Buon compleanno Museo dell’Automobile di Torino

60 anni fa nasceva la sede di Corso Unità d’Italia, progettata da Amedeo Albertini per conservare ed esporre la collezione del Museo dell’Automobile. Per le celebrazioni, il MAUTO lancia un contest fotografico alla ricerca di immagini del museo dal 1960 al 2007, che diventerà una mostra

Torino, 3 novembre 2020. Il MAUTO, Museo Nazionale dell’Automobile celebra oggi i 60 anni della sede attuale, progettata da Amedeo Albertini e appositamente costruita per ospitare la collezione che, fino a quel momento, era stata conservata nei locali dello Stadio Comunale.  La prima sede ufficiale del Museo dell’Automobile nacque su un terreno concesso nel 1956 dalla Città di Torino, sulla sponda sinistra del Po a poca distanza dal Lingotto. Costruita su progetto dell’architetto Amedeo Albertini, venne solennemente inaugurata il 3 novembre 1960 e intitolata al fondatore e primo presidente Carlo Biscaretti di Ruffia (scomparso nel 1959), che per tutta la vita si era dedicato alla raccolta della collezione e si era battuto per trovare una sede adeguata al prestigio della collezione. Una collezione all’epoca composta da 106 vetture (86 delle quali donate) di 50 marche diverse, 26 telai, 20 motori, una serie di motociclette, 15 velocipedi e 200 modelli, che tocca un arco di anni tra il 1898 e il 1954 e riprende il criterio cronologico dell’esposizione originaria.

Sul catalogo provvisorio, aggiornato al 15 luglio 1958, si leggeva:

“Il Museo comprenderà sezioni riservate alle automobili di tutte le età, alle vetture da corsa, all’automobilismo militare, oltre a sale destinate a biblioteca, conferenze, proiezioni ecc. Nell’intendimento quindi dei promotori l’opera non dovrà essere unicamente una ben ordinata esposizione di modelli, ma una sede di incontri tra tecnici e appassionati del motore, un organo propulsore di tutto quanto ha attinenza alla motorizzazione, un centro di documentazione costituito allo scopo di ricordare uomini e fatti del passato”.

“Il MAUTO oggi raggiunge i 60 anni dall’inaugurazione della prestigiosa sede di corso Unità d’Italia, il grande complesso museale nato grazie al forte impulso impresso dall’avv. Agnelli, vicepresidente esecutivo del comitato di Italia 61, all’annosa ricerca di una sede adeguata. Il nuovo Museo nasceva su progetto di Amedeo Albertini, architetto torinese molto attento alle tendenze della scena internazionale e progettista di fiducia di Agnelli.  L’inaugurazione della nuova sede fu mancata per poco da Carlo Biscaretti di Ruffia, scomparso un anno prima, fondatore del Museo e fin dall’avvio motore inesauribile della crescita delle collezioni e delle relazioni culturali. Ma vogliamo anche ricordare che la fondazione del Museo Nazionale dell’Automobile risale al 1933: il MAUTO è un centro pionieristico di cultura dell’auto, che oggi come ogni istituzione culturale si trova ad affrontare il duro passaggio dell’emergenza pandemica. Le crisi vanno affrontate con coraggio e in particolare con la visione positiva di trasformare le difficoltà in occasione di crescita: stiamo lavorando per guidare il Museo nel percorso di forte accelerazione della rivoluzione digitale in una prospettiva veramente internazionale” ha dichiarato Benedetto Camerana, presidente MAUTO- Museo nazionale dell’Automobile, Torino.

 

Celebrando i 60 anni dell’attuale sede, vogliamo ricordare un momento molto importante per Torino, a cavallo tra il 1960 e le celebrazioni per il centenario dell’Unità di Italia. Il museo è uno spazio di racconto di un oggetto che ha cambiato la storia degli uomini e delle società e allo stesso tempo è un luogo di dibattito e di riflessione sull’evoluzione e il futuro dell’automobile a livello globale. Il 2020 non è l’anno ideale per le celebrazioni, ma contiamo che con il miglioramento della salute pubblica e avanzando nella lotta contro il virus, il prossimo marzo potremo festeggiare anche i 10 anni del nuovo allestimento, inaugurato nel marzo del 2011 nel contesto di Italia 150, e i 100 anni dalla nascita di Gianni Agnelli” ha dichiarato Mariella Mengozzi, direttore MAUTO- Museo nazionale dell’Automobile, Torino.

 

La collezione ha continuato ad arricchirsi negli anni, e l’esigenza di un nuovo spazio espositivo ha portato allo sviluppo di un progetto di ristrutturazione dell’edificio, realizzato nel 2011 dall’architetto Cino Zucchi e completato da una spettacolare contestualizzazione scenografica dell’allestimento creata da François Confino.

 

Oggi, dopo 60 anni, il MAUTO conserva una collezione di oltre 200 vetture provenienti da ogni parte del mondo ed è punto di riferimento per tutti coloro che vogliono conoscere l’appassionante storia dell’automobile e dei suoi indimenticati protagonisti. Nella sua prestigiosa sede, il MAUTO organizza mostre, eventi, presentazioni, laboratori e incontri con l’obiettivo di rendere i suoi spazi condivisi e partecipati, perché – così come era desiderio di Biscaretti, il museo possa definirsi non solo come luogo di conservazione ma anche di divulgazione e dibattito.

 

Per festeggiare il compleanno insieme alla comunità, il Museo lancia una iniziativa rivolta a tutti i cittadini e agli appassionati di automobili: chiunque abbia un ricordo speciale legato al Museo dell’Automobile: potrà inviare fotografie dell’allestimento originale, dell’inaugurazione del 1960 o di un evento organizzato nel corso degli anni, fino alla chiusura per ristrutturazione nel 2007. Tutte le fotografie saranno raccolte e conservate, le più significative diventeranno presto una mostra del MAUTO. L’indirizzo email cui spedire gli scatti è quello del Centro di Documentazione del Mauto, che cura l’iniziativa: centrodoc@museoauto.it.

 

APPROFONDIMENTI – IL MUSEO COM’ERA

Il Museo Biscaretti di Ruffia è un significativo esempio di architettura moderna, il cui progetto originario prese avvio facendo riferimento a due specifici presupposti: il particolare carattere del materiale da esporre (che evoca di per sé l’idea di grandi spazi aperti) e la posizione panoramica del sito prescelto per la costruzione del Museo, affacciato sul fiume Po e la collina. Strumento utilitario che esprime e determina la vita del nostro tempo, l’automobile «vive» in spazi aperti, in paesaggi naturali e urbani e, a differenza degli oggetti solitamente esposti nei musei, non richiede un’ambientazione che inviti al raccoglimento e alla contemplazione. In considerazione di ciò, si volle dapprincipio sfruttare la favorevole ubicazione del Museo per presentare le automobili in un contesto che offrisse ai visitatori la possibilità di fermarsi, nel corso della visita, ad ammirare il paesaggio. Il fabbricato si caratterizzò dunque da subito per soluzioni architettoniche innovative e originali, come la struttura del tetto, le piramidi rovesciate visibili nel cortile costituite da quattro pilastri fortemente inclinati divergenti in alto e riuniti in basso, come la grandiosa facciata convessa nella quale si apre l’ingresso di corso Unità d’Italia e che ospita la galleria principale del primo piano, retta da una travata in ferro poggiante su quattro grossi pilastri in calcestruzzo e acciaio inossidabile. Nel percorso espositivo del Museo, la presentazione delle tappe dell’evoluzione dell’automobile voleva essere soprattutto una testimonianza di valore umano nella ricerca tecnica e un’espressione delle diversità di gusti nelle varie epoche.

Alla sua apertura nel 1960, si entrava nel Museo dall’ingresso principale di corso Unità d’Italia; si attraversava quindi il cortile interno abbellito al centro da un arioso giardino sul quale si affacciavano i due magazzini, in cui trovavano posto vetture, telai e tutti i materiali non esposti nel percorso museale. Il cortile fungeva anche da parcheggio per i visitatori. La visita iniziava dall’atrio, dove c’erano la biglietteria e un fornito bookshop. Sulla parete di fondo spiccava il busto del fondatore Carlo Biscaretti di Ruffia, accanto alla lapide recante i nomi di coloro che contribuirono alla realizzazione del Museo; sulla parete opposta alla biglietteria, un mosaico di Felice Casorati a ricordo di chi perse la vita nella pratica dello sport automobilistico. Nel corso degli anni, nell’atrio furono esposti prototipi presentati ai Saloni internazionali: con tale iniziativa, storia dell’automobile e storia del design venivano presentate nel loro strettissimo intreccio. Al piano terra si trovavano quindi la Sala mostre temporanee e la Sala dello pneumatico. Quest’ultima era una sorta di museo nel museo, realizzata nel 1991 con il contributo della Michelin Italiana, l’unica esposizione pubblica dedicata a questa invenzione indissolubilmente legata all’automobile. Salendo, al primo piano iniziava il percorso espositivo, in cui le vetture erano collocate per lo più in ordine cronologico. Dalla Zona Prora si accedeva alla Manica sud e da lì al Salone principale da dove si poteva salire, tramite due scale poste alle estremità laterali, alla balconata del secondo piano. Proseguendo il percorso, si attraversava la Manica nord, spesso destinata agli eventi congressuali, per arrivare nel foyer antistante l’Auditorium dove, oltre a un bassorilievo raffigurante il senatore Agnelli, erano collocate tre statue, allegorie delle più importanti fabbriche automobilistiche italiane (Lancia, Alfa Romeo, Fiat). Continuando nel corridoio si trovavano i servizi, il guardaroba e la caffetteria; nella zona esterna verso ovest un ampio piazzale era destinato a parcheggio. Nel corridoio parallelo, dall’altro lato dell’ascensore, si trovava la Zona Pirelli costituita da alcuni esemplari di pneumatici e vetrine con documenti storici. Al primo piano aveva sede anche l’Auditorium da quattrocento posti, composto da platea e galleria, cuore del Centro congressi. La visita si concludeva con la Sezione sportiva al secondo piano, livello ove avevano sede gli uffici, alcune sale riunione e il Centro di documentazione con annessa la Biblioteca, ricca di uno straordinario patrimonio documentario riguardante gli albori dell’automobilismo in Italia e nel mondo.

457 Mauto Experience apre la stagione del Museo dell’Automobile di Torino con “Quelli che la 500”

Testo e foto di Tommaso M. Valinotti

TORINO, 30 giugno – Si è chiusa ieri, lunedì 29 giugno, una retrospettiva dedicata alla Fiat 500 ospitata nella Piazza del Museo dell’Automobile di Torino dal significativo titolo “Quelli che la 500”, realizzata in collaborazione con Ruzza Torino. Una mostra durata pochissimo, complice l’emergenza Coronavirus, ma di grande impatto emozionale, non solo per “quelli che la 500” l’hanno vissuta come prima macchina, con la quale ha iniziato a guidare o è arrivato a vedere il mare per la prima volta.

Erano 23 le auto esposte, con la centro la Fiat 500D del 1962 appartenuta al presidente Sandro Pertini, che la guidava personalmente per le vie di Roma, ora esposta in modo permanente dopo che Carla Voltolina, moglie di Pertini, l’ha donata al Museo. Ovviamente la 500 ha dei progenitori che possono essere tranquillamente identificati nella 500 degli anni Trenta e la rassegna si apre con una splendida “Topolino” del 1936 affiancata da una versione barchetta costruita in Toscana nel 1951.

E finalmente si arriva alla 500 degli anni Cinquanta o come venne definita all’epoca alla “Nuova 500” presentata il 4 luglio 1957, per distinguerla dalla Topolino. E c’è una appunto una Nuova 500 del 1957, affiancata da una Bianchina Trasformabile del 1958, costruita giusto pochi mesi dopo la sua presentazione ufficiale, avvenuta nel settembre del 1957. Quindi una sequenza di 500 nelle varie declinazioni: F del 1965, L del 1968 ed R del 1972. La rassegna sul lato vetrata si chiudeva con tre vetture griffate Abarth, una moderna 695 Biposto una 595 SS del 1965 ed una 595 del 1963 che venne usata come vettura prova dalla stampa.

Attraversata la piazza è la volta dell’erede della 500, la 126 del 1972 disegnata da Pio Manzù, affiancata dall’ultimo esemplare di 500 prodotto (31 luglio 1985), quindi la Cinquecento (ormai solo più di nome e non di fatto) prodotta dal 1991 al 1998, la Giardiniera del 1960, che indossò il marchio Autobianchi nel 1971, la Bianchina Panoramica prodotta dal 1960 al 1969, l’interessante Ferves Cargo, in bella mostra di fianco alla 500 Jolly una spiaggina realizzata da Giovanni Vernagallo, l’ecologica 500 Hybrid del 2020 e infine due Giannini, la 650 NP del 1967 che vinceva le corse e 350 GP4 di Gram Torino che con i suoi 300 cavalli e le quattro ruote motrici è probabilmente la 500 più cattiva mai prodotta.

ORARI DI APERTURA DEL MAUTO

venerdì-sabato-domenica: dalle 10 alle 19

lunedì: dalle 10 alle 14

La biglietteria chiude un’ora prima del museo; consigliato l’acquisto on line dei biglietti.

La vita di Adriano Scoffone, le fotografie e le automobili in mostra a Cuneo

Adriano Scoffone nasce ad Asti il 29 maggio 1891 e fin da giovane viene avviato, come i fratelli, all’attività di fotografo nello studio di un uno zio di Acqui. E’ chiamato alle armi il 10 settembre 1912 e parte per la Tripolitania, con il 1° Reggimento Granatieri, nel gennaio 1913.

Ritorna in Italia nel dicembre dello stesso anno e viene posto in congedo illimitato. Richiamato alle ami nel gennaio 1915, fa parte del Comando di Aviazione con il grado di caporale. Nel dicembre del 1917 partecipa alle azioni del XII Gruppo Aereoplani in qualità di fotografo. E’ esonerato per la Ditta Gariglio di Acqui nel dicembre 1918 e viene posto in congedo illimitato nell’agosto del 1919 con il grado di sergente.

Nel luglio 1919 apre a Cuneo lo studio fotografico situato in via Emanuele Filiberto 16.

Nel 1921 sposa Teresa Ventre.

Partecipa attivamente alla vita cittadina ed è impegnato a seguire le problematiche della sua categoria professionale tanto che nel 1930 è citato come “capo” della Comunità Provinciale dei fotografi.

Il 2 dicembre 1936 gli viene conferito l’incarico di Direttore del Museo Civico di Cuneo che mantiene con alterne vicende ancora negli anni ’50.

Dal 1952 al 1961 fa parte della Giunta della Camera di Commercio di Cuneo e dal 1954 al 1955 è Direttore artistico della rivista “Cuneo Provincia Granda”.

Nel 1959 cessa la sua attività di fotografo cedendo lo studio a Giorgio Giuliano, suo collaboratore.

Muore a San Nazzaro Sesia (Novara) il 18 luglio 1980.

Opere e strade bianche

Le edizioni dal 1925 al 1930 della storica sfida automobilistica che partiva da Cuneo per giungere al Colle della Maddalena sono ripercorse attraverso preziosi fotogrammi che ritraggono celebri protagonisti, le cui immagini spiccano accanto ai bolidi dell’epoca. E poi filmati, ambientazioni scenografiche e musiche appositamente create per l’esposizione. Il percorso espositivo, arricchito dalle scenografie a cui ha contribuito anche Angelo Sala – per anni direttore dell’allestimento scenico del Teatro alla Scala di Milano – mette in dialogo, 90 anni dopo, tre automobili protagoniste della corsa con le fotografie di Adriano Scoffone.

Scoffone con il drone? I campioni e la folla. I fotogrammi si susseguono e protagonista è la via del colle che era già considerata strategica in epoca napoleonica e fu poi utilizzata per la costruzione di diverse fortificazioni. Le immagini riprese dall’alto sembrano rimandare a vedute che oggi sarebbero realizzate con il drone. Tutto immerso in un grande bagno di folla e sportività. Tra il pubblico, a quanto riferito dai giornali, sono numerosi gli alpini di stanza a Cuneo che hanno pernottato in automobile. Infatti, la provincia all’epoca contava moltissime caserme alle quali si aggiungevano le scuole di Bra e Fossano. Allora il pubblico, numeroso per l’epoca, si trovava appostato sui prati della parte alta del percorso e da lì poteva seguire una buona parte dei tornanti.

Automobili e scie. Nella sezione automobili e scie spicca la Lambda numero 2 di Armando Rabagliati che affronta un tornante spettacolare. Come quello del pilota, anche lo sguardo del suo meccanico è teso sul bordo interno della curva, vicinissimo alle ruote.

Un’altra Lambda condotta da Bona emerge sulla strada bianca e polverosa e si presenta in vistosa correzione di sterzo, mentre il passeggero sembra guardare lo strapiombo che si avvicina.

Il favorito della vigilia. Sicuramente, il favorito è Tazio Nuvolari; Adriano Scoffone lo ritrae poco prima della partenza in Piazza Vittorio (oggi Piazza Galimberti) con un maglione colorato, quasi un “Missoni ante litteram”, fatto in casa. Tra i dettagli, i caschi dei “Nivola” erano o rossi o bianchi, alternati appartenente in modo casuale. Una foto in posa lo vede abbracciato al radiatore della Alfa Romeo P2 che lo portò al traguardo.

La corsa in piazza. Il Senatore Giovanni Agnelli non riteneva più, in quel periodo, le corse un valido strumento di propaganda per la Fiat, ma nel 1930 la casa automobilistica era tornata a competere aggiudicandosi vari primati. La 514, pur essendo un’auto “utilitaria”, vinse il premio di categoria a una media di oltre 80.3 km/h.

Le automobili entrano in piazza Vittorio provenienti da corso Nizza: tra i personaggi Hans Stuck, popolare e fascinoso campione tedesco della sua Austro Daimler 4996, uno dei massimi campioni degli anni ’30, che al volante delle celebri Auto Union vinse innumerevoli Grand Prix, ma la sua fama è anche legata alle corse in salita.

Luci della Città. Giorgio Bocca scrisse il primo catalogo della mostra dedicata ad Adriano Scoffone nel 1980, descrivendo in questo modo le fotografie che raccontano Cuneo cinquant’anni prima, scena di vita che troviamo nel percorso della mostra: “Così per i valligiani imbellettati delle feste, per le scene teatrali del Ventennio, quelle della vita popolare o borghese nei diversi angoli della città e quell’espansione moderna che del periodo tra le due guerre, che ne “cambiò l’anima, senza trasformarla”.

L’Alfa ritrovata. Tra le automobili, l’Alfa Romeo 6C 1500 Mille Miglia Speciale è una star. Nel 1930 era pilotata da Emilio Gola e giunse seconda nella categoria “sport”, mentre l’altra 1500, guidata da Umberto Klinger, si piazzò terza; si notano i fari parzialmente ruotati, per motivi aerodinamici e per evitare che il pietrisco della strada potesse infrangerli. Un’ immagine molto interessante della Alfa 1500 di Gola è un ritratto “in posa”, scattato in un momento imprecisato prima della gara del 1930, forse quando il pilota venne a provare il percorso o in occasione dell’acquisto della vettura. Infine un’altra fotografia vede Emilio Gola all’arrivo, nell’abitacolo della 1500 6C MM che, novant’anni dopo, è stata ricondotta a Cuneo dall’attuale proprietario, Federico Göttsche Bebert.

I campioni in posa. Sono diversi i campioni in posa. In mostra il ritratto inedito di Rudolf Caracciola (1901-1959) presente sulla linea di partenza. Grande campione tedesco discendente da una famiglia napoletana giunta in Germania all’epoca della Guerra dei Trent’anni. Di qui il nome, translitterato con errore nel corso del tempo. Achille Varzi, altro favorito alla partenza, su Alfa P2. Poco sorridente, come quasi sempre, il campione si sarebbe ritirato dopo solo 12 chilometri, per guai alla frizione. Accanto a lui è Giovanni Tabacchi. Giuseppe Campari invece è protagonista insieme all’equipaggio di questa straordinaria fotografia, osserva la P2 roboante.  Ritratto di Attilio Marinoni (1892-1940). Con un’Alfa Romeo 6C vinse la Coppa Ciano 1927 e tre 24 Ore di Spa consecutive. Passò in seguito alla Scuderia Ferrari dove fu promosso meccanico capo e collaudatore.

Gran finale. In un altro scatto, vediamo la Maserati 1500 di Ernesto Maserati sulla linea di partenza. E ancora un altro ritratto di Ernesto Maserati (1898-1975) all’arrivo, con il suo meccanico. Gran finale della mostra, la Bugatti 35 di Avattaneo-Scagliotti si ribalta in località “le Pianche”: i due sono sbalzati dall’abitacolo, ma se la cavano con un occhio nero e una spalla rotta.

Nel percorso della mostra, i colori tradizionali delle vetture sportive nazionali del tempo hanno guidato le cromie dei pannelli.

LE AUTOMOBILI IN MOSTRA

ALFA ROMEO P2

Motore: 8 cilindri sovralimentato

Cilindrata: 1987 cc

Potenza: 175 CV a 5500 giri/min.

Velocità: 225 km/h

Peso: 780 kg

È la versione modificata della “P2” da corsa progettata da Vittorio Jano, che al suo esordio nel 1924, pilotata da Antonio Ascari, vinse la 200 Miglia del II Circuito di Cremona, prima di una lunga serie di vittorie tra cui il G. P. d’Italia con Ascari, due G. P. d’Europa con Giuseppe Campari e Ascari, il primo Campionato del Mondo con Gastone Brilli Peri, il G. P. di Monza e la settima edizione del Circuito d’Alessandria (denominato Circuito Pietro Bordino) con Achille Varzi. Il tipo modificato nel 1930 si affermò, fra l’altro, al Circuito di Alessandria e alla Targa Florio di quell’anno, ancora con Achille Varzi. Il modello “P2” è considerato il capostipite di tutte le celebri

Alfa Romeo da corsa.

Dono di Alfa Romeo spa, Milano

Bozzetti di Alessandro Zillio e Giosuè Boetto Cohen per i fondali delle vetture Alfa 1500 MM e Bugatti 35 B.

Per la vettura di Emilio Gola si è pensato ad una ricostruzione al vero del pubblico, da uno scatto di Scoffone. Per la Bugatti è stato realizzato invece un fondale a doppio scorrimento (colline e montagne), ispirato alla tela futurista “Forze ascensionali” di Gerardo Dottori

ALFA ROMEO 6C 1500 Mille Miglia Speciale

Italia 1928

Motore: 6 cilindri sovralimentato con compressore tipo “Roots”

Cilindrata: 1487cc

Potenza: 78 cv a 4800 giri/min

Velocità: 140 km/h

Peso: 845 kg

Il primo modello della Serie 6C fu la 1500 Normale, con un motore sei cilindri a un solo albero a camme in testa, seguita dalla 6C 1500 Sport munita di testa a due alberi a camme, smontabile.

Nel 1928 la 1500 Normale e la 1500 Sport vennero affiancate da una piccola serie di 1500 MMS (Mille Miglia Speciale). Era un esperimento interessante: il motore, spostato indietro di 200mm, faceva posto a un compressore tipo Roots davanti al propulsore. Il serbatoio del carburante, maggiorato a 95 litri, venne posizionato dietro i sedili invece che sulla parte posteriore del telaio. Questo nuovo modello, riservato alle competizioni, debuttò alla Mille Miglia del 1928 condotta da Campari e Ramponi, che vinsero alla guida di una versione con compressore.

La vettura esposta, una di tre esemplari rimasti, partecipò alla Cuneo – Colle della Maddalena del 1930 nelle abili mani di Emilio Gola, oltre che a numerose corse in salita.

Collezione del MAUTO- Museo nazionale dell’Automobile, Torino

BUGATTI 35 B

Francia 1929

Motore: 8 cilindri

Cilindrata: 2292 cc

Potenza: 135 CV a 5300 giri/min.

Velocità: 160 km/h

Peso: 750 kg

Ettore Bugatti, geniale tecnico e poi anche costruttore di automobili, milanese di nascita trasferitosi in Francia, a Molsheim (Alsazia), dove apriva una fabbrica presto diventata famosa nel mondo, deve parte della sua celebrità alle macchine da corsa costruite nel primo dopoguerra. Probabilmente la più classica di queste vetture è il modello “35 B” a 8 cilindri, con una meccanica ammirevole per disegno ed esecuzione, e grande protagonista sui circuiti negli anni dal 1925 al 1930, con innumerevoli vittorie, tra cui ben cinque Targhe Florio consecutive ed i Gran Premi di Roma, d’Italia, di Spagna, di Monaco e di Germania.

Collezione del MAUTO- Museo nazionale dell’Automobile, Torino

 

“Quei temerari delle strade bianche Nuvolari, Varzi, Campari e altri eroi alla Cuneo – Colle della Maddalena” riapre le porte dei musei automobilistici

Di Tommaso M. Valinotti

CUNEO, 25 giugno – La presentazione stampa non virtuale, ma con le persone in carne e ossa (con o senza mascherina, in questo periodo non si capisce più nulla), di ““Quei temerari delle strade bianche Nuvolari, Varzi, Campari e altri eroi alla Cuneo – Colle della Maddalena” ha di fatto riaperto la stagione delle mostre dedicate alle auto (il Museo dell’Automobile di Torino ha aperto i battenti alcune settimane fa).

È stata l’ultima mostra a essere annullata e la prima a ripartire” ha commentato alla presentazione l’architetto Benedetto Camerana, presidente del Museo dell’Auto, ritornando con la memoria a inizio marzo, quando la mostra avrebbe dovuto aprire i battenti nel complesso museale San Francesco di Cuneo.

Una mostra che evidenzia il tocca di classe degli allestimenti del Museo dell’Auto, lasciando grandi spazi di respiro piuttosto che ammonticchiare vetture su vettura, oggetti su oggetti, come i banchetti dei mercatini domenicali. E bastano tre vetture (svariati milioni di euro di valore, non dimentichiamocelo) per fare di questa mostra un momento di culto. Ma anche se le due Alfa Romeo e la Bugatti esposte sono pezzi di un valore storico, economico ed estetico elevatissimo, sono le fotografie di Adriano Scoffone le vere protagoniste della mostra, documentando un evento che novant’anni fa vide le gesta di piloti come Tazio Nuvolari, vincitore e recordman della corsa rimasto imbattuto che ebbe la meglio su piloti del calibro di Hans Stuck, Giuseppe Campari, l’eterno rivale Achille Varzi. E per documentare quella giornata di festa del 29 giugno 1930 (saranno novant’anni lunedì) usò una macchina fotografica che oggi, nell’era digitale e della miniaturizzazione, ci fa sorridere, ma allora era sicuramente il massimo della tecnologia. Come l’Alfa Romeo P2, che Nuvolari condusse alla vittoria.

Nuvolari, Varzi, Campari e gli altri “temerari delle strade bianche” tornano a Cuneo con le fotografie di Adriano Scoffone

Foto Mailander

Dal 26 giugno al 29 settembre a Cuneo. Una grande mostra, tra lo Spazio Museale di San Francesco e il MAUTO, racconta gli anni ’20 e ‘30 della Provincia Granda e i grandi piloti della Cuneo – Colle della Maddalena.  Dopo 90 anni al via la digitalizzazione dell’immenso patrimonio, tra automobili leggendarie e grandi scenografie, in una banca dati online aperta a pubblico, scuola e ricercatori

Cuneo, 25 giugno 2020. Quante sono 39.221 lastre fotografiche? Quanto spazio occupano? Come si fa ad estrarle, una ad una, dalle buste di velina gialla, riposte in duemila scatole di cartone? Ma, soprattutto, quanto tempo occorrerà per capire, per davvero, cosa c’è dentro? La Città di Cuneo riscopre dopo novant’anni una miniera di memoria, l’archivio del fotografo Adriano Scoffone e lo celebra con la grande mostra “Quei temerari delle strade bianche Nuvolari, Varzi, Campari e altri eroi alla Cuneo – Colle della Maddalena”. La mostra, un’esperienza immersiva tra fotografia, automobili leggendarie, grandi scenografie e un poema musicale composto per l’occasione, è un progetto di Giosuè Boetto Cohen. L’esposizione, realizzata dalla Città di Cuneo e dal MAUTO – Museo nazionale dell’Automobile di Torino con il sostegno della casa orologiera Eberhard & Co, si apre domani allo Spazio Museale di San Francesco (fino al 29 settembre, il giorno di San Michele, Festa Patronale a Cuneo) e arriverà a Torino al MAUTO nel 2021.

“L’amministrazione della Città di Cuneo è orgogliosa di presentare al pubblico la mostra ‘Quei temerari delle strade bianche Nuvolari, Varzi, Campari e altri eroi alla Cuneo Colle della Maddalena’, che si svolgerà nella sede del nostro monumento nazionale, il Complesso Monumentale di San Francesco, dal 26 giugno al 29 settembre 2020 – afferma Cristina Clerico, Assessore alla Cultura della Città di Cuneo -.  L’evento è realizzato in stretta collaborazione con il Museo dell’Automobile di Torino e valorizza, in grandezza e risoluzione ottimizzate, i preziosi fotogrammi dell’archivio cuneese del fotografo Adriano Scoffone (1891-1980) e relativi alle edizioni 1925, ‘26, ‘27 e ‘30 della storica sfida automobilistica, in cui furono protagonisti i migliori piloti dell’epoca. L’opera di Scoffone, straordinaria per quantità e stato di conservazione dei materiali fotografici, è uno dei fondi caratterizzanti la città di Cuneo e il Museo civico. Grazie a questa mostra, un patrimonio culturale e storico di eccezionale rilievo viene riportato sotto i riflettori, prima a Cuneo e poi a Torino, in uno dei più importanti Musei motoristici del mondo. Invitiamo pertanto i Cuneesi e tutti gli interessati a visitare un allestimento curato e innovativo, che comprende l’esposizione di autoveicoli d’epoca, filmati, ambientazioni scenografiche e musiche espressamente realizzate per l’occasione”.

La “riscoperta” dell’archivio del fotografo Adriano Scoffone presenta i fotogrammi chiave dell’edizione 1930 della Cuneo-Colle della Maddalena e dei suoi celebri protagonisti (insieme ad alcune immagini del triennio 1925-1927). Ottanta foto che pure non rappresentano che un modesto campione del tesoro nascosto, che copre i temi, le pagine, i ritratti più diversi della Provincia Granda. In realtà il fondo di Adriano Scoffone non è affatto sconosciuto. Almeno non ai cuneesi, che iniziarono a catalogarlo nel 1980 e ristamparono duecento scatti per allestire tre piccole mostre. Negli anni successivi, la raccolta ha alimentato alcune pubblicazioni ed eventi locali ma, di fatto, la mostra “Quei temerari delle strade bianche” è la prima occasione di ampio respiro pubblico e di collaborazione con uno dei più importanti musei motoristici del mondo. Con l’esposizione prende avvio la digitalizzazione del Fondo Adriano Scoffone e la sua custodia in una banca di immagini online, aperta al pubblico, alla scuola e ai ricercatori. Un primo passo di un grande progetto di valorizzazione storica, realizzata con il supporto tecnico del Museo nazionale dell’Automobile.

La mostra, come suggerisce il titolo, parte da un fatto cruciale, ma non chiaro a molti: le corse automobilistiche di novant’anni fa si svolgevano su strade completamente diverse da quelle di oggi. E l’automobilismo sportivo fu una delle motivazioni che portarono, negli anni ’30, alla costruzione di una rete viabile più moderna. L’audacia – di uomini e mezzi – le medie orarie, i record diventano ancora più incredibili se si immagina correttamente lo scenario in cui furono raggiunti. Quindi ‘le strade bianche’ sono insieme alle vetture, ai campioni e alla folla, le protagoniste dell’esposizione. Un complesso impianto scenografico, e una colonna sonora originale, sono state realizzate proprio per enfatizzarne il ruolo” così Giosuè Boetto Cohen, giornalista e regista, per molti anni de “La Storia siamo noi” alla RAI, introduce la mostra da lui curata.

Il percorso espositivo di “Quei temerari delle strade bianche Nuvolari, Varzi, Campari e altri eroi alla Cuneo – Colle della Maddalena” va aldilà dei documenti fotografici messi in cornice. È costituito da complesse scenografie, a cui ha contribuito anche Angelo Sala, per molti anni direttore dell’allestimento scenico del Teatro alla Scala di Milano. Insieme alle musiche originali e alle stampe giganti, esse abbracciano tre automobili straordinarie. Una è proprio l’Alfa Romeo 1500 MMS con cui, nel 1930, il pilota Emilio Gola tentò la scalata alla Maddalena e che dopo novant’anni torna a Cuneo al volante dell’attuale proprietario, Federico Göttsche Bebert. Le altre non sono da meno: un’Alfa Romeo P2 identica a quella con cui vinse Nuvolari e una preziosa Bugatti 35, uguale a quella con cui Avattaneo si ribaltò durante la gara. Entrambe appartengono alla collezione del MAUTO.

“Questa mostra è un magnifico viaggio nel tempo che ci permette di rivivere quasi in diretta l’atmosfera, il coraggio e l’entusiasmo di una corsa come la Cuneo – Colle della Maddalena. Le straordinarie fotografie storiche di Scoffone ci restituiscono con realismo di cronaca i folli sovrasterzi dei “temerari” sui bianchi tornanti alpini. Non dimentichiamo che non lontano da Cuneo molti anni prima, nel 1895, si tenne la prima Torino – Asti -Torino, la prima corsa automobilistica italiana. Con ben altre auto però, perché sulla strada del Colle salivano invece auto possenti e invincibili come la leggendaria Alfa Romeo P2 qui in mostra, proveniente dalla collezione del Museo Nazionale dell’Automobile, identica a quella sulla quale Nuvolari trionfò alla Maddalena. Una conferma che il MAUTO è il fulcro della storia del pionierismo automobilistico italiano, sia per l’inarrivabile collezione che per il Centro di documentazione con il suo straordinario patrimonio storico. Anche per questo siamo felici di collaborare alla riscoperta di un fondo storico cruciale come l’Archivio Scoffone e alla sua viva e preziosa testimonianza di un periodo fondamentale della storia automobilistica italiana” commenta Benedetto Camerana, Presidente del MAUTO – Museo nazionale dell’Automobile di Torino.

Tra le navate di San Francesco, le automobili dialogano con i negativi di Adriano Scoffone, le fotografie che raccontano la sfida per il Colle della Maddalena e il costume del primo Novecento. La gara è, per difficoltà e lunghezza, una delle più ardite. Lo si capisce dalle fughe nei rettilinei e dalle sbandate nel polverone prima dei tornanti. Il “circo” della competizione è poca cosa se paragonato al gigantismo di oggi, ma l’emozione è anche superiore, perché nel 1930, in Italia – è bene ricordarlo – circola un’automobile ogni duecento abitanti. Fissano l’obbiettivo (qualcuno con aria truce), i semidei del volante: il tedesco Stuck che sembra Lawrence d’Arabia, gli italiani Varzi, Marinoni e Maserati, sotto gli occhi di un impettito Campari. Ma anche la tripletta della scuderia Fiat in un angolo di piazza Vittorio (oggi piazza Galimberti) fa la sua figura. O la squadra (piccola, ma sceltissima) dei meccanici e collaudatori. Nuvolari, il vincitore del 1930, è più nero e legnoso che mai (causa anche dell’emulsione) e in uno degli scatti, praticamente inedito, è fermo davanti a un portone del Piemonte rurale. Intorno al palco c’è un tramestio di autorità, la Principessa di Savoia, il podestà con la tuba, una pletora di notabili e donne elegantissime. Ma le facce più interessanti, alcune da cinema, sono nel pubblico sorridente, tra i portici, la piazza e i picnic. Adriano Scoffone corre, non si sa come, al lago della Maddalena. E ancora più su. I visitatori della mostra potranno immaginarlo dall’alto del nostro tempo, interconnesso e viziato da Photoshop, mentre per strada riesce a catturare ancora una Bugatti ribaltata, e poi controsterzi, gli allunghi e i voli d’uccello, manco avesse il drone.

La musica è un altro elemento fondamentale del percorso di “Quei temerari delle strade bianche”; il “tappeto musicale”, di Marco Robino e degli Architorti, è diventato una suite tutta da ascoltare, una complessa partitura di 11 minuti. Marco Robino ha lavorato molto con il regista Peter Greenaway, per il quale ha composto nel cinema, sul Cenacolo Vinciano e alla Venaria Reale. Ma ha composto in più occasioni anche con gli autori di questa mostra, a Villa Giulia a Roma, a Palazzo Pepoli a Bologna, al Museo Accorsi-Ometto di Torino e alla Castiglia di Saluzzo, per l’installazione “La scelta di Giulio”. Per la mostra di Adriano Scoffone, Robino ha creato un poema inebriante, che narra di motori, velocità, polvere e grandi paesaggi. Anche in omaggio al luogo, la ex chiesa di San Francesco, sarà eseguito con organo e orchestra.

  • Il costo del biglietto d’ingresso alla mostra è compreso nel biglietto di ingresso al Complesso Monumentale di San Francesco, acquistabile anche on line. Per acquistare on line i biglietti: http://www.comune.cuneo.it/cultura/museo-civico-di-cuneo/visite-e-servizi/biglietti.html Il servizio di vendita on line è attivo a partire dal 23 giugno 2020.
  • Quei temerari delle strade bianche-Nuvolari, Varzi, Campari e altri eroi alla Cuneo- Colle della Maddalena
  • Cuneo – Spazio Museale di San Francesco 25 giugno – 29 settembre 2020
  • realizzata con il sostegno di Eberhard & Co.
  • un progetto di Giosuè Boetto Cohen
  • sulle immagini del fondo Adriano Scoffone – Museo Civico di Cuneo
  • musiche originali di Marco Robino – Architorti
  • consulenza alla scenografia Angelo Sala
  • ricerche storiche Gianni Cancellieri e Alessandro Silva
  • allestimento a cura di Alessandro Zillio
  • Orari mostra: Martedì – Domenica, 15.30 – 18.30
  • Su prenotazione e in altri orari: 0171 634175 | e-mail: museo@comune.cuneo.it

Le automobili in mostra “Nuvolari, Varzi, Campari e gli altri “temerari delle strade bianche”a Cuneo

Foto Mailander

CUNEO, 25 giugno – Bozzetti di Alessandro Zillio e Giosuè Boetto Cohen per i fondali delle vetture Alfa 1500 MM e Bugatti 35 B. Per la vettura di Emilio Gola si è pensato ad una ricostruzione al vero del pubblico, da uno scatto di Scoffone. Per la Bugatti è stato realizzato invece un fondale a doppio scorrimento (colline e montagne), ispirato alla tela futurista “Forze ascensionali” di Gerardo Dottori.

Alfa Romeo P2. È la versione modificata della “P2” da corsa progettata da Vittorio Jano, che al suo esordio nel 1924, pilotata da Antonio Ascari, vinse la 200 Miglia del II Circuito di Cremona, prima di una lunga serie di vittorie tra cui il G. P. d’Italia con Ascari, due G. P. d’Europa con Giuseppe Campari e Ascari, il primo Campionato del Mondo con Gastone Brilli Peri, il G. P. di Monza e la settima edizione del Circuito d’Alessandria (denominato Circuito Pietro Bordino) con Achille Varzi. Il tipo modificato nel 1930 si affermò, fra l’altro, al Circuito di Alessandria e alla Targa Florio di quell’anno, ancora con Achille Varzi. Il modello “P2” è considerato il capostipite di tutte le celebri Alfa Romeo da corsa.

  • Motore: 8 cilindri sovralimentato
  • Cilindrata: 1987 cc
  • Potenza: 175 CV a 5500 giri/min.
  • Velocità: 225 km/h
  • Peso: 780 kg
  • Dono di Alfa Romeo spa, Milano

ALFA ROMEO 6C 1500 Mille Miglia Speciale. Il primo modello della Serie 6C fu la 1500 Normale, con un motore sei cilindri a un solo albero a camme in testa, seguita dalla 6C 1500 Sport munita di testa a due alberi a camme, smontabile.

Nel 1928 la 1500 Normale e la 1500 Sport vennero affiancate da una piccola serie di 1500 MMS (Mille Miglia Speciale). Era un esperimento interessante: il motore, spostato indietro di 200mm, faceva posto a un compressore tipo Roots davanti al propulsore. Il serbatoio del carburante, maggiorato a 95 litri, venne posizionato dietro i sedili invece che sulla parte posteriore del telaio. Questo nuovo modello, riservato alle competizioni, debuttò alla Mille Miglia del 1928 condotta da Campari e Ramponi, che vinsero alla guida di una versione con compressore.

La vettura esposta, una di tre esemplari rimasti, partecipò alla Cuneo – Colle della Maddalena del 1930 nelle abili mani di Emilio Gola, oltre che a numerose corse in salita.

  • Italia 1928
  • Motore: 6 cilindri sovralimentato con compressore tipo “Roots”
  • Cilindrata: 1487cc
  • Potenza: 78cv a 4800 giri/min
  • Velocità: 140 km/h
  • Peso: 845 kg
  • Collezione del MAUTO- Museo nazionale dell’Automobile, Torino

BUGATTI 35 B. Ettore Bugatti, geniale tecnico e poi anche costruttore di automobili, milanese di nascita trasferitosi in Francia, a Molsheim (Alsazia), dove apriva una fabbrica presto diventata famosa nel mondo, deve parte della sua celebrità alle macchine da corsa costruite nel primo dopoguerra. Probabilmente la più classica di queste vetture è il modello “35 B” a 8 cilindri, con una meccanica ammirevole per disegno ed esecuzione, e grande protagonista sui circuiti negli anni dal 1925 al 1930, con innumerevoli vittorie, tra cui ben cinque Targhe Florio consecutive ed i Gran Premi di Roma, d’Italia, di Spagna, di Monaco e di Germania.

Collezione del MAUTO- Museo nazionale dell’Automobile, Torino

Francia 1929

Motore: 8 cilindri

Cilindrata: 2292 cc

Potenza: 135 CV a 5300 giri/min.

Velocità: 160 km/h

Il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino riapre per la Festa della Repubblica

La mostra sui 70 anni della Lancia Aurelia prorogata a settembre Previste due anteprime mondiali: Mole Urbana e Tuc 2.0. Nuova segnaletica, biglietteria online e audioguide scaricabili tramite QR code per una visita in sicurezza

Torino, 29 maggio 2020. Il MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile di Torino riapre al pubblico da sabato 30 maggio a martedì 2 giugno, grazie ai suoi ampi spazi che garantiscono la massima sicurezza e distanziamento. L’automobile torna così protagonista nel capoluogo piemontese all’interno dello scenografico percorso espositivo, adattato alle misure anti Covid-19, dove si può ammirare la prestigiosa collezione e la mostra sui 70 anni della Lancia Aurelia, prorogata fino al 27 settembre. Il museo aprirà nel lungo weekend della Festa della Repubblica, per poi aprire dal venerdì al lunedì mattina per tutto il mese di giugno.

Riapriamo con una grande responsabilità: pensare al futuro per far ripartire il Paese.  Come abbiamo condiviso con l’associazione “Città dei Motori”, rete delle città del Made in Italy motoristico, Torino deve rimettere in moto le attività e le imprese culturali per sostenere la ripresa economica del territorio e attirare i flussi dall’estero in autunno e nel 2021; il nostro obiettivo è consolidare gli ottimi risultati dello scorso anno con una crescita sistematica secondo il programma innovativo di mostre ed eventi che l’emergenza ha congelato” ha commentato Benedetto Camerana, Presidente del MAUTO.

Fino al termine dell’emergenza coronavirus, la facciata del Museo Nazionale dell’Automobile resterà illuminata da un fascio tricolore, tra i più grandi d’Italia, che ha reso il MAUTO uno dei punti topici della Torino notturna. Inoltre, il museo aderisce all’iniziativa della Città di Torino che si stringe intorno all’hashtag #TorinoMuseiAperti. Un’occasione digitale per dare un segno tangibile della ripartenza, insieme al tessuto culturale cittadino, raccontando le emozioni della preparazione di un momento tanto atteso.

Misure antivirus. La conformazione degli spazi museali, già razionalizzata nella ristrutturazione del 2011, ha richiesto solo alcuni “ritocchi” per l’adeguamento alle normative antivirus: sono stati separati i varchi di entrata e di uscita nell’edificio e nel percorso espositivo; prima dell’accesso ai locali sarà effettuato il controllo della temperatura a tutti i visitatori, che avranno l’obbligo di indossare le mascherine; sarà consigliabile effettuare l’acquisto dei biglietti online, senza alcun sovrapprezzo, per accedere direttamente al percorso ed evitare il passaggio in biglietteria; le audioguide ADULTI e KIDS sono state trasformate in app scaricabili sui propri device e smartphone gratuitamente inquadrando un apposito QR code, sia in italiano che in inglese e in francese; il numero di visitatori all’interno delle sale sarà costantemente controllato per evitare assembramenti; lungo tutto il percorso sono presenti diffusori di gel igienizzante per le mani.

Per dare ai visitatori tutte queste indicazioni, sono state create delle illustrazioni ad hoc ispirate al mondo della Formula 1, che rendono il messaggio perfettamente coerente all’ambiente del Mauto. Con le stesse grafiche sono state realizzate anche le mascherine personalizzate, che si potranno acquistare al museo.

“Intendiamo dare ai nostri visitatori il nostro più caloroso benvenuto. Mai come ora è importante tornare a vivere le nostre passioni in totale sicurezza – ha detto Mariella Mengozzi, direttore del MAUTO –. Tutto lo staff del museo è stato impegnato durante il lockdown per continuare a raccontare la storia meravigliosa dell’Automobile e dei suoi protagonisti. Ringrazio le istituzioni del territorio per l’importante lavoro di coordinamento svolto in questo periodo, che ci ha consentito di affrontare in modo più efficace le sfide imposte dall’emergenza sanitaria. Nei momenti difficili il lavoro di squadra è determinante”.

Programmazione eventi

Dal 30 maggio al 27 settembre: Lancia Aurelia – Mito senza tempo (prorogata).

Dal 20 al 28 giugno: 457 MAUTO Experience, “Quelli che la 500”, in collaborazione con Ruzza Torino. Mostra dedicata al mito della utilitaria Fiat con l’esposizione delle vetture protagoniste della 457 Stupinigi Experience.

Dal 2 luglio al 2 settembre: il designer torinese Umberto Palermo presenterà, in anteprima assoluta la composizione artistica del progetto quadriciclo elettrico Mole Urbana e delle componenti che gli daranno vita; il versatile veicolo, che risponde alle esigenze della mobilità urbana del futuro, è stato interpretato da 16 artisti di fama mondiale, le cui opere faranno da cornice alla presentazione ufficiale.

Inoltre, il 25 giugno presso lo Spazio Museale di San Francesco a Cuneo, sarà inaugurata la grande mostra “Quei temerari delle strade bianche Nuvolari, Varzi, Campari e altri eroi alla Cuneo – Colle della Maddalena”. Realizzata dal Mauto insieme al Comune di Cuneo, affianca alle spettacolari immagini dell’archivio del fotografo Adriano Scoffone le auto che parteciparono alla leggendaria corsa tra il 1925 e il 1930, documenti, scenografie e musiche originali. La mostra arriverà a Torino nella primavera del 2021.

Dal 10 al 13 settembre: ritorna al MAUTO TUC.Technology con la “versione 2.0” del TUC, ora pronto per entrare nella fase di industrializzazione. Il 10 settembre, in occasione dell’anteprima con il nuovo prototipo, si terrà anche la premiazione del “TUC Award”, il Concorso Internazionale di Design per progetti volti a reinventare e migliorare la vita a bordo dei veicoli grazie alla tecnologia modulare plug&play TUC. Il progetto vincitore sarà realizzato virtualmente insieme al team TUC.Technology, e sarà esposto al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino.

Dal 15 settembre: il MAUTO celebra il 50° anniversario di una delle vetture rivoluzionarie del ventesimo Secolo: la Range Rover, il primo SUV realizzato in Europa, icona del suo tempo e ispiratore di molti altri. La “Piazza” del Mauto ospiterà l’esposizione di una delle primissime vetture costruite, insieme a modelli speciali della “Range”, alcune rare Land Rover coeve e uno speciale modello celebrativo del 50°. Le automobili, raccolte con la collaborazione del Registro Storico del marchio e di Jaguar Land Rover, saranno presentate con una ricca selezione fotografica, testi narrativi e alcuni filmati facenti parte degli allestimenti preparati dalla Casa madre per l’anniversario.

Audioguide. In occasione della riapertura dopo l’emergenza Covid-19, e per offrire ai propri utenti un’esperienza di visita a 360 gradi e in totale sicurezza, il MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile di Torino lancia un nuovo tour multimediale del proprio percorso espositivo.

Grazie alla collaborazione con Antenna International – che ha sviluppato il progetto di PWA (Web Progressive App) del MAUTO – i visitatori potranno scaricare sul proprio smartphone i contenuti delle audioguide, sia in italiano che in inglese e in francese, semplicemente inquadrando un QR code all’inizio del percorso espositivo.  I segreti della collezione museale e dei tanti protagonisti che, con la loro genialità e con il coraggio delle loro imprese, hanno contribuito allo sviluppo dell’invenzione del Novecento: tutto a portata di click.

Nella versione ADULTI, una voce narrante racconta le ventisette sezioni del museo – dalle primissime intuizioni di GENESI alle più contemporanee sperimentazioni di DESIGN – con un focus sulle vetture più significativa di ciascuna sezione.
Nella versione KIDS, è la voce di tre simpatici personaggi ad accompagnare i piccoli appassionati alla scoperta del museo: Gigi Scintilla, intrepido giornalista, Isotta Fraschini, appassionata e spericolata amante delle automobili, e il giovane ingegner Pistone, tuttologo dei motori cresciuto a pane e chiavi inglesi.

La versione inglese dell’app è scaricabile anche fuori dal MAUTO, inquadrando il QR code che si trova sul sito del museo.

I nuovi orari della riapertura

Da sabato 30 maggio a martedì 2 giugno, primo fine settimana di riapertura del museo, il Mauto sarà aperto dalle 10 alle 19. La biglietteria chiude un’ora prima del museo; consigliato l’acquisto on line dei biglietti.

Nei fine settimana successivi, il museo rispetterà i seguenti orari:

venerdì – sabato – domenica: dalle 10 alle 19

lunedì: dalle 10 alle 14. La biglietteria chiude un’ora prima del museo; consigliato l’acquisto on line dei biglietti

Biglietteria online (senza sovrapprezzo)

Si raccomanda l’acquisto dei biglietti di ingresso online. Non saranno applicate commissioni per l’acquisto

(https://museoauto.vivaticket.it/ita/event/ingressi-museo/144127).

Al momento dell’acquisto è necessario programmare la data e la fascia oraria della visita. Presentandosi in orari differenti l’ingresso sarà soggetto alle disponibilità in base al numero di persone presenti nel percorso.

Gruppi

Nel rispetto delle direttive, i gruppi non potranno essere composti da più di 5 persone (inclusi eventuali tour leader e accompagnatori turistici), fatta eccezione per i nuclei familiari, che possono essere anche più numerosi.

La tariffa scontata per i gruppi (€ 10 anziché 12) sarà tuttavia applicata solo in abbinamento alla visita guidata, che potrà essere prenotata alla speciale tariffa di € 100 per gruppo.

Per informazioni e prenotazioni, contattare prenotazioni@museoauto.it.

Laboratori didattici

Si conferma la possibilità di acquistare i laboratori didattici (https://www.museoauto.com/il-museo/didattica/) per gruppi di massimo 5 persone, alla speciale tariffa di €100 (iva compresa). Per informazioni e prenotazioni, contattare didattica@museoauto.it.

 

MAUTO, Museo Nazionale dell’Automobile di Torino Corso Unità d’Italia, 40 – Torino

BIGLIETTO INTERO – Museo + mostre temporanee

12,00 €

BIGLIETTO RIDOTTO – Museo + mostre temporanee

10,00 €

La tariffa si applica a:

6-18 ANNI NON ACCOMPAGNATO: ragazzi dai 6 ai 18 anni di età non accompagnati da un adulto o accompagnati da adulti che non pagano la tariffa intera

18-26 ANNI: ragazzi dai 18 ai 26 anni di età

OVER 65: visitatori sopra i 65 anni di età

DISABILI: visitatori disabili. E’ prevista la gratuità per l’accompagnatore

CONVENZIONI: speciali convenzioni. Per il dettaglio delle convenzioni attive, clicca qui (https://www.museoauto.com/info-e-tariffe/convenzioni/)

INSEGNANTI: insegnanti di scuole di ogni ordine e grado

BIGLIETTO RIDOTTO RAGAZZI – Museo + mostre temporanee

5,00 €

la tariffa si applica a max n°2 ragazzi per ciascun adulto che paga la tariffa intera.

BIGLIETTO GRATUITO – Museo + mostre temporanee

0,00 €

La tariffa si applica a:

guide ed accompagnatori turistici con patentino

accompagnatori di persone disabili

giornalisti con tesserino dell’Ordine

TORINO + PIEMONTE CARD – Museo + mostre temporanee

0,00 €

la tariffa si applica ai possessori della Torino + Piemonte Card. Per l’accesso al percorso espositivo è necessario validare la card, oltre al biglietto di ingresso.

ABBONAMENTO MUSEI – Museo + mostre temporanee

0,00 €

La tariffa si applica ai possessori della card Abbonamento Musei. Per l’accesso al percorso espositivo è necessario validare la card, oltre al biglietto di ingresso.

Uno speciale ringraziamento a:

MAW – Man AT Work per l’elaborazione grafica delle misure anti COVID-19

Fotolito FB srl per la stampa dei materiali

I.E. Impianti Elettrici di Michele Rubino per la proiezione luminosa del tricolore sulla facciata del museo

www.museoauto.com

Finalmente il MAUTO riapre, vi aspettiamo!

NUOVI ORARI DI APERTURA

Venerdì, Sabato, Domenica e Festivi: dalle 10 alle 19
Lunedì: dalle 10 alle 14
Martedì, Mercoledì e Giovedì: chiuso

La biglietteria chiude 1 ora prima dell’orario di chiusura del Museo. Si raccomanda di acquistare il biglietto online prima della visita

APERTURA STRAORDINARIA

Lunedì 1 giugno e Martedì 2 giugno il MAUTO sarà aperto dalle 10 alle 19

 

Con Florida II si conclude al visita di Kaleidosweb alla mostra Lancia Aurelia 1950 – 2020 mito senza tempo nei padiglioni (chiusi al pubblico) del Museo dell’Auto di Torino

I l museo è temporaneamente chiuso per l’emergenza Coronavirus, ma visitiamo idealmente la mostra attraverso le immagini realizzate per Kaleidosweb. Servizio di Tommaso M Valinotti

FLORIDA II Carrozzeria Pinin Farina, (1957) Nel 1957 la Carrozzeria Pinin Farina trae ispirazione dalla propria precedente creazione, la Florida, per realizzare la Florida II, il prototipo della futura Flaminia Coupé che entrerà in produzione nel 1959. Meccanica della Flaminia berlina. Per diverso tempo l’auto esposta fu utilizzata personalmente dal fondatore della carrozzeria Pinin Farina, Battista “Pinin” Farina. Realizzata in modello unico. (Motore 6 cilindri a V di 60°. Cilindrata 2451 cc. 118 CV)

Lancia Florida è il nome di due studi basati sulla Lancia Aurelia, costruiti dalla Lancia in collaborazione con Pinin Farina. Entrambi sono stati realizzati in numeri estremamente piccoli e sono considerati capolavori del design automobilistico italiano e hanno avuto molta influenza sul design automobilistico. Da loro derivarono in seguito la berlina e le versioni coupé della Lancia Flaminia.

Il prototipo Florida II, realizzato nel 1957, è un coupé di due porte con finestre senza pilastro sulle porte, nel senso che non ha un montante B. La Florida II è stata la vettura personale del fondatore di Pinin Farina, Battista Farina e lo usò regolarmente fino alla sua morte nell’aprile del 1966. Inoltre disse che era “l’unico ad andare in paradiso”.

La versione di produzione della Lancia Flaminia Coupé era simile alla Florida II, condividendo molti dei suoi elementi di design chiave, ma aveva un montante centrale ed era significativamente più corta. La Florida II è considerata un momento di design molto importante, con molti che affermano che il suo stile angolare ha contribuito a spianare la strada al design automobilistico degli anni ’60 [1]. Il designer Mercedes Bruno Sacco una volta descrisse la Florida II come una delle auto che avrebbe voluto progettare. I principi delle porte ad armadio e la mancanza di un montante centrale sono stati nuovamente utilizzati nello studio Lancia Dialogos nel 1997.

TORINO – Vincenzo Lancia aveva una predilezione per i nomi latini. Anche dopo la sua morte la casa torinese continuò per un certo periodo questa tradizione. Fu così che nacque “Aurelia” bellissimo nome che deriva da oro. Aurelia era il nome della madre di Giulio Cesare. Aurelia è il nome di una splendida vettura prodotta dalla Lancia dal 1950 al 1958. È stata la vettura protagonista del road-movie “Il sorpasso” del 1962 di Dino Risi con Vittorio Gassman e Jean Louis Trintignant, palcoscenico di un memorabile bacio sul suo cofano della conturbante Brigitte Bardot a Jean Louis Trintignat nel film “E Dio creò la donna” di Roger Vadim del 1956. Fu l’auto amata da Ernest Hemingway, Fausto Coppi e addirittura dal campionissimo Manuel Fangio. Carrozzata dai migliori stilisti dell’epoca come Pinin Farina, Bertone, Balbo e Viotti. Che portò a teatro la bella gente dell’Italia che rinasceva e ottenne risultati sportivi eclatanti, come il secondo posto di Giovanni Bracco alla Mille Miglia del 1951. Ai settant’anni dell’Aurelia è dedicata una stupenda mostra al Museo dell’Auto in programma sino al 30 maggio (orario 10-19, lunedì 10-14; biglietto 12€) per ora chiusa a causa del Coronavirus. Quando riaprirà sarà da vedere in ogni suo dettaglio.

Franco Scaglione salta l’Aprilia B50 carrozzeria Balbo protagonista di Lancia Aurelia 1950 – 2020 mito senza tempo nei padiglioni (chiusi al pubblico) del Museo dell’Auto di Torino

Il museo è temporaneamente chiuso per l’emergenza Coronavirus, ma visitiamo idealmente la mostra attraverso le immagini realizzate per Kaleidosweb. Servizio di Tommaso M Valinotti

AURELIA B50 Carrozzeria Balbo, telaio 1016 (1952) Pianale e meccanica consegnati dalla Casa alla Carrozzeria Balbo, che nel 1952 realizza uno dei primi disegni di Francesco Scaglione. Il famoso designer sembrerebbe essersi ispirato a questa sua creazione nel tracciare le linee del padiglione posteriore della Giulietta Sprint. Meccanica della berlina B21 con la modifica Nardi ai collettori di aspirazione. Realizzata in modello unico. (Motore 6 cilindri a V di 60°. Cilindrata 1991 cc. 70 CV)

TORINO – Vincenzo Lancia aveva una predilezione per i nomi latini. Anche dopo la sua morte la casa torinese continuò per un certo periodo questa tradizione. Fu così che nacque “Aurelia” bellissimo nome che deriva da oro. Aurelia era il nome della madre di Giulio Cesare. Aurelia è il nome di una splendida vettura prodotta dalla Lancia dal 1950 al 1958. È stata la vettura protagonista del road-movie “Il sorpasso” del 1962 di Dino Risi con Vittorio Gassman e Jean Louis Trintignant, palcoscenico di un memorabile bacio sul suo cofano della conturbante Brigitte Bardot a Jean Louis Trintignat nel film “E Dio creò la donna” di Roger Vadim del 1956. Fu l’auto amata da Ernest Hemingway, Fausto Coppi e addirittura dal campionissimo Manuel Fangio. Carrozzata dai migliori stilisti dell’epoca come Pinin Farina, Bertone, Balbo e Viotti. Che portò a teatro la bella gente dell’Italia che rinasceva e ottenne risultati sportivi eclatanti, come il secondo posto di Giovanni Bracco alla Mille Miglia del 1951. Ai settant’anni dell’Aurelia è dedicata una stupenda mostra al Museo dell’Auto in programma sino al 30 maggio (orario 10-19, lunedì 10-14; biglietto 12€) per ora chiusa a causa del Coronavirus. Quando riaprirà sarà da vedere in ogni suo dettaglio.