’architettura delle macchine. Il Rinascimento” (Mazzotta, Milano, 1982) e “Progetti alla FIAT prima del computer” (Automobilia, Milano, 1989). Dal 1947 fu professore al Politecnico di Torino, fece parte di diverse associazioni (CUNA, Commissione Unificazione e Normalizzazione Autoveicoli; membro SAE (society of automotive engineers, USA), membro dell’Institution of Mechanical Engineers britannica), fu presidente generale ATA (associazione tecnica dell’automobile), presidente della Fisita (fédération internationale des sociétés des ingénieurs des techniques de l’automobile). Nel 1987 fu fra i fondatori dell’AISA (Associazione Italiana per la Storia dell’Automobile) venendo nominato primo presidente.

Nel corso della sua carriera lavorò su numerose automobili a cominciare dalla 500 Topolino (1936) la prima vettura di cui fu interamente responsabile. 508 C/1100 Nuova Balilla (1937); 2800 (1939) vettura 6 cilindri costruita in solo 620 esemplari in versione berlina di rappresentanza e in versione torpedo per le parate militari. Progettò la Cisitalia D46, la monoposto voluta da Piero Dusio nel 1946, derivata dalla Balilla e Topolino; la Cisitalia 202, coupé derivata dalla precedente D46, considerata una delle più belle auto di tutti i tempi ed esposta al MOMA di New York. La berlina aerodinamica 6 cilindri 1500 D (1948) e 1500 E (1949) evoluzione della berlina anteguerra, alla cui progettazione Giacosa non aveva collaborato. Fiat 1400 (1949) prima berlina FIAT a scocca portante e sua successiva evoluzione 1900 (1952) prodotta anche in versione Cabriolet, Diesel (1953). Fiat Campagnola (1951) fuoristrada prodotta anche in versione militare AR 51. FIAT 8V splendido coupé due posti, motore 8 cilindri due litri prodotta dal 1952 al 1954 in appena 114 esemplari la maggior parte dei quali vestiti dai migliori carrozzieri dell’epoca. FIAT 1100 103 del 1953, e successive evoluzioni fino alla 1100 R del 1966 e la 1200 Granluce, prodotte anche in versione familiare e spider. Fiat Turbina (1954) prototipo sperimentale che prevedeva un motore spinto da una turbina a gas. L’unico esemplare costruito è visibile al Museo dell’automobile di Torino. Fiat 600 costruita dal 1955 al 1969 prodotta in quasi 5 milioni di esemplari (compresi quelli su licenza) fu l’auto che motorizzo gli italiani e non solo nel dopoguerra, da cui derivò la FIAT 600 Multipla (240.000 esemplari fra il 1956 e il 1967) che può essere considerata il primo monovolume della storia. Fiat Nuova 500 (1957-1975, oltre cinque milioni di esemplari prodotti) il più grande successo commerciali di Giacosa e ora veicolo cult fra i collezionisti. Dalla Nuova 500 derivarono la 500 Giardiniera (1960-1967) e Autobianchi Bianchina (1957-1969) versione ricca della 500. FIAT 1800, 2100, 2300 (1959) ammiraglia a sei cilindri della FIAT prodotta anche in versione coupé; FIAT 1300-1500 berlina quattro cilindri medio alta prodotta dal 1961 con un design di forte ispirazione americana ( si rifà nelle forme alla Chevrolet Corvair) proposta anche in versione coupé e spider. Autobianchi Primula (1964) prima vettura italiana di grande serie a trazione anteriore, schema che verrà riproposto anche sulla successiva berlina Autobianchi A111 (1969) e dalla fortunata utilitaria A112 (1969-1986) proposta elegante di vettura cittadina e sportiva. FIAT 124 (1966-1974) di cui esistono anche versioni sportive coupé e spider e Fiat 125 (1967-1972) solide berline a trazione posteriore. FIAT Dino, versione Fiat della sportiva a sei cilindri Dino Ferrari prodotta in versione coupé (1966) e spider (1967). FIAT 130, ammiraglia sei cilindri della casa torinese prodotta anche in versione coupé. FIAT 128 (1970), vincitrice del premio Auto dell’Anno, nella quale Giacosa riversò le esperienze acquisite con la Primula e l’Autobianchi A111. Fiat 127 (1971) si può considerare il canto de cigno di Dante Giacosa.Non tutti i progetti di Giacosa giunsero felicemente in porto, anche se significativi tecnicamente, ma immaturi nel momento storico. A cominciare dal progetto 700, costruito in due esemplari, uno solo sopravvissuto e conservato al Centro Storico Fiat, era la vettura che si sarebbe posizionata fra la Topolino e la Balilla, che sarebbe dovuta entrare nel mercato nel 1941. La guerra ne impedì la nascita. Progetto 122 una vettura a trazione e motore posteriore che avrebbe dovuto inserirsi fra la 600 e la 1100, ma in Fiat preferirono immettere sul mercato la nuova 850. Il lavoro del progetto 122 non andò perduto perché servi per realizzare la SIMCA 1000 (allora la casa francese era nelle mani della FIAT) che fu prodotta a partire dal 1961. E il successivo progetto 123, a trazione anteriore, ma in FIAT preferirono il progetto più conservativo della 124, mentre Giacosa continuò i suoi studi sulle tutto avanti con la Primula e l’Autobianchi A111.