Buon compleanno Giancarlo, il pilota che vinse all’esordio in Formula 1

MILANO (25 dicembre) – Giancarlo Baghetti, nato a Milano il giorno di Natale del 1934, vanta un primato impossibile da battere. Vince il suo primo (e per lui purtroppo unico) Gran Premio nella gara d’esordio: il Gran Premio di Francia del 1961 con la Ferrari 156 della Scuderia Sant’Ambroeus. Nella freddezza delle statistiche il pilota milanese condivide questo primato con Nino Farina e Johnnie  Parson, ma è necessario un distinguo. Nino Farina vinse il Gran Premio di Gran Bretagna del 1950, all’età di 44 anni dopo anni di massima formula, che rappresentava l’esordio della neonata categoria Formula 1. Chiunque avrebbe vinto sarebbe entrato in questa statistica. Parson vinse la 500 Miglia di Indianapolis del 1950 a 42 anni, gara che in quella stagione entrò a far parte del Campionato Mondiale di Formula 1 e disputata solo da piloti americani che correvano solo quella gara di F1. Anche in questo caso chiunque avesse vinto avrebbe vinto al suo “esordio” in Formula 1.

Dalla Mille Miglia alla Ferrari – Baghetti nacque in una famiglia di industriali milanesi, con il padre Italo proprietario di stabilimenti metallurgici; con buone disponibilità economiche e nel 1956 partecipò alla Mille Miglia con un’Alfa Romeo 1900 oltre a disputare con buoni risultati diverse corse in salita dopo aver fatto il suo esordio il 19 aprile alla Coppa Vigorelli. Nel 1959 passò alle ruote coperte e la vittoria in Formula Junior e la conquista della Coppa FISA (Federazione Italiana Sport Automobilistici) gli spalancò le porte della Formula 1. La Federazione decise infatti di affidare una monoposto Ferrari 156 della Scuderia Sant’Ambroeus a un giovane promettente. La Federazione assegnò la vettura a Baghetti preferendolo a Lorenzo Bandini, dando il via a un dualismo che durò fino alla morte del pilota emiliano

Tre volte vincente – L’esordio di Baghetti in Formula 1 avvenne in una gara non titolata, il Gran Premio di Siracusa nel quale il milanese si impose dopo aver segnando il secondo tempo in qualifica, avendo la meglio su piloti del calibro di Dan Gurney e Jack Brabham. Si ripeté tre settimane dopo al Gran Premio di Napoli, altra gara non valida per il mondiale, per presentarsi poi a inizio luglio al Gran Premio di Francia a Reims. In qualifica segnò il dodicesimo tempo, mentre in gara riuscì sorpasso dopo sorpasso, ad avere ragione in volata della Porsche di Dan Gurney per appena 1/10 che supera con un sorpasso da manuale all’ultimo giro e di oltre un minuto sulla Lotus di Jim Clark. Nelle altre due gare non fu altrettanto fortunato dovendo ritirarsi sia in Inghilterra, sia nel Gran Premio d’Italia doveva aveva segnato il sesto tempo in prova, con la soddisfazione di aver segnato il giro più veloce in gara sulla pista di casa.

Risultati avari con il Cavallino – L’anno successivo Baghetti approdò alla corte di Enzo Ferrari, ma la scuderia di Maranello era reduce dal burrascoso abbandono a fine 1961 dei progettisti Carlo Chiti e Giotto Bizzarrini, del direttore sportivo Romolo Tavoni. La direzione tecnica viene affidata due giovani (e valenti ingegneri) Mauro Forghieri e Giampaolo Dallara. Baghetti chiuse quarto nella prima gara di stagione in Olanda, vedendo poi il traguardo in Germania (decimo) e in Italia, quinto terminando la stagione 11° assoluto nella classifica del Campionato del Mondo F1. Monza fu l’ultima gara che vide Baghetti raccogliere punti.

Declino in F1, sorrisi alla Targa – Nel 1963 Baghetti passò all’ATS con la quale disputò nove Gran Premi con un solo arrivo, 15° al Gran Premio d’Italia. A seguire guidò una BRM P57 della Scuderia Centro Sud nel 1964 (settimo all’arrivo in Austria), Brabham B7 con cui disputò il Gran Premio d’Italia del 1965 concluso con un ritiro, Ferrari 246 di Reg Parnell con la quale non riuscì a qualificarsi a Monza e per ultima una Lotus 49 con cui si ritirò al Gran Premio d’Italia del 1967. In quegli anni partecipò anche alla Targa Florio conquistando il secondo posto nel 1962 con la Ferrari Dino 196 SP condivisa con Lorenzo Bandini, bissato con un altro secondo posto nel 1966 sulla Ferrari Dino 206 SP insieme al francese Jean Guichet. Sempre nel 1966 Giancarlo Baghetti vinse il Campionato Europeo Turismo Divisione 1 al volante di un’Abarth 1000 TC

Addio Giancarlo – Nel 1967, mentre assisteva da spettatore, Giancarlo Baghetti fu fra i primi a tentare di soccorrere Lorenzo Bandini intrappolato nella sua Ferrari capovolta e incendiata a Montecarlo. Dopo il suo ritiro dalle corse svolse un’intensa attività come fotografo e giornalista divenendo condirettore della rivista Auto Oggi, carica che mantenne fino alla fine. Giancarlo Baghetti è morto a Milano il 27 novembre 1995 ed è sepolto nel cimitero monumentale di Milano.