Alberto Gianoglio, torna al volante a Pragelato

Il pilota torinese all’esordio stagionale con la Subaru Impreza di LPS Competition per i colori di Winners Rally Team, Foto Elio Magnano

PRAGELATO (TO), 24 gennaio – L’occasione della gara su ghiaccio a Pragelato di domenica scorsa ha visto il ritorno di Alberto Gianoglio al volante di una vettura da corsa. Il pilota torinese, portacolori di Winners Rally Team era lontano dalle gare dal Rally di Alba del luglio scorso, gara che aveva terminato prima del limite con la Clio Williams mentre era al comando della Classe A7, e non guidava una vettura da ghiaccio dalle sfide di Pragelato dell’inverno 2020.

Correre su ghiaccio mi piace proprio tanto e non vedevo l’ora di tornare a confrontarmi in pista” commenta il pilota torinese che nella gara di domenica scorsa chiude 19° assoluto e secondo di Classe 3 che mette a confronto le vetture 4×4 di Gruppo A ed N con la Subaru Impreza di Classe N4 della LPS Competition di Settimo Torinese.

È la stessa Impreza che ho usato lo scorso anno nell’Ice Challenge. Ho dovuto riabituarmi, soprattutto perché durante l’annata trascorsa hanno spostato il freno a mano al centro e nella prima manche ho avuto problemi a trovarlo e quindi a fare i tornanti stretti. Nelle manche successive sono riuscito a migliorare le prestazioni e il risultato finale è stato soddisfacente. Ora mi preparo alla gara del 14 febbraio che affronterò nuovamente con l’Impreza della LPS Competition per i colori di Winners Rally Team”.

Massimo Marasso e la maledizione del numero 9

Tre gare con il numero nove per il pilota langarolo, due ritiri e un pesante ritardo in classifica a Biella non possono che rendere un po’ superstiziosi. Di Tommaso M. Valinotti.

BIELLA, 12 luglio – “Io il nove proprio non lo volevo”. Infatti la gara non è stata fortunata e le due precedenti volte che Massimo Marasso è partito con il numero 9 sulle portiere (Valli Vesimesi 2008 e Rally Team 2011, sempre su Clio S1600 affiancato da Marco Canuto) si è ritirato anzitempo; uscendo rovinosamente di strada già alla seconda prova al Team (“gran brutto incidente” ricorda ancora oggi), mentre al Valli Vesimesi si è fermato nel primo passaggio sulla Madonna della Neve, mentre era secondo di Classe S1600. Per lo meno al Lana è riuscito a vedere l’arrivo. È già un passo avanti.

Buon compleanno Ari

TUUPOVAARA (Finlandia), 27 aprileAri Pieti Uolevi Vatanen è nato 68 anni fa a Tuupovaara, in Finlandia, quasi ai confini con la Russia. Una carriera ricca e vittoriosa che gli ha fruttato un titolo mondiale nel 1981 (affiancato da David Richards su Ford Escort RS 1800), dieci vittorie nei rally di Campionato del mondo (fra i quali due volte l’Acropoli – 1980 e 1981 con Richards su Ford Escort RS; un Mille Laghi 1981, Safari 1983 con Terry Harryman su Opel Ascona 400; Sanremo 1984 e Montecarlo 1985 con Terry Harryman su Peugeot 205 T16, brindando con il latte al posto del tradizionale champagne), e quattro Dakar. È stato protagonista di un terribile incidente al Rally di Argentina del 1985 ed è stato anche eurodeputato dal 1999 al 2009.

Addio Sir Stirling (Moss), re senza corona della Formula 1, primatista della Mille Miglia

Si è spento nella giornata di Pasqua a Londra dopo lunga malattia. Aveva 90 anni.

LONDRA (Inghilterra), 12 aprile – Lo chiamavano il “re senza corona”. E avevano ragione. Piloti fra i più veloci di sempre nella storia delle corse automobilistiche, Sir Stirling Moss era giunto secondo per quattro anni consecutivi nella corsa al titolo di Campione del Mondo in Formula 1 (1955/1956/1957/1958), seguiti da altri tre piazzamenti a podio (1959/1960/1961), salendo sul gradino più alto del podio in 16 gare, segnando 19 giri veloci e ottenendo 16 pole position in 66 Gran Premi disputati. Ma è sopratutto ricordato per aver vinto l’edizione record della Mille Miglia (1955), l’edizione che rimane maggiormente nella memoria e nella mitologia degli appassionati. La prima edizione ad alto impatto mediatico, perché documentata puntualmente dal (coraggioso) reporter inglese Denis Jenkinson stabilendo con la loro Mercedes 300 SLR con il numero 722 un record che rimane imbattuto.

Moss vinse anche la 24 Ore di Le Mans del 1956, corse anche il Rally di Montecarlo (1951) e concluse anticipatamente la sua carriera di pilota ai massimi livelli a 42 anni per un incidente a Goodwood in cui rischiò la vita e rimase paralizzato per sei mesi. Incidente che spense il sogno di passare alla Ferrari per l’anno successivo. Britannico fino all’osso “È meglio perdere con onore su una vettura inglese che vincere con una vettura straniera”, corse con le Ferrari nella categoria GT portando al successo una 250 SWB vincendo il Tourist Trophy del 1960 e 1961, mentre in Formula 1 ha guidato HW Motors, ERA, Cooper, Maserati, Mercedes, Vanwall e Lotus. Il 21 maggio 2000 è stato nominato cavaliere, godendo così del titolo di Sir, mentre nel 2008 la Mercedes gli dedica un modello speciale della top car SLR-McLaren, denominata appunto “Stirling Moss”.

Moss, che spesso era presente ai grandi appuntamenti dell’automobilismo da corsa, si è spento il giorno di pasqua all’età di 90 anni dopo una lunga malattia.

Schegge dal Val Merula. Renzo e Alice Grossi, padre figlia a un passo dai migliori dieci

Padre e figlia savonesi ottengono il loro miglior risultato nella gara di casa, spinti dal tifo della nonna, della mamma e anche dell’ex navigatore. Testo e foto di Tommaso M. Valinotti

ANDORA (SV), 9 febbraio – La top ten sfiorata. Dopo esserci entrati nel terzo passaggio, hanno perso due posizioni nella speciale finale chiudendo 11esimi assoluti, decimi di Classe R5 (migliorando comunque le uscite dei due anni precedenti, precedute da due uscite di strada nel 2016 e 2017). Non perdendo certo il sorriso. Loro sono Renzo e Alice Grossi, padre e figlia, in gara con la Škoda Fabia di PA Racing. Renzo Grossi, 57 anni titolare dell’albergo ristorante “Bergallo” di Bardino Vecchio (una frazione di Tovo San Giacomo, sui monti nell’entroterra di Finale Ligure) ha iniziato a gareggiare nel 1987 con una Citroën AX Sport al Rallye di Sanremo, affiancato da Angelo Pasquali. Una gara l’anno in media, sempre con lo stesso navigatore, sino al Rally di Monza del 2015, quando sul sedile di destra è salita la figlia Alice, 33 anni, biologa-ricercatrice all’ospedale Gaslini di Genova, che da allora non ha più lasciato il suo posto. Dieci gare insieme, con la soddisfazione del secondo posto assoluto su Lancia Delta HF nel rally storico di casa, il Monti Savonesi dell’autunno scorso.

Ho iniziato a correre con Angelo Pasquali esattamente l’anno in cui è nata Alice. Solitamente quando nasce un figlio, si appende il casco al chiodo. Io ho fatto esattamente il contrario. Correre con la figlia dà un minimo di apprensione ma è un’emozione impagabile” commenta papà Renzo, mentre Alice rimarca:

Mi piace molto correre e fare la navigatrice. Papà vorrebbe che guidassi qualche volta, ma non mi interessa. Preferisco essere al suo fianco. Infatti tutte le gare che ho disputato le ho fatte con lui. E continuerò così”.

All’arrivo una claque ad applaudirli sul palco formata nonna Jose, presente a tutte le gare, mamma Rosanna, fondamentale nel suo ruolo di cuoca al ristorante, e naturalmente Angelo Pasquali, che non disdegna di fare una foto insieme al suo equipaggio preferito.

Schegge dal Val Merula: Maurizio Rossi, un senatore in prova speciale

Piccoli contrattempi, con tanto di brivido, rallentano l’equipaggio genovese, che non demorde e chiude sorridente in pedana. Testo e foto di Tommaso M. Valinotti

ANDORA (SV), 9 febbraio – Imprenditore (presidente dell’emittente televisiva PrimoCanale), senatore della repubblica dal 2013 al 2017, ma soprattutto rallista. Maurizio Rossi si è presentato al via della settima Ronde della Val Merula su una Peugeot 207 S2000 affiancato dalla navigatrice, genovese come lui, Marta De Paoli, che lo affianca dalla gara savonese dello scorso anno. Sistemati gli impegni politici e aziendali, Maurizio Rossi lo scorso anno ha preso parte a sei gare e anche quest’anno ha intenzione di essere della partita più e più volte; nelle moderne con la Peugeot 207 S2000 e nelle storiche con l’Alfetta GT con la quale ha conquistato l’ultima delle sue cinque vittorie assolute (Lanterna Storico 2015)

Il Val Merula non è stato fortunatissimo per l’equipaggio genovese che ha chiuso in 45esima posizione assoluta, risultato decisamente inferiore alle aspettative di Rossi-De Paoli, rovinato dall’apertura del cofano nel terzo passaggio sul Passo del Ginestro, quando viaggiavano a cannone in quarta piena, seguita dalla rottura della leva del cambio nella speciale successiva. Ma non per questo rassegnati. E pronti a rifarsi dalla prossima occasione.

Ronde Val Merula: Danilo Ameglio, sbarca Marinotto e prende a bordo Michelle

Gli impegni di lavoro del tradizionale navigatore del pilota imperiese, costringono il funambolo della Valle Impero a prendere a bordo la figlia Michelle. Che si dimostra pienamente all’altezza del compito. Testo e foto di Tommaso M. Valinotti/Kaleidosweb

ANDORA (SV), 9 febbraio – Nemmeno i cospirazionisti più accaniti, quelli che vedono intrighi dietro ogni angolo, avrebbero potuto pensare a una congiura. Danilo Ameglio, dopo 31 anni di sodalizio quasi ininterrotto (dei 141 rally disputati 137 li ha vissuti con lo stesso navigatore, a cominciare Sanremo del 1989), corre un rally senza Massimo Marinotto, per far salire sul sedile di destra la figlia ventenne (esordiente) Michelle. Che il suo abituale navigatore non potesse essere presente sulla velocissima Peugeot 106 di Ameglio i due lo sapevano da parecchio tempo (complice gli impegni di lavoro di Marinotto, presente in pedana a fare il tifo nel momento della partenza e dell’arrivo, di professione taxista a Sanremo, incollato alla sua vettura nei giorni del festival). Quindi, perché non sfruttare l’occasione per far esordire Michelle, che non ha mai corso, ma di giornate al volante di un kart ne ha passate parecchie?

E così la ragazzina ha staccato la licenza e si è seduta a fianco di papà per disputare la 7° Ronde della Val Merula che ha regalato il “solito” risultato al 53enne pilota imperiese: 12° assoluto, primo di Classe A6, primo di Due Ruote Motrici, preceduto unicamente da vetture quattro ruote motrici, come R5, WRC e S2000.

È stata una gran bella gara e mia figlia è stata molto brava. Si è migliorata prova dopo prova e nell’ultimo passaggio è stata perfetta. Cosa ho perso non potendo avere a disposizione l’esperienza di Massimo, l’ho recuperato con i 30 chili di peso in meno di mia figlia. Io non ho avuto nessun problema psicologico a correre con lei e non ho mai pensato di dovermi comportare diversamente perché al mio fianco c’era Michelle e non Massimo”.

E che Michelle sia andata in crescendo lo dimostrano anche i tempi in gara, con il miglior riscontro cronometrico siglato nel quarto e ultimo passaggio, quando tutti tirano un po’ i remi in barca (e quando mai Danilo Ameglio ha tirato i remi in barca?) e puntano solo a vedere la pedana di arrivo. E la ragazzina si è subito dimostrata in grado di reggere lo stress di stare a fianco di un pilota che proprio a passeggio non va. “Non ero nemmeno mai andata a fare le ricognizioni o prendere le note. In questa gara per me è stato tutto nuovo. All’inizio ho dovuto superare quel pizzico di emozione, ma poi tutto è andato bene e sono molto felice di questo risultato” commenta Michelle, che nella vita lavora nella concessionaria del padre che “è sempre molto esigente, ma in gara lo è in modo diverso”.

E che sia soddisfatta di questa esperienza lo dimostra il fatto che a chi gli chiedeva chi fosse il suo idolo rallistico, ha risposto prontamente:

Papà”.

Giorgio Bernardi: alla scoperta della Sardegna

Ritorna il Campionato Italiano Junior, che nel fine settimana  approda in Sardegna per una doppia tappa assieme ai big del mondiale e del CIR. Per il pilota saluzzese l’imperativo categorico è di risalire la classifica dello Junior con una gara fatta di buone prestazioni ma senza eccessi, oltre ad esserci la curiosità del confronto (a distanza) con i migliori piloti del mondo e riscattare la delusione dell’Adriatico. Anche ad Alghero a fianco di Bernardi ci sarà la navigatrice di Bassano del Grappa Giulia Zanchetta e insieme  vestiranno i colori della scuderia veneta Sport&Comunicazione sulla Ford Fiesta R2T curata da Motorsport Italia

MARTINIANA PO (CN), 10 giugno – “In Sardegna non ci sono mai stato, nemmeno da turista. Una splendida occasione di conoscere un pizzico di quest’isola di cui dicono meraviglie. Peccato che gli impegni agonistici mi impediranno di fare il turista, dovendomi concentrare sulla gara”.

Giorgio Bernardi si prepara ad affrontare il Rally Italia Sardegna 2019, valido come ottava prova del Campionato Mondiale Rally, per il Campionato Italiano Rally, il Campionato Italiano Rally Terra, ma soprattutto, come terzo (prima tappa) e quarto (seconda e terza tappa) appuntamento del Campionato Italiano Rally Junior, che è l’obiettivo stagionale del pilota saluzzese. Bernardi ha rapidamente archiviato il passo falso dell’Adriatico e guarda con ottimismo alla prossima gara.

Non è la prima volta che esco rovinosamente di strada e l’incidente fa parte del gioco. L’Adriatico era iniziato male ed è finito peggio, con un’uscita di strada in un momento in cui non stavo assolutamente forzando. Capita, e non ci penso più. Tornato a casa mi sono tuffato sul lavoro, che mi ha preso intensamente fino a pochi giorni fa quando ho puntato nuovamente l’attenzione sulla prossima gara”.

Giorgio Bernardi, che ad Algero sarà affiancato da Giulia Zanchetta, come già accaduto nelle tre precedenti gare si questa stagione, per i colori  della scuderia veneta Sport&Comunicazione, è ansioso di accendere il motore della sua Ford Fiesta R2T curata da Motorsport Italia.

Sono veramente curioso di vedere come andranno le cose. Siamo nel contesto del Mondiale Rally e questo sicuramente aggiunge ancora più interesse alla gara.  Perché su ogni prova speciale ti confronti cronometricamente con chi punta alla corona iridata. Sarà interessante vedere i distacchi, anche solo per semplice curiosità, ben consapevoli che loro sono al volante delle vetture oggi più performanti sulle prove speciali, guidate dai migliori piloti al mondo. Sono inoltre curioso di vedere come i miei avversari dello Junior affronteranno questo rally lunghissimo, con oltre 300 km di prove speciali, alcune delle quali particolarmente lunghe e in rapida successione, come accadrà sabato 15 giugno con il doppio passaggio sulle speciali Monti di Alà e Monte Lerno, 56 km cronometrati interrotti solo da un piccolo trasferimento di nemmeno due chilometri. Una conformazione di gara che non ho mai affrontato, visto che il rally più lungo che ho disputato finora è stato il Sanremo 2014 che aveva 222 km di tratti cronometrati, con la Ronde di 36 chilometri senza soluzione di continuità”.

Il pilota di Martiniana Po parte sereno e ottimista.

Il campionato è ancora lungo e il Sardegna rappresenta il giro di boa della stagione. Con il sistema dei punteggi del CIR-Junior, che prevede uno scarto su sette gare, siamo ancora saldamente dentro i giochi, ma d’ora in avanti non possiamo più sprecare occasioni. Sarà importante ottenere il miglior risultato possibile, senza prendere eccessivi rischi per rimontare la classifica che, dopo la buona partenza di Sanremo, con il passo falso di Cingoli che ci ha visti scendere in quinta posizione. Personalmente sono curioso di capire come mi posizionerò in questa gara all’interno dello Junior e della classifica assoluta. E sono altrettanto curioso di scoprire come si comporteranno i miei avversari, visto che questo è un rally difficile da interpretare e molto importante sotto il profilo del punteggio per il doppio appuntamento. Noi cercheremo di interpretarlo nel migliore dei modi” dice Bernardi, ma tiene per sé le strategie che ha studiato.

Il Villaggio Rally del Rally Italia Sardegna 2019 si animerà da lunedì 10 giugno con le verifiche amministrative ad Alghero dalle ore 13.00 alle 21.00; la giornata di martedì 11 giugno, dalle ore 8.00 alle ore 19.00 è dedicata alle ricognizioni delle prove della prima giornata di gara, mentre mercoledì 12 giugno (ore 8.00-17.00) si potranno visionare le prove del secondo giorno e dalle 16.00 in poi si precederà alle verifiche tecniche.

Giovedì 13 si accendono i motori delle vetture da corsa con lo Shakedown a Olmedo dalle ore 9.00 alle 14.00 (per i piloti dello Junior dalle 12.30 alle 14.00), cui seguirà alle 16.00 il via ufficiale della gara dai Bastioni Magellano di Alghero, la prova spettacolo di Ittiri Arena Show dalle 17.00 e l’ingresso in Riordino notturno alle 18.00. La prima tappa proseguirà nella giornata di venerdì 14 giugno con partenza alle 6.00 e rientro ad Alghero alle 18.40 a conclusione della prima tappa. Sabato 15 giugno si riparte prestissimo, alle 5.20 per affrontare due volte le tre prove speciali e chiudere la giornata alle 20.35 preparandosi per il gran finale di domenica 16 giugno e il podio di premiazione ai Bastioni Magellano di Alghero per festeggiare i vincitori a partire dalle ore 15.00.

L’edizione 2019 del Rally Italia-Sardegna si svilupperà su 1383,64 di percorso suddivisi in 19 prove speciali, pari a 310,52 km di tratti cronometrati, tutti su terra.

Vincenzo Torchio sfida la cabala al Rally “Il Grappolo”

La gara di casa è spesso la più ostica. E per il pilota astigiano non smentisce questo assioma il Grappolo, rally che non ha mai visto il pilota di Celle Enomondo vincere la classe, anche se qui, lo scorso anno, conquistò il suo miglior risultato nella classifica assoluta. Anche per l’edizione 2019 il portacolori della scuderia astigiana Eurospeed parte con la massima determinazione confidando sul navigatore Mauro Carlevero, che vive proprio in una frazione di San Damiano, e la Citroën Saxo curata da Gianuzzi Motors, per confermarsi al vertice della Michelin Zone Cup e conquistare, finalmente, il successo di categoria.

CELLE ENOMONDO (AT), 27 maggio – “Al Grappolo ho ottenuto il mio miglior risultato assoluto in carriera. Ma non sono mai riuscito a vincere la classe”. La gara astigiana è un mix di luci e ombre per Vincenzo Torchio che nelle sue due precedenti partecipazioni ha chiuso entrambe le volte secondo di Classe A6, anche se lo scorso anno chiuse sesto assoluto, che rappresenta il suo miglior risultato in carriera.

Dopo quasi vent’anni di assenza ‘Il Grappolo’ è ritornato, proposto in formato Rally Day il 10 dicembre del 2016. Giornata soleggiata, ma clima gelido, invernale, classico di quel periodo e circa 110 iscritti al via. In Classe A6 eravamo in cinque, ma tutti con il coltello fra i denti. Fu una battaglia per tutta la gara e io e Marco Piteo chiudemmo dodicesimi assoluti e secondi di classe a soli 5”7 da uno specialista come Antonio Rotella, pagando, soprattutto nelle ore mattutine più fredde, la mancanza delle gomme morbide, le più adatte con il clima freddo. L’anno successivo non riuscii a partecipare in quanto la mia Saxo non era pronta”.

Venendo alla scorsa edizione il pilota di Celle Enomondo ricorda: “Nel 2018 il rally di San Damiano è diventata gare nazionale e sono arrivate le top car come le Škoda Fabia R5 (che infatti hanno monopolizzato il podio) e si gareggiò in una tropicale giornata di agosto e corsi affiancato da Mauro Carlevero, che è proprio di San Damiano. Una gara che era subito partita al fulmicotone con un duello sul filo del secondo con Omar Bergo, altro pilota noto per la sua velocità. E ce la stavamo giocando con lui vincendo due delle quattro prime prove disputate sino a quando sulla Ronchesio-2 scodammo e toccammo violentemente nel muro di una casa danneggiando il posteriore, perdendo 27” dal biellese, mettendoci in pratica fuori dai giochi. Alla fine chiudemmo secondi di categoria staccati di 19”9 recuperando soprattutto nella classifica assoluta e finendo sesti. Un gran bel risultato, che però ha lasciato quel pizzico di amaro in bocca, visti i tempi registrati, fra i quali un quinto assoluto (non dimentichiamoci le cinque R5 presenti e le altrettante Mitsubishi Lancer presenti) sull’ultima Monale”.

Dimenticando per il momento il passato, il portacolori della scuderia astigiana Eurospeed, analizza quella che potrà essere la prossima edizione del Grappolo. “Ripetere quest’anno il sesto posto della scorsa edizione con la Citroën Saxo di Classe A6 sarà impossibile, visto che sono previsti oltre un centinaio di iscritti e, soprattutto una quindicina fra R5, R4, N4 e S2000. Vetture che quando mostrano i muscoli in velocità fanno paura. L’obiettivo nell’assoluta, quindi, sarà ripetere l’ottimo risultato del Valli Cuneesi di fine aprile. Sarà battaglia in Classe A6, dove punto a conquistare il successo che mi è mancato nelle scorse stagioni” afferma il pilota di Celle Enomondo “anche se non sarà facile vista l’agguerrita concorrenza che ho già incontrato nelle Valli Occitane. Sarà importantissimo un risultato positivo in Classe A6 anche perché il Grappolo è la seconda prova della Michelin Zone Cup di cui sono al comando per la mia categoria. Quindi sarà fondamentale continuare ad ottenere dei buoni risultati”.

Per quanto riguarda la gara il pilota della Citroën Saxo VTS curata da Gianuzzi Motors ha le idee chiare. “Le prove sono bellissime. Non ne ho una che mi piace di più; semplicemente direi che sono tutte le mie preferite. Sentimentalmente sono legato alla Revigliasco, con l’inversione di Celle Enomondo, a pochi passi da casa mia ed il velocissimo costone di Moncaretto; ma sono tutte da adrenalina a mille. Sono prove velocissime dove bisogna spingere a fondo dal primo all’ultimo metro. Certo non avendo una vettura delle classi maggiori sarò penalizzato dalla minore potenza che serve su queste speciali dove i cavalli contano, ma cercheremo di farci valere”.

Il 4° Rally “Il Grappolo entra nel vivo con le verifiche sportive e tecniche sabato 1 giugno dalle 8.00 alle 13.30 a San Damiano d’Asti, mentre sulla Strada Provinciale 13 fra Revigliasco e Celle Enomondo dalle 13.00 alle 16.00 si svolgerà lo Shake Down. Alle 18.30 da Piazza 1275 e Libertà di San Damiano inizieranno le partenze del rally e immediatamente dopo, alle 18.57 scatterà la prova speciale di Ronchesio. Dopo il riposo notturno che dura dalle 19.15 alle 8.30 di domenica 2 giugno, la gara ripartirà per affrontare le restanti sette prove speciali prima di concludersi alle 17.25 nella piazza di fronte al municipio con le premiazioni in pedana dopo aver percorso 234,57 di cui 78,41 di prove speciali.

 

Patrick Gagliasso cerca il poker al 46° Rally Team ‘971

Il pilota di Poirino, affiancato dal navigatore di Carmagnola Dario Beltramo punta al successo nella gara per lui di casa che ha già vinto lo scorso. Una gara che al portacolori di Turismotor’s piace molto, specie la speciale di Moransengo nella quel lo scorso anno impose la sua legge siglando in tutte e tre le volto il miglior tempo assoluto con la Škoda Fabia R5 di Roger Tuning che sarà il suo cavallo di battaglia anche quest’anno. Di Tommaso M. Valinotti

 SETTIMO TORINESE(TO), 19 maggio – Il numero 1 sulle portiere gli sta di diritto. Vincitore dell’edizione 2018 Patrick Gagliasso, affiancato da Dario Beltramo, parte con il numero 1 sulle portiere della sua Škoda Fabia R5 e con i galloni di favorito per il Rally Team 971 numero 46 in programma a Settimo Torinese nel fine settimana dell’11 e 12 maggio prossimi.

Prossimo alle cento gare, il pilota di Poirino, è scattato altre tre volte per primo nelle prove speciali (Tartufo, 2018 e 2019, oltre a Grappolo 2017 quando avevano il numero 2, ma Olivier Burri non si presentò al via), ha conquistato tre vittorie in carriera, due volte al Rally Tartufo (2017 quando vinse la gara all’esordio con la Škoda Fabia R5), la gara astigiana di quest’anno e il Team 971 della scorsa stagione quando conquistò la vittoria in modo chiaro e convincente, facendo segnare il miglior tempo in cinque delle otto prove speciali chiudendo con un vantaggio di 36”7 sulla Fabia gemella di Jacopo Araldo e Lorena Boero. Una gara in cui segno il secondo miglior tempo staccato per soli 5/10 nella prova di apertura per vincere la successiva prova di Moransengo e mantenere quindi il comando sino alla fine.

“La prova di Moransengo è quella che mi piace di più di questa gara, perché è la più difficile, impegnativa, con il suo fondo sporco, avvallamenti e dossi, caratteristici delle strade in collina. Non per nulla lo scorso anno segnai il miglior tempo assoluto in tutti e tre i passaggi della gara”.

Condizionato da pressanti impegni di lavoro, Patrick Gagliasso considera il Team 971 la gara di casa: “Per lo meno da quando non c’è più il Carmagnola e da quando il Team è tornato a svolgersi in zona. Ho pochissimo tempo per provare e nelle prime due edizioni della gara, quando si correva attorno ad Acqui Terme, dovevamo fare 110 km per portarsi sulle prove speciali. Quando stavamo per cominciare le ricognizioni avevo già voglia di tornare a casa, anche perché andavamo a provare di notte, dopo che io e Dario avevamo, ed abbiamo ancora oggi, finito di lavorare”.

Il Rally Team 971 2019 ricalca a grandi linee l’edizione 2018: “L’unica variazione riguarda la prova di Marentino che è stata girata al contrario. Ma è la prova più facile per noi da provare in quanto dista appena venti chilometri da casa mia” commenta Gagliasso che si appresta a prendere la decima partenza al Team ‘971. Una gara che gli ha dato belle soddisfazioni. “Non le prime due volte che l’ho disputata. Ad Acqui, infatti, mi sono ritirato due volte, la prima con la Clio RS, la seconda con la Clio Williams nel 2006 e 2007

Dopo alcuni anni di assenza, nel 2012 sempre ad Acqui Terme, Gagliasso ottiene la vittoria di Classe con la Clio S1600, l’anno seguente a Chieri disputa la prima gara con la Peugeot 207 S2000, con la quale nel 2014 conquista il primo dei quattro podi ottenuti al Team 971 dietro a sua maestà Luca Cantamessa (altre due volte secondo nel 2016 dietro a Jacopo Araldo e 2017 dietro Olivier Burri con la Fiesta R5, prima della vittoria dello scorso anno davanti ad Araldo).

Il Team 971 è una delle gare che ho disputato più volte. I problemi di lavoro mi impediscono di disputare gare al di fuori di quelle molto vicine a casa mia a Poirino. Mi piacerebbe fare la Coppa di Zona, ma già il Rubinetto diventa una trasferta impegnativa per i miei tempi. Lo scorso anno con Dario Beltramo, abbiamo effettuato la trasferta al Prealpi Orobiche, una trasferta nata casualmente con la complicità di Roger Tuning che era presente alla gara bergamasca con un paio di vetture e ci ha fatto recuperare l’annullamento della Ronde del Canavese; ma è stata un’avventura per provare. Siamo partiti sabato sera per arrivare tardi a Selvino nella notte; ci siamo alzati prestissimo al mattino per fare le note sulla prova di Selvino, che nei giorni di festa è invasa da gitanti e ciclisti. Insomma, una faticaccia”.

Certo nei sogni di Patrick Gagliasso ci sarebbe una bella trasferta, di quelle che lasciano il segno. “Il sogno di quelli che mettono il casco in testa, e non solo di loro, è disputare il Montecarlo, non importa se innevato, ghiacciato o asciutto, ma di poterlo fare. Praticamente impossibile, visti i tempi di preparazione che richiede”.

Nonostante ciò Patrick Gagliasso le sue belle soddisfazioni se le è tolte. “Ho iniziato a correre tardi a trent’anni. Prima dovevo lavorare e non avevo le possibilità economiche. In quel periodo seguivo le gare e mi sentivo un grande pilota, come tutti quelli che non si sono mai misurati in prova speciale e non conoscono il loro valore. In quegli anni seguivo le gare insieme a Diego Favaro e suo fratello che ha una birreria vicino a casa mia  e che nel 2003 disputò il Carmagnola con Dario Beltramo. Mi disse: ‘Perché non provi anche tu, tentare non costa niente’. ovviamente non si riferiva alla questione economica e da lì non ho più smesso”.

Pilota tranquillo e portato a ragionare, è cresciuto parecchio negli ultimi tempi nelle quali ha trovato maggior determinazione costanza riuscendo a cogliere quei risultati che sono alla sua portata. “Ho seguito i consigli die piloti top con cui ho avuto occasione di confrontarmi. Ultimamente devo ringraziare Olivier Burri, che corre come me con le vetture di Roger. Lo svizzero, che vanta 19 gare nel mondiale rally, mi ha dedicato una giornata di test al mio fianco che mi è servita moltissimo”.

Il pilota portacolori di Turismotor’s vanta un lungo sodalizio con Dario Beltramo. “Il prossimo Team dovrebbe essere la gara numero 58 insieme. Frequentavamo la stessa compagnia rallistica da tempo, ma io ho iniziato con Mario Ressia. La prima gara con Dario è stata nel 2006, il mio primo Team concluso con un ritiro. Dopo ho gareggiato con Valter Corte, Eraldo Tortone, il toscano Stefano Bacci, e più di recente con Elio Tirone ed Enrico Ghietti, pronti a sostituire Dario Beltramo quando i suoi impegni di lavoro gli impediscono di essere al via della gara. Non ho mai corso con una navigatriceGagliasso apre le braccia “non ne ho mai avuto l’occasione”.

Buon compleanno Ayrton

SAN PAOLO DEL BRASILE, 21 marzo – Oggi Ayrton Senna da Silva festeggerebbe il cinquantanovesimo compleanno. Era infatti nato a San Paolo il 21 marzo 1960  e morto all’ospedale Maggiore di Bologna1º maggio 1994. È stato tre volte campione del mondo di Formula 1 nel 19881990 e 1991.

Soprannominato Magic, è considerato da molti il più forte pilota di Formula 1 di tutti i tempi coniugava la capacità di portare al limite la sua monoposto con una grande sensibilità nella messa a punto e nella scelta degli pneumatici. Morì in seguito ad un tragico incidente nel Gran Premio di San Marino del 1994, divenendo l’unico campione del mondo a perire durante lo svolgimento di una gara di Formula 1 (Jochen Rindt, che perse anch’egli la vita durante un weekend di gara, perì nelle prove del G.P. di Monza del 1970 diventando iridato post mortem). Particolarmente veloce sul giro in qualifica, Senna ha detenuto il record assoluto di pole position dal 1989 al 2006, superato soltanto da Michael Schumacher e Lewis Hamilton[6], ed è il quinto pilota in classifica per numero di vittorie (41) dietro a Michael Schumacher (91), Lewis Hamilton (73), Sebastian Vettel (52) e Alain Prost (51).

Figlio di Milton Da Silva e di Neide Senna, la cui famiglia era di origine in parte napoletana ed in parte toscana. Nato in una famiglia benestante, Senna ebbe la possibilità di avvicinarsi precocemente al mondo dell’automobilismo, cominciando nel 1973 a gareggiare nei kart a tredici anni con un Parilla 100 cm³ a Interlagos grazie al primo istruttore Lucio Pascual (detto Tsche), vincendo all’esordio e conquistando nello stesso anno il Campionato Junior[9]. Nel 1977 e nel 1978 vinse il Campionato Sudamericano di categoria e dal 1978 per quattro volte consecutive quello brasiliano. Sbarcato in Italia, a Milano, con i colori della Dap fu protagonista dei campionati mondiali del 1979 e del 1980, sfiorando entrambe le volte il titolo.

Nel novembre 1980 Ayrton si trasferì in Gran Bretagna. Conosceva già Chico Serra, che viveva nell’isola da tre anni e conosceva l’inglese. Serra presentò il giovane pilota a Ralph Firman, proprietario della scuderia Van Diemen e, dopo un test, riuscì ad ottenere un ingaggio. Senna prese casa con la moglie a Norwich, nel Norfolk[10]. Nel 1981 esordì in Formula Ford 1600, disputando il campionato britannico RAC e il Townsend-Thoresen: li vinse entrambi con 12 vittorie, 3 pole e 10 giri veloci su 19 gare. L’anno seguente passò alla Formula Ford 2000, disputando sia il campionato britannico Pace British sia l’Europeo EFDA: li vinse entrambi con 21 vittorie, 15 pole e 22 giri veloci su 29 gare. A fine stagione esordì nell’ultima prova del difficile Campionato Britannico di Formula 3 conquistando pole, vittoria e giro più veloce.

Nel 1983 gareggiò nel Campionato Britannico F3 con una Ralt-Toyota del team West Surrey Racing e lo vinse con 12 vittorie, 15 pole e 13 giri veloci su 20 gare. A fine stagione partecipò alla prestigiosa gara internazionale di F3 di Macaonella quale si confrontano tutti i più forti piloti della categoria: partì dalla pole, dominò entrambe le manche e segnò il giro veloce. È di quest’anno la decisione di adottare il cognome materno Senna, meno comune del Da Silva usato sino all’anno precedente.

E da quel momento inizia il grande volo verso 161 Gran Premi disputati, 614 punti conquistati, 80 podi scalati, 19 giri veloci, 65 pole position, 41 vittorie. E tre titoli mondiali

Giorgio Bernardi: Rally dei Laghi, trampolino di lancio verso il CIR Junior

Seconda gara test per il pilota della Valle Po, che affronta la trasferta alla gara varesina per approfondire la conoscenza con la Fiesta R2T con cui disputererà il Campionato Italiano Rally Junior a partire dal prossimo Sanremo. Novità del prossimo impegno sarà la presenza in vettura di Giulia Zanchetta, esperta navigatrice veneta, che lo affiancherà nell’avventura tricolore. Anche al Rally dei Laghi la Fiesta R2T di Bernardi sarà curata da Gliese Engineering e porterà i colori della scuderia veneta Sport&Comunicazione. Foto Archivio Gabriele Valinotti

 

MARTINIANA PO (CN), 13 marzo – Uno, due, tre e poi il tuffo. Come il tuffatore dal trampolino, Giorgio Bernardi compie un paio di balzi prima di lanciarsi a capofitto nell’avventura del CIR Junior che inizierà con il 66° Rallye Sanremo a metà aprile. Dopo aver usato per la prima volta la Ford Fiesta R2T al Rally Val Merula del febbraio scorso, il pilota saluzzese si presenterà al via del Rally dei Laghi del prossimo fine settimana per aumentare la sua conoscenza con la berlinetta inglese e inserire nel puzzle un altro tassello fondamentale: la nuova navigatrice.

In Liguria era importante provare una vettura molto diversa da quelle che ho sempre usato nella mia carriera rallistica. La Fiesta è piccola di cilindrata ed è sovralimentata da un turbo, fatto che ne condiziona l’erogazione della potenza in modo diverso dalle auto da rally usate in precedenza e richiede una modalità di guida per me nuova. Al Val Merula mi sono concentrato sulla conoscenza del tipo di vettura, usando la Fiesta R2T di Gliese Engineering di Giorgio Marazzato, squadra con la quale collaboro da anni, chiamando al mio fianco Enrico Ghietti, amico da sempre e con cui ho condiviso una decina di rally a cominciare dai miei esordi

Affrontata con molta circospezione e tenacia la trasferta savonese, impegnandosi più nella ricerca del set-up, lo studio di pneumatici mai usati prima, lavorando sodo per tutta la gara, ora Bernardi compie il passo successivo alla gara di Varese.

La novità più importante sta nel fatto che avrò per la prima volta al mio fianco Giulia Zanchetta, ventisettenne navigatrice di Bassano del Grappa con cui disputerò l’intero CIR Junior. Una navigatrice molto esperta che vanta oltre quaranta gare dettando le note a personaggi come Jader Vagnini e Alessandro Battaglin, tanto per citarne un paio fra i più noti e ha conquistato tre vittorie assolute e numerosi podi. Una garanzia. Il Rally dei Laghi sarà il miglior modo per conoscerci prima di iniziare l’avventura tricolore. Per il resto la trasferta di Varese servirà per affinare ulteriormente la mia sensibilità nei confronti della Fiesta, esperimentando le soluzioni che Giorgio Marazzato mi proporrà” afferma il portacolori della Scuderia Sport&Comunicazione.

Sarà una sensazione strana, perché in vita mia ho sempre corso principalmente puntando al risultato della gara se non addirittura della prova speciale, mentre qui dovrò concentrarmi sulla vettura, sul rapporto di collaborazione con Giulia, sul sentire il minimo battito di ciglia degli pneumatici. Proprio per questo che ho scelto un rally che non conosco e che non ho mai fatto. Proprio per concentrarmi sulla preparazione in vista del Sanremo. Peccato, perché l’elenco iscritti del Laghi e sempre di altissimo livello, e la mia indole è confrontarsi con gli avversari. Per quello dovrò mordere il freno. Ma da Sanremo sarà un’altra storia” promette Giorgio Bernardi.

 

Il Rally dei Laghi 2019, giunto alla 28esima edizione, prevede le verifiche sportive e tecniche sabato 16 marzo a Varese dalle ore 10.00 alle 14.30, mentre dalle 12.30 alle 15.30 gli equipaggi potranno testare le vetture in assetto da gara con lo Shake Down sul tratto di San Michele. Alle 18.31 di sabato inizierà la cerimonia di partenza in Piazza Monte Grappa a Varese, cui farà seguito il riordino notturno a Schiranna (VA). Domenica 17 marzo partenza all’alba, con gli equipaggi che alle 6.31 lasceranno il parco notturno per affrontare due volte le tre prove speciali (fra le quali la classica Cuvignone, anche se percorsa al contrario) per complessivi 71,50 km cronometrati, su un percorso totale di 274,17 km e tornare alle 16.20 in Piazza Monte Grappa per il palco arrivi.

Gianluca Tavelli, la gara di casa non si diserta mai

Il pilota canavesano è uno dei due veterani della gara, che gli ha regalato notevoli soddisfazioni grazie alle otto vittorie di classe in undici partecipazioni. Al suo fianco, come sempre dal 2014 in avanti, Nicolò Cottellero con cui ha condiviso 86 partenze, comprese due in gare mondiali. Dopo il quinto posto dello scorso anno, l’equipaggio della Due Gi Sport sarà al via con una Clio Williams Gruppo A per una lotta di classe che si presuppone infuocata sulla prova che, non per nulla, è denominata l’Università dei Rally. Di Tommaso M. Valinotti

RIVAROLO CANAVESE (TO), 21 febbraio – La prima volta fu nel 2008 con una Panda di Classe K9 a fianco di Giorgio Romano. A quel tempo la ronde aveva un nome lungo ed abbastanza improbabile come “3° Rally Ronde della Freisa e Malvasia e del Canavese” (denominazione che deriva dal fatto che la gara era migrata proprio quell’anno in quel di Ciriè dopo due edizioni con base a Montechiaro d’Acqui nel Monferrato) e Gianluca Tavelli aveva iniziato a correre da pochi mesi, ma si era già fatto onore conquistando una vittoria di Classe K9 nel precedente Moscato Rally; alla sua settima gara il pilota canavesano ottenne il secondo successo di categoria in quell’edizione novembrina. E da allora ha sempre preso parte alla gara di casa, assommando undici partenze consecutive nelle undici edizioni disputate in Canavese, risultando così il pilota con il maggior numero di partecipazioni al pari dell’altro locale Johnny Bausano.

La Ronde del Canavese si sviluppa sulla prova di Prascorsano che si trova ad appena una decina di chilometri dalla mia officina di Castellamonte. Addirittura adesso abito a Cuorgnè, proprio dove la gara avrà il suo parco assistenza e riordino. Mancare sarebbe stato un delitto”.

La gara canavesana ha sempre portato bene al portacolori della Due Gi Sport che ha sempre visto l’arrivo ed in buona posizione collezionando otto vittorie di classe e tre secondi posti, impreziositi da due quinti assoluti (nel 2015 con la Citroën DS3 e lo scorso anno con la Škoda Fabia S2000). “Lo scorso anno era impossibile pensare alla vittoria, visto che erano presenti tre WRC e due R5 più performanti della mia Škoda S2000. Ma me l’ero cavata bene ed avevo lottato per il terzo gradino del podio che era mio fino a metà gara, e distava appena 2/10 dopo la terza prova; poi ho vanificato tutto nell’ultimo passaggio con un dritto. È stata comunque una bella gara” che ha premiato Gianluca Tavelli e Nicolò Cottellero con il Trofeo “Gino Bellan” riservato all’equipaggio canavesano meglio classificato.

Ed anche quest’anno Gianluca Tavelli affiderà il compito di leggergli le note a Nicolò Cottellero, proseguendo un sodalizio che dura dalla Ronde della Pietra di Bagnolo del 2010 (anche quella volta Tavelli vinse la Classe A5 con la Panda) che assomma a 86 partenze effettuate fianco a fianco. “Il nostro primo Canavese insieme fu nel 2012 con la Peugeot 207 S2000 ed anche in quell’occasione la gara fu positiva con il sesto posto finale, e primi di Classe. Da allora il nostro rapporto si è intensificato al punto che dal 2014 ho corso esclusivamente con lui”.

Per quanto riguarda la vettura, tutti si aspettavano di vedere l’equipaggio canavesano con la Škoda Fabia, ma a sorpresa Tavelli-Cottellero si presenteranno al via di Rivarolo con la Clio Williams di Classe A7, la stessa con cui ha disputato il Gomitolo di Lana dell’autunno scorso (anche all’ora primi di Classe) e con cui disputò l’edizione del 2010, affiancato da Ilenia Sertori, una delle tre edizioni che non lo vide trionfare in classe, ma pur sempre a podio.

Non lotterò per la classifica assoluta, ma la battaglia in classe sarà di quelle accese con sei equipaggi iscritti fra i quali i miei compagni di scuderia Stefano Blessent e Riccardo Ala. Brutti clienti. La prova speciale è stupenda. A me piace soprattutto il tratto veloce iniziale, un tuffo in discesa che manda l’adrenalina in circolo, il dosso sotto il comune di Pratiglione ed anche il tratto finale è interessante sia per gli equipaggi e per il pubblico. Se la chiamano l’Università dei Rally un motivo ci sarà. Questa gara è bellissima, ed era veramente fantastica una decina di anni fa quando si correva anche di notte. Tutte le volte che l’ho affrontata mi sono sempre divertito moltissimo, anche nel 2017 quando praticamente picchiai ad ogni passaggio sulla speciale” vincendo comunque la Classe R2B con la Peugeot 208.

Peccato che la collocazione autunnale prima ed ora a fine inverno abbia come conseguenza che il più delle volte il meteo è sfavorevole, cosa che non favorisce l’affluenza del pubblico sulla speciale

Nel loro percorso di crescita agonistica Tavelli e Cottellero hanno disputato due gare del mondiale rally: il Catalunya-Costa Daurada del 2017 e il Deutschland del 2018. “Correre nel mondiale ti cambia la mentalità. La cosa che ora mi piace meno dei rally è dover effettuare le ricognizioni. Nel mondiale le ricognizioni sono estremamente limitate e le sanzioni pesanti per chi sgarra. Le gare hanno prove lunghe che sfiorano i trenta chilometri, il feeling con i navigatori è fondamentale. Adesso effettuare le ricognizioni mi annoia e non mi diverto, cosa che invece capita regolarmente appena parto in speciale. Le Ronde inoltre, hanno parecchi tempi morti per consentire a tutti gli equipaggi di disputare tutta la prova speciale senza che la testa si accavalli sulla coda. Però questa volta non avrò bisogno di molteplici ricognizioni. Anche se la speciale cambia di volta in volta con piccoli aggiustamenti la conosco a memoria”.

Ciò significa forse che non avrà bisogno delle note di Nicolò Cottellero?

Assolutamente no. Sarà prezioso come sempre. Se si va a memoria si rischia di scordarsi qualcosa ed allora sono guai”.

The Hall of Fame. Buon compleanno Gilles Villeneuve: “Noi ti amavamo”

Testo coordinato da Tommaso M. Valinotti

SAINT JEAN SUR RICHELIEU (Quebec, Canada) – “Il mio passato è pieno di dolore e di tristi ricordi: mio padre, mia madre, mio fratello e mio figlio. Ora quando mi guardo indietro vedo tutti quelli che ho amato. E tra loro vi è anche questo grande uomo, Gilles Villeneuve. Io gli volevo bene”. Parola di Enzo Ferrari. Gilles Villeneuve è stato una di quelle meteore che hanno illuminato il mondo delle corse molto di più di stelle che hanno girovagato per il firmamento, ma non hanno scolpito il loro nome così profondamente ed indissolubilmente nel cuore dei tifosi

Gilles Villeneuve aveva un nome di battesimo molto più lungo. In realtà si chiamava Joseph Gilles Henri Villeneuve, ma quel Gilles bisillabico gli permetteva di correre più velocemente, come gli piaceva vivere, anche nel nome. Era nato a Saint-Jean-sur-Richelieu, una città con meno di 100mila abitanti a 50 chilometri da Montreal, nel Quebec, il 18 gennaio 1950 (anche se quando si presentò ad Enzo Ferrari, temendo di essere troppo vecchio, si tolse un paio di anni e mantenne il segreto per tutta la sua vita). Morì in un letto di ospedale, nella città universitaria di Lovanio, in Belgio, l’8 maggio 1982 ed in quel giorno, per tanti tifosi, morì anche la Formula 1.

In una città così a nord, la passione del giovane Gilles si manifestò correndo e vincendo con le motoslitte, nelle quali ebbe come primo avversario il fratello Jacques. Fu un vero campione al punto di conquistare il titolo mondiale nel 1974. Che fosse un campione lo capirono subito gli avversari quando nel 1976 vinse il campionato canadese ed americano di Formula Atlantic e l’anno dopo fece il bis. Ma per correre, agli inizi dovette affrontare enormi sacrifici, il più eclatante dei quali fu vendere la casa in cui abitava insieme alla moglie Johanna. La scalata al successo inizio con una vecchia Formula Ford nel 1973 con cui affronto il campionato regionale nel 1973 (vincendo ben sette gare), prima di compiere il grande salto alla Formula Atlantic. Ma furono le gare in motoslitta a permettergli di avere la sponsorizzazione della Skiroule che gli consentì di correre in Formula Atlantic e disputare una gara capolavoro a Trois Rivieres, quando vinse davanti ad alcuni piloti già affermati in Formula 1, come James Hunt.

 

E fu proprio Hunt a proporlo a Teddy Mayers della McLaren con cui nel 1977 disputò il Gran Premio di Gran Bretagna (nonostante fosse al volante della terza vettura della squadra seppe conquistarsi il trofeo “driver of the day”), per poi chiudere la stagione alla Ferrari, con cui disputa le ultime due della stagione in sostituzione del “contestatore” Niki Lauda, che appena conquistato il secondo titolo iridato se ne andò da Maranello sbattendo la porta. Da allora difese costantemente i colori del Cavallino Rampante, conquistando sei vittorie titolate ed una nella Race of Champions a Brands Hatch nel 1979, anno in cui fu vice campione del mondo e fedele scudiero di Jody Scheckter. La prima gara con la Ferrari nel 1977 fu il GP del Canada che si chiuse con un ritiro, cui fece seguito il GP del Giappone, in cui Villeneuve fu protagonista di un incidente spettacolare che costò la vita due spettatori (un commissario di percorso ed un fotografo, posizionati probabilmente in zona vietata e sicuramente pericolosa). La Ferrari di Villeneuve tamponò la Tyrrell di Ronnie Peterson e volo in alto nel cielo del Giappone. Quale terribile analogia con l’incidente che gli sarebbe costato la vita meno di cinque anni dopo. Villeneuve si conquistò il soprannome di aviatore, l’ammirazione di Enzo Ferrari e gli attacchi della stampa becera di tutto il mondo. E già nella prima gara del 1978 ottenne il suo giro più veloce in gara (GP di Argentina), ottenne per la prima volta il comando della gara (GP degli Stati Uniti), tutto ciò nonostante la Ferrari del 1978 non fosse al massimo della forma, in netta inferiorità contro l’imperante Lotus. Ed a fine stagione, proprio in Canada conquistò il suo primo successo. L’anno successivo fu la volta della splendida Ferrari 312 T4 che regalò a Scheckter il titolo mondiale (1979), che aveva un contratto da prima guida, ed a Villeneuve una stretta seconda piazza. Villeneuve vinse sotto la pioggia (con gomme da asciutto!) in Sud Africa, ottenne la prima pole position negli Stati Uniti, dove ottenne una seconda vittoria ed andando in testa al mondiale. Nel delirio dei suoi tifosi.

Problemi di affidabilità non permisero a Villeneuve di difendere la sua leadership, lasciando via libera a Scheckter, fiducioso di una netta rivincita l’anno successivo. Non senza alcuni momenti memorabili come la sfida ruota contro ruota con René Arnoux per i tre giri finali del Gran Premio di Francia. Tutti ricordano quel duello, nessuno ricorda che quello fu il primo successo della Renault con Jean Pierre Jabouille. In Olanda continuò imperterrito nonostante uno pneumatico dechappato. Ormai certo di non poter conquistare il titolo iridato seguì docilmente Scheckter a Monza, per chiudere la stagione con una vittoria a Watkins Glen. Fu la miglior stagione della sua carriera. Gran favorito nel mondiale 1980, non trovò nella Ferrari 312 T5 lo strumento necessario per dargli l’alloro iridato. Ritiri e cedimenti, un pauroso incidente a 300 all’ora a Le Castellet furono le sole cose che videro per protagonista Villeneuve e la Ferrari, tutta concentrata a sviluppare il modello 1981 con motore turbo. Con il ritiro di uno spento Scheckter, Villeneuve divenne la prima guida della Ferrari, ma seppe accogliere con il suo solito sorriso il nuovo compagno di squadra, Didier Pironi. Il 1981 fu ancora speso in gran parte nello sviluppo della 126 CK con motore turbo. Dovette attendere il Gran Premio di San Marino per ottenere una pole position, per ottenere una vittoria strepitosa al Gran Premio di Montecarlo, grazie ad una capacità di gestione della gara inimmaginabile per un pilota grintoso e “spettacolare” come lui. Villeneuve aveva ben chiaro che la Ferrari era inferiore alla Williams, ma ciò non bastò a farlo desistere da continuare con il Cavallino Rampante, al punto di firmare un contratto che lo avrebbe vincolato a Maranello sino alla fine del 1983. E con il contratto in tasca conquistò un’altra vittoria capolavoro nel GP di Spagna, rimontando dalla settima piazza e riuscendo a difendersi dagli assalti di una muta di inseguitori al punto che sul traguardo finale le prime cinque vetture furono classificate in poco più di un secondo. Dopo quella gara tornò ad essere il mitico Gilles Villeneuve. Aggressivo, determinato, impulsivo. Al punto che al Gran Premio del Canada, gran premio in cui i suoi tifosi gli regalavano una marcia in più, effettuò gran parte della gara con l’alettone anteriore storto, a seguito di un contatto con Niki Lauda, fino a quando l’appendice aerodinamica non si staccò da sola.

Villeneuve era estremamente fiducioso per il 1982. la Ferrari aveva lavorato moltissimo a creare la 126 C2, una vettura che si sarebbe dimostrata imbattibile in pista dagli avversari. Ma vittima di tantissima sfortuna. L’inizio di stagione non fu molto fortunato, con due ritiri nelle prime due gare, una squalifica ed un divorzio imminente. La quarta era Imola, disertato dai team inglesi per protesta nella guerra fra la FISA di balestre e la FOCA di Bernie Ecclestone. La Ferrari ebbe facilmente la meglio sulle Renault che prima di metà gara si ritirarono. Gli accordi all’interno della Scuderia di Maranello prevedevano di mantenere le posizioni quando la classifica si fosse consolidata. Villeneuve era in testa, ai box esposero il cartello “slow” per invitare i due piloti a non commettere follie. Il canadese ricordava bene la gara di Monza del 1979 quando si era ben guardato di insidiare il compagno di squadra Jody Scheckter, ma Pironi pensò di avere campo libero ed attaccò Villeneuve, in un continuò scambio di posizione che portò Pironi al successo con un sorpasso all’ultimo giro. Villeneuve scese dalla monoposto infuriato e a nulla valsero le intercessioni dello stesso Enzo Ferrari: fra Villeneuve e Pironi l’amicizia era terminata. Addirittura Villeneuve pensò di cambiare squadra.

Due settimane dopo in Belgio si ebbe la catastrofe. L’incedente avvenne nel corso delle prove del Gran Premio del Belgio l’8 maggio 1982 quando tamponò a 227 chilometri orari la March di Jochen Mass che procedeva lentamente. A Zolder le Ferrari non era andate bene. Pironi era sesto in qualifica, Gilles addirittura ottavo. Alle 13,52 Villeneuve si rituffò in pista, quando mancavano pochi minuti alla fine delle prove cronometrate. Dopo aver percorso metà pista, percorse la chicane che immette alla discesa verso la curva “Terlamenbocht” (la curva del bosco). Mass, che viaggiava lentamente, vide arrivare Villeneuve, pensò di dargli strada spostandosi a destra. La manovra non fu capita da Villeneuve; il canadese pensava che Mass gli lasciasse via libera sulla traiettoria esterna, la più veloce. Il colpo fu terribile, la Ferrari volò nuovamente in cielo, compì due looping completi, supero i guard rail esterni e si abbatté sulla via di fuga, prima di essere rimbalzata nuovamente in alto, e di ricadere in pista, proprio davanti all’esterrefatto Mass. Nell’urto nella via di fuga si staccò il pannello fissato al sedile, ancora agganciato al suo posto di guida il corpo di Villeneuve volò per oltre 50 metri prima di ricadere dopo aver divelto anche una rete metallica. Prontamente soccorso dal commissari, personale medico ed alcuni piloti che lo seguivano, tutti capirono che le condizioni del piccolo canadese erano gravissime. Fu trasportato al centro medico del circuito, e poi alla clinica universitaria St. Raphael di Lovanio dove fu mantenuto in vita artificialmente fino alle 21,12 della stessa sera, quando la moglie Johanna, giunta precipitosamente dalla loro casa di Montecarlo, diede l’autorizzazione a staccare le macchine. Il 12 maggio si svolsero le esequie nel cimitero di Montreal ed in base alle volontà del pilota, il corpo di Gilles fu cremato.

Gilles Villeneuve esordì in Formula 1 il 16 luglio 1977 con una McLaren M23 al GP d’Inghilterra concludendo 11° assoluto. Partì in 67 Gran Premi (oltre ad uno non qualificato) tutti con la Ferrari (tranne il primo). Ha ottenuto 6 vittorie, 13 podi, 2 due pole position, 8 giri veloci e 107 punti. Fu vice campione del mondo nel 1979.

Ma soprattutto fu amato da tutti gli appassionati di questo sport

Buon compleanno Michael

Il grande campione tedesco compie oggi cinquant’anni.

GLAND (Svizzera), 3 gennaio – Michael Schumacher (Hürth3 gennaio 1969) è un ex pilota automobilistico tedesco, il più vincente campione della Formula 1 e uno dei più grandi automobilisti sportivi di tutti i tempi. Ha conquistato 7 titoli mondiali: i primi due con la Benetton (1994 e 1995) e successivamente cinque consecutivi con la Ferrari (20002001200220032004).

Soprannominato Kaiser, Schumacher detiene gran parte dei record della Formula 1 avendo conseguito, oltre ai titoli iridati, anche il maggior numero di gran premi vinti, di giri veloci in gara, di hat trick (pole position, vittoria e giro più veloce nella stessa gara). Fino al 13 ottobre 2013 Schumacher ha detenuto anche il record assoluto di punti in carriera, superato in quell’occasione da Fernando Alonso. In seguito altri quattro piloti hanno sorpassato tale record. È stato anche primatista di pole position (68) dal 2006 al 2017, quando è stato sorpassato da Lewis Hamilton nelle qualifiche del Gran Premio d’Italia 2017. Dotato anche di grandi doti da collaudatore in grado di far crescere le proprie vetture, Schumacher è stato anche il primo tedesco a laurearsi campione del mondo di Formula 1 ed è stato l’icona più popolare nella Formula 1 fino al 2006, secondo un sondaggio della FIA.

Il 12 ottobre 2003, vincendo il suo sesto mondiale, è diventato il più titolato pilota di Formula 1, superando il record di Juan Manuel Fangio, e nel 2004 ha marcato un ulteriore record vincendo il quinto titolo iridato consecutivo, il settimo in totale. Ritiratosi una prima volta alla fine del 2006, ha deciso di tornare a correre nella stagione 2010, a 41 anni, con la Mercedes, per poi ritirarsi definitivamente alla fine della stagione 2012. 308 GP disputati (307 partenze); 91 GP vinti, 155 Podi, 68 Pole Position, 77 Giri più veloci, 1566 Punti

Il 29 dicembre 2013 rimane gravemente ferito in un incidente sugli sci, a seguito del quale resta in coma farmacologico per diversi mesi.

Enrico Brazzoli: sotto l’albero di Natale una 124 Abarth per il Montecarlo

Foto archivio Elio Magnano

SALUZZO (CN) – Curiosando fra i “pacchetti regalo” posati sotto l’albero di Natale Enrico Brazzoli ne ha scorto uno dalle forme diverse da tutti gli altri: si trattava della 124 Abarth R-GT, curata da Michele Bernini, con la quale il driver saluzzese, neo-campione del mondo WRC-3 affronterà il Rally di Montecarlo 2019.

Una gara cui sono particolarmente affezionato e che ho disputato una decina di volte, come navigatore prima, come pilota poi e addirittura come ricognitore” conferma Brazzoli. “Una gara per non perdere il ritmo mentre si definiscono gli ultimi dettagli del programma 2019 e nella quale io e il mio navigatore, Luca Beltrame, partiremo con la solita determinazione e attenzione. Il Montecarlo non è mai una gara semplice, ma una sfida che presenta mille tranelli ad ogni curva. Ma siamo estremamente fiduciosi, anche perché possiamo contare su una squadra come quella di Michele Bernini, che a Montecarlo ha fatto bene nelle scorse stagioni con le 124 Abarth e che segue lo spider dello ‘scorpione’ da diversi anni ottenendo ottimi risultati”.

Brazzoli e Beltrame, vincitori della Classe WRC3 nella gara dello scorso anno, vestiranno come di consueto i colori di Winners Rally Team. L’87° edizione del Rallye Monte-Carlo è stata resa più compatta, ma ugualmente accattivante, rispetto all’edizione passata, che ricalca al 60%. Si comincia con due giorni di ricognizioni dalle 8.00 del mattino di martedì 22 gennaio alle 21 di mercoledì 23 gennaio. Il giorno successivo, su un tratto di 3,5 km nei pressi di Gap i concorrenti effettueranno lo Shake Down, cui seguirà la partenza ufficiale alle ore 19,17 da Piazza Desmichels a Gap per affrontare le prime due prove speciali alla luce dei fari (41,35 km) che disegneranno la prima classifica. Venerdì altre sei prove speciali (125,12 km), cui seguiranno le quattro di sabato (93,98) e le quattro di domenica (63,98 km) per un totale di 16 tratti cronometrati che corrispondono a 324,43 km di prove speciali e chiudere la gara a Montecarlo, proprio nel giorno di Sainte Dévote, patrona del Principato di Monaco.

Enrico Brazzoli-Luca Beltrame: They are the champions

Di Tommaso M. Valinotti, Foto Elio Magnano

SAN PIETROBURGO (Russia), 7 dicembre – Non sarà lo stadio di Wembley per il Live Aid, ma le premiazioni FIA per i campioni del mondo 2018 devono essere stati un’emozione di altissimo livello adrenalinico per Ernico Brazzoli e Luca Beltrame, che hanno portato in Italia il titolo WRC-3, salendo sul palco delle premiazioni nella città russa insieme a Lewis Hamilton, Sébastien Ogier-Julien Ingrassia e Jan Kopecky-Pavel Dresler, rispettivamente campioni del mondo Formula 1, WRC e WRC-2.

Prammatico e strategico Enrico Brazzoli ha iniziato la stagione 2018 con obiettivi ambiziosi, ma raggiungibili, anche se il suo motto è “solo chi tenta l’assurdo… raggiunge l’impossibile”. In modo molto più terra-terra il 53enne pilota saluzzese si era posto come obiettivo di entrare fra i migliori cinque della serie mondiale, migliorando di un paio di posizioni il suo risultato dell’anno precedente.

Per ottenere questo risultato Brazzoli ha effettuato pochi cambiamenti rispetto alla stagione precedente: stessa vettura, la Peugeot 208 VTI, stessa squadra di assistenza sulle prove speciali (la Vieffe Corse), stessa scuderia (Winners Rally Team) cambiando solo il navigatore affidandosi al pluri centenario (come numero di gare, perché in quanto ad età supera di poco la trentina) Luca Beltrame. E 2018 la stagione è iniziata nel migliore dei modi con un successo a Montecarlo che lo ha proiettato al vertice della classifica, acquisendo così la consapevolezza che quel quinto posto non era più un’assurdità ma diventava l’impossibile raggiungibile; anche perché quelli che nel corso dell’annata sarebbero diventati i principali avversari dell’equipaggio piemontese, ovvero il finlandese Tailsko Lario, terzo,  e il francese Jean-Baptiste Franceschi, ritirato, iniziavano la stagione dovendo inseguire.

Se è vero che non tutte le ciambelle riescono con il buco, il Sardegna di Brazzoli-Beltrame ne è uscito piuttosto bruciacchiato, con il radiatore della 208 VTI distrutto nel salto di Coiluna, il quarto posto finale di categoria e la vittoria di Franceschi davanti a Lario. “D’ora in avanti in Sardegna ci verrò solo più in vacanza. Gara bellissima, ma a me non ha mai portato bene” mormora a fine gara il saluzzese fra i denti.

Un disastro? Manco per idea. Brazzoli e Beltrame in quel momento non fanno conti, ma la loro situazione in graduatoria non è così negativa come sembra. Sono quinti in classifica a pari punti con Tailsko Lario, ma hanno una gara in meno del finlandese e il regolamento dell’WRC3 prevede di disputare un massimo di sei gare, conteggiando i cinque migliori risultati. Il passo falso ad inizio stagione di Lario in Svezia (solo ottavo di WRC3) pesa fortemente sulla classifica del 22enne finlandese, mentre il leader della serie, Jean-Baptiste Franceschi, sta per finire le sue munizioni, avendo già sparato cinque gare ottenendo due vittorie (Corsica e Sardegna) ma nelle altre tre gare i risultati non sono stati soddisfacenti, con il ritiro al Montecarlo, il quarto posto in Svezia ed il nono in Portogallo. Ventisette punti di ritardo possono sembrare tanti, ma Brazzoli ha ancora quattro jolly nella sua manica.

Ad agosto di arriva al Deutschland e fra gli sterminati campi militari in cui si svolge il rally tedesco Brazzoli-Beltrame chiudono secondi dietro a Lario, ed è quel risultato a fare cambiare gli obiettivi dell’equipaggio portacolori di Winners Rally Team, che resta sempre quinto nella classifica di WRC, ma è a ridosso degli svedesi Emil Bergkvist e Dennis Radstrom, che stanno per finire le gare a disposizione. Ora il podio di campionato è nel mirino.

Il seguente rally è in Turchia, gara cui Brazzoli non partecipa, e vede il successo di Bergkvist, che però non può più ottenere punti nelle successive gare, e soprattutto registra il ritiro di Franceschi che con quel risultato chiude l’annata e perde tutte le possibilità di conquista del titolo. L’appuntamento successivo per Brazzoli-Beltrame è il Galles e Brazzoli conquista il secondo posto dietro il locale, ininfluente per la classifica, Tom Williams, ma davanti a Lario. In testa al campionato c’è ancora Bergkvist, ma è chiaro che la sfida è ormai ristretta fra Lario e Brazzoli, che hanno ancora delle gare a loro disposizione. Ed a quel punto l’asticella dell’obiettivo per l’equipaggio italiano cambia ancora.

Ora si punta al titolo e per farlo viene pianificata la trasferta in Australia, gara alla quale non potranno partecipare gli avversari dell’equipaggio tricolore. Ma anche la successiva Spagna è fondamentale per la stagione ed ancora una volta Enrico Brazzoli-Luca Beltrame centrano il bersaglio pieno. “Per il gioco degli scarti Tailsko Lario doveva vincere e a noi bastava il secondo posto”. Ma un errore di percorso dell’equipaggio finlandese lo ha penalizzato alla fine della prima tappa. A questo punto si è aperta la strada della vittoria in gara e della conquista del titolo con una gara di anticipo sul podio della gara di Salou.

A quel punto la trasferta in  Australia era pianificata e sarebbe stato sciocco non sfruttare un’opportunità che forse si ha una volta sola nella vita” commenta Brazzoli. La trasferta australiana non è stata fortunata con un capottone (ma d’altronde l’Australia è per noi a testa in giù) alla 14esima prova speciale, fatto che non ha guastato la soddisfazione di Brazzoli e Beltrame per il risultato ottenuto.

Vincere un mondiale a 53 anni di età ha qualcosa dell’incredibile, soprattutto perché è una vittoria ottenuta contro ragazzini velocissimi che hanno come ambizione e sogno di diventare piloti professionisti. Abbiamo vinto con la costanza e la strategia, la capacità di non commettere errori nei momenti salienti della stagione, quando contava ottenere il risultato, magari correndo in difesa ed attaccando quando c’era la necessità” evidenzia Brazzoli che, a parte l’uscita australiana, non si ritirava in gara dall’uscita di strada nell’innevatissimo Montecarlo 2017, collezionando nove risultati utili consecutivi.

Con la stagione 2018 Brazzoli ha raggiunto l’apice di una carriera che lo ha visto gareggiare sia da navigatore sia da pilota, nelle storiche e nelle moderne, avendo iniziato con un Rally di Limone Piemonte nel 1985 su una A112 Abarth (che allora non era storica ma allevava i giovani talenti italiani che sarebbero poi balzati nel mondiale) arrivando negli anni novanta a disputare il Campionato Italiano Due Litri a fianco di una delle più belle promesse del rallismo nazionale come Fabrizio Ratiglia. Per poi passare alle storiche come pilota, correndo con Porsche e Lancia 037, prima di approdare stabilmente alle “moderne” nel 2015 affrontando subito le prove speciali del mondiale con una Subaru Impreza, per passare l’anno successivo alla Peugeot 208 VTI di Vieffe Corse che lo ha accompagnato al successo iridato di quest’anno.

Ed il futuro?

Il campionato WRC3 è giunto al capolinea, ma la FIA ha programmato un Campionato WRC2 riservato ai privati da affrontare con le performanti vetture di Classe R5. Un campionato che sembra creato apposta per piloti- gentleman come Enrico Brazzoli ed il suo navigatore Luca Beltrame che non hanno più ambizioni di professionismo, ma hanno ancora voglia di divertirsi e sanno andare forte. Una campionato che il pilota saluzzese ha nel mirino e a cui sta lavorando insieme al Winners Rally Team e alla Vieffe Corse per cominciare ad essere presente in modo significativo già dalla prossima stagione e poi nel futuro chissà. Per il momento il progetto prevede la partecipazione a quattro gare del mondiale a partire dalla Corsica di marzo. Il progetto c’è, i partner ci sono. Non resta che attendere il via della prossima stagione.

Enrico Brazzoli, da Limone Piemonte alle premiazioni di San Pietroburgo

Di Tommaso M. Valinotti

SALUZZO (CN), 20 dicembre – La strada percorsa da Enrico Brazzoli per arrivare alle premiazioni FIA a San Pietroburgo di inizio mese è lunga, ma ricchissima di soddisfazioni. Nato a Saluzzo il 27 giugno 1965, il 27 giugno 1965, in una città dove la passione dei rally era alle stelle (sei anni dopo sarebbe iniziata l’epopea del 100.000 Trabucchi) Enrico Brazzoli ha esordito come navigatore al Rally Limone Piemonte del 1985 su una A112 Abarth. Sul sedile di destra Enrico Brazzoli si è tolto delle belle soddisfazioni, conquistando la prima vittoria assoluta nel 1992 a fianco di Roberto Gazzola su Lancia Delta Integrale al Rally della Valle Varaita, vittoria bissata sempre con Gazzola e la Delta l’anno successivo ed in un altro paio di gare ancora. Nel 1994 ancora con Gazzola disputa il suo primo Rallye di Montecarlo dovendosi ritirare per incidente nelle prime battute della gara. Il Montecarlo è una delle gare cui Brazzoli è più affezionato avendolo disputato come navigatore, come pilota, avendo disputato anche il Montecarlo Historique e avendo fatto più volte il ricognitore a vari piloti fra i quali Alex Fiorio

Dopo l’esperienza con Gazzola Enrico Brazzoli detta le note ad un enfant prodige del rallismo italiano come il cuneese Raul Marchisio, cui fa seguito l’esperto Mario Stagni con la Mitsubishi al Sanremo iridato. Nel 1999 ritorna a Montecarlo a fianco del monegasco Marco Menegatto sulla Mitsubishi della RalliArt Italy, proseguendo la stagione con la stessa vettura nel campionato italiano rally a fianco di Ettore Baita, quindi ancora nel tricolore fino al 2005 con Fabrizio Ratiglia, altra giovane speranza del rallismo italiano.

La carriera di Brazzoli come navigatore si conclude nel 2005 al Rally della Valle Varaita. Nel frattempo, nel 2003, passa al volante, disputando il Rally Storico della Garfagnana con una Lancia Fulvia HF, e dopo un paio di gare l’anno nel 2004 e 2005 con la Fulvia affiancato da Walter Rapetti nel 2006 passa alla Porsche per disputare il Campionato Italiano Rally Storici, per poi migrare nel 2008 nel Campionato Europeo, serie in cui rimane fino al 2015 conquistando la vittoria nel Campionato Europeo 2009 con la Porsche 911 SC affiancato da Paola Valmassoi e nel 2011 ancora con la berlinetta tedesca, cogliendo alcune affermazioni assolute come l’Alpi Orientali Historic 2009 e il Sanremo Rally Historic 2010, per concludere la carriera con la gara al Motor Show di Bologna del 2014 sulla Lancia Rally.

Nel frattempo ha iniziato a guidare nei rally moderni, disputando nell’inverno 2010/2011 il Rally Valli Imperiesi e la Ronde di Andora con una Clio R3. Ed infine il grande salto definitivo nelle moderne disputando il Liburna Terra del 2015, con la Subaru Legacy e Maurizio Barone, prologo agli impegni mondiali di Enrico Brazzoli che lo hanno portato a conquistare il Campionato Mondiale WRC3 nel 2018 e alle premiazioni di San Pietroburgo di inizio dicembre.