Valter Ribet immortala l’ultimo atto di The Ice Challenge 2021

Il reporter pinerolese immortala l’ultimo appuntamento del tricolore velocita su ghiaccio, andato in scena nello scorso fine settimana sulla pista curata da Adriano Priotti

PRAGELATO (TO), 14 febbraio – Con la gara di San Valentino chiude la stagione 2021 del Campionato Italiano Velocità su Ghiaccio che, nonostante il COVID, ha visto una crescita esponenziale di partecipanti, con un salto qualitativo di piloti e mezzi che non ha avuto precedenti nella passata edizione.

Gemellando le piste di Livigno, che offre una sicurezza di presenza di ghiaccio, e Pragelato, curata come sempre nel minimo dettaglio da Adriano Priotti, ne è nato un campionato che ha portato in pista personaggi di altissimo profilo agonistico, come il Campione Italiano Rally 2020, Andrea Crugnola, o gli specialisti della terra i fratelli boliviani Marco e Bruno Bulacia, con un pizzico di mondiale grazie alla presenza di Gigi Galli.

Un’annata con i fiocchi, che pur in assenza o quasi di pubblico a bordo pista ha offerto tre fine settimana di spettacolo ad altissimo livello, che sono un buon augurio per la stagione che sta per iniziare. Tutto questo ha permesso ai fotografi di esaltarsi con scatti meravigliosi che hanno immortalato nelle loro macchine fotografiche, come dimostrano gli scatti che vi proponiamo in questa galleria fotografica realizzata da Valter Ribet, reporter pinerolese, particolarmente legato alla pista dell’alta Val Chisone.

Buona visione a tutti.

La galleria fotografica di John Surtees, campione dei due mondi

Il “Figlio del Vento” è l’unico pilota a vincere il massimo campionato del mondo su due e quattro ruote. A cura di Tommaso M. Valinotti

TATSFIELD (Inghilterra), 11 febbraioJohn Surtees è nato a Tatsfield, nel Surrey, a circa 30 km a sud di Londra, l’11 febbraio del 1934 ed è morto a Londra il 10 marzo 2017. Caso unico nella storia il “Figlio del Vento” ha vinto i mondiali sia sulle due (tre volte in Classe 350 nel 1958, 1959, 1960 e in Classe 500 nel 1956, 1958, 1959, 1960, sempre su MV Agusta) sia sulle quattro ruote nel 1964 su Ferrari. Figlio di un concessionario di motociclette (il padre Jack vinse il South Eastern Center Sidecar), si sposò tre volte ed ebbe tre figli dalla terza moglie Jane Sparrow. John Surtees morì il 10 marzo del 2017 per problemi respiratori e riposa nella chiesa San Pietro e Paolo nel Surrey, accanto al figlio Henry morto per un incidente in una gara di Formula 2.

La galleria fotografica della Jaguar C Type, regina di Le Mans

COVENTRY (Inghilterra). La C-type, originariamente prodotta tra il 1951 e il 1953, era famosa per la sua forma eccezionalmente fluida sviluppata da Malcom Sayer, designer, esperto di aerodinamica e artista di Jaguar Cars. Al suo debutto nel 1951, la C-type vinse l’estenuante 24 Ore di Le Mans, facendo registrare la prima delle sette vittorie assolute di Jaguar nella gara di durata francese.

Dal 1952, la C-type è stata la vera pioniera nell’adozione dell’innovativa tecnologia dei freni a disco nelle competizioni motoristiche. Grazie ad un rivoluzionario sistema sviluppato da Jaguar e Dunlop, la C-type guidata da Stirling Moss ha ottenuto la prima vittoria per una vettura con freni a disco al Gran Prix di Reims in Francia, gareggiando successivamente alla Mille Miglia in Italia.

Nel 1953 la C-type vinse nuovamente la 24 Ore di Le Mans, sempre con un sistema di freni a disco. Altri successi arrivarono grazie ad alcuni proprietari privati, che contribuirono a consacrare Jaguar vicecampione nell’inaugurale World Sportscar Championship.

Delle 53 Jaguar C-type costruite negli anni 50, 43 furono vendute a proprietari privati. In linea con i modelli costruiti in quegli anni, le specifiche tecniche di produzione dell’auto prevedevano freni a tamburo, doppi carburatori SU e 200 CV di potenza.

Gabriele Valinotti immortala i big dell’89° Monte-Carlo

Il reporter torinese segue la gara di tutti 79 equipaggi in gara. Concentrandosi in questa galleria fotografica su Sebastien Ogier e Julien Ingrassia, veri mattatori dell’evento monegasco, che festeggiano la loro cinquantesima vittoria in carriera. Di Gabriele Valinotti

MONTE-CARLO (Principato di Monaco), 24 gennaio – Un Rallye Montecarlo che ha avuto un solo padrone. Anzi due. Che però sono seduti fianco a fianco sulla stessa vettura. Si chiamano Sébastien Ogier e Julien Ingrassia che con la loro Toyota Yaris WRC hanno vinto per l’ottava volta la gara monegasca, salendo in cima alla classifica degli equipaggi saliti in cima al podio nel Principato.

Ogier e Ingrassia hanno dimostrato una superiorità assoluta, forti anche di una Toyota Yaris WRC che a un certo punto aveva monopolizzato il podio, staccando il miglior tempo in otto delle 14 prove speciali regolarmente disputate, dopo essere partiti con calma nella prima tappa che hanno chiuso in quinta posizione ad appena 16”9 dal folletto Ott Tänak che ha chiuso il Monte prima del termine. Nella seconda tappa “Séb” si scatena e segna il miglior tempo nel primo giro sulle prove speciali della mattinata prendendo il comando della gara. Una foratura sulla ripetizione della Aspremont-La Batie des Pins costa all’equipaggio della Yaris 34”7 scendendo in terza posizione, ma già nella prova successiva Ogier segna il miglior tempo recuperando una posizione e chiudendo la seconda tappa a 7”4 dal suo compagno di squadra Elfyn Evans.

Nella terza tappa Ogier comincia segnando subito il miglior tempo nella prima prova di giornata, ha qualche problema di trazione nella successiva, ma non lascia più la prima posizione chiudendo la tappa “comune” con 13”0 di vantaggio su Evans. Nell’ultima tappa Ogier-Ingrassia segnano il miglior tempo in tre delle quattro prove speciali della domenica per arrivare a Montecarlo accolti, come tradizione dal principe di Monaco, Alberto II, Jean Todt e dai meccanici del loro team per festeggiare la loro cinquantesima vittoria assoluta in carriera.

Precedendo Elfyn Evans-Martin Scott con la seconda Yaris WRC che sono stati i più veloci in altre due prove speciali e la Hyundai i20 di Thierry Neuville alla sua prima gara con Martijn Wydaeghe anche lui il più veloce in altre due prove speciali.

E questo è il podio del Monte-Carlo numero 89.

Un gran Monte-Carlo per Carlo Boroli e Maurizio Imerito

L’equipaggio piemontese chiude 33° assoluto e secondo degli italiani superando indenne le forche caudine di una foratura che poteva compromettere il loro sogno di entrare fra i magnifici cinquanta per disputare l’ultima tappa. Con determinazione, costanza e senza farsi prendere dalla frenesia Boroli-Imerito recuperano posizioni su posizioni sino a prendersi la soddisfazione di far fare passerella sulla pedana monegasca alla Škoda Fabia curata da By Bianchi. Foto di Gabriele Valinotti

MONTE-CARLO, 24 gennaio – Il transito in pedana è stato un premio meritato e sognato per Carlo Boroli (che festeggia in questo modo i suoi cinquant’anni di età) e Maurizio Imerito (che nonostante una lunga e vincente carriera non aveva mai disputato il Monte-Carlo), che hanno concluso l’89esima edizione del Rallye Montecarlo in 33esima posizione assoluta con la Škoda Fabia R5 by Bianchi. “Il nostro obiettivo era riuscire a terminare le prime tre tappe entro i migliori cinquanta, per poter essere al via anche nella tappa di domenica che portava al palco finale di Monte-Carlo” afferma il pilota novarese.

Obiettivo non facile e non per nulla scontato, considerando che Carlo Boroli non aveva mai disputato una gara del mondiale, meno che mai il Monte-Carlo, non si era mai messo al volante in gara di una vettura R5 e soprattutto considerando che il pilota novarese, complici gli impegni di lavoro, da qualche anno ha ridotto le sue uscite agomnistiche, concentrandosi nelle storiche a cominciare da RallyLegend. A complicare le cose, oltre alle condizioni meteo che hanno spinto il pilota novarese a paragonare il Monte-Carlo alla Dakar, ci si è messa anche una foratura dopo appena 1,5 km della seconda prova del rally che ha fatto perdere all’equipaggio piemontese ben nove minuti, facendolo precipitare in 68esima posizione assoluta.

Terminata con quel fardello la prima tappa, nella seconda giornata, ben prima dell’alba, Boroli-Imerito si sono scatenati e hanno subito chiarito le loro intenzioni e la loro volontà di recupero, staccando il 28esimo tempo assoluto sulla Aspremont-La Batie des Pins che apriva la seconda tappa, tornando a ridosso dell’olimpo dei primi cinquanta, nel quale sono entrati nella prova successiva, risalendo gradualmente la classifica fino al 36° posto assoluto con la quale hanno chiuso le tre giornate nei dintorni di Gap. Nella tappa di domenica non c’era più necessità di strafare. Soprattutto si doveva percorrere le speciali senza perdere terreno, ma senza nemmeno prendere rischi. Mantenendo un buon passo Boroli-Imerito hanno chiuso in 33esima posizione assoluta, godendosi la passerella sulla pedana monegasca, sogno a occhi aperti per tutti coloro che amano i rally.

È stata una bella gara appassionante anche per noi che seguivamo la vettura con trepidazione dal parco assistenza” commenta Fabrizio Bianchi di By Bianchi che cura la Škoda Fabia con la quale hanno corso Boroli-Imerito. “Per la nostra azienda è anche una bella soddisfazione aver portato all’arrivo, in onorevole posizione (sono secondi degli italiani) la nostra Fabia. Per me è il primo Monte-Carlo, mentre mio padre Daniele ne ha seguiti una decina come preparatore. Confesso che prima di partire la scorsa settimana per Gap non sentivo minimamente il fascino di questa gara e non capivo perché ammaliasse tutti. Strada facendo, invece, il rallye mi ha preso sempre di più. In passato ho vissuto almeno otto altre prove del mondiale come tecnico, ma il Monte-Carlo è diverso da qualsiasi altro: Galles, Sardegna, Catalunya, Mille Laghi, Corsica, che dir si voglia. È una gara dove l’imprevisto ti balza davanti improvviso in qualsiasi momento, in cui le condizioni cambiano chilometro dopo chilometro obbligandoti a inventarti qualcosa per venirne fuori nel miglior modo possibile” afferma il preparatore di Moncalieri con gli occhi illuminati dal virus del Monte-Carlo.

Voglia di correrlo come pilota? “Un gran bel sogno” sottolinea ancora Fabrizio Bianchi, che sicuramente sta pensando come farlo diventare realtà in un futuro. Possibilmente prossimo.

Il Monte-Carlo degli italiani visto attraverso l’obiettivo di Gabriele Valinotti

Piloti e preparatori sulle strade dell’entroterra monegasco. Bene i piemontesi Boroli-Imerito, rientra fra i migliori 50 il saluzzese Brazzoli con Maurizio Barone, mentre il miglior equipaggio tricolore è quello di Ogliari-Granai. In evidenza anche i preparatori a cominciare da Roger Tuning che conquista la 18esima piazza con Olivier Burri. Galleria fotografica di Gabriele Valinotti

MONTECARLO (Principato di Monaco), 24 gennaio. Come per le precedenti 88 edizioni il Rallye Montecarlo, che quest’anno festeggiava i 110 anni di vita, passerà alla storia come una delle gare più belle e affascinanti del panorama rallistico mondiale. Pur in emergenza COVID le menti dell’Automobil Club Monaco non si sono fatti spaventare e hanno messo in cantiere e portato in porto la loro gara, come capita ininterrottamente dal 1948. E in questa edizione, che vedeva pochi italiani al via (appena otto) e senza speranze di arrivare nelle zone alte della classifica assoluta, i nostri equipaggi si sono difesi nel miglior modo possibile, prendendosi qualche soddisfazione.

Gli equipaggi piemontesi erano tre. Il migliore al traguardo è stato quello formato da Carlo Boroli e da Maurizio Imerito che hanno chiuso 33esimi assoluti con la Skoda Fabia R5 del preparatore di Moncalieri By Bianchi. Un grande risultato soprattutto considerando che Boroli non aveva mai guidato in gara una R5, mai aveva disputato un rally mondiale e meno ancora un Montecarlo. E nonostante una foratura costata loro 9 minuti riescono a entrare nei cinquanta che disputano la tappa finale chiudendo 33esimi assoluti. Quarantatreesima piazza per il saluzzese Enrico Brazzoli, con il ligure Maurizio Barone alle note della sua Volkswagen Polo di PA Racing capace di una grande rimonta dopo una partenza sfortunata con una foratura sulla prima prova speciale del rally che è costata al portacolori di Movisport dieci minuti di ritardo e la caduta in 76esima e ultima posizione assoluta. Da lì è cominciata una rimonta con l’obiettivo di rientrare fra i cinquanta della classifica assoluta, obiettivo messo a rischio da una seconda foratura nella quinta prova, la Montauban sur l’Ouvèze-Villebois les Pins con altri otto minuti persi. Da quel momento un crescendo di prestazioni con il 25° tempo assoluto sulla decima prova, la Saint Clément-Freissinières che hanno portato Brazzoli-Barone 43esima posizione assoluta, chiudendo sesti di WRC2.

Sfortunata la gara del cuneese Alain Cittadino-Luca Santi con la Peugeot 208 R2B curata da Riccardo Miele che hanno dimostrato di poter stare comodamente fra i magnifici cinquanta che avrebbero disputato tutto il rally se non fossero subentrati inconvenienti tecnici. L’equipaggio portacolori di Winners Rally Team è poi incappato nella rottura della cinghia dell’alternatore e della pompa acqua all’inizio Aspremont-La Batie des Font, la prima prova di venerdì mattina, accumulando 27 minuti di ritardo e un altro 1’30 di penalità per ritardo al Controllo Orario successivo. Bravissimi i due componenti dell’equipaggio a riparare la vettura sul ciglio della strada e non fermarsi definitivamente, continuando a lottare. Nelle due prove dopo Cittadino-Santi sono meno concentrati e non segnano tempi di rilievo, ritrovando slancio e determinazione nella ripetizione della Aspremont-La Batie des Font dove sono 49esimi, ma il tempo imposto sulla speciale successiva (per loro molto penalizzante) spegne i sogni di disputare la tappa di domenica e in effetti Cittadino-Santi chiudono il percorso comune in sessantesima posizione assoluta. E così rinunciano al lungo trasferimento verso Monte-Carlo e al passaggio in pedana di domenica pomeriggio.

Il migliore degli italiani è il comasco Giacomo Ogliari, con Lorenzo Granai alle note del suo quinto Monte-Carlo che conclude in 28esima posizione assoluta con la Citroën C3 Rally 2. Il pilota comasco commenta: “È stata una gara molto difficile, soprattutto per la scelta di gomme. Sono cinque anni che mi concentro sui rally in pista, se escludiamo il recente Rally di Monza, e manco dal Monte-Carlo dal 2010. La gara è andata bene senza scossoni o problemi particolari. La Citroën C3 curata da G-Car si è comportata benissimo, ottimo il feeling con Lorenzo Granai e grazie a Criag Breen e Tamara Molinaro che mi hanno fatto da ricognitori tutto ha funzionato benissimo”. Quarantaquattresima posizione assoluta per Fabrizio Arengi Bentivoglio, affiancato da Max Bosi che ha partecipato al suo terzo Monte-Carlo consecutivo, che ha alternato ottimi tempi in speciale a un paio di forature e un problema iniziale al turbo che non gli hanno permesso di chiudere più in alto nella classifica assoluta con la Škoda Fabia R5. Infine, fra gli italiani 49esima piazza per Carlo Covi e Michela Logiriola con la Škoda Fabia R5. Ritirati Mauro Miele-Luca Beltrame che non entrano nell’11esima speciale dopo che nella precedente avevano forato ed erano lontanissimi dall’obiettivo di entrare fra magnifici cinquanta che avrebbero percorso le prove di domenica.

Arrivo in 18esima posizione assoluta per l’esperto svizzero Olivier Burri alla sua 22esima partecipazione al Monte, che porta nelle zone nobili la Volkswagen Polo R5 della struttura astigiana di Roger Tuning.  Quarantaseiesima piazza assoluta per gli svizzeri Philippe e Christofe Roux con la Volkswagen Golf GTI astigiana. Fermo l’altro equipaggio elvetico assistito da Roger Tuning: Mike Coppens-Fabrice Gordon hanno sbattuto la loro Škoda Fabia R5 nella 13esima prova speciale quando erano 23esimi assoluti. Poco fortunata la trasferta del preparatore canavesano Gliese Engineering che chiude in 59esima posizione con la Fiesta R2T del monegasco Jean Paul Palmero affiancato dal ligure Mattia Pastorino, che non fanno l’ultima tappa, ma hanno vissuto l’onore di transitare sul podio finale. Si ritira invece per noie meccaniche sulla quarta prova la Peugeot 208 R2B di Gliese Engineering del monegasco Marc Dessi con a fianco Angelo Pastorino.

Carlo Boroli ed Enrico Brazzoli tengono alto l’onore del Piemonte all’89° Monte-Carlo

Sfortunato Alain Cittadino che, tempi alla mano, avrebbe potuto entrare fra i magnifici cinquanta che hanno disputato l’ultima giornata. Al traguardo anche l’elvetico Olivier Burri con la Polo del preparatore astigiano Roger Tuning, mentre si fermano anzi tempo le due vetture di Gliese Engineering. Galleria di Gabriele Valinotti

MONTECARLO, 24 gennaio. Il Rallye Montecarlo numero 89, che festeggiava i centodieci anni dalla nascita, ha consacrato, se ce ne fosse ancora bisogno il talento superiore di Sébastien Ogier e del suo navigatore Julien Ingrassia che conquista la sua ottava vittoria nella gara monegasca, segnando il miglior tempo in otto delle 14 prove regolarmente disputate e ha chiuso con 32”6 sul compagno di squadra Elfyn Evans per una doppietta tutta Toyota. Tutto ciò nonostante una foratura sulla sesta prova speciale che gli ha fatto perdere 34”. Pedna, anche senza aver fatto l’ultima tappa, per l’unico equipaggio femminile al traguardo, quello formato dalle francesi Myriam Peretti-Laura Salini su Ford Fiesta R2T che hanno concluso 53esimi assoluto. Il migliore degli italiani è il comasco Giacomo Ogliari, con Lorenzo Granai alle note del suo quinto Monte-Carlo che conclude in 28esima posizione assoluta con la Citroën C3 Rally 2.

Grande gara del novarese Carlo Boroli, affiancato dall’esperto astigiano Maurizio Imerito, alla sua prima esperienza al Monte-Carlo che chiude 33° assoluto con la Škoda Fabia R5 di by Bianchi, che ha superato senza inconvenienti anche una foratura sulla seconda prova speciale, rimanendo nelle altre costantemente fra i migliori quaranta dell’assoluta e segnano il 28° tempo nella Aspremont-La Batie des Font di venerdì mattina disputata alla luce dei fari. Quarantatreesima piazza per il saluzzese Enrico Brazzoli, con il ligure Maurizio Barone alle note della sua Skoda Fabia R5 di PA Racing capace di una grande rimonta dopo una partenza sfortunata con una foratura sulla prima prova speciale del rally che è costata al portacolori di Movisport dieci minuti di ritardo e la caduta in 76esima e ultima posizione assoluta. Da lì è cominciata una rimonta con l’obiettivo di rientrare fra i cinquanta della classifica assoluta, obiettivo messo a rischio da una seconda foratura nella quinta prova, la Montauban sur l’Ouvèze-Villebois les Pins con altri otto minuti persi. Da quel momento un crescendo di prestazioni con il 25° tempo assoluto sulla decima prova, la Saint Clément-Freissinières che hanno portato Brazzoli-Barone 43esima posizione assoluta, chiudendo sesti di WRC2.

Sfortunata la gara di Alain Cittadino-Luca Santi con la Peugeot 208 R2B curata da Riccardo Miele che hanno dimostrato di poter stare comodamente fra i magnifici cinquanta che avrebbero disputato tutto il rally se non fossero subentrati inconvenienti tecnici. L’equipaggio portacolori di Winners Rally Team è poi incappato nella rottura della cinghia dell’alternatore e della pompa acqua all’inizio Aspremont-La Batie des Font, la prima prova di venerdì mattina, accumulando 27 minuti di ritardo e un altro 1’30 di penalità per ritardo al Controllo Orario successivo. Bravissimi i due componenti dell’equipaggio a riparare la vettura sul ciglio della strada e non fermarsi definitivamente, continuando a lottare. Nelle due prove dopo Cittadino-Santi sono meno concentrati e non segnano tempi di rilievo, ritrovando slancio e determinazione nella ripetizione della Aspremont-La Batie des Font dove sono 49esimi, ma il tempo imposto sulla speciale successiva (per loro molto penalizzante) spegne i sogni di disputare la tappa di domenica e in effetti Cittadino-Santi chiudono il percorso comune in sessantesima posizione assoluta. E così rinunciano al lungo trasferimento verso Monte-Carlo e al passaggio in pedana di domenica pomeriggio.

Arrivo in 18esima posizione assoluta per l’esperto svizzero Olivier Burri alla sua 22esima partecipazione al Monte, che porta nelle zone nobili la Volkswagen Polo R5 della struttura astigiana di Roger Tuning. Meno fortunata la trasferta del preparatore canavesano Gliese Engineering che chiude in 59esima posizione con la Fiesta R2T del monegasco Jean Paul Palmero affiancato dal ligure Mattia Pastorino, che non fanno l’ultima tappa, ma hanno vissuto l’onore di transitare sul podio finale. Si ritira invece per noie meccaniche sulla quarta prova la Peugeot 208 R2B di Gliese Engineering del monegasco Marc Dessi con a fianco Angelo Pastorino.

Cittadino-Santi tirano cinghia al Monte-Carlo

Galleria fotografica di Gabriele Valinotti

GAP (Francia), 22 gennaio – Giornata difficile per Alain Cittadino e Luca Santi, la seconda tappa dell’89° Rallye Monte-Carlo che l’equipaggio portacolori di Winners Rally Team ha concluso in 67esima posizione assoluta. “Il disastro è avvenuto nella prima prova di questa mattina la Aspremont-La Batie des Fonts di 22.10 km che partiva alle 6.10 con il buio. Nel primo rettilineo si è rotta la cinghia dell’alternatore, che dopo qualche chilometro ha rotto la cinghia della pompa dell’acqua. Quasi subito la temperatura, nonostante il gelo esterno è salita alle stelle. Ci siamo perciò fermati e abbiamo sostituito questa cinghia, ma abbiamo dovuto procedere al buio e senza fari, non avendo più alimentazione elettrica per i successivi dodici chilometri, fino allo scollino quando anche la macchina si è spenta e abbiamo fatto gli ultimi due chilometri sull’abbrivio, riuscendo a concludere la prova” pagando ben 21 minuti a Ogier, vincitore della speciale e 18 ad Althaus, miglior tempo di RC4 in speciale.

Terminata la prova l’equipaggio cuneese ha aperto il cofano della Peugeot 208 R2B curata da Riccardo Miele, smontato la pompa dell’acqua per raggiungere la cinghia dell’alternatore e sostituirla. Nell’operazione hanno perso tempo e sono arrivati con nove minuti di ritardo (pari a ‘30” di penalizzazione) al successivo Controllo Orario, precipitando in 76esima posizione assoluta, ultimi in gara.

Nelle successive due prove, avendo perso la concentrazione, Cittadino-Santi non ripetono i tempi fatti segnare giovedì e chiudono il primo giro sulle prove in 71esima posizione assoluta, mettendosi alle spalle tre concorrenti.

Dopo il parco assistenza di Gap le cose sembrano cambiare. Nella ripetizione della Aspremont-La Batie des Fonts l’equipaggio cuneese torna a occupare la posizione che gli compete e segna il 49° tempo assoluto, quinto di Classe RC4, con la speranza di recuperare altro terreno nella successiva Chalancon-Gumiane, che viene però sospesa per l’uscita di strada di Pierre-Louis Loubet con la vettura che ingombra la strada. “Purtroppo ci hanno assegnato il tempo del passaggio precedente, quando eravamo reduci dalle disavventure sulla prima prova, quindi un tempo molto alto. Peccato. La gara si sta rivelando difficilissima. Con il problema Covid i ricognitori non possono andare al mattino e con solo due passaggi di ricognizione sulle prove siamo in difficoltà. Ma continuiamo comunque” afferma il trentunenne cuneese.

Nel frattempo prosegue la rimonta di Enrico Brazzoli-Maurizio Barone che partiti 71esimi al mattino hanno recuperato sino alla 58esima posizione con la Škoda Fabia R5 di PA Racing. “E’ una gara molto dura, iniziata stamane con qualche problema di gomme. Poi stavamo andando bene peccato che sulla terza prova abbiamo nuovamente forato. Il nostro obiettivo è entrare nei primi cinquanta per disputare la quarta e ultima tappa, quella di domenica. Non siamo lontani

Nel frattempo i piloti Toyota hanno preso saldamente in mano le redini della classifica, segnando il miglior tempo in tutte le cinque prove speciali disputate, con Elfyn Evans al comando con 7”4 su Ogier, miglior tempo in quattro prove speciali, vittima di una foratura sulla Aspremont-La Batie des Fonts-2 che gli è costato 34” di ritardo.

Inizia sulla Saint Disdier-Corps il Monte-Carlo di Gabriele Valinotti

Galleria fotografica di Gabriele Valinotti

Saint Disdier (Francia), 21 gennaio – Inizia con la prova di Saint Disdier-Corps l’89esima edizione del Rallye Montecarlo, che proprio quest’anno festeggia i 110 anni dalla nascita. Un’edizione blindata come non mai, ma sempre affascinante e spettacolare con i suoi colpi di scena e la sua voglia di esserci.

E proprio sulla prima prova speciale si è appostato il nostro reporter Gabriele Valinotti che ha immortalato tutti gli equipaggi del rally per una prima galleria fotografica che ci tuffa nel gelo di Monte-Carlo. Buona visione.

Enrico Brazzoli, inizio in salita al Montecarlo, grande prova di Alain Cittadino

Foto di Gabriele Valinotti

GAP (Francia), 21 gennaio – Inizio in salita per Enrico Brazzoli, affiancato da Maurizio Barone, al Rally di Monte-Carlo che già nella prima prova cronometrata della gara, poco oltre la metà, è stato costretto al rallentamento per sostituire il pneumatico anteriore destro della sua Škoda Fabia. Il saluzzese è comunque riuscito a ripartire perdendo dieci minuti rispetto a Ott Tanak vincitore della speciale.

Grande prova del cuneese Alain Cittadino, affiancato da Luca Santi, che al loro esordio al Rallye Montecarlo al volante della Peugeot 208 R2 curata da Riccardo Miele per i colori di Winners Rally Team hanno chiuso la prima giornata al 43° posto assoluto (su 79 partenti) e quarti di Classe RC4 (su 19 partenti). Dopo una buona partenza sulla prima prova (50esimi assoluti e ottavi di classe sulla Saint Disdier-Corps) un bel colpo di reni specie in classe nella Saint Maurice-Saint Bonnet dove hanno chiuso 45esimi assoluti e quarti di Classe R4C. Non male per un equipaggio che a inizio gara aveva dichiarato che gli sarebbe “bastato” finire. Anche ultimi.

Rally Montecarlo. Vola fuori Temmu Suninem

Foto di Gabriele Valinotti

Saint Didier, 21 gennaio – Spettacolare uscita di strada già nella prima speciale (Saint Disdier-Corps) per i finlandesi Teemu Suninen e Mikko Markula che sono usciti di traiettoria con la loro Ford Fiesta WRC ufficiale, hanno toccato il terrapieno a sinistra e hanno terminato la loro corsa nel vallone sottostante.

La galleria fotografica di Elio Magnano: la Delta rossa conquista il Sanremo

Una vettura passata alla storia per la sua particolarità cromatica, e per avere dato la vittoria a Biasion-Siviero nella gara che regalò loro il secondo titolo iridato. Testi di Tommaso M. Valinotti, immagini di Elio Magnano  (www.fotomagnano.com)

SANREMO (IM) 15 giugno – La Lancia Delta HF è uno dei modelli più ricercati dagli appassionati di automobili (non solo dagli appassionati di rally), ma c’è una Delta più preziosa delle altre. Si tratta della 16V in livrea rossa che corse e vinse il Rallye Sanremo 1989 con Miki Biasion e Tiziano Siviero, incoronando la coppia italiana campioni del mondo per la seconda volta consecutiva.

Una vettura è estremamente particolare perché fu la prima Delta a essere costruita ex novo in versione 16V. L’altra Delta rossa presente alla gara iridata ligure era in realtà una Delta 8V convertita in 16V e venne fortemente danneggiata in capottamento nella quinta prova speciale a Ghizzano (PI) da Didier Auriol-Bernard Ocelli, mentre era al comando della gara. La gara di Biasion fu una corsa in rimonta. Staccato il quarto tempo nella prova speciale spettacolo a Ospedaletti (che vediamo nella foto di apertura di Elio Magnano) Biasion iniziò l’ultima tappa nell’entroterra ligure dietro Carlos Sainz-Louis Moya (Toyota Celica 4) e Alex Fiorio-Gigi Pirollo con la Delta 8V del Jolly Club. Un distacco pesante quello che divideva il bassanese dallo spagnolo: 1’41” che pagava anche 41” ad Alex Fiorio.

L’ultima tappa prevedeva nove prove speciali, 151,75 chilometri cronometrati.

Miki Biasion è un rullo compressore. Vince Perinaldo, Baiardo, Monte Ceppo e Carpasio. A cinque prove dalla fine ha ridotto il suo divario a 43” da Sainz e soli 7” da Fiorio. Sulla successiva San Bernardo di Conio (25”27 km) compie il capolavoro: vince la prova con 23” su Fiorio e 43” su Sainz preceduto anche dalla Toyota di Kankkunen. A quattro prove dalla fine la gara riparte da zero con Biasion e Sainz appaiati a pari merito al comando e Fiorio che insegue a 16”. Kankkunen è lontano a 3’31 dalla vetta. Su Ponte dei Passi Biasion prende il comando vincendo ancora la speciale, poi sulla lunghissima Vignai (29,29 km) tutto viene rimescolato. Miglior tempo di Fiorio, Sainz a 16”, Biasion terzo tempo a 21”. La classifica è cortissima quando mancano solo due prove e 21,48 km cronometrati; ora c’è Biasion al comando con 1” su Fiorio e 3” su Sainz.

Alex Fiorio ricorda ancora oggi il suo ragionamento prima di quelle ultime due speciali. “Monterò le stesse gomme di Miki ed essendo più veloce di lui vincerò il mio primo rally mondiale”. In assistenza, prima di entrare nella speciale di Baiardo, però, gli vengono consigliate gomme diverse dal campione del mondo in carica. E il rally si decide lì.

Biasion vince la prova con 8” su Fiorio, mentre Sainz è terzo a 12” e si allontana dalla vetta della classifica. Fiorio è rabbioso e scatenato. Sulla Monte Bignone finale stacca il miglior tempo, ma recupera appena 4” dei 9” che lo dividono da Biasion.

Miki Biasion e Tiziano Siviero vincono il rally per 5”, un’inezia per quei tempi quando i distacchi si misuravano in minuti, dopo 544,2 km di prove speciali fra asfalti liguri e terre toscane e si incoronano campioni del mondo.

La storia della Delta 16V rossa non finisce qui.

Era iniziata qualche settimana prima nell’atelier torinese di Vinicio Mais, storico verniciatore delle Delta, che dipinse di colore rosso cinque (forse sei) vetture. Quella di Biasion, targata TO 86305 M, numero 1 sulle portiere al Sanremo, fu la prima 16V realizzata, in quanto quella di Auriol (TO 62125 M) era una 8V convertita in 16V. Tornata vittoriosa in Abarth ha disputato una sola altra gara su strada, il Sanremo 1990, sempre in livrea rossa, con Piero Liatti-Luciano Tedeschini, concludendo quinta assoluta. Più intensa la vita della Delta ex Auriol Sanremo 1989 che riparata e tornata ai colori ufficiali bianchi del Martini Racing corse per diversi anni, finendo la sua carriera come Delta HF Evoluzione al Rally Valle d’Aosta 1993 nelle mani di Alessandro Battaglin-Paolo Chiesa che chiudono secondi dietro Tabaton-Gullino.

Le altre tre Delta rosse vennero usate come muletti prima del Sanremo e la quinta come vettura sperimentale per finire la sua carriera (sempre il livrea rossa) al Memorial Bettega di quell’anno nelle mani del vincitore Miki Biasion. Ora è nelle mani di un collezionista giapponese, mentre le altre sono in possesso di collezionisti europei.

Il Sanremo 1989 rimase pressoché l’unica apparizione della Delta 16V nei colori rossi (oltre al Memorial Bettega 1989 e Sanremo 1990) in quanto non piacque alla dirigenza Martini. Non tanto per motivi estetici, quanto per il fatto che in televisione non spiccasse quanto le Delta Martini bianche. E così si ritornò a quel colore. Potere della televisione fin dai tempi antichi.

La foto della settimana. Monza innevata con i colori dell’iride  

CARMAGNOLA (TO), 12 dicembre – La stagione rallistica volge al termine con ancora un paio di gare da disputare. Lo scorso fine settimana l’autodromo di Monza e la bergamasca Val Seriana hanno ospitato il gran finale del Campionato Mondiale Rally. Una gara che per le sue difficili condizioni climatiche ha messo in difficoltà tutti gli equipaggi, a cominciare dal nuovo campione del mondo, per la settima volta, Sébastien Ogier ai gentleman driver.

E ha permesso ai fotografi ci scatenarsi con foto particolarmente suggestive, immergendosi nel fango e nella neve. Per questa settimana vi proponiamo un’immagine di Andrea Mabellini con la sua 124 Abarth rally che affronta una salita nelle montagne di Bergamo. Fra mille difficoltà.

La foto della settimana. Cristiano Giovo regala ottimismo

SANTO STEFANO BELBO (CN), 18 ottobre – Ci sono foto che passano alla storia. L’esempio più eclatante è l’immagine del “Miliziano colpito a morte” del 5 settembre 1936, uno scatto fortunato quello del reporter ungherese con quella fotografia passò alla storia e creò il fotogiornalismo. Non sarà dello stesso valore storico, ma ha certamente un’importanza significativa l’immagine di Tommaso M. Valinotti pubblicata lunedì su Kaleidosweb che ritrae Cristiano Giovo ritornato sulla pedana di un rally. Senza fare paragoni impropri fra Robert Capa e Valinotti, Life e Kaleidosweb le due foto sono un tassello importante nella cronaca. E se la foto di 84 anni fa ci racconta di morte e dolore, questa ci regala speranza e voglia di vivere.

La Galleria Fotografica. Elio Magnano ritrae le Merende fra le vigne della Valle Belbo

SANTO STEFANO BELBO (CN), 18 ottobre – Si ha un bel dire che la tecnica risolve tutto. Ma se non si ha un bel palcoscenico scattare la bella foto diventa un’impresa. Per questo motivo Elio Magnano era felicissimo di ritrovarsi fra i vigneti della Valle Belbo per il 2° Rally Trofeo delle Merende, adagiati su quelle colline che non solo hanno ispirato a Cesare Pavese pagine memorabili di letteratura. Ma hanno anche spinto l’armata dei fotografi a scattare immagini che esulassero dalla solita foto commerciale necessaria per gli sponsor ma andassero a documentare la poesia dei colori della Langa in questi giorni autunnali.

Elio Magnano ne dà un esempio in questa galleria, nella quale unisce la necessaria documentazione del gesto sportivo alla bellezza di luoghi che tutto il mondo ci invidia.

La Galleria di Valter Ribet nella Terra di Maggiora

MAGGIORA (NO), 18 ottobre. Anche la giornata conclusiva di questo weekend si è risolta in un grande spettacolo; il Round 4 del Campionato Italiano Rallycross ACI Sport powered by Toyo Tires, disputatosi oggi a Maggiora Offroad Arena e valido anche per il Campionato FIA CEZ, non ha tradito le attese!
In questa giornata si è deciso anche il campionato italiano: infatti l’ultima prova prevista a Ittiri a dicembre sarà al 99% cancellata, a causa della ripresa della pandemia COVID. Tutto questo è documentato dalla galleria fotografica che Valter Ribet ci propone in questo post.

La foto della settimana. Che belle le premiazioni senza mascherine

Di Tommaso M. Valinotti

BAGNOLO PIEMONTE (CN), 20 ottobre 2013 – Giovedì è arrivata in redazione la foto del giovane Jean Claude Vallino che ha vinto la categoria Young, quella riservata agli Under 16, a Rally Italia Talent, affiancato dall’altrettanto giovane Linda del Custode. Foto di rito, coppe in mano e mascherina sul volto. Fra trent’anni, quando Jean Claude e Linda, assieme o per conto loro, mostreranno questa foto ai figli sarà difficile spiegare che dietro quelle mascherine ci sono proprio loro.

E così ho rivisto un altro paio di foto giunte in settimana in redazione. La prima è quella di Giorgio Bernardi e Paolo Carrucciu intervistati come vincitore della Classe R3C al Rally della Pietra di Bagnolo 2013; la seconda ritrae il podio del Valli Ossolane 2019 con vincitori e altri premiati belli sorridenti e felici.

E soprattutto riconoscibili per l’eternità.

Senza entrare nel merito di mascherina sì, mascherina no (si sono sprecate già troppe parole, soprattutto alitate da personaggi incompetenti), resta la nostalgia di belle premiazioni in pedana, con interviste, bagno di spumante e tante fotografie da mettere nei ricordi della vita.

La foto della settimana. Corrado Pinzano. Bastasse la grinta, il rally sarebbe salvo

Foto di Michele Alquati

SAN MAURIZIO D’OPAGLIO (NO) – Quello appena trascorso è stato uno dei fine settimana più difficili del mondo dei rally del Nord-Ovest. Il Rallye Sanremo e i suoi corollari che non è nemmeno uscito dal parco assistenza; il Rubinetto che si è bloccato dopo lo Shake Down. E dire che Sergio Maiga, in Liguria, e Peppe Zagami nel Cusio hanno fatto il possibile e anche l’impossibile per far disputare (in sicurezza) le loro gare. Che la voglia di correre fosse immensa nel Ponente Ligure e nel novarese lo dimostra questa immagine scattata da Michele Alquati che dimostra quanta grinta e voglia di sfidare i cronometri avesse Corrado Pinzano in occasione dello Shake Down del Rubinetto. Grinta e voglia che il biellese sicuramente tornerà a sfoderare in occasione della gara di fine ottobre, mentre per accendere i motori nell’entroterra ligure bisognerà aspettare il 2021 quando in primavera si spera di poter effettuare il Rallye Sanremo in una delle sue declinazioni.

Il Rallye Sanremo più difficile della sua storia

Mai era successo che la gara del Ponente Ligure fosse annullata. Dal 1961 allo scorso anno, tutte le edizioni sono state portate a termine con successo. Il nubifragio che si è abbattuto nel Ponente Ligure e in Costa Azzurra è stato così violento che in pochissime ore ha sconvolto il territorio, provocato tali e tanti danni da rendere impossibile l’avviamento dei motori. Cronaca di un evento vissuto dall’interno, fra speranze e delusioni per gli organizzatori, lavorando sodo e continuando a crederci fino all’ultimo momento. Di Tommaso M. Valinotti, foto di Elio Magnano

SANREMO (IM), 3 ottobre ore 11.21 – Ha ragione Sergio Maiga quando dice che questa è l’edizione più amara della storia del Rallye Sanremo. Che di momenti difficili, dall’atto della sua nascita nel 1928, e stagioni contrastate ne ha vissute parecchie. Per molti anni a Sanremo non si è corso. Dopo le prime due edizioni si è dovuto attendere il 1961, anno di grandi entusiasmi a 360 gradi per riprendere, ma da allora tutte le edizioni si sono regolarmente disputate, con i loro momenti drammatici e disavventure regolamentari che caratterizzano la vita delle gare e, se vogliamo, quella delle persone.

Per me l’edizione del 2020 del Rallye Sanremo comincia praticamente un anno fa, quando Sergio Maiga, l’uomo che da oltre mezzo secolo è ai vertici dell’organizzazione della gara, comunica in via ufficiosa a noi dell’ufficio stampa (Carlo Cavaglià e Sergio Zaffiro) che l’evento rallistico del Ponente Ligure si sdoppierà nuovamente (come non accadeva dal 2013); in aprile la gara storica (e il rinato Rally delle Palme) e in ottobre il 67° Rallye Sanremo, valido per il Campionato Italiano Rally e il suo tradizionale scudiero, 12° Sanremo Leggenda.

A fine gennaio, sulla scenografica Terrazza Colombo di Genova, con Maiga cominciamo a imbastire i comunicati riguardanti soprattutto lo storico che dovrebbe andare in scena due mesi dopo. Tutto gira alla perfezione sino a quando cominciano a circolare le voci sulla diffusione del Coronavirus, che inizialmente crediamo sia un affare privato dei cinesi, che anche da noi sarà contagio.

E la prima botta arriva a inizio marzo, quando si deve fare necessità virtù e riaccorpare lo storico con il moderno. Comunicato stampa camminando sulle uova e con la famiglia Maiga (fondamentale l’apporto della figlia Micol e il tocco di grazia come sempre dato dalla moglie Chiara alla sala stampa e al palco premiazioni) ci si aggiorna ad agosto, per un incontro informale, ma estremamente produttivo. Per quanto ci riguarda il Rallye Sanremo parte e iniziamo a scandire il tempo verso quelle ore 7.10 di sabato 3 ottobre che sancirà l’accensione del semaforo verde.

A una settimana dalla gara, quando inizio a pensare che devo preparare i bagagli, scorro i siti Internet per capire la situazione meteo, tanto per sapere se mettere in valigia giubbino e cappellino anti-pioggia, particolarmente utili quando si sale in pedana per le premiazioni (da tradizione a me tocca lo storico e la regolarità) comincio a infastidirmi. Il meteo dice che scenderà pioggia per tre giorni ma ci vuole altro a spaventarci.

L’allegra brigata piemontese arriva a Sanremo giovedì 1 ottobre nel tardo pomeriggio. Allestiamo la sala stampa nella splendida location dell’hotel Royal, mi faccio i braccioscatti (detti volgarmente selfie) nella sua terrazza che guarda a mare fra uno scroscio d’acqua che rischia di annegarmi Toshiba alternato a un sole caliente che invita a un tuffo in piscina. C’è però poco tempo per godere degli ozi del lussuoso albergo perché Sergio Maiga mi chiede di scrivere il primo comunicato in diretta della gara.

Alle ore 17.31 di giovedì 1 ottobre emettiamo un comunicato in cui si dice che in seguito alla decisione del sindaco di Sanremo, Alberto Banchieri, di chiudere scuole e attività varie, lo shake down del 67° Rallye Sanremo, dello storico e del Leggenda sono annullati. L’allerta per venerdì pomeriggio è arancione, ma si teme possa colorarsi di rosso. Preparo inoltre il comunicato in cui si dice che il Collegio dei Commissari Sportivi si adegua all’ordinanza del sindaco, e che altro può fare di diverso, ben prima che si riunisca e alle 22.01 lo diffondiamo agli organi di stampa. Osservo l’atteggiamento di Sergio Maiga, che nonostante la situazione oggettivamente difficile non perde il suo britannico aplomb, vivendo attaccato al suo telefonino con il quale coordina le squadre che già stanno lavorando sulle prove speciali (prezioso collaboratore il figlio Mattia, armato di tutto quanto serve a mettere le prove speciali in sicurezza).

L’ufficio stampa al completo, con l’integrazione di Elio Magnano (fotografo ufficiale della manifestazione) e del suo staff si trasferiscono nell’abituale pizzeria per cenare, incontrando piloti e preparatori, team manager e altra gente del rally, in un’atmosfera di tranquillità che non fa presumere nulla di particolarmente inquietante per il giorno. Birra e fritto di acciughe, un goccio di grappa, oltre a scambio di battute e sfottò, rendono la serata piacevole.

La giornata di venerdì 2 ottobre inizia con il cielo plumbeo e il parco assistenza umido della pioggia della notte. Faccio un giro per vedere se riesco a incontrare qualcuno dei piloti che caratterizzeranno la gara per fare un comunicato con le loro opinioni, ma sono tutti rintanati nei rispettivi alberghi in attesa che capiti qualcosa. Perché venire sul lungomare a prendere freddo e umido se non c’è nulla da fare? I meccanici lavorano per preparare le vetture, i commissari tecnici esaminano le auto da gara e la documentazione, sempre più spessa, prima della partenza.

Sergio Maiga continua a essere al telefono alternando chiamate a sindaci, prefettura, questura, protezione civile, direzione gara e squadre di lavoro che sono sulle prove speciali e trasferimenti per avere esattamente il polso della situazione in tempo reale. Ci incrociamo un paio di volte e l’organizzatore non perde il suo sorriso nonostante la situazione non sia facile, ma lui è un ottimista propositivo di natura, quindi lavora sodo per andare avanti.

Alle 15.43 di venerdì 2 ottobre emettiamo un comunicato in cui si dice che le quattro gare sono confermate, anche se scatteranno con un’ora di ritardo per consentire all’allerta rossa di impallidire in arancione e lasciare la possibilità ai concorrenti di gareggiare in condizioni di sicurezza. Contrariamente a quanto accadeva nel passato chiedo a Maiga e al direttore di gara, Simone Bettati, di leggere approvare o modificare il comunicato prima di diffonderlo. In questo momento ogni parola ha un significato ben preciso, e il testo non deve presentare la minima possibilità di interpretazione sbagliata.

Il cielo si scurisce sempre più e le bordate di pioggia si fanno sempre più frequenti e violente.

Con Sergio e Carlo, nel frattempo, prepariamo la scaletta di lavoro per domani che a grandi linee abbiamo tutti in testa, ma ora dobbiamo scriverla per fissarla con gli orari precisi. Il mio compito per domani sarà quello di fare da trampolino delle informazioni intervistando i piloti in ingresso riordino, Carlo scriverà i testi e diffonderà i comunicati, occupandosi, come già sta facendo della pagina Facebook, Sergio, come sempre, gestirà la sala stampa.

Verso sera di sabato inizieranno gli arrivi dello storico, del Leggenda e della Coppa dei Fiori. Il mio compito sarà di annunciare il passaggio sulla pedana dei concorrenti, senza intervistarli, senza fare festa. Ovviamente non ho l’entusiasmo degli anni scorsi, quando il rischio di essere inondato di spumante era reale e c’era la gioia del risultato conquistato. Maledetto Coronavirus.

Finiti gli arrivi di queste tre gare via di corsa in sala stampa per scrivere il comunicato finale, mentre Sergio prenderà il testimone (o meglio il microfono) e annuncerà ai pochissimi spettatori i concorrenti che hanno concluso il rallye e la loro posizione in classifica. Due valletti e nemmeno affascinanti come le girls televisive.

Alle 20.01 di venerdì 2 ottobre emettiamo un comunicato dal titolo fin troppo ottimistico, in cui si annuncia che la gara si farà, che hanno verificato 177 equipaggi e i nuovi orari dell’evento. Sergio Maiga legge il testo e rimane un attimo perplesso su quel titolo “il sole si prepara a scaldare il 67° Rallye Sanremo”. Ci pensa su un attimo poi approva, mormorando “speriamo che tu abbia ragione”, mentre il direttore di gara Simone Bettati, non fa obiezioni, anche se in cuor suo pensa che questo giornalista sia un po’ fuori di testa.

Tutti noi abbiamo controllato il meteo sui vari siti Internet che concordano su una notte di bufera (con tanto di allerta rossa, che se si potesse diventerebbe violacea) e miglioramenti a partire dalle sei del mattino di sabato. Riesco a farmi una doccia e ad arrivare con il mio proverbiale ritardo (per una volta giustificato), alla cena ufficiale all’interno del casinò. Ancora una volta il mio interesse primario è osservare le facce di Sergio Maiga e Simone Bettati, gli unici due che abbiano in questo momento chiara la situazione. Imperturbabili come due giocatori di poker, Maiga addirittura sorridente, senza però staccarsi di un millimetro dal telefonino per continuare a monitorare quanto sta succedendo sui monti.

A fine cena l’organizzatore mi saluta con una pacca sulle spalle di cui entrambi sappiamo il significato: “Speriamo che il titolo del tuo ultimo comunicato stampa sia profetico”.

Quando alle 6.25 di sabato 3 ottobre compare sullo schermo del telefonino il nome di Sergio Maiga so che non ci sono buone notizie. In effetti mi chiede di fare un comunicato in punta di penna per dire che la partenza della gara è sospesa, mentre lui continua da una parte a trattare con le autorità e dall’altra a monitorare la situazione rimanendo in contatto con i ragazzi che da ieri sera sono sul Passo Teglia, sul Langan e a Vignai a cercare di liberare la strada. Mi precipito in sala stampa, redigo il comunicato, lo passo a Bettati per l’approvazione, mentre sul telefono e sullo schermo del televisore compaiono immagini sempre più inquietanti di cosa è accaduto nella notte e in parte sta ancora accadendo nell’entroterra, nella Valle del Roja e nella Valle del Tanaro.

Ovviamente il destino (il fato, il meteo, chiamatelo come volete) ci sta prendendo in giro. Il sole esce vigoroso e la temperatura sale con una velocità di un razzo Saturno e alle otto del mattino sono sudato come un bagnino a ferragosto. Come sempre le voci incontrollate si diffondono e danno per certo l’annullamento della gara. Probabilmente la logica è questa, ma Maiga, Bettati, i ragazzi sulle prove, stanno lavorando ognuno per quanto loro compete per renderla fattibile. Non ho nulla di concreto da fare se non tornare a far colazione al bar Mille Luci e farmi la doccia che non sono riuscito a fare quando mi sono catafottuto giù dal letto.

Torno in sala stampa e dalla terrazza del Royal si ammira un mare fatto di onde impetuose di acciaio, mentre giornalisti, fotografi e quant’altri stanno discutendo su cosa sarà di questa 67esima edizione del Rallye Sanremo.

E alle 11.20 di sabato 3 ottobre arriva puntuale la notizia ufficiale che la gara è annullata o, per dirla con il linguaggio burocratese, definitivamente interrotta. Mentre la conferenza stampa di Sergio Maiga e Simone Bettati va in scena scrivo il comunicato stampa attenendomi rigorosamente e doverosamente alle loro parole. Nel frattempo mi chiedo cosa avrei fatto io al loro posto. Sicuramente non avrei avuto il sangue freddo e la ferrea volontà di andare avanti come hanno avuto questi due personaggi. I commenti intorno a me si sprecano. I profeti del giorno dopo pontificano sulle soluzioni possibili. Troppo facile. Sicuramente Sergio Maiga, Simone Bettati e le decine di altri uomini impegnati senza risparmiarsi affinché la gara si potesse fare ci hanno creduto sino all’ultimo momento utile. Le squadre che operavano su in quota non si sono mai fermate e hanno continuato a lavorare, già che c’erano, per ripristinare una viabilità martoriata, che non serviva più al rally, ma a dare fiato alle popolazioni di paesini che rischiano di rimanere tagliati fuori dal mondo. Sul comunicato finale mi sono permesso di cambiare una piccola frase di Maiga che dava arrivederci al futuro, mentre io ho scritto “appuntamento al 2021”.

Sergio Maiga ha avuto un attimo di riflessione prima di congedare il testo. Un cenno del capo e va bene così. Anche perché è lui il primo a crederci.

Galleria fotografica. Elio Magnano fotografa il Rallye Sanremo che non c’è, ma che ci sarebbe stato

SANREMO (IM), 3 ottobre – “Organizzeremo il miglior Sanremo possibile”. Ne era convinto Sergio Maiga, quando per l’emergenza Coronavirus ha dovuto ripiegare dal progetto che prevedeva un doppio Sanremo, come ai vecchi tempi, su un Sanremo concentrato in una sola tappa, strizzando le due gare (storica e moderna) insieme. Ma se poco si è potuto fare contro il Coronavirus, nulla si è potuto contro un vero e proprio uragano che si è abbattuto violentemente sul Ponente Ligure, sulle Alpi cuneesi e più in generale su tutto il Nord Italia.

A Elio Magnano non è rimasta altra possibilità che concentrare il suo servizio fotografico sul parco assistenza, sui meccanici al lavoro, più per passare il tempo che per effettiva necessità, sul mare in burrasca, e su chi si muoveva da un luogo all’altro pensando che quest’anno bisestile è proprio un anno maledetto.